Peter Gabriel

peter-gabriel-immagine-pubblicaNel mio vecchio blog, Parliamo di Musica, avevo già dedicato un post a Peter Gabriel ma ho preferito non trasferirlo qui e scriverne quindi uno nuovo. In effetti si trattava più di una protesta che della storia del celebre cantante inglese, perché ritengo Peter un tantino sopravvalutato. A quanto pare sono uno dei pochi appassionati dei Genesis che non lo rimpiange, avendo nutrito sempre più simpatia per Phil Collins che per lui. Credo che l’era Gabriel dei Genesis (1969-1975) abbia prodotto dei dischi stupendi non per la presunta grandezza del nostro, ma dal contributo di cinque grandi artisti – Gabriel compreso, ovviamente – che hanno fatto un lavoro eccellente finché hanno lavorato insieme. Poi, a giudicare dai due album realizzati dai Genesis prima dell’arrivo di Phil Collins e Steve Hackett, cioè “From Genesis To Revelation” (1969) e “Trespass” (1970), e da quello immediatamente successivo all’abbandono di Peter, vale a dire “A Trick Of The Tail” (1976), mi lascia pensare che la mente più ispirata in seno ai Genesis non fosse certamente Peter Gabriel. Questo confrontando inoltre la produzione post-Gabriel dei Genesis coi lavori solisti di Peter. Voglio dire, non mi pare che i Genesis guidati da Phil Collins abbiano fatto così tanto schifo così come non mi pare che i dischi solisti di Gabriel siano tutti dei capolavori. Fatta questa premessa – spero non troppo contorta – passo più specificatamente alla carriera solista del nostro.

Peter Gabriel, classe 1950, abbandona la band che gli aveva dato una prima notorietà internazionale, i Genesis per l’appunto, nella primavera del ’75, dopo essere stato il maggior ispiratore del primo concept-album del gruppo, lo stupendo “The Lamb Lies Down On Broadway” (1974). Tuttavia, col resto dei Genesis che procede come quartetto incontrando per giunta il maggior successo in classifica fino a quel punto della loro storia col magnifico “A Trick Of The Tail” (1976), Peter si concede un anno sabbatico, in modo da riordinare le sue turbolente idee. Tornerà alla ribalta l’anno successivo, nel 1977, con un indimenticabile singolo,
Solsbury Hill, e un primo album omonimo dalla resa altalenante. Prodotto da Bob Ezrin (già al lavoro con Lou Reed e in seguito coi Pink Floyd), “Peter Gabriel” è comunque un risultato pregevole, suonato da ospiti prestigiosi (cosa che si ripeterà per tutti i dischi successivi di Peter) quali Robert Fripp, Tony Levin e lo stesso Phil Collins, tuttora grande amico del nostro.

Peter Gabriel bissa l’operazione nel ’78, con un secondo album omonimo, stavolta con Robert Fripp anche in veste di produttore. Purtroppo il lavoro si rivela essere il peggiore fra gli album del nostro, tanto che nella sua prima raccolta, “Shaking The Tree” (1990), figureranno brani estratti da ogni album di Peter tranne che da questo. Nel ’78, tuttavia, Peter Gabriel ha la possibilità di riavvicinarisi, almento dal punto di vista umano, ai suoi ex colleghi dei Genesis, comparendo a sorpresa in un bis d’un loro concerto.


Prodotto da
Steve Lillywhite, ecco nel 1980 un terzo album omonimo da parte di Gabriel, quello contenente I Don’t Remember, Games Without Frontiers, Family Snapshot e soprattutto la straordinaria Biko. Per me è questo suo terzo album il migliore della discografia solista di Peter Gabriel, l’unico del quale non potrei mai separarmi, anch’esso forte della partecipazione di ospiti illustri: oltre agli ormai abituali Tony Levin (che suona il basso nelle canzoni e nei concerti di Peter anche oggi) e Robert Fripp, l’album vanta nuovamente Phil Collins ma anche John Giblin, Kate Bush e Paul Weller, all’epoca ancora leader dei Jam. Per quanto bello e importante, c’è da dire che questo disco non ottenne chissà quale successo mentre in quell’anno i Genesis ottenevano il loro primo numero uno nella classifica inglese con l’album “Duke”, un lavoro certamente non commerciale (con Steve Hackett ormai fuori dal gruppo) che non ha nulla da invidiare all’arte di Peter Gabriel.

Il primo vero successo di Peter è considerato invece il suo quarto album, pubblicato nel 1982, l’ultimo della quadrilogia di dischi omonimi, spinto dall’irresistibile singolo di
Shock The Monkey, senza dubbio uno dei pezzi più famosi del nostro. Un bel disco questa quarta fatica di Gabriel, non c’è che dire, con una virata maggiore in direzione della world music (introdotta già in alcune sonorità del suo album precedente) e un’accentuazione delle atmosfere dark. Oltre a Shock The Mokey, voglio ricordare la stupenda San Jacinto, la saltellante I Have The Touch e l’intensa The Rhythm Of The Heat. Il 1982 è un anno importante per Peter Gabriel anche per un altro motivo: organizza la prima edizione del noto festival etnico chiamato WOMAD (World Of Music And Dance), il quale, stentando a lanciarsi nei primi giorni, viene rivitalizzato da un’inaspettata reunion di Peter Gabriel coi Genesis, che eseguono quindi un set tratto da “The Lamb Lies Down On Broadway”.

Sono anni, per il nostro, in cui comincia a cimentarsi in altri territori, quali il cinema e il supporto ad artisti provenienti dal terzo mondo (il senegalese Youssou N’Dour è probabilmente la maggiore scoperta di Peter in questo senso). E così, dopo aver pubblicato un album dal vivo nel 1983, “Plays Live”, Gabriel realizza la colonna sonora d’un film di Alan Parker, “Birdy” (1984), peraltro riciclando alcune basi strumentali già impiegate nei suoi album. Torna col suo quinto album solista soltanto nel 1986, stavolta un disco con un titolo tutto suo, “So”: tuttora il maggior successo commerciale del nostro e molto probabilmente l’album più amato dai suoi fan, “So” vanta brani memorabili come la famosa Sledgehammer, la tenera Don’t Give Up (dove Peter torna a collaborare con Kate Bush), la ritmata Big Time e soprattutto la straordinaria e imponente Red Rain.

Nel 1988 Peter Gabriel torna a cimentarsi con le colonne sonore, stavolta musicando il controverso film “L’Ultima Tentazione di Cristo” di
Martin Scorsese. Pesantemente intrisa di world music e suonata con strumenti e musicisti mediorientali, la celebrata colonna sonora verrà pubblicata nel 1989 col titolo di “Passion”, mentre Peter torna in studio per incidere il suo sesto album da solista. E qui comincia quella lungaggine nella lavorazione d’un disco da parte del nostro che continua tuttora: il risultato finale delle sedute vede infatti la luce solo nel ’92, anche se si tratta d’un buon disco, “Us”, forte del singolo Steam (una rivisitazione del fortunato Sledgehammer) ma anche di Blood Of Eden (un duetto con Sinéad O’Connor, che all’epoca ebbe una storia col nostro), Digging In The Dirt e Come Talk To Me.

Per quanto Peter Gabriel non sia affatto inattivo nella parte restante degli anni Novanta (collabora con altri artisti, incide musiche sperimentali – arrivando a far suonare dei gorilla in studio – realizza suoni e canzoni per opere multimediali, compone colonne sonore, partecipa a lodevoli iniziative umanitarie…), “Us” risulterà il suo unico album da studio pubblicato in quel decennio. Bisognerà infatti attendere il 2002, ben dieci anni dopo, per vederne un seguito nei negozi, vale a dire il deludente “Up”. Non che “Up” sia un brutto disco ma, fin dalla prima volta che l’ho ascoltato, ho avuto la netta impressione di trovarmi alle prese con una raccolta di brani inediti più che un lavoro unitario e compatto. E’ a quel punto che comincio a disaffezionarmi a Peter Gabriel… fa aspettare i fan per dieci anni e poi fa uscire una roba del genere?!

All’epoca il buon Peter promise che i suoi fanatici ammiratori non avrebbero dovuto aspettare tanto per il seguito di “Up”, che sarebbe uscito addirittura nel 2004. Siamo nel 2007… sono già passati cinque anni… confesso che non faccio più parte di quelli che stanno ad aspettare il nuovo ciddì di Peter Gabriel. Oggi come oggi non potrebbe fregarmene di meno.

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

6 pensieri riguardo “Peter Gabriel”

  1. Faccio fatica a commentare questo post perchè Gabriel è uno degli artisti con cui sono cresciuto. Non mi interessa sapere se i Genesis siano più grandi con lui o senza di lui, se sia meglio il pop di Phil Collins o le sperimentazioni di Gabriel. Ma credo che abbia inventato cose nuove nella musica contemporanea. Che abbia prodotto dischi che restano punti fermi nella musica del Novecento, come “Us” e “So”. Che è stato un innovatore anche dal punto di vista dei live-act. Che alla sua veneranda età non smette di stupire, stupirsi, ricercare ed inventare. Che ha una casa discografica, la Real world, che ha fatto conoscere molti grandi artisti di tutto il mondo in tutto il mondo. Che ha degli studi di registrazione, a Bath, che mette spesso a disposizione gratuitamente di artisti che stima e che altrimenti non potrebbero permettersi di incidere… Ehm, e meno male che facevo fatica!

  2. Finazio, come sempre il tuo è un commento molto competente.
    Peter Gabriel e Phil Collins sono due artisti che ascolto da una vita, ben prima di conoscere i dischi dei Genesis. Anche a me non interessa sapere chi fa i dischi più 'giusti' dato che ho sempre ascoltato ciò che più mi piace, alla faccia di critica, mode e classifiche. Volevo solo cercare di ridimensionare un personaggio come Gabriel che, in fondo, non mi pare abbia fatto chissà quali miracoli. Ciao!
    🙂

  3. Caro Mat, ti sbagli di grosso a voler ridimensionare in brusco modo un genio della musica e del palcoscenico qual è Peter Gabriel. Il commento precedente ha detto quasi tutto. Quasi tutto, perché la profondità dei testi gabrielani ne fanno anche un grande poeta contemporaneo, oltre che un istrione di sublimi qualità. Potrei scriverne per ore, e senza fare paragoni con altri, che per sopravvivere hanno dovuto calcare le sue orme.
    Toni

  4. Ciao Toni, prima di tutto grazie della visita! Non ce l'ho con Peter, è che il suo ruolo in seno ai Genesis mi pare sopravvalutato: il talento di gente come Tony Banks, Mike Rutherford, Steve Hackett e lo stesso Phil Collins è forte & chiaro nella produzione del gruppo, con o senza Gabriel. Insomma, il mio post nasce dalla frustrazione di aver letto troppi contribuiti dove veniva sminuito il senso dei Genesis in quanto gruppo di talento a favore di una band guidata da un solo, insostituibile leader.
    Ciao, alla prossima!
    🙂

  5. Molti ignorano che lo stesso Gabriel in una lunga intervista rilasciata alla notissima rivista inglese “Melody maker” allorchè,giusto trenta anni fa, l'album dei Genesis, “Duke”,appena uscito, andò in vetta alle classifiche inglesi scalzando i Police, ammise, con ammirevole modestia, che Collins,oltre ad essere un batterista eccezionale, abilissimo tecnicamente,versatile, estroso, originale, flessibile,colorato, ma anche veemente ed incalzante come nessuno al mondo, era diventato anche un grande autore,arrangiatore ed interprete. Dotato di una voce forse meno espressiva e capace di creare suggestioni ed emozioni della sua, ma molto più estesa,potente,lirica e vibrante.

    Per cui ammise che Collins era più adatto di lui a cantare i brani del gruppo,specie quelli più romantici e lirici.
    Compresi diversi tra quelli che lui aveva cantato quando era ancora nel gruppo.

    Eppure ancora oggi è ampiamente consolidato il luogo comune, che è una evidente sciocchezza superficiale , che i Genesis sarebbero finiti con la defezione di Gabriel.

    In verità ad un certo punto,verso la fine degli anni settanta, il gruppo (che dopo la defezione di Gabriel acquisì fama mondiale con i due nuovi magnifici album) per adeguarsi ai nuovi tempi preferì esprimersi in modo radicalmente diverso rispetto al passato. E,cioè, con brani semplici,diretti,essenziali, molto ritmati invece che con gli usuali magnifici pezzi fastosi, lunghi,molto articolati, sontuosi,ricercatissimi, curatissimi come suite di musica classica. Infatti allora stavano emergendo il reggae, il punk , il rock scarno e ben scandito dei Police ecc.

    Essi si resero conto che se avessero continuato a suonare pezzi così elaborati ed ampollosi il pubblico, alla luce dei nuovi gusti, li avrebbe abbandonati.

    Gabriel avrebbe certo condiviso,se non promosso lui stesso, questa svolta se fosse rimasto nel gruppo.

    Infatti i suoi maggiori successi da solista sono brani brevi, essenziali, trascinanti, ben ritmati e scanditi con la batteria e percussioni (Shock the monkey, Sledgehammer ecc.), cioè pezzi agli antipodi di quelli che il medesimo rappresentava con i Genesis.

    Collins con il tempo,evidentemente temprato ed affinato nell'animo da dolorose esperienze personali, è diventato un interprete lirico e vibrante come pochi al mondo.

    Alla luce di un' esperienza vastissima maturata collaborando con i maggiori talenti del mondo operanti nei generi musicali più diversi,conosce la musica in modo più completo di Gabriel e (da solo o nel gruppo) ha composto ben più successi planetari di Gabriel.

    Ha conseguito grande carisma e, quando si esibisce,anche quella presenza e padronanza scenica che non possedeva quando sostituì Gabriel.

    E' insuperabile nel rappresentare brani molto romantici dove esprime, con grandi intensità,vigore,efficacia e partecipazione emotiva, sostenuto dalla sua grande estensione vocale (come detto, ben maggiore di quella di Gabriel ed assimilabile, p.es., a quella del compianto Freddie Mercury dei Queen), il dolore lancinante, lo strazio ed il rimpianto per un amore perduto.

    Ma la critica,invece di limitarsi ad affermare che Collins e Gabriel sono due stelle di prima ed analoga grandezza e con caratteristiche diverse, ha sempre preferito il secondo perchè il medesimo, dotato di notevole carisma,di una voce bassa, profonda,a volte roca, molto espressiva ed emotivamente coinvolgente, è più impegnato di Collins in campo politico e sociale, avrebbe un maggiore spessore intellettuale e,soprattutto, perchè si è dedicato di più alla sperimentazione ed innovazioni musicali.

    Ma rimane il fatto che Collins sarebbe in grado di interpretare egregiamente tutti i brani di Gabriel, ma Gabriel non sarebbe in grado di fare lo stesso con i pezzi di Collins.

    P.es. Gabriel sarebbe mai in grado di cantare brani come, tra i tanti, Ripples, Squonk, Many too many, Behind the lines, Guide vocal, Mama, No son of mine, Ripples e tanti altri ?

    Angelo Balzano

  6. Notevole questo tuo commento, Angelo, scritto benissimo fra l'altro. Niente da eccepire, condivido praticamente tutto. Ciao, fatti sentire ancora. 🙂

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