Michael Jackson, “Bad”, 1987

michael-jackson-bad-immagine-pubblica-blogUltimo capitolo d’una trilogia di album prodotta da Quincy Jones, “Bad” è l’album dalle vendite milionarie che Michael Jackson ha fatto pubblicare dalla Sony nell’agosto del 1987, poco dopo il suo ventinovesimo compleanno.

Anche se io all’epoca avevo soltanto nove anni, ricordo benissimo tutto il successo che ottenne quest’album: scalò rapidamente la classifiche musicali di mezzo mondo, piazzandosi un po’ dappertutto al vertice, grazie alla forza di canzoni che hanno fatto la storia del pop anni Ottanta come The Way You Make Me Feel, I Just Can’t Stop Loving You, Smooth Criminal, Dirty Diana, Man In The Mirror e quindi la stessa Bad, della quale ricordo benissimo anche il celebre video diretto da Martin Scorsese che le televisioni mostravano spesso in quegli anni (compresa l’irresistibile parodia di Al Yankovic).

In realtà i successi tratti dal disco furono anche di più: ben nove i singoli pubblicati a partire dalle undici canzoni incluse sull’album, aggiungendo quindi a quelle menzionate sopra anche Another Part Of Me, Liberian Girl e Leave Me Alone (inizialmente pubblicata nella sola edizione in compact disc dell’album). Insomma, “Bad” fu un successo planetario, tanto di vendite quanto di popolarità, che segnò la definitiva consacrazione artistica di Michael Jackson, ormai un artista maturo e svincolato una volta per tutte dalla sua precedente vicenda nei Jackson 5. Per quanto mi riguarda, se già con “Thriller” avevo avuto modo di capire chi fosse questo Michael Jackson, con “Bad” capii di trovarmi alle prese con l’indiscusso numero uno della musica mondiale. Nessuno come lui, questo è certo.

Tornando all’album in questione, sono un’infinità le cose che potremmo dire a proposito di “Bad”, dalla lunga genesi all’estensione del progetto fino alla realizzazione d’un film e d’un videogioco chiamati entrambi “Moonwalker” (ed entrambi di successo, manco a dirlo), passando per i numerosi aneddoti, i musicisti di prestigio che vi hanno preso parte (mi limito a citarne soltanto due, Stevie Wonder e Steve Stevens), il tour mondiale che ha portato il nostro anche a Roma e quindi le canzoni in quanto tali e i relativi videoclip. Insomma, altro che post, qui dovremmo scrivere un libro!

Scrivere una recensione di “Bad” mi sembra anche superfluo: a parte che darei vita ad un lungo papirone (e mi sa che già qui ho scritto più di quanto i pochi lettori di questo modesto blog sarebbero disposti a leggere), ma le canzoni di questo disco sono talmente famose che una loro descrizione mi sembra un’idea quanto mai sciocca. Mi limito perciò ad esprimere un’ultima considerazione, relativa ad un aneddoto. All’epoca, Prince, considerato dalla stampa il vero rivale di Michael Jackson, disse che sulla copertina dell’album c’era scritto “Bad” perché non c’era abbastanza spazio per scrivere la parola “Pathetic”. Chissà se al mio beneamato Prince rodeva un po’ lo straordinario successo dell’illustre collega di Gary, visto che quest’ultimo lo invitò a collaborare all’album, per giunta proprio alla stessa Bad.

E’ stato infatti lo stesso Quincy Jones a parlare della collaborazione sfumata tra le due maggiori stelle musicali afroamericane degli anni Ottanta, all’interno di un’intervista audio inserita nella riedizione in “Special Edition” di “Bad” datata 2001. A quanto pare, Prince avrebbe voluto una Bad più dura e più funk (mentre la coppia Jackson-Jones propendeva per sonorità più commerciali) ma non so fino a che punto esiste un’effettiva collaborazione del folletto di Minneapolis a questa memorabile canzone, gelosamente custodita in chissà quale archivio. Una super riedizione deluxe di “Bad” con questa e altre canzoni inedite (a quanto pare anche una coi Public Enemy) farebbe la mia felicità.

– Mat

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Queen 2011 Digital Remaster: album 1973-1976

queen-40-anniversarioNon so esattamente da quanti anni non compravo i dischi dei Queen: già alla fine degli anni Novanta li avevo tutti, tra ciddì, musicassette e vinili. Ma, come ho già ampiamente illustrato nel post precedente, questo 2011 segna il quarantennale della band inglese, per cui sono andato di corsa a ricomprarmi i loro dischi remasterizzati (con tanto di ciddì con materiale extra aggiuntivo per ogni titolo).

Ho così acquistato i primi cinque album dei Queen in edizione 2011 Digital Remaster, ovvero “Queen” (1973), “Queen II” (1974), “Sheer Heart Attack” (1974), “A Night At The Opera” (1975) e “A Day At The Races (1976), tutti assieme con tanto di confanetto celebrativo (nella foto sopra, la mia copia), pronto ad ospitare i restanti dieci album del gruppo – da “News Of The World” (1977) a “Made In Heaven” (1995) – che usciranno a giugno e a settembre.

Devo dirmi davvero soddisfatto del mio acquisto: sono ristampe ben fatte, anche se avrebbero potuto avvalersi di libretti più corposi e dettagliati (non vi mancano, comunque, le note tecniche sui brani aggiuntivi e la pubblicazione di foto rare, oltre ai testi delle canzoni), con un audio ristorato che sembra enfatizzare maggiormente basso e batteria. Ho dovuto ricredermi invece sulla qualità dei brani aggiuntivi, tra i 5 e i 6 per ogni album, che pur non presentando dei titoli nuovi in quanto tali ma soltanto versioni alternative sono veramente interessanti: una versione dal vivo di White Queen (As It Began), registrata nel 1975 all’Hammersmith Odeon di Londra, ad esempio, è addirittura superiore alla versione da studio presente in “Queen II”, con un registazione pulita e nitida nei dettagli. Davvero un’incisione notevole, non c’è che dire. Altri brani interessanti mi sono sembrati l’Instrumental Mix 2011 di Seven Seas Of Rhye, nonché la versione A Cappella di Bring Back That Leroy Brown; non vorrei tuttavia dilungarmi troppo nei particolari perché mi piacerebbe dedicare un post specifico per ognuno di questi album remasterizzati.

Per il resto, sono stato contento di trovare tra questo materiale bonus quelle canzoni che erano state pubblicate solo sui lati B di alcuni singoli, senza per questo essere inclusi nei dischi ufficiali: nonostante le conoscessi quasi a memoria, canzoni come Mad The Swine, See What A Fool I’ve Been e le varie I Go Crazy, Lost Opportunity & company di prossima pubblicazione mi mancavano.

A questo punto sono soltanto curioso di sapere che cosa troverò nei dischi dei Queen di prossima ripubblicazione! I pochissimi lettori affezionati di questo modesto blog possono però stare tranquilli: non ho in programma di parlare soltanto di Freddie Mercury e colleghi, per cui nei prossimi post ci sarà modo di parlare di altri gruppi, altri solisti e forse anche di cinema e letteratura. Buona Pasqua a tutti, alla prossima!

– Mat