Bob Dylan: un po’ di questo, un po’ di quello

Bob Dylan è in tour in Italia con ben tre date all’Auditorium Parco della Musica di Roma, più altre a Firenze, Mantova, Milano, Jesolo (addirittura?) e Verona, ma io non sarò sotto il palco ad applaudirlo. Purtroppo. Mi sarebbe piaciuto, per carità, ma sono ormai dieci anni buoni che mi sono ritirato dall’attività live. Non ho più il fisico (e né la testa, a ben vedere) per affrontare tutti i chilometri che le mie pop/rockstar preferite vorrebbero farmi fare ogni volta che decidono di passare nella nostra beneamata penisola. E poi l’attesa ai cancelli, la corsa per prendersi i posti migliori, il sorbirsi i gruppi di supporto, eccetera. No, non fa proprio (più) per me.

Bob Dylan m’è sempre piaciuto anche se non mi ha mai fatto impazzire. Negli ultimi anni, tuttavia, sono andato a comprarmi diversi suoi dischi, comprese antologie triple (come ad esempio “Biograph”, del 1985) o cofanetti tematici (come ad esempio i sei ciddì contenenti le leggendarie “Basement Tapes”, usciti in box nel 2014), e perfino il suo ultimo album, anch’esso un triplo, “Triplicate” per l’appunto, uscito nel 2017 e del quale mi piacerebbe presto parlare in un post tutto suo. Mi piacerebbe avere un po’ tutti i suoi album “classici” (per ora sono fermo al solo “Blonde On Blonde” del 1966) ma è anche vero che ho puntato su Amazon un box antologico che la Sony ha fatto uscire qualche anno fa e contenente tutti i dischi da studio del nostro. Insomma, con una botta & via potrei farmi recapitare a domicilio tutta la produzione dylaniana dall’esordio agli anni della maturità.

Per il resto, sono convinto che ogni album di Bob Dylan sia meritevole quanto meno di considerazione, giacché in ognuno di essi si possono trovare brani di qualità. E poi parliamo pur sempre di uno che è sulla cresta dell’onda da oltre cinquant’anni e che di recente – non senza polemiche – è stato addirittura insignito del prestigioso premio Nobel per la letteratura. Un colosso, niente da dire. Al quale voglio avvicinarmi il più possibile ma anche senza fretta, seguendo la mia vecchia curiosità di appassionato di musica & compratore di dischi. Continuando, almeno per ora, a guardarlo da lontano, come in questi giorni che non sarò presente a nessuno dei suoi concerti italiani.

-Matteo Aceto

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Autore: Matteo Aceto

Quarantenne, lettore onnivoro, cinefilo selettivo, ancora compro dischi.

4 pensieri riguardo “Bob Dylan: un po’ di questo, un po’ di quello”

  1. anch’io ho sempre avuto qualche problema con Dylan, ha scritto canzoni magnifiche e testi sorprendenti ma faccio sempre fatica a sintonizzarmi con lui. Probabilmente è un problema di lingua, se fossi di lingua madre made in Usa forse ne capirei di più.

    1. Sicuramente chi non è di madrelingua inglese si perde parte del “divertimento”. Tempo fa ho anche comprato un libro con i testi del nostro e ho scoperto, per giunta, che il testo di una stessa canzone di Bob Dylan può presentare differenze tra la versione pubblicata su disco, tra una versione eseguita dal vivo vent’anni dopo, e una versione demo incisa prima della versione “ufficiale”. Insomma, ogni pezzo dylaniano ha potenzialmente una storia testuale a sé.

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