The Beatles, “Abbey Road” (Digital Remaster 2009)

the-beatles-abbey-road-immagine-pubblica-blogAvendo già avuto il piacere di recensire su Immagine PubblicaAbbey Road” dei Beatles, questo post cercherà di fare un po’ di luce & di dare qualche informazione aggiuntiva sulla recente riedizione remasterizzata dell’album, comprata l’altro ieri dal sottoscritto.

Una ristampa che – come tutti i musicofili sanno – ha coinvolto ogni album dei Beatles pubblicato fra il 1963 e il 1970, compresa la doppia raccolta “Past Masters”, originariamente edita nel 1988 in due volumi separati e contenente i lati A e B dei singoli che non figuravano sugli album dell’epoca.

Diciamo subito che la qualità audio di questa riedizione di “Abbey Road” è molto più nitida: i suoni – specialmente i piatti della batteria, le coloriture d’organo e soprattutto quelle di chitarra – sono più definiti e puliti. In generale l’audio è più spaziale e quindi meno piatto, anche se a discapito d’un maggior fruscìo di sottofondo (il cosiddetto noise). Una canzone come I Want You (She’s So Heavy), ad esempio, mantiene il suo già notevole fruscìo di base (visto che il pezzo subì durante la sua creazione in studio diverse sovraincisioni e riversamenti da nastro a nastro) ma suona inevitabilmente più controllata nel turbolento finale, dato che le singole tracce sonore sono state remasterizzate (e quindi ripulite).

A mio avviso, il miglior lavoro di recupero si può apprezzare in Octopus’s Garden, molto più nitida e splendente di quanto avessi mai ascoltato prima. Segno, forse, che all’epoca i Beatles avevano dedicato non troppa attenzione alla seconda creatura autoriale di Ringo Starr. In particolare, le chitarre sono più incisive & taglienti, mentre i cori risultano più prominenti.

Notevolmente migliorate mi sembrano anche You Never Give Me Your Money (linee di basso, impatto della batteria, chitarra arpeggiata sul finale) e la successiva Sun King, ma è un po’ tutto il medley che costituisce la parte finale di “Abbey Road” ad aver giovato di più dell’operazione di digitalizzazione. In certi passaggi, infine, si può apprezzare un effetto che per quanto mi riguarda m’è sempre piaciuto: lo scorrere delle dita sulle corde d’una chitarra.

La confezione del disco rappresenta anch’essa un bel passo in avanti rispetto alle precedenti versioni in ciddì del 1987: tutta la confezione è cartonata (a quanto pare è un’edizione limitata, le stampe del futuro saranno protette dalla tipica plastica), il libretto interno ha la copertina plastificata, le foto interne sono prese dagli scatti promozionali del 9 aprile ’69, dai celebri scatti che i Beatles si fecero fare il 22 agosto successivo nella tenuta di John Lennon, e pose alternative dell’ancor più celebre scatto dell’attraversamento pedonale di Abbey Road, la strada londinese dove sono tuttora situati gli studi di registrazione della EMI. Le note storiche e tecniche a cura di Kevin Howlett, Mike Heatley e Allan Rouse non aggiungono però niente a ciò che ogni fan dei Beatles dovrebbe già sapere.

Infine, un breve cenno al minidocumentario che è incluso per ogni titolo: è davvero mini, dura una manciata di minuti, però mostra parecchie foto interessanti (animate o meno) dei Fab Four alle prese con le registrazioni dell’album. Tra i frammenti d’interviste audio ai quattro Beatles e al produttore George Martin che si ascoltano, sono inseriti tre o quattro break fra le sedute, dove i Beatles parlano fra loro. Roba simpatica ma in fondo non c’è niente di che.

In definitiva sono del parere che questa serie di remaster beatlesiana è stata una manna per noi appassionati, tuttavia l’operazione poteva essere condotta anche meglio, alla maniera di tante altre operazioni di remasterizzazione che nell’ultimo decennio hanno riguardato un po’ tutti i nomi storici del pop rock: da un lato l’album originale opportunamente remasterizzato, dall’altro un ciddì aggiuntivo con inediti e/o versioni alternative dei brani; il tutto in una confezione deluxe con un libretto ben più corposo, sia in fatto di annotazioni tecniche che d’immagini.

– Matteo Aceto

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

16 pensieri riguardo “The Beatles, “Abbey Road” (Digital Remaster 2009)”

  1. Se mi dici che la suite finale è la parte che più ha beneficiato vuol dire che domani la avrò già acquistata.Credo che sia, per i miei gusti, la cosa migliore mai fatta nella musica pop.
    Grazie mille

  2. Ottima recensione tecnica Mat.

    Volevo tu leggessi questa montagna di ignoranza: http://www.ilfoglio.it/soloqui/3293

    e poi ti allego anche le mie impressioni che ho postato a mo di commento su un altro blog e proprio relative all'articolo del Foglio:


    Quando parla del videogioco, nulla da eccepire anche perchè non me ne può importare di meno. Se posso invece riferire un'impressione: l'estensore dell'articolo non ha nemmeno ascoltato i dischi. Peggio sarebbe li avesse ascoltati perchè infila una serie di luoghi comuni da record. Dire che i Beatles avessero attitudini low fi è una mega castroneria, è con loro che si vede per la prima volta l'importanza della produzione in studio. George Martin, conosciuto anche come quinto Beatles, era un maestro in sala di registrazione anche nella fase tecnica. Nel loro ultimo album lavorò come produttore Phil Spector, e anche in questo caso il lavoro di registrazione fu molto curato a livello di master originali. Che poi quandi si stampavano gli lp non vi fosse la stessa cura è un altro discorso. Se poi il giornalista del Foglio si riferiva al fatto che lui ascoltava gli album dei Beatles con la fonovaligia, allora non parlo più: sarà sicuramente convinto che avesserero una qualità schifosa e sarà meglio non fargli presente che dipendeva dalla sua fonovaligia – potrebbero cadergli delle certezze
    Infine è sempre legittimo, soprattutto quando non si tratta di incisioni minimaliste (cioè che non usano sovraincisioni, tecniche mulitmicrofoniche ecc.), ricercare lavorando sui master originali il miglior suono possibile. In realtà al giorno d'oggi è possibile fare filologia sulla qualità audio sì da approssimare il suono che a quei tempi si poteva ascoltare solo in sala di registrazione. Quanto alle frasi smozzicate, rumori, ecc. erano ampiamente voluti e studiati e non sono nel modo più assoluto sinonimo di low-fi (la dimostrazione palese si avrà qualche anno dopo quando le medesime tecniche le usarono i Pink Floyd in Dark Side of The Moon – che non sarà il caso di far ascoltare al giornalista del Foglio, altrimenti bollerà anche quello come album a bassa fedeltà).
    ciao, silvano.
    P.S. scusate la polemica, ma a volte di fronte a certi luoghi comuni e a certe sciocchezze non si può star zitti.

  3. Appoggio in pieno la polemica di Silvano.Ti ringrazio Mat per la recensione che mi ha spinto all'acquisto immediato di Abbey Road.In effetti concordo sul fatto che in genere chitarre e cori risultano rivitalizzati ed è vero che Octopus's garden suona diversa e migliore,l'unico punto su cui dissento è la suite della parte finale dell'album che a mio modesto parere non guadagna più di tanto.Cmq in generale ottima recensione ed ottimi consigli.Grazie ancora e a presto

  4. Silvano,
    ho letto quell'articolo. La tua definizione è perfetta: una montagna d'ignoranza, null'altro da aggiungere.

    Euterpe,
    dipende molto anche dai tipi d'impianto audio che abbiamo. Ho sentito il 'nuovo' Abbey Road sia in macchina che con lo stereo di casa, con o senza cuffie. Ogni volta mi sembrava di scorgere nuovi particolari a discapito di altri.

    Ciao, amici, è un piacere parlare dei Beatles con voi! 🙂

  5. Anch'io, sai? Solo che ora come ora non posso proprio permettermelo. Oggi mi sono però consolato comprando un secondo remaster, “Magical Mystery Tour”. 🙂

  6. sì, quello che sto meditando in realtà è se spendere quella cifra o no, perchè per prenderlo lo prenderei anche subito.
    zundapp

  7. E' una bella sommetta, infatti: 289 euro (nel centro commerciale a pochi chilometri da casa mia, chissà quanto di più in negozio…)! Con tutta l'altra musica che devo comprare… ci penso sempre a questo cofanetto mono ma è un acquisto difficile.

  8. Ho trovato il cofanetto mono nella catena COMET al prezzo di 258. Io però stavo cercando il cofanetto stereo, ci sono tutti gli album…e pazienza se non sono mini vinyl replica.

  9. Silvano, io ho ormai rinunciato al cofanetto stereo: ho già comprato i singoli remaster di “Abbey Road” e “Magical Mystery Tour”… non voglio accumulare altri doppioni. E poi vuoi sapere la verità? C'è un altro cofanetto nel mio mirino: “The Complete Miles Davis At Montreux”, venti ciddì di goduria! 🙂

  10. Stai scherzando? non ne sapevo niente. E dove lo trovo?
    A proposito di cofanetti, nelle peregrinazioni della settimana a cercare di comprare ad un prezzo umano il cof dei Beatles, mi sono imbattuto nel cofanetto dei Genesis 1970-1975 in vinile. Pensavo fosse esaurito e sapevo che non lo avrebbero ristampato. Ovviamente preso. LPs da 200 grammi half speed mastering, una libidine. Ci farò una rece tecnica, per la prima volta sul mio blog…
    ciao.

  11. E' uscito per la Warner, un po' di anni fa: contiene tutte le esibizioni di Miles Davis al celebre Jazz Festival di Montreux dal 1973 (quando il pubblicò fischiò la sua fusion arroventata) al 1991. Costa un botto, comunque meno dei Beatles. 😉 Aspetto la tua recensione sul cofanettone dei Genesis, ci conto!

  12. Beh, dài, dipende: i due cofanetti costano un sacco e, a conti fatti, non c'è un solo brano inedito. In fondo in fondo ci stanno propinando la stessa musica.

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