Queen, "Queen", 1973 (2011 Digital Remaster)

queen-queen-album-1973-immagine-pubblicaMi fa una certa impressione maneggiare un disco dei Queen datato 2011 ed etichettato dalla Universal, dopo tanti anni in cui ho ascoltato i lavori del celebre gruppo inglese stampati dalla EMI. Come ho già scritto in questo post precedente, il 2011 segna infatti il quarantennale dei Queen, i quali hanno quindi siglato un accordo con la Universal che ripubblicherà entro settembre i loro quindici album da studio, con i primi cinque titoli che sono già stati pubblicati lo scorso aprile.

Ed è proprio al primo di questi, l’eponimo “Queen”, che voglio dedicare il post di oggi. Come tutti i fan della band sanno, l’album “Queen” venne registrato a bocconi e ritagli di tempo tra il 1971 e il ’72, in diversi studi di Londra e con diversi produttori (tra cui Roy Thomas Baker) e tecnici del suono (tra cui David Hentschel), e quindi pubblicato dalla EMI soltanto nel luglio 1973, mentre Freddie Mercury e soci si accingevano già a prepararne il seguito, ovvero il ben più ambizioso “Queen II“.

Insomma, nel momento in cui “Queen” vedeva finalmente la luce, l’album stesso suonava già superato; ad ogni modo resta una preziosissima testimonianza che documenta i primi due anni di attività dei Queen, formati da Brian May (chitarra, piano e voce), Roger Taylor (batteria e voce), John Deacon (basso) e quindi Freddie Mercury (voce e piano). Una formazione che però dimostra già tutto il suo valore, in grado di proporre subito grandi canzoni come My Fairy King (una delle loro migliori, secondo il mio modesto parere), Liar e Great King Rat, meticolosamente in bilico tra hard rock, progressive e un originalissimo stile teatrale che giungerà alla definitiva maturazione con l’album “A Night At The Opera” del 1975.

In “Queen” figurano inoltre felici fusioni sonore come Doing All Right (tra folk e hard rock) e Jesus (tra rock e gospel), nonché avveniristici esperimenti sonori come Modern Times Rock ‘N’ Roll (sorta di hardcore punk ante litteram, cantata da Roger) e suggestive ballate come The Night Comes Down. Come primo singolo venne invece scelto il brano stesso che apre l’album, ovvero il rock stradaiolo di Keep Yourself Alive, sul cui lato B figurava lo strisciante hard-blues di Son And Daughter, ottava canzone in scaletta sul disco.

Senza poi contare, mi viene da aggiungere come ultima considerazione, che in “Queen” Freddie Mercury è già Freddie Mercury e Brian May è già Brian May: ovvero un cantante straordinario abbinato ad un chitarrista straordinario. Nei successivi diciotto anni di carriera comune, questi due signori potranno soltanto diventare via via più bravi, disco dopo disco, accompagnati da due eccellenti partner, i già citati Taylor e Deacon.

Per quanto riguarda infine il materiale aggiuntivo di questa edizione 2011 Digital Remaster del primo album dei Queen, il “Bonus EP” che forma il secondo ciddì contiene sei canzoni: una è la delicata Mad The Swine che era già apparsa in un B-side del 1991, originariamente scartata dall’originale album “Queen”, mentre le altre cinque costituiscono il demo che venne inciso dal gruppo nel corso del suo primo contatto con uno studio di registrazione professionale, ovvero il De Lane Lea di Londra, nel dicembre 1971. In quell’occasione i Queen, ancora senza alcun contratto discografico, incisero Keep Yourself Alive, The Night Comes Down (che a parte un lieve remix finì dritta dritta sull’album così com’era), Great King Rat, Jesus e Liar, producendosi da soli e avvalendosi del tecnico residente, Louis Austin.

L’audio di queste cinque canzoni proviene direttamente dall’acetato di prova conservato da Brian May, con tanto di fruscìo da puntina; ma la definizione audio è davvero notevole, così come tutto il resto di questo “Queen” 2011 Digital Remaster, per cui è qui possibile ascoltare al meglio, come mai prima d’ora, il primo capitolo di questa affascinante storia che è la vicenda artistica dei Queen. Consigliatissimo a tutti i veri fan del gruppo: impossibile fare a meno di questa riedizione.

– Mat

Annunci

Autore: Matteo Aceto

Nato negli anni Settanta, abruzzese con un pezzetto di cuore lasciato a New York, marito, papà, impiegato, tifoso della Ferrari, nostalgico di Schumi e dei vecchi campioni del pugilato, lettore avido ma distratto, cinefilo che rivede sempre gli stessi film, compratore assiduo di dischi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...