Genesis, “Foxtrot”, 1972

genesis-foxtrot-immagine-pubblicaQuarto album da studio dei Genesis, “Foxtrot” è considerato da molti appassionati non solo come il loro primo capolavoro ma come il disco migliore della loro carriera (io lo metterei alla pari col successivo “Selling England By The Pound”… ma magari ne parlerò in un altro post). Prima d’addentrarci in una recensione semiseria, però, è il caso d’accennare alla formazione della band inglese che ha realizzato questa pietra miliare: Tony Banks (organo, mellotron, pianoforti, chitarra a 12 corde, voci), Steve Hackett (chitarra elettrica, chitarre acustiche a 6 e 12 corde), Phil Collins (batteria, percussioni assortite, voci), Peter Gabriel (voce principale, flauto, percussioni, oboe) e Mike Rutherford (basso, chitarra a 12 corde, voci, violoncello).

1-2) “Foxtrot” inizia con Watcher Of The Skies, pulsante e lungo brano la cui introduzione (piuttosto dolente) per organo e sintetizzatore sembra riecheggiare le composizioni di J. S. Bach. Segue la stupenda ballata pianistica di Time Table, canzone fra le più melodiche dell’era Gabriel dei Genesis; una gemma che avrebbe dovuto meritare molto più spazio nelle raccolte antologiche del gruppo.

3-5) Get ‘Em Out By Friday è un rocambolesco brano prossimo ai nove minuti: in puro stile progressive, Get ‘Em Out cambia più volte tempo e melodia, ad ennesima dimostrazione della grande versatilità di questa band. Il pezzo successivo è Can-Utility And The Coastliners, caratterizzato da un’altra memorabile melodia: sicuramente uno dei brani migliori dei Genesis alle prese col genere progressive, vede un arrangiamento perfettamente equilibrato fra parti di chitarra & effetti tastieristici. Segue quindi Horizons, un delizioso brano strumentale, una gemma acustica che dura poco più d’un minuto e mezzo e che chiude splendidamente la prima facciata dell’LP originale di “Foxtrot”.

6) Sulla seconda facciata troviamo invece un solo brano, Supper’s Ready, una straordinaria suite della durata di ventitrè minuti. Questo brano da antologia è a sua volta suddiviso in sette parti, tutte collegate fra loro…

(i)La prima parte, Lover’s Leap, è quella che più apprezzo: la voce più volte raddoppiata di Peter è fantastica, con quell’arpeggio di chitarra continuo che sorregge un andamento dolce e sognante. (ii) The Guaranteed Eternal Sanctuary Man è leggermente più ritmata & epica, con una melodia che sembra portarci lentamente alla deriva. Sul finale c’è una bellissima ripresa strumentale del tema di Lover’s Leap, eseguita col flauto. (iii) Ikhnaton And Itsacon And Their Band Of Merry Men è invece assai più movimentata, anche se il tutto sembra fungere da introduzione per la parte successiva, (iv) How Dare I Be So Beautiful?, un brano lento e dolente registrato più basso (sembra quasi che Peter Gabriel stia cantando una confessione). (v) E se Willow Farm è caratterizzata da uno stile vigoroso & alquanto beatlesiano, (vi) Apocalypse In 9/8, presenta invece un ritmo più epico (soprattutto nella sezione cantata) e saltellante (specie nell’interludio strumentale centrale), finché, con uno scampanellio piuttosto natalizio, viene ripreso per la seconda volta il tema iniziale di Lover’s Leap. (vii) Il tutto è legato alla settima & ultima parte della suite, As Sure As Eggs Is Eggs (Aching Men’s Feet), a sua volta un’epica ripresa della seconda parte.

In complesso, come detto, Supper’s Ready presenta ventitrè minuti di grande abilità tecnica & inventiva melodica che contribuiscono a fare di questo “Foxtrot” uno dei più fulgidi ed originali esempi dell’era progressive del rock inglese. Consigliatissimo!

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Autore: Matteo Aceto

Nato negli anni Settanta, abruzzese con un pezzetto di cuore lasciato a New York, marito, papà, impiegato, tifoso della Ferrari, nostalgico di Schumi e dei vecchi campioni del pugilato, lettore avido ma distratto, cinefilo che rivede sempre gli stessi film, compratore assiduo di dischi.

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