Neil Young, “Hitchhiker”, 2017

Neil Young HitchhikerE così, dopo aver acquistato nel giro di pochi mesi sia “Harvest” (1972) che “On The Beach” (1974), sono andato a comprarmi anche l’ultimo album di Neil Young, “Hitchhiker”, fresco fresco d’uscita, sebbene sia stato registrato nel lontano 1976. “Hitchhiker” è infatti una raccolta di dieci brani perlopiù per sola voce & chitarra messi su nastro dal nostro in presa diretta, a quanto pare nel corso di un’unica seduta notturna. Soltanto due sono le canzoni effettivamente inedite, Give Me Strenght e Hawaii, mentre tutte le altre, in un modo o nell’altro, erano già comparse negli album di Young usciti tra il 1977 e il 1980, mentre la stessa Hitchhiker aveva visto la luce addirittura nel 2010.

Ad ogni modo, le dieci canzoni che formano il “nuovo” “Hitchhiker” sono delle versioni inedite che, essendo state eseguite con le stesse modalità e durante la stessa sessione d’incisione, formano un corpus decisamente compatto e piacevolmente amalgamato. Possiamo così goderci un’esecuzione intima di Neil Young della durata di appena trentaquattro minuti come se il celeberrimo cantautore canadese si stesse esibendo nella nostra stanza. Comodo e rilassato, da quel minimo di dialogo col produttore David Briggs che si può cogliere di tanto in tanto tra le canzoni dell’album, Neil Young si destreggia amabilmente tra la chitarra acustica e l’armonica a bocca, mentre nell’ultimo brano in programma, The Old Country Waltz, lascia la chitarra per il pianoforte.

Per quanto mi riguarda, la canzone più interessante è la splendida Pocahontas, brano che debuttò in tutt’altra forma nell’album “Rust Never Sleeps” (1979) e che resta uno dei più belli che io abbia mai sentito uscire fuori dal repertorio di Neil Young. Ma non c’è nessuna delle altre nove – Powderfinger (che mi ricorda qualche altra canzone che al momento non sono riuscito a individuare), Captain Kennedy, Ride, My Llama, Campaigner e Human Highway, per riportare i titoli di quelle che non abbiamo già menzionato – che io disdegni. In realtà, non conoscendo le versioni precedentemente distribuite con gli album del periodo 1977-2010, temo proprio che questo “Hitchhiker” possa rivelarsi la rampa di lancio che mi porterà a scoprire anche quegli altri pianeti della galassia Young.

Non si può far a meno di notare, infine, la somiglianza tra la grafica di “Hitchhiker” con quella di “On The Beach”: entrambe ci mostrano il cantautore sulla spiaggia, mentre i testi di “Hitchhiker” sono riportati nel medesimo foglio bianco parzialmente sommerso dalla sabbia nel quale sono scritti i crediti di “On The Beach”. Mi piace pensare, insomma, che Neil Young consideri “Hitchhiker” l’ideale seguito di “On The Beach”.

-Mat

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Bohemian Rhapsody: il film sui Queen finalmente in lavorazione

Bohemian Rhapsody Rami Malek Freddie MercuryTanto il sito dei Queen quanto quello del loro chitarrista, Brian May, ci stanno tenendo aggiornati sulla lavorazione del film “Bohemian Rhapsody”, il biopic sulla stessa band inglese, che a questo punto dovrebbe essere distribuito nelle sale nell’autunno 2018. Sì insomma, dopo dieci anni buoni di preproduzione, tra sceneggiatori & attori che andavano e venivano (per la parte di Freddie Mercury si era parlato di Sacha Baron Cohen ma anche di un certo Johnny Depp, mentre una prima stesura era stata scritta da Peter Morgan), il film a cui è stato dato il titolo della più formidabile canzone dei Queen, Bohemian Rhapsody per l’appunto, è finalmente una realtà.

Il regista è Bryan Singer, newyorkese, classe 1965, già dietro la cinepresa per i film della serie “X-Men”, oltre che per “Operazione Valchiria” e “Superman Returns”. Era stato anche coinvolto nella produzione della celebre serie “Dr. House”, se non ho capito male. E se alla sceneggiatura troviamo Justin Haythe (quello di “Revolutionary Road” di Sam Mendes) e Anthony McCarten (quello de “La teoria del tutto” di James Marsh), ad interpretare i quattro componenti originali dei Queen abbiamo finalmente il cast al gran completo: Gwilym Lee sarà Brian May, Ben Hardy sarà il batterista Roger Taylor, Joseph Mazzello sarà il bassista John Deacon e Rami Malek sarà Freddie Mercury (nella foto sopra, la prima foto ufficiale diffusa dalla produzione, anche se mi sembra un po’ ritoccata). Ci saranno inoltre Lucy Boynton e Allen Leech ad interpretare, rispettivamente, la fidanzata storica e il manager personale di Freddie Mercury. Ammetto candidamente d’ignorare tutti questi nomi coinvolti nel casting, saprei giusto dire qualche parola in più su Rami Malek, ma solo perché interpretando Freddie Mercury ha il ruolo più in vista e perciò se ne è parlato di più.

Californiano d’origine egiziana, classe 1981, il buon Malek è noto per aver interpretato il protagonista della serie tivù “Mr. Robot” (della quale non sapevo assolutamente nulla fino a qualche giorno fa), oltre che aver preso parte a un paio di film della serie “Una notte al museo”. Con ogni probabilità, insomma, il rischioso ruolo che gli è stato affidato, quello di un personaggio ormai così impresso nella cultura popolare come Freddie Mercury, sarà il ruolo della sua vita. Staremo a vedere.

Nel cast, infine, pare proprio che ci sia anche Mike Myers, già celebre tra i fan dei Queen per aver interpretato il protagonista in “Wayne’s World”, dove la stessa canzone Bohemian Rhapsody ha una parte memorabile nella buffa vicenda filmica narrata. Ammetto che negli ultimi tempi i biopic (come si chiamano ora i film che riguardano una biografia) sui protagonisti della musica non mi hanno affascinato più di tanto; tanto per dirne una, mi sono stupito della mia stessa indifferenza con la quale ho accolto “Miles Ahead”, il biopic su Miles Davis del 2015 diretto & interpretato da Don Cheadle.

Eppure tutto questo gran parlare di “Bohemian Rhapsody” attraverso i siti ufficiali legati ai Queen ha risvegliato la mia curiosità. Non so esattamente come si svolgerà la vicenda, so soltanto che riguarderà gli anni 1970-1985, quindi dalla fondazione della band a Londra, in quel lontano 1970, al trionfo del Live Aid del luglio 1985. Ed è proprio con la storica esibizione dei Queen al Live Aid che sono iniziate le riprese. Prima dell’autunno 2018, ne sono certo, avremo comunque modo di riparlarne.

-Mat

Notiziole musicali #5

Walter Becker, Donald Fagen, Steely DanE’ settembre, finalmente, mese di ripartenze, ed è tempo di far ripartire anche questo modesto blog. Purtroppo si riparte con una brutta notizia: il chitarrista-autore-produttore Walter Becker (a sinistra nella foto), cofondatore degli Steely Dan assieme Donald Fagen (a destra nella foto), è morto ieri in circostanze non ancora rese note. Un tumore, probabilmente. Personalmente mi dispiace molto, giacché gli Steely Dan sono uno dei miei gruppi preferiti: ho tutti i loro dischi, quelli di Fagen da solista e, ovviamente, anche quelli di Becker da solista, cioè “11 Tracks Of Whack” (1994) e “Circus Money” (2008). Da qualche anno a questa parte sono clamorosamente scomparsi alcuni dei più famosi & celebrati divi musicali – qui metto soltanto David Bowie, Prince e George Michael, tanto per citarne alcuni tra i più recenti, ma la lista è tristemente lunga – per cui la morte di un personaggio peraltro schivo come Walter Becker mi addolora ma non mi sconvolge più di tanto. E’ anche una questione anagrafica, insomma. Non saranno certamente vecchie, le mie pop-rockstar preferite, ma non sono neppure nate ieri.

Queen News Of The World 40th Anniversary EditionE’ notizia di oggi, invece, che l’album “News Of The World” (1977) dei Queen verrà ristampato il prossimo novembre dalla Universal in un lussuoso cofanetto commemorativo in occasione del suo quarantennale. Ebbene sì, canzoni come We Will Rock You e We Are The Champions sono state pubblicate la bellezza di quaranta anni fa… sembra ieri, vero? “News Of The World – 40th Anniversary Edition” sarà un box multiformato contenente l’edizione in vinile dell’album originale, un divuddì con documentario e filmati d’archivio, tre ciddì (uno con l’album originale e due contenenti inedite versioni alternative e/o demo delle undici canzoni originariamente incluse nell’album del ’77, più alcuni brani che ne vennero scartati e una selezione degli stessi pezzi registrati dal vivo tra il 1977 e il 1982). Non mancheranno, infine, un bel libretto di sessanta pagine dalle dimensioni d’un vinile e un paio di poster del quale, probabilmente, chiunque di noi potrebbe anche fare a meno.

Il materiale presente in “News Of The World – 40th Anniversary Edition” è, in effetti, abbastanza ridondante, considerando che i master del vinile e del ciddì sono gli stessi della più recente riedizione dell’album (2011) e i pezzi dal vivo avevano già visto la luce in precedenti uscite discografiche dei Queen (come ad esempio le BBC sessions). I due ciddì contenenti i provini, gli strumentali e le versioni alternative dovrebbero però giustificare l’acquisto (secondo me siamo sui cento euro), almeno per noi fan accaniti del gruppo inglese. Senza contare il bel formato che anche solo a vederlo così, in questa prima immagine che è stata resa pubblica dal sito ufficiale, fa la sua porca figura.

Neil Young HitchhikerUscirà invece già questo venerdì “Hitchhiker”, un album inedito di Neil Young registrato nel lontano 1976. Si tratta di una raccolta di dieci brani perlopiù per sola voce & chitarra messi su nastro dal nostro in presa diretta. Soltanto due canzoni sono effettivamente inedite, Give Me Strenght e Hawaii, mentre le altre, in un modo o nell’altro, erano già comparse in altri album di Neil Young successivi, come ad esempio la splendida Pocahontas, che debuttò in “Rust Never Sleeps” del 1979. Per quanto io conosca Neil Young da una vita, soltanto di recente ho imparato ad apprezzarlo davvero: se tanti anni fa comprai su musicassetta (anzi, era un doppia musicassetta!) la raccolta “Decade”, negli ultimi mesi sono andato a comprarmi il celeberrimo “Harvest” (finalmente!) e “On The Beach”, che mi è piaciuto anche di più e del quale mi piacerebbe parlare prossimamente in un post dedicato.

-Mat