Per fanaticoni davisiani

miles-davis-the-complete-columbia-album-collectionLa Columbia/Legacy ha da poco pubblicato un cofanettone dedicato a Miles Davis chiamato “The Complete Columbia Album Collection”, quasi un’opera omnia contenente la bellezza di settanta ciddì!

In pratica, con un sol colpo si hanno tutti gli album registrati da Miles in studio e dal vivo ufficialmente editi dalla Columbia fra gli anni Cinquanta e Ottanta. I titoli, tra singoli e doppi, sono così cinquantadue, più un divuddì contenente un concerto europeo inedito del 1967; il tutto impreziosito da un corposo libretto con note biografiche, tecniche e discografiche. La vera ghiottoneria è forse però la versione integrale dell’esibizione di Davis nel 1970 allo storico festival dell’Isola di Wight, mai pubblicata prima. I ciddì sono presentati all’interno del cofanettone in confezioni cartonate del tipo ‘mini LP replica’ e comprendono quelle succose bonus tracks già apparse nelle riedizioni Legacy dai tardi anni Novanta in poi.

Questo per la cronaca, visto che m’interessa tutto ciò che esce ufficialmente a nome Miles Davis. Tuttavia mi lascerò sfuggire quest’ennesimo cofanetto(ne) perché ho già la maggior parte di quei dischi, diversi dei quali inclusi in altri cofanetti della serie “The Complete Sessions” (ad esempio questo). Ecco, restando quindi in tema, i cofanetti di Miles che m’interessano davvero e che spero di poter comprare in un prossimo futuro sono (in ordine di preferenza):

  • “Miles Davis Quintet 1965-1968”: un box di sei ciddì edito sempre dalla Columbia/Legacy riguardante uno dei periodi più celebrati della lunga carriera artistica di Miles, quando si faceva accompagnare da Wayne Shorter, Herbie Hancock, Tony Williams e Ron Carter.
  • “Seven Steps: The Complete Sessions 1962-1964”: altri sette dischi in un box della Columbia/Legacy contenenti il periodo storico precedente a quello del quintetto di cui sopra.
  • “The Complete Miles Davis At Montreux”: un monumentale cofanetto di venti ciddì, edito dalla Warner Bros, contenente tutte le esibizioni che Miles ha tenuto (dal 1973 al 1991) in occasione del celebre Jazz Festival sul lago di Ginevra.
  • “The Complete On The Corner Sessions”: sei dischi in un altro box della Columbia/Legacy riguardanti il periodo 1972-1975 del nostro. E’ un acquisto che un po’ mi pesa perché ho già una buona parte del materiale distribuita su altri titoli davisiani.
  • “The Legendary Prestige Quintet Sessions”: quattro ciddì se non ricordo male, in un cofanetto curato dalla Prestige, ovvero la casa discografica con la quale Miles incideva dischi prima di passare alla Columbia.

In definitiva, per quanto mi riguarda, che nessuno dicesse da parte mia alle case discografiche che i dischi non si vendono! Ah, mi dispiace per i Beatles, ma…

– Mat

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Autore: Matteo Aceto

Nato negli anni Settanta, abruzzese con un pezzetto di cuore lasciato a New York, marito, papà, impiegato, tifoso della Ferrari, nostalgico di Schumi e dei vecchi campioni del pugilato, lettore avido ma distratto, cinefilo che rivede sempre gli stessi film, compratore assiduo di dischi.

18 thoughts on “Per fanaticoni davisiani”

  1. Silvano,
    zitto tu, che sei peggio di me! 😉

    Caigo,
    è un bel bootleg quello, ce l'ho anch'io, ma in ciddì. Comunque, se vuoi avvicinarti a Miles Davis, ti consiglio “Kind Of Blue”.

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  2. Giampy,
    se dopo aver vinto t'avanzano due-trecento euro fammi sapere, che mi cambi la vita! Ciao, benvenuto. 🙂

    Empedocle,
    in effetti ci stanno andando giù pesante con queste ristampe delle ristampe… c'è tanto altro materiale che meriterebbe una riscoperta.

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  3. Quel periodo & quella formazione sono fra i migliori della storia davisiana, hai fatto benissimo a prenderti quella compilation. Stavo per comprarla anch'io, in un paio d'occasioni, poi – pensando che prima o poi avrei goduto del cofanetto – ho tenuto duro! 🙂

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  4. Si, i dischi si vendono ma li acquistiamo solo noi appassionati e, sporadicamente, gente che ama un determinato artista. Le case discografiche però continuano a fare affari.
    Penso ai vari cofanetti di Zeppelin, Doors, Creedence Clearwater Revival e poi ancora i Beatles; insomma, i prezzi sono in orbita, diciamo in piccolissima parte giustificati dalla preziosa confezione, ma anche il semplice cd, o vinile, è arrivato a costare troppo.
    L'ultimo giro a Roma in cerca della riedizione in vinile di “Ten” dei Pearl Jam si è trasformato in disfatta.
    Credo che questa strategia dei cofanetti sia attuata ad hoc proprio per compensare le perdite di vendita sul singolo formato.
    Sono fatte bene e anch'io le acquisterei ma, in fondo, mi sento non poco preso per il culo.

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  5. Beh, sì, il dubbio l'ho sempre avuto anch'io. Però a me queste ristampe piacciono assai e il prezzo mi sembra proporzionato al prodotto. Tieni presente che film e libri non costano meno dei dischi, nonostante per i libri l'iva sia del 4 per cento.
    Ciao, Francesco, dal tuo profilo ho visto che abiti a una trentina di chilometri da casa mia. 🙂

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  6. Hai ragione, ampliando il discorso le cose non cambiano purtroppo.
    Come te sono un grande appassionato di musica e come te amo le ristampe, i cofanetti e via dicendo perché li ritengo prodotti degni di spesa.
    Solo che alcune volte mi dispiace osservare come la cultura (sempre in generale) sia diventata merce preziosa (che sia una strategia dall'alto per farci rinunciare!?).
    Comunque si, siamo vicini, l'ho notato anch'io guardando sul tuo profilo.
    Non mi resta che invitarti sul mio blog allora!

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  7. ma non è solo quello … Teo MAcero aveva scosso la testa dicendo che questi stampano adesso quello che lui avvea tolto per avere solo il meglio .. troppa inflazione, troppo business .. comunque di quei cofanetti ne ho 4…

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  8. Francesco,
    passo fra poco…

    Empedocle,
    sì, ricordo la polemica di Macero, ma anche lo stesso Miles lamentò, nella autobiografia, il fatto che dopo morto avrebbero ristampato di tutto. Sono del parere che non sempre un artista è conscio del valore esatto delle sue opere: obiettivamente certi inediti pubblicati nei cofanetti sono magnifici! E poi c'è da tenere in conto la storicizzazione d'un artista e della sua musica.

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