John Coltrane, “A Love Supreme – Deluxe Edition” (1965, 2002)

john coltrane a love supreme deluxe edition 2002Se è vero che di questi tempi la musica non ha più niente di nuovo da dire, è altrettanto vero che mai come in questo decennio s’era vista una tale fioritura di ristampe di album storici. Spesso impreziositi da brani aggiuntivi e/o inediti, presentati in lussuose confezioni, per non parlare della resa sonora, di solito migliorata o curata dai difetti delle edizioni precedenti.

Fra le tante, succose ristampe che sono andato a comprarmi negli ultimi anni, la più recente è quella di “A Love Supreme”, il classico di John Coltrane, del quale mi sono già occupato in un post precedente. Questa Deluxe Edition, edita dalla Verve nel 2002, è formata da due ciddì: l’uno con l’album originale del ’65 e l’altro con l’unica esibizione integrale dal vivo di “A Love Supreme” più ghiotte take alternative.

Come sappiamo, l’album originale è stato eseguito dal quartetto storico di Coltrane, ovvero McCoy Tyner (pianoforte), Jimmy Garrison (basso), Elvin Jones (batteria) e, ovviamente, lo stesso John col suo inimitabile sax tenore. “A Love Supreme” così come lo conosciamo è stato registrato nello studio di Van Gelder la sera del 9 dicembre 1964, in poche ma ispiratissime take. In realtà, la sera successiva, Coltrane aggiunse due musicisti al suo quartetto che a quel punto divenne un sestetto: il noto sassofonista Archie Shepp (un allievo di John) e il bassista Art Davis. Quest’inedita formazione – comprendente quindi due sax tenori, un piano, una batteria e due bassi – incise versioni alternative di alcuni brani che vennero però scartate dalla prima edizione dell’album (comunque, già nelle note originali del disco, Coltrane ringraziava Shepp e Davis per il loro contributo).

Ciò che rende davvero allettante la Deluxe Edition è proprio l’inclusione di due take alternative – entrambe per Acknowledgement – registrate in quel 10 dicembre 1964 in cui John Coltrane aveva sperimentato col sestetto. Si tratta quindi di una performance che è rimasta ufficialmente inedita per ben trentasette anni e che, nonostante una qualità audio non eccelsa, costituisce una straordinaria testimonianza sonora che rende ancora più ammirevole il lavoro che Coltrane e i suoi collaboratori realizzarono in quei giorni al Van Gelder Recording Studio. Le due take di Acknowledgement incise dal sestetto sono sensibilmente più lunghe (oltre i nove minuti di durata) e spiccano per l’inedito scambio frasistico fra i rispettivi sax tenori di Coltrane e Shepp (quest’ultimo soprattutto in funzione ritmica, contrappuntando gli svolazzi melodici del leader).

La Deluxe Edition comprende inoltre anche una take alternativa di Resolution (leggermente più lunga) e un’altra sfumata – forse per qualche errore – a poco più di due minuti dall’inizio di quello stesso titolo. Entrambe sono state incise dal quartetto la sera del 9 dicembre ’64.

Infine, qualche parola sull’esibizione dal vivo: “A Love Supreme” è stata eseguita nella sua interezza in una sola occasione, durante la partecipazione (per due serate) del John Coltrane Quartet al noto festival jazz di Antibes, sulla Costa azzurra. L’esibizione – datata 25 luglio 1965 – è stata rimasterizzata, restaurata della sua introduzione parlata da parte del conduttore francese del festival e quindi ufficializzata nel catalogo coltraniano proprio con questa bella riedizione. Se il quartetto è lo stesso che aveva già inciso “A Love Supreme” in studio, in questo concerto l’improvvisazione dei musicisti si concede ancora più spazio, con un Coltrane già proiettato verso quella dimensione free che caratterizzerà la seconda (e purtroppo ultima) parte della sua carriera.

Segnalo, per chiudere, un libro che penso proprio sia il caso di comprare, la storia di “A Love Supreme” curata da Ashley Kahn, dalla quale sono stati tratti preziosi contributi per il libretto della Deluxe Edition.

– Matteo Aceto

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

7 pensieri riguardo “John Coltrane, “A Love Supreme – Deluxe Edition” (1965, 2002)”

  1. E bravo “Mat-jazzofilo”!!! 😉 Pensa che proprio in questi giorni sto registrando una versione mia molto personale di MY FAVOURITE THINGS del succitato Coltrane…un po' elettronica (sacrilegio..ah ah) e anche di ULTIMO TANGO A PARIGI di Barbieri… Ho lavorato per anni in un jazz club di Bologna, e li mi son nutrito di jazz dal vivo, anche di grandi nomi italiani e stranieri… Ed ora, non mi riesce proprio di godere di questo particolare genere musicale se non in locali dove i musicisti si possono rincorrere con i loro strumenti, improvvisando e alternandosi ai fiati… insomma, per me il jazz è solo dal vivo!!! Un limite, probabilmente. Qui a Roma poi, ci son parecchi locali in cui deliziarsi… 😉

  2. Una “My Favourite Things” elettronica? Dovresti farmi sentire il risultato, m'incuriosisce. Comunque hai ragione, ci sono dei tipi di musica che rendono molto di più dal vivo: nel mio caso il jazz è ok, ma il blues mi perde molto su disco, preferisco sentirmelo dal vivo. Ah, Roma… un'altra grande città, come Milano… mi piacerebbe vivere in una grande città, forse non tutto l'anno ma mi piacerebbe eccome!

  3. Questo disco, anzi questa opera si può sintetizzare bene in una delle etichette che hai asseganto al post: capolavoro.
    Poco altro da dire, come sai, anch'io ne ho parlato.
    Per il resto non posso che condividere la tua analisi. A mio avviso però la resa sonora è nettamente supeiore alla vecchia stampa. Ma qui è opinabile in effetti.
    ciao, silvano.

  4. Questa delle “bonus tracks” e degli inediti è stata una delle belle sorprese da un mondo – quello dei discografici – solitamente molto tirchio (eufemismo).
    Il problema è che gli LP duravano massimo 40 minuti: ma i cd li facevano anche di 30-35 minuti… Forse era meglio mettere due LP su un cd solo, ma guai a solo pensare una cosa del genere!
    Poi, col tempo, meno male che qualcuno ci ha pensato! Nastri originali, e inediti: non è peccato spendere un po' di soldi, almeno in questo caso (e per “In a silent way”).

  5. Silvano,
    me ne ricordo benissimo, ne avevamo parlato anche per posta. 😉

    Giuliano,
    sono completamente d'accordo (e il cofanetto in tre ciddì di “In A Silent Way” è uno dei titoli più belli che la mia collezione possa vantare). 🙂

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