Queen, “Jazz”, 1978

queen jazz immagine pubblicaTra i lavori più belli e gioiosi dei Queen, “Jazz” è tutto fuorché un disco jazz. Il titolo dell’album sta infatti per “chiacchiericcio”, “cicaleccio” o una roba del genere (vallo a capire, lo slang inglese), e musicalmente parlando è un panciuto pentolone pieno di ingredienti – rock ovviamente, e anche hard, ma pure blues, funk, e l’inevitabile pop – cucinati secondo una ricetta che solo i Queen sapevano preparare e condire.

E così, accanto a canzoni ormai davvero popolari come le scoppiettanti Bicycle Race e Don’t Stop Me Now, troviamo ballate malinconiche come Jealousy e In Only Seven Days, escursioni metalliche come Dead On Time e Let Me Entertain You (a quel tempo appropriato brano d’apertura dei concerti dei Queen), un Brian May che a livello autoriale passa da momenti pensosi come Leaving Home Ain’t Easy ad altri ben più faceti come Fat Bottomed Girls, e addirittura un Freddie Mercury che canta in arabo, nel sorprendente Mustapha, brano d’apertura dello stesso “Jazz”.

“Jazz” che, dopo un periodo di autogestione in cui i Queen avevano prodotto da soli due dischi di transizione come “A Day At The Races” (1976) e “News Of The World” (1977), sanciva il ritorno del produttore Roy Thomas Baker, un uomo al fianco dei Queen praticamente dagli esordi e artefice non secondario del disco più celebrato della band inglese, “A Night At The Opera” (1975). E, lasciatemelo dire, con Baker “at the controls”, la differenza si sente eccome!

Dopo di lui, i Queen assunsero Mack, un produttore tedesco che mantennero alla console fino alla metà degli anni Ottanta. Questo è però un altro capitolo della storia e, decisamente, un altro sound. Infine, per concludere, un aneddoto che mi pare divertente: uscito sul finire del 1978, “Jazz” venne recensito dal New Musical Express, celebre rivista musicale inglese che in quegli anni aveva abbracciato la causa del punk, con queste parole: “un disco buono da regalare a qualche parente sordo a Natale”. Un disco che arrivò al secondo posto della classifica britannica (nulla potendo contro il successo planetario del film “Grease” e della relativa colonna sonora): evidentemente, di parenti sordi, i sudditi britannici ne avevano parecchi.

-Matteo Aceto

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Autore: Matteo Aceto

Nato nei tardi anni Settanta, lettore avido che presto dimentica, cinefilo che rivede spesso gli stessi film, compratore assiduo di dischi.

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