Pink Floyd, “The Wall Live 1980-81”, 2000

pink-floyd-the-wall-live-1980-1981Sempre a proposito di album dal vivo, Miles Davis non è certamente il solo ad aver pubblicato dei live coi controcazzi: fra di essi c’è infatti un epocale doppio album dal vivo dei Pink Floyd, lo straordinario “Is There Anybody Out There? / The Wall Live 1980-81”, edito nel 2000 in occasione del ventennale del celebre “The Wall“.

Un fantastico doppio album che andai a comprare quasi subito, optando per la più costosa ma più bella ‘limited edition’, ovvero i due ciddì cofanettati in una lussuosa confezione cartonata (nella foto). Si tratta della rappresentazione integrale che i Pink Floyd diedero del loro capolavoro, fra il 1980 e il 1981, in quattro selezionate arene fra gli USA e l’Europa: partita dalla Los Angeles Sports Arena nel febbraio ’80, la rappresentazione dal vivo di “The Wall” continuò per un anno per concludersi quindi alla Wastfallenhande di Dortmund (Germania) nel febbraio ’81. Le altre due arene erano il Greater Nassau Coliseum di New York (febbraio ’80) e la celebre Earl’s Court di Londra (agosto ’80 e giugno ’81).

Se il limite principale di un’opera come “The Wall” stava nei suoi sofisticati effetti sonori, di difficile riproposizione in un contesto dal vivo (tanto che si fece abbondante ricorso a nastri di effetti che, manovrati dal tecnico James Guthrie, entravano fra le canzoni quando dovevano entrare), è anche vero che questi concerti fornivano la storia in musica della versione originariamente concepita da Roger Waters. Un’opera dalla lunghezza prossima alle due ore e bastevole a riempire tre elleppì; come sappiamo, invece, “The Wall” venne ridotto fino a rientrare in due canonici vinili ma dal vivo l’opera non perse nulla della sua forza, includendo anche alcune canzoni che – sempre per motivi di spazio & tempo – erano state scartate dall’edizione discografica.

Personalmente continuo a preferire la classica versione da studio di “The Wall”, un disco che reputo pressoché perfetto, tuttavia devo ammettere che diverse canzoni contenute in questo “Is There Anybody Out There?” suonano decisamente meglio nella loro esecuzione dal vivo. C’è da dire, però, che il prodotto audio finale è un magistrale taglia-e-cuci dei momenti migliori della spettacolare versione live di “The Wall”, anche all’interno delle canzoni stesse, per cui, per fare un esempio, può essere che il cantato (o parte di esso) di una canzone sia stato inciso in Germania nel 1981 mentre gli assoli di chitarra possono risalire ad un concerto americano dell’anno prima. Il risultato finale è comunque meraviglioso e ci offre la miglior rappresentazione sonora possibile dei Pink Floyd in azione dal vivo con “The Wall”, in quello che fu l’ultimo tour di Waters in seno alla band, nonché l’ultimo tour dei Pink Floyd come quartetto.

Fatte queste debite introduzioni e precisazioni, addentriamoci ora in una breve disanima traccia dopo traccia del contenuto di “Is There Anybody Out There?” così come è stato pubblicato dalla EMI nel 2000.

  1. MC: Atmos: introduzione dello show da parte del presentatore Gary Yudman, il quale dà il benvenuto al pubblico inglese dell’Earl’s Court (in realtà, come già detto, questa non è l’esibizione integrale di un preciso concerto ma un montaggio audio coi momenti migliori dell’intero tour).
  2. In The Flesh?: irrompe brutalmente mentre il buon Yudman sta dando le ultime noiose raccomandazioni al pubblico. E’ però una versione un po’ fiacca, nettamente inferiore alla In The Flesh? incisa in studio.
  3. The Thin Ice: anch’essa non riesce ad eguagliare la bellezza della versione da studio; David Gilmour è fin troppo impassibile (sia alla voce che alla chitarra) mentre il canto di Roger tradisce un po’ d’emozione. Insomma, l’inizio di questo disco lascia un po’ a desiderare…
  4. Another Brick In The Wall, Part 1: questa versione riesce invece ad emozionare alla stessa maniera del pezzo originale, anzi la dimensione dal vivo risalta ancor di più la sua maestosa atmosfera dark.
  5. The Happiest Days Of Our Lives: abbastanza fedele all’originale da studio, con tanto di effetto d’elicottero in avvicinamento.
  6. Another Brick In The Wall, Part 2: rende giustizia al duetto vocale fra Roger e Dave (mentre il mix da studio favoriva Dave) e inoltre annovera ulteriori passaggi strumentali, molti dei quali chitarristici.
  7. Mother: oltre ad essere più lenta, estesa ed atmosferica rispetto alla versione da studio, è addirittura migliore di quella, grazie soprattutto ad un lungo ed emozionante assolo di chitarra centrale.
  8. Goodbye Blue Sky: praticamente identica alla versione da studio.
  9. Empty Spaces: leggermente più lunga nella parte cantata, con Roger che recita il testo originariamente concepito, con il tutto che si raccorda al brano successivo come un’unica sequenza.
  10. What Shall We Do Now?: rock martellante e suggestivo, scartato dall’album del ’79 (tanto che la precedente Empty Spaces – che di fatto ne costituiva l’introduzione – venne riscritta) ma sempre presente negli spettacoli dal vivo di “The Wall”, così come nella versione filmica di Alan Parker.
  11. Young Lust: piuttosto fedele alla versione da studio anche se possiamo apprezzarne quell’attacco iniziale che su disco si perdeva a causa della sua sovrapposizione alla precedente Empty Spaces.
  12. One Of My Turns: ricalca fedelmente la versione da studio ma si avverte benissimo la performance dal vivo di quest’altra magnifica canzone.
  13. Don’t Leave Me Now: fra i pezzi meno adatti ad essere riproposti dal vivo, la sequenza finale è forse più vivace della versione in studio.
  14. Another Brick In The Wall, Part 3: appena più accelerata, questa versione è anch’essa più accattivante rispetto alla versione da studio.
  15. The Last Few Bricks: non è una canzone inedita (così come pubblicizzò la EMI nel 2000) ma un interessante medley strumentale fra The Happiest Days, Young Lust e Empty Spaces. Oltre ad estendere lo spettacolo, questa sequenza dava anche più tempo agli operai d’innalzare il (finto) muro di mattoni fra il pubblico e la band.
  16. Goodbye Cruel World: leggermente più lunga ma fedele all’originale, quando Roger finiva di cantarla, due operai sul palco fissavano l’ultimo mattone del muro, che andava proprio a nascondere il volto del bassista. A questo punto dello spettacolo finiva la prima parte della rappresentazione e in questo caso giunge a conclusione il primo ciddì.
  17. Hey You: qui la band suona ormai dietro quel muro che la separa dal pubblico. Si tratta di una versione piuttosto fedele alla magnifica canzone originale, con la presenza del pubblico che contribuisce un po’ ad alleviarne il senso di sconforto.
  18. Is There Anybody Out There?: almeno nella sequenza iniziale, quella più dark dove Roger chiede se ‘c’è qualcuno là fuori [oltre il muro]?’, siamo alle prese col nastro della versione da studio mentre il pubblico grida & risponde all’insistente domanda. La seconda parte, invece, presenta dal vivo il bel duo di chitarre acustiche mentre tutti gli altri effetti sono anch’essi preregistrati.
  19. Nobody Home: fra i brani più introspettivi e commoventi dei Pink Floyd, questa versione dal vivo veniva salutata dal pubblico ogni volta che da una finestrella del muro spuntava Waters seduto tutto solo nella sua (finta) camera d’albergo. Anche qui siamo in presenza di numerose parti preregistrate (orchestra, televisione in sottofondo e schiamazzi vari) ma il canto dal vivo di Roger resta intenso ed appassionato.
  20. Vera: anche quest’altro toccante numero è registrato dal vivo solo per metà ma il canto di Roger pone tutto nella giusta prospettiva.
  21. Bring The Boys Back Home: fedele all’originale in studio, anche perché la base e il coro sono gli stessi, con la voce di Waters in maggior evidenza.
  22. Comfortably Numb: non solo una delle canzoni più belle dei Pink Floyd ma anche una delle canzoni più belle del mondo, questa versione ci permette di apprezzarne appieno tutta l’intensità rock, soprattutto nell’assolo finale di Gilmour, portato a conclusione e non sfumato come nella versione da studio. Per il resto l’orchestra è preregistrata, l’esecuzione è alquanto fedele ma l’emozione di ascoltare questo capolavoro è sempre grandissima. Da pelle d’oca!
  23. The Show Must Go On: fra le cose più interessanti di questo “The Wall Live”, giacché possiamo apprezzarne il testo integrale – cantato da Dave – che sul disco del ’79 veniva notevolmente abbreviato.
  24. Mc: Atmos: sempre la sola voce del presentatore Yudman, stavolta con un ridicolo effetto di nastro rallentato, che annuncia quella che – secondo la trama della rappresentazione – era un ‘ gruppo surrogato’ giacché Pink stava male in albergo. E’ qui che i Pink Floyd rientrano in scena – ponendosi davanti al muro – con quel discusso abbigliamento in stile nazista.
  25. In The Flesh: se l’iniziale In The Flesh? risulta opaca rispetto alla versione da studio, questa è invece molto più convincente e riesce a non far rimpiangere troppo quella su disco.
  26. Run Like Hell: introdotta da una sarcastica arringa di Roger agli spettatori, questa versione è superiore a quella ben più nota da studio ed è più convincente di qualsiasi altra esecuzione di Run Like Hell che i Pink Floyd del dopo-Waters hanno proposto nei loro concerti. Da brividi il rabbioso scambio di versi – di fatto un duetto – fra Dave e Roger, con la musica tesa, tirata e incalzante. Fra i momenti culminanti di questo disco, sette minuti di puro godimento!
  27. Waiting For The Worms: pur piuttosto fedele all’originale, non riesce tuttavia a riprodurne la totale drammaticità della versione da studio.
  28. Stop!: breve interludio per piano e voce, anch’esso fedele all’originale.
  29. The Trial: il brano più teatrale dei Pink Floyd, in una versione leggermente estesa ma alquanto fedele, con Roger ad interpretare magnificamente tutti i personaggi di questo processo (mentre sul muro venivano proiettate quelle magnifiche sequenze animate di Gerald Scarfe che poi sarebbero state reimpiegate nel film di Parker) al termine del quale – accolto da un boato del pubblico – viene abbattuto il muro.
  30. Outside The Wall: una versione più lunga e molto meno scarna di quella apparsa su disco, al termine della quale un sensibilmente soddisfatto Waters ringrazia e saluta il pubblico e i dodici componenti del gruppo (sì… i quattro Floyd più altrettanti musicisti aggiuntivi, più i quattro coristi) fanno i dovuti inchini alla folla.

Descrivendo alla bellemmeglio queste trenta canzoni, ho citato diverse volte lo spettacolo visuale che faceva parte integrante del concerto: nel 2000 Roger Waters impedì una pubblicazione anche in formato video di “The Wall Live 1980-81” ma pare che in questo 2009 dovrebbe veder la luce anch’esso. Se non altro, qualche mese fa lessi che Roger stava visionando alcuni filmati per poi scegliere le sequenze migliori… speriamo bene! Per il resto, a chi volesse arricchire questa lettura con ulteriori dettagli, consiglio quest’altro post. In conclusione, dunque, chi ama quel capolavoro di “The Wall” non potrà non apprezzare anche questa magnifica versione dal vivo: la consiglio perciò caldamente a tutti gli appassionati floydiani. Un annetto fa la versione standard del live è stata deprezzata per la categoria ‘special price’, per cui quale occasione migliore per colmare una tale eventuale lacuna?

– Matteo Aceto

Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

21 pensieri riguardo “Pink Floyd, “The Wall Live 1980-81”, 2000”

  1. Weilà Mat! Dopo un anno di latitanza ho deciso di rimettere mano al mio blog, quindi mi son messo a girovagare tra i blog amici per vedere che cose c'era… e mi trovo un corposo post sui Floyd 😀
    Bella descrizione, convengo praticamente su tutto. Questo è uno dei pochi live dove molti dei brani li preferisco al disco da studio

  2. Lucien,
    devi averlo, non potrà deluderti.

    Marco,
    era però un post dovuto.

    Max,
    benvenuto, grazie per aver ricambiato la visita!

    Danilo,
    mi sarei aspettato il commento di chiunque tranne che il tuo! Hai resuscitato il blog, allora… bene, bene, ripristinerò il link.

  3. Una recensione coi contro fiocchi!!! Bravo Mat. Mi permetto di aggiungere una cosa sola alla tua brillante analisi: la qualità di incisione. Per quanto riguarda i Pink Floyd solo di recente (parliamo delle ristampe in cd avvenute nel 2000) si è riuscita ad eguagliare la qualità delle loro stampe in vinile .. per The Wall però continuo a pensare che la stampa in vinile edizione USA sia ancora la migliore … sarò nostalgico … sarò analogico 😀

  4. Grazie dei complimenti, Empedocle, a quanto pare te la sei letta tutta questa recensione! Sulla qualità audio ho sempre pensato che il vinile suoni meglio di qualsiasi altro supporto digitale. Coi Floyd, però, non sono mai riuscito ad apprezzarli troppo su vinile: “The Wall” è uno dei pochi dischi di Waters & co che si ascoltano altrettanto bene con le casse, mentre per il resto mi sembra musica migliore se ascoltata in cuffia; e in cuffia il gracchiare della puntina sul vinile non mi piace troppo. Ho una stampa italiana in vinile di “The Wall” datata 1986, l'ho comprata usata anni fa e l'ho ascoltata poche volte perché entrambi i dischi sono molto rigati… però mi hai messo curiosità… andrò a risentirmeli in questi giorni.

  5. Ancora su “The Wall”.
    Avevo Il 33 giri comprato all'epoca, intorno al 1980 e ricordo che lo portavo a scuola per tradurre i testi nell'ora di inglese.
    Dico “avevo” perche purtroppo è andato perso…
    Ci ho quasi pianto !

  6. Lo facevo anch'io, Max, ma portando il libretto del ciddì. Purtroppo, per questioni anagrafiche, non ho mai avuto il privilegio di comprarmi uno di questi grandi classici del rock al momento della loro uscita…
    Che peccato che hai perso quella copia, penso che oggi valga anche un bel po'. E' successo pure a mio zio, mentre il papà d'un mio amico conserva ancora gelosamente la prima stampa italiana di “The Wall” e il singolo Another Brick Part 2.

  7. Ciao Mat e buona continuazione d'anno, fa piacere ritrovare gli amici ;).
    Bella recensione condivido e mi viene il magone di non aver mai potuto ascoltare i Pink Floyd in quartetto originale…limiti d'età.
    Comunque è un gran live anche se riscostruito ex post.
    Per rispondere ad Empedocle sulla qualità audio dei cd dei pink ed in particolare su the wall, beh il discorso è lungo.
    Io ho il vinile originale di stampa francese (buono), rovinato dai troppi ascolti, ma vabbè l'amore è amore, poi ho la stampa canadese del cd (ridicola a mio modo di vedere – cmq analoga a quella italiana) ed infine ho fatto un sacrificio ed ho comprato la stampa giapponese (quei fantastici album mini vynil replica) ed ho finalmente capito che cosa i pink floyd avessero inciso in sala di registrazione. Pazzesca la qualità audio, si sentono altre cose rispetto all'album che gira normalemnte, il pianoforte di Nobody home è un vero pianoforte presente nella stanza d'ascolto, i violini dell'accompagnamento orchestrale in Hey You sono di vero legno e si sentono gli archetti raspare le corde…vi dico ragazzi procuratevelo vale mille volte la spesa: veramente non è un modo di dire. Ad esempio ho la stampa americana di The Dark side ed anche la giapponese, la giapponese è superiore ma per sfumature. Nel caso di The Wall è un altro mondo, c'è un abisso se siete, come siete, amanti dei pink dovete assolutamente procurarvela.
    Consigliatissima, lo riscoprirete e lo riamerete come la prima volta.
    ciao, silvano.

  8. E la miseria, Silvano, una tale differenza?! Mi metti in difficoltà perché sono tentatissimo di andarmi a procurare quella versione giapponese di “The Wall” che consigli… però ho il forte sentore che quest'anno – in occasione dei trentanni di quel capolavoro – verrà ristampato. Insomma, ora ho un bel dilemma… e mi hai già tentato con la 'deluxe edition' di “A Love Supreme”!

  9. Mat la differenza è tale che si sente anche in formato compresso.
    Se ti va mandami una mail vuota a questo indirizzo: 31canzoni@gmail.com e io ti mando le versioni di un pezzo (hey you) in stampa normale ed in stampa giap, vedrai è da non credere.
    Beh se ti va e senza impegno. Ben contento di far scoprire che perla sia quall'album inciso come dio comanda.
    ciao, silvano.

  10. Caigo,
    ciao, benvenuto anche a te, e grazie per aver ricambiato la visita.

    Un saluto anche a tutti gli altri, è sempre bello leggere i vostri interventi, specie se impreziositi dai ricordi personali.

  11. Silvano ha ragione! Le stampe giapponesi sono roba da lecarsi i baffi, io ho delle stampe in cd di dischi di Miles Davis e la differenza con le versioni americane (comunque buone rispetto a quelle italiane) è incredibile! Viva il feticismo musicale nipponico!!!

  12. Anch'io, Empedocle, ho avuto per le mani una di queste stampe giapponesi, si trattava di “Sheer Heart Attack” dei Queen e la differenza era notevole. Ma perché non uniformano per tutti i mercati una tale qualità sonora?

  13. Uhm, no… anche perché ho comprato poche cassette originali, sono passato subito ai ciddì. Quelle della EMI mi sembravano comunque superiori alle altre: Beatles, Pink Floyd, Queen, era tutta roba che suonava bene con gli hi-fi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...