Notiziole poliziesche

sting-if-on-a-winters-night-immagine-pubblica-blogE’ stato annunciato ieri il titolo del nuovo album di Sting, “If On A Winter’s Night…” (ricorda qualcosa di Italo Calvino, non so se è un caso…), che sarà pubblicato a ottobre dalla Deutsche Grammophon, la stessa prestigiosa etichetta che aveva già editato il precedente “Songs From The Labyrinth”. Prodotto da Robert Sadin, il nuovo album di Sting s’avvale di noti collaboratori del nostro – fra cui il bravissimo Dominic Miller – e conterrà ballate e traditional angloirlandesi di alcuni secoli fa, fra cui Gabriel’s Message, che il nostro aveva già proposto come lato B del singolo Russians (1985). Le uniche due canzoni scritte da Sting sono The Hounds Of Winter e Lullaby To An Anxious Child, entrambe originariamente pubblicate nel 1996.

Sempre a ottobre, inoltre, uscirà l’autobiografia di Stewart Copeland, “Strange Things Happen: Life with The Police, Polo, and Pygmies”. Il carismatico batterista sarà però impegnato musicalmente in questo mese & nel prossimo coi nostrani La Notte Della Taranta: in Italia si esibiranno i prossimi 30 giugno (Roma, Villa Ada) e 4 luglio (Milano, Jazzin’ Festival). Energico come sempre, il buon Stewart è anche al lavoro con orchestre sinfoniche varie per due progetti concertistici.

E Andy Summers? Il poliziotto più tranquillo fra i tre s’è dato con successo alla fotografia con tanto di esibizioni in giro per il mondo. Comunque, per ogni ulteriore dettaglio rimando ai siti…

Ah, dimenticavo, se per caso non si fosse ancora capito: io amo i Police! 🙂

– Mat

Annunci

Visioni felliniane: l’incontro col cardinale

federico-fellini-8-e-mezzo-immagine-pubblica-blogVedendo & rivedendo “8 1/2”, quello che reputo il film più bello di Federico Fellini, resto sempre colpito dagli incontri che il protagonista – interpretato da Marcello Mastroianni – fa col cardinale, entrambi in cura nella grande stazione termale toscana.

Gli incontri sono quattro: due senza contatto diretto e altri due di persona. L’ultimo è il mio preferito, quello che avviene nella saletta appositamente riservata al cardinale per i fanghi. Il protagonista, un regista in crisi chiamato Guido Anselmi, ottiene finalmente udienza privata dal cardinale, dopo tante & inutili raccomandazioni da parte dei suoi collaboratori e del produttore del film. La sequenza, in bianco e nero come tutto il resto del film, è d’una visionarietà eccezionale, con il protagonista che non si vede più e del quale si sente solo la voce…

-Soltanto cinque minuti – gli dice il monsignore che l’accoglie.

-Eminenza, io non sono felice – dice il regista al cardinale, che ha un’immagine spettrale dietro un telo per proteggerne la nudità.

-Perché dovrebbe essere felice? Il suo compito non è questo. Chi ha detto che si viene al mondo per essere felice? – replica il cardinale mentre si avvia alle sue cure riservate, dopodiché gli fa una breve predica con citazioni latine, un monito a non abbandonare la civitas dei. Dopodiché il regista è respinto da una feritoia che si chiude e dal vapore che ne esce.

Questa sequenza si trova all’incirca dopo un’ora dall’inizio del film ed è uno degli episodi che più amo fra i molti & memorabili proposti dal cinema di Fellini. Credo che parli della distanza della Chiesa, della sua inaccessibilità verso chi ha un orientamento diverso nei confronti della vita, di una sua incapacità d’ascoltare realmente chi si rivolge ad essa partendo dal basso.

Ma che cos’è la felicità, poi? Ce lo dice Ennio Flaiano, sempre per bocca di Guido Anselmi nello stesso film: la felicità consiste nel poter dire la verità senza far mai soffrire nessuno.

– Mat

Sting, “The Soul Cages”, 1991

sting-the-soul-cages-immagine-pubblica-blogCredo che i primi tre album incisi in studio da Sting come solista siano fra i migliori che siano mai stati prodotti nell’ambito della musica contemporanea. Probabilmente il più bello resta ancora “…Nothing Like The Sun” ma, di fatto, quello che continuo ad ascoltare con più frequenza è il successivo “The Soul Cages”, dove il celeberrimo artista inglese raggiunge definitivamente il suo stile maturo.

Sting ha fatto sempre le cose con classe ma questo suo terzo album è quello che presenta gli arrangiamenti più raffinati. Del resto, ancora una volta, i suoi collaboratori sono eccezionali… qui ricordo: Manu Katché alla batteria, Kenny Kirkland e David Sancious alle tastiere, Branford Marsalis ai fiati, Ray Cooper alle percussioni e soprattutto Dominic Miller, il più fido & abile chitarrista ad aver accompagnato Sting nella sua avventura solista, qui al suo debutto accanto a lui. Il tutto prodotto dallo stesso Sting con Hugh Padgham, una celebre conoscenza risalente ai tempi dei Police.

1) Il suono d’una northumbrian pipe, una sorta di cornamusa, introduce Island Of Souls, una grandiosa ballata dai toni celtici. E’ uno dei brani più suggestivi & raffinati di Sting, con un ritornello molto bello, in lento crescendo, mentre in chiusura troviamo lo stesso suono della cornamusa a chiudere un capolavoro dentro un capolavoro.

2) Edita su singolo già nel dicembre del 1990, la briosa All This Time è una delle canzoni più note del nostro. Un pop di gran classe con una lieve venatura country & un ritornello orecchiabilissimo e leggermente malinconico.

3) Il pezzo forte è però Mad About You, che resta fra le canzoni che più apprezzo in assoluto: cadenze mediorientali, chitarre ritmiche in grande spolvero, esecuzione vocale impeccabile, bridge indimenticabile… insomma, detto spassionatamente, è un altro capolavoro!

4-5) A dispetto del titolo, Jeremiah Blues è un brano tendente al rock dove il bravissimo Dominic Miller si scatena nel finale. Segue Why Should I Cry For You?, una delicata ballata, emozionante & melodica, anche se preferisco la versione inclusa nella raccolta “Fields Of Gold” (1994): è un lieve ma più efficace remix che aumenta l’impatto complessivo della canzone.

6-7) Tempo di voltare lato al mio vinile di “The Soul Cages” ed ecco un breve & malinconico brano acustico, lo strumentale St. Agnes And The Burning Train, dove il mandolino è lo strumento portante. Il tutto conduce alla maestosità di The Wild Wild Sea, un brano che sembra scritto proprio di fronte al mare in tempesta, sotto nuvoloni grigi: è un grande pezzo d’atmosfera che viviamo in compagnia d’uno Sting più meditabondo che mai.

8) I sensi sono quindi scossi dal successivo The Soul Cages, uno dei numeri più rock dell’intero repertorio di Sting: emozionante il passaggio strofa/ritornello/bridge dove il cantante riprende il bel ritornello dell’iniziale Island Of Souls, come se stesse chiudendo un cerchio.

9) La conclusiva When The Angels Fall, infatti, è ben più eterea, sembra quasi un’ascensione dopo che le canzoni precedenti ci hanno fatto vagare tra fiumi & mari. Sono proprio i fiumi e i mari – in senso allegorico – gli elementi principali dei testi di “The Soul Cages”, molto introversi, per la gran parte nostalgici e autobiografici, in qualche modo legati alla recente (a quel tempo) scomparsa del padre di Sting. L’intensa lentezza di When The Angels Fall sembra avere quindi una funzione perlopiù consolatoria, una specie d’assoluzione finale.

Comunque vale la pena di menzionare l’edizione italiana di “The Soul Cages”, contenente un brano aggiuntivo posto a conclusione del disco, Muoio Per Te: sulla base strumentale di Mad About You, Sting canta una rielaborazione del suo testo tradotta in italiano dall’amico Zucchero.

Uno dei tanti errori

ennio-flaiano-diario-degli-errori-immagine-pubblica-blog“Il giornalismo deve essere di formazione o di informazione?: ecco il dilemma. Finisce che si mettono d’accordo. Formare e informare. Io penso invece che il giornalismo e in genere la rapidità di diffusione delle notizie inutili e mostruose è il danno maggiore che l’umanità sopporta in questo secolo. Si sa tutto di tutto. Che noia. E che tristezza.”

Queste parole, Ennio Flaiano le scriveva nel 1958. Sono di un’attualità imbarazzante.

Il brano è tratto da “Diario degli errori”, edito da Adelphi, e compare tre le pagine 44 & 45.

– Mat