Dalis Car, “The Waking Hour”, 1984

dalis-car-the-waking-hour-mick-karn-peter-murphySpesso trovo molto interessanti quegli esperimenti discografici nati dalla combinazione inedita fra due o più membri di gruppi diversi. In passato ho già scritto di “Blue Sunshine” dei Glove, oggi è invece la volta di “The Waking Hour” dei Dalis Car, una sigla che cela un curioso duo, proveniente per metà dai Bauhaus e per metà dai Japan.
Abbiamo infatti Peter Murphy alla voce e Mick Karn alla strumentazione, due grandi talenti artistici accomunati all’epoca dal senso di smarrimento per la fine delle due band inglesi che – molto probabilmente – alimenteranno di più la loro fama, i Bauhaus, scioltisi nel 1983, e i Japan, scioltisi l’anno prima.

Parlando musicalmente in senso stretto, “The Waking Hour” suona come un album solista di Mick Karn, il seguito ideale del suo “Titles” (1982), seppur i testi sono stati scritti e quindi cantati dall’inconfondibile voce dei Bauhaus. In seguito, non a caso, Peter Murphy rinnegherà il disco, nato da una collaborazione non proprio felice perché, a detta sua, forzava alla coesistenza due persone molto diverse fra loro. In effetti non so cos’abbia realmente spinto Peter e Mick ad unire le proprie forze, tuttavia il risultato finale non mi dispiace affatto, anzi resta tuttora un gradevolissimo punto di connessione fra due gruppi – i Bauhaus e i Japan per l’appunto – che non smetterò mai d’amare.

“The Waking Hour” abbìna l’indiscutibile talento visionario di Karn (oltre che strumentale, soprattutto per quanto riguarda l’uso del basso fretless, per il quale è un mago), il suo tocco etnico e quasi tribale, alla dimensione dark e teatrale di Murphy, e nel far ciò quest’album mi suona come un notevole esperimento in musica che ascolto sempre volentieri. Prodotto dagli stessi Dalis Car col tecnico del suono Steve Churchyard, “The Waking Hour” è costituito da sette brani, tutti musicati ed arrangiati dal solo Mick Karn. C’è comunque un terzo musicista che ha partecipato alle sedute, tale Paul Vincent Lawford, che ha costruito i ritmi, secondo le note interne dell’album.
Il contenuto musicale del disco, come prevedibile, è la visione della musica dei Japan interpretata da Mick Karn (più tribale e tetra, rispetto al sentimentalismo introspettivo di David Sylvian) unìta allo spiccato senso teatrale di Peter Murphy, alla sua fascinazione per l’espressionismo tedesco al tempo della repubblica di Weimar. Abbiamo quindi l’iniziale Dalis Car, il brano che ha dato il nome all’insolito duo (a sua volta tratto da un’opera del celebre Salvador Dalì), l’ipnotica His Box, la gotica e misteriosa Cornwall Stone (è la canzone che qui più s’avvicina allo stile di Peter), la pulsante Artemis (unico brano strumentale del disco, cosa che lascia supporre che Murphy non vi abbia partecipato), la propulsiva Create And Melt e l’epica Moonlife, basata su uno dei tanti Traditional presenti nel canzoniere storico dell’Inghilterra. Chiude quest’album così atipico ma avvincente che è “The Waking Hour”, l’unico singolo che ne è stato estratto, la sinuosa The Judgement Is The Mirror.

Dopo questo tentativo di procedere come duo sotto il nome di Dalis Car, Mick Karn e Peter Murphy troveranno modo di procedere brillantemente con le loro rispettive carriere soliste per tutto il corso degli anni Ottanta, e anche oltre.

– Matteo Aceto

P.S.
Piccola nota autobiografica: la prima bozza di questo post risale allo scorso 20 marzo, poi varie vicissitudini – compreso l’orrendo terremoto che ha sconquassato il mio Abruzzo – mi hanno fatto perdere le idee. Il titolo di questo disco, l’ora del risveglio, mi sembra decisamente appropriato.

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

17 pensieri riguardo “Dalis Car, “The Waking Hour”, 1984”

  1. Ciao Mat.
    Una delle maggiori “delusioni” di carattere musicale della mia gioventù fu lo scioglimento dei Japan. Li adoravo. Puoi quindi immaginare con quale spirito mi accinsi a valutare sia questo disco che il precedente “Titles”, prima prova solista del tutto strumentale di Mick Karn. Non mi convinsero all'epoca. Titles mi sembrava fatto con basi strumentali di outtakes da Tin Drum, e The Waking Hour un tentativo di ripercorrere strade già battute sostituendo la voce del grande David con quella del pur mitico Peter Murphy. Mi davano l'impressione di una profanazione.
    Probabilmente erano solo paranoie di un giovane cuore spezzato. Poi arrivò Brilliant Trees qualche mese dopo e i Dali's Car finirono nel dimenticatoio. Forse ingiustamente. Ti prometto che lo tirerò fuori dallo scaffale dei vinili per riascoltarlo.
    Saluti
    Hermitage

  2. A proposito, per quanto riguarda i rapporti tra i due titolari dell'album, sembra che la collaborazione nacque con l'invio di una serie di basi strumentali a Murphy da parte di Karn ( i due si stimavano pur essendosi incontrati solo di rado ed occasionalmente), con l'invito a valutarne il contenuto per una eventuale collaborazione. Fin quando i lavori procedettero per via “epistolare”, con nastri che viaggiavano da un capo all'altro, tutto pareva funzionare per il meglio. Fu al momento di “quagliare”, quando per forza di cose i due dovettero incontrarsi in uno studio di registrazione, che iniziarono le incomprensione e le litigate. Due caratteri incompatibili. Poi il progetto fu ultimato quasi “forzosamente” per le pressioni dei discografici.
    Ciao
    Hermitage

  3. Andrea,
    ammetto di non avere una buona cultura in fatto di videoclip. Sono uno che la musica preferisce sentirla & risentirla, piuttosto che vederla in tivù.

    Hermitage,
    ottimi questi tuoi interventi: ricordi personali & ulteriori aneddoti che ignoravo. Ti faccio solo una piccola correzione: soltanto la facciata A di “Titles” è strumentale.

    Gianf,
    grazie del link, gli darò un'occhiata.

    Ciao a tutti, a presto! 🙂

  4. “Ti faccio solo una piccola correzione: soltanto la facciata A di “Titles” è strumentale.”
    Hai assolutamente ragione, Mat. E che spesso scrivo “a braccio”, basandomi su ricordi di più di un quarto di secolo fa…….
    Tra l'altro, oggi ho tirato giù dallo scaffale il vinile, e consultando la copertina mi è tornata alla mente, nella facciata “b”, la versione di una vecchia canzone di Roberto Carlos, “A distançia” (interpretata in Italia da Iva Zanicchi col titolo di “Testarda Io”, con testo di Malgioglio, mi pare….). All'epoca mi provocava quasi un senso di orrore, associare la Zanicchi ai Japan….sono curioso di riascoltarla oggi, anche perchè ne ho solo un vago ricordo….
    Saluti
    Hermitage

  5. E pure questa non la sapevo, caro Hermitage: in effetti Sensitive mi sembrava già sentita da qualche parte…
    Gia che ci siamo: hai anche “Dreams Of Reason Produce Monsters”? E' il secondo album solista di Mick Karn, quello della ritrovata collaborazione con David Sylvian (e il fratello Steve Jansen). Io ho avuto la fortuna di trovarlo a pochi euro in un mercatino di vinili, qualche anno fa. 🙂

  6. “Gia che ci siamo: hai anche “Dreams Of Reason Produce Monsters”?”
    Dovrei averlo su cassetta, mi pare sia quello in cui David canta in un paio di pezzi….o no?
    In realtà, parlo al condizionale perchè da una decina d'anni la mia collezione di vinili, di cassette e di riviste musicali è confinata su degli anonimi scaffali metallici in una cantinola della palazzina dove abito, insieme all'impianto rigorosamente smontato…..sono anni che non ascolto uno dei miei 33 giri, in casa solo CD ed HD pieni di mp3….il “fondamentale” l'ho ricomprato in CD, qualcosa di più raro l'ho digitalizzato da me, per il resto sono rassegnato all'uso di cuffiette ed I-Pod…..ogni tanto scendo nel sottoscala, accendo la luce, mi guardo le copertine, “annuso” la plastica nera e me ne torno su sempre più infelice…..ma un giorno arriverà la riscossa del “turntable”, ne sono sicuro……..
    Ciao
    Hermitage

  7. Sì, sì, quello! E' un buon disco, mi piacerebbe scrivere anche di quello in futuro. Per il resto, non bisogna mai abbandonare i vinili a se stessi… 😉

  8. Anche io ce l'ho (in vinile!) da fan di Bauhaus e Japan, all'epoca, non potevo esimermi.
    Ahimè, però l'ho trovato sempre un disco orrendo.
    L'avevo comprato perché m'era piaciuta “The Judgement is The Mirror” della quale anche possiedo il singolo 12″.
    Dici che valgano qualcosa le stampe italiane (Virgin Distribuzione Dischi Ricordi) dell'epoca? 🙂

  9. Non so se valgono ma se vuoi togliertele fammi sapere (compro o scambio)!
    Sì, sapevo che 'girava' un'altra copertina praticamente uguale ma non ricordavo il nome del gruppo. Grazie.

  10. No. Non mi “sbarazzo” dei miei dischi. Conosco ogni singolo respiro fatto per acquistarli e me li tengo. Diversamente se dovessero avere valore (diciamo sopra i cento euro) e qualche folle disposto a darmeli, allora glieli vendo e me li scarico da eMule, per ricordo 🙂

    Sulla copertina va detto che entrambe (quella dei Moody Blues e quella dei Dali's car) hanno attinto al dipinto “Daybreak” realizzato nel 1922 da Maxfield Parrish.
    Lo vedete qui:
    http://www.artpassions.net/cgi-bin/show_image.pl?../galleries/parrish/daybreak.jpg

    Qui invece notizie ed altri dipinti di Parrish: http://parrish.artpassions.net/parrish.html

    🙂

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