La bowienciclopedia

nicholas-pegg-bowie-enciclopediaUn altro oggetto al quale davo la caccia da tempo è finalmente entrato in casa mia, ieri sera: si tratta di “The Complete Bowie”, il mitico librone del giornalista Nicholas Pegg che tratta – in forma enciclopedica – della carriera dell’immenso David Bowie. E così, nel corso di ben settecento pagine, il buon Pegg analizza l’arte del Bowie canzone per canzone, album dopo album, tour dopo tour, video dopo video, film dopo film e tanto altro ancora.

Insomma, un’opera mastodontica e documentatissima che ho iniziato a leggermi con grande avidità. Il libro – edito in Italia dalla Arcana – non è affatto economico, costa infatti ventinove carte, però è la versione aggiornata all’ultimo album da studio di Bowie, “Reality” (2003), ed è una lettura che volevo affrontare da tempo, visto il mio incrementato interesse per David Bowie da dieci anni a questa parte.

Non lamentatevi con me, quindi, se i post futuri saranno più monotematici del solito e torneranno in maniera più approfondita su argomenti già trattati in questo blog!

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

8 pensieri riguardo “La bowienciclopedia”

  1. Lucien,
    ve le offrirò, già ne ho lette alcune davvero interessanti… 😉

    Empedocle,
    che bello documentasi sui nostri idoli! Mi piacerebbe ascoltare qualcosa di Berio, non l'ho mai sentito, almeno non consapevolmente.

    Lois,
    felice di rendere felice anche te.
    🙂

    Ciao, buon weekend a tutti!

  2. Ciao Mat, allora attendiamo qualche post su David Bowie.
    Piace tanto anche a me. Conosco abbastanza bene il suo periodo degli anni 70, poi negli 80 l'ho seguito meno, perchè l'ho capito meno…Attendo qualche tua considerazione, così magari mi invogli a mettere a posto la discografia che ha un bel buco da un certo punto innanzi.
    ciao, silvano.
    P.S. a me è sono piaciuti molto i tre album del progetto Tin Machine…ho l'impressione però che siano piaciuti solo a me….

  3. Caro Silvano non sei l'unico ad aver apprezzato i Tin Machine 😀 … aspetto con ansia invece dettagli sul periodo berlinese di Bowie .. Low è un album semplicemente monumentale!

  4. Silvano,
    infatti il Bowie degli Ottanta è molto meno interessante di quello precedente, però ha continuato a fare canzoni notevoli che l'hanno comunque proiettato una spanna sopra tanti suoi contemporanei. Dei Tin Machine, invece, ho ascoltato soltanto il loro primo album, l'omonimo dell'89: non è malvagio ma non mi ha detto niente; insommma, uno di quei dischi che si comprano tanto per completare la collezione.

    Empedocle,
    il periodo berlinese è il mio preferito. Vorrei partire proprio da lì nei miei prossimi post dedicati a Bowie. Comunque, se ti può interessare, è uscito pochi mesi fa un libro sull'esperienza di David a Berlino, ma non so se è già stato tradotto in italiano. Mi piacerebbe leggere anche quello.

    Antonio,
    beh, è stato così prolifico & avventuroso, non solo in campo musicale ma anche in altri ambiti artistici, che una sua visione d'insieme è più che necessaria (oltre che gradita).

    Ciao a tutti, contento che il buon David susciti tanta attenzione anche in voi.
    🙂

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