Ivan Graziani, “Rock e Ballate per Quattro Stagioni”, 2017

ivan-graziani-rock-e-ballate-per-quattro-stagioni“Grandissimo”, “artista completo”, “in anticipo sui tempi”, “grande chitarrista”, “mai banale”, “ironico”, “originale” e soprattutto “sottovalutato”. Sono questi i termini con cui la stampa italiana ha ricordato Ivan Graziani a venti anni dalla morte e al cospetto della sua tripla antologia “Rock e Ballate per Quattro Stagioni”, pubblicata dalla Sony meno d’un mese fa e da me acquistata di lì a poco.

Non precisamente un cofanetto, com’è stato scritto un po’ ovunque, la confezione di “Rock e Ballate per Quattro Stagioni” è semplicemente apribile a fisarmonica, dove tre tasche di cartoncino accolgono altrettanti ciddì: i primi due contengono una selezione del meglio di Ivan Graziani del periodo 1976-86, mentre il terzo è la ristampa dell’album “Per Sempre Ivan”, uscito originariamente nel 1999, quando Ivan non c’era già più e che per questo venne realizzato dall’amico Renato Zero a partire dagli inediti nastri originali del cantautore abruzzese.

“Cantautore abruzzese”, ecco una definizione che mi piace e che mi imbarazza a un tempo: mi piace perché io, da conterraneo, ovviamente non posso non compiacermene, e mi imbarazza perché ho praticamente scoperto Ivan Graziani proprio con questa sua nuova raccolta. Certo, il suo nome lo conosco da sempre, canzoni come Firenze (Canzone Triste) o Lugano Addio le conosco da decenni anch’io, eppure mai prima d’ora avevo sentito la necessità d’andarmi a comprare un disco di Ivan o anche soltanto a curiosare qua e là via web sul suo conto.

Inoltre, seppure a chiacchiere apprezzato da tutti, nessuno tra i miei parenti e amici ha mai avuto un disco di Ivan Graziani (o io non me ne sono mai accorto, ipotesi non troppo infondata, in effetti) per cui – incuriosito come ormai mi capita abitualmente da trent’anni a questa parte, e non so mai il perché mi sovvengono, di queste curiosità – ho fatto tutto da me, da bravo autodidatta quale sono sempre stato. Di corsa a comprarsi una raccolta, insomma, che per me resta il modo migliore per scoprire la musica d’un gruppo o d’un solista che sia.

E così oltre a quelle canzoni più popolari che forse un po’ tutti noi conosciamo, come Agnese, come Pigro o le già citate Lugano Addio e Firenze, in “Rock e Ballate per Quattro Stagioni” ho avuto la piacevole sorpresa d’imbattermi in molte altre belle canzoni che conoscevo appena o non conoscevo affatto, come Signora Bionda Dei Ciliegi (davvero magnifica, tanto da chiedermi… ma io in tutto questo tempo dove sono stato?!), come Olanda, come Ugo l’italiano, come Pasqua, come Scappo di casa, come Palla di Gomma, come Signorina, come Fuoco Sulla Collina, come La mia isola, come Fango. Davvero belle, davvero degne di nota, davvero tra le cose migliori mai messe su nastro da un nostro cantautore. E anche le altre che non ho menzionato, mi sembrano via via più belle con gli ascolti ripetuti. Ragion per cui sono anch’io pronto a utilizzare, nei confronti del compianto Ivan Graziani, termini come “grandissimo”, “artista completo”, “in anticipo sui tempi”, “grande chitarrista”, “mai banale”, “ironico”, “originale” e soprattutto “sottovalutato”.

-Matteo Aceto

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

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