The Cure, “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, 1987

the-cure-kiss-me-kiss-me-kiss-me-immagine-pubblicaRitengo “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, settimo album da studio dei Cure, il più ambizioso fra quelli pubblicati dal gruppo inglese negli anni Ottanta. Possiamo dividere le diciotto canzoni che ne compongono l’originale doppio elleppì in tre categorie: orecchiabili brani pop-rock più o meno movimentati, lente & imponenti ballate, e cupi brani più atmosferici.

E’ proprio con un maestoso brano d’atmosfera, The Kiss, che inizia il disco: più strumentale che cantato, questo tortuoso brano da sei minuti è caratterizzato da viscerali assoli di chitarra e colpi piuttosto secchi di batteria. Secondo me, si tratta di una delle migliori prove dark dei Cure.

Tutt’altra atmosfera troviamo con la successiva Catch, gradevole e alquanto sonnacchiosa canzoncina pop, pubblicata anche su singolo. Il ritmo si fa decisamente più trascinante con la seguente Torture, una marcia veloce cantata da Robert Smith – da sempre leader indiscusso del gruppo – con intensità notevole. Anzi, a dirla tutta, credo che “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” sia l’album che offre le sue migliori prestazioni vocali.

L’orientaleggiante If Only Tonight We Could Sleep ci riporta ad atmosfere più intimiste & rarefatte: davvero un grande brano dark, cupo ma anche sensuale, fra le migliori canzoni dei Cure in assoluto. Le fa seguito l’allegra & scanzonata Why Can’t I Be You?, pubblicata come primo singolo tratto da quest’album: grazie ad un ritmo molto tirato, abbellito dal ripetuto uso dei fiati, ecco una delle prove più vigorose e coinvolgenti della banda Smith.

La deliziosa How Beautiful You Are ne segue l’andamento scanzonatamente melodico, pur rallentando di poco il ritmo: davvero una delle canzoni pop più belle dei Cure (penso che, se l’avessero scelta come singolo, avrebbe fatto una figura migliore di Catch).

Con The Snakepit torniamo alla terza categoria che abbiamo tracciato, quella relativa ai brani più atmosferici: detto in poche parole, qui siamo alle prese con una struttura melodica che sembra imitare bene l’incedere strisciante d’un serpente.

Un brano ammaliante & ipnotico, The Snakepit, seguìto da un altro dal ritmo molto tirato, ovvero Hey You!. Simile nella struttura a Why Can’t I Be You? (ritmo sostenuto & fiati in grande spolvero) tanto che, seppur in una versione rieseguita, Hey You! è stato pubblicato come lato B di quel primo singolo.

Segue quella che è una delle canzoni più belle & amate dai fan dei Cure, la nota Just Like Heaven: un veloce brano pop che sfoggia un arrangiamento impeccabile per tastiere e chitarre, il tutto sostenuto da un’ottima sezione ritmica e condito da un bel testo romantico. Just Like Heaven è stata stampata anche su singolo… ovviamente.

Viene quindi il turno di All I Want, uno dei pezzi che preferisco in questo disco: ancora un brano piuttosto veloce, caratterizzato però da un arrangiamento più rock e da un testo bizzarro cantato con grande personalità. Gli fa seguito Hot Hot Hot!!!, una divertente canzone funky, pubblicata anche come quarto & ultimo singolo estratto dall’album, sebbene in forma lievemente remixata.

Con la dolce One More Time siamo finalmente alle prese con una splendida ballata: un brano lento, avvolgente, scaldacuore, tipico della produzione più sognante dei Cure & forte dell’ennesima grande prestazione vocale di Robert. Like Cockatoos ci riporta invece in territori più rarefatti & psichedelici; questo è il brano più gotico presente in “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” e, per la cronaca, quello che meno apprezzo…

Se Icing Sugar è un’altra sortita dei nostri nelle calde sonorità del funky, la successiva The Perfect Girl è ascrivibile al più tipico degli stili pop dei Cure… uno stile personalissimo, riconoscibile all’istante… forse erano ben poche le band che negli anni Ottanta riuscivano a fare questo genere di canzonette senza risultare banali.

A Thousand Hours, come quella One More Time che abbiamo visto poco fa, è forte invece dell’arrangiamento che preferisco fra i molti adottati dai Cure: ritmo lento dalla batteria ben scandita, tastiere vaporose, piano e chitarre che disegnano contorni indefiniti, col tutto che sembra andare alla deriva. E poi, ancora una volta, una prestazione vocale di Smith da brividi!

Le successive & conclusive Shiver And Shake e Fight sono due canzoni che in qualche modo giudico minori (ma non per questo brutte): Shiver è un rock decisamente tirato, mentre Fight presenta un ritmo più lento ma dall’arrangiamento più duro & marcato. Se i Cure (o chi per loro…) avessero intervallato questi ultimi due brani con gli altri presenti in scaletta, forse la resa complessiva sarebbe stata migliore. Ma sono piccoli nei, qui ripeto che “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” è uno degli album migliori dei Cure.

Nel 2006 è stata pubblicata la ristampa deluxe di “Kiss Me Kiss Me Kiss Me” in doppio ciddì: tutte le diciotto canzoni dell’elleppì originale nel primo disco (la prima stampa in ciddì escludeva un paio di brani per questioni di spazio… all’epoca i supporti in compact disc non disponevano ancora della capacità raggiunta già a metà degli anni Novanta), le stesse diciotto canzoni in versioni alternative nel secondo disco. In pratica, nel secondo ciddì v’è inserito tutto l’album, solo che le canzoni sono o in formato demo (molte delle quali strumentali) o eseguite dal vivo. In particolare, voglio segnalare una grandiosa versione live di Why Can’t I Be You? che sfora gli otto minuti di lunghezza & contiene un testo proporzionalmente più lungo. Insomma, una ristampa imperdibile per ogni vero appassionato dei Cure.

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

3 pensieri riguardo “The Cure, “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”, 1987”

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