“All This Is Love”, un altro inedito dei Queen?

Con flemma tipicamente inglese, la pagina facebook ufficiale dei Queen ha praticamente rivelato, lo scorso 23 marzo, la presenza d’un nuovo pezzo inedito della band. Si tratta di All This Is Love, una canzone che non venne inclusa nell’album “Hot Space” (1982).

A rivelarlo è Greg Brooks, l’archivista dei Queen, ed è un qualcosa che ha sorpreso tutti i fan, giacché nessuno di loro (me incluso) ne aveva mai sentito parlare prima. In realtà è stato reso pubblico un foglietto strapazzato (vedi la foto in alto) contenente il testo scritto a mano da Freddie Mercury e riguardante, per l’appunto, una canzone intitolata All This Is Love.

Ma si tratta di una canzone in senso stretto? Nonostante la curiosità dei fan manifestatasi subito nei commenti via facebook, nessuna voce ufficiale ha voluto chiarire la situazione. Ecco perché ho atteso una settimana prima di parlarne, speravo che fosse fatta un po’ più di luce. Le cose stanno evidentemente così, con tre diverse interpretazioni: All This Love è solo un testo scritto su un foglio al quale, tuttavia, non è stato associato nessuna musica; si tratta del titolo e quindi del testo alternativo di una canzone altrimenti nota e contenuta nell’album “Hot Space”; si tratta – ed è quello che mi auguro – di una canzone vera e propria incisa dai Queen durante le sedute di registrazione di quel controverso album ma infine scartata e rimasta tuttora sconosciuta.

Al momento, per una mera questione di cronaca, provvedo ad aggiornare il post relativo a le (poche) canzoni inedite dei Queen, sperando di avere presto ulteriori informazioni sulla ghiotta scoperta.

-Mat

Le (poche) canzoni inedite dei Queen

queen-canzoni-inediteDiversamente dalle canzoni (ancora) inedite dei Beatles, quelle relative ai Queen sono per lo più delle versioni inedite – a volte anche radicalmente diverse – di brani già noti. Maniaci del perfezionismo in studio, spesso i Queen lavoravano con grande intensità ad uno stesso pezzo per parecchi mesi, se non addirittura per anni, producendo quindi una serie di canzoni che, seppur accomunate dallo stesso titolo, presentavano in pratica delle notevoli differenze, frutto di ripensamenti e migliorie successivi.

Faccio un primo esempio, tanto per capirci: sull’album “Mr. Bad Guy” di Freddie Mercury, pubblicato nel 1985, compare per la prima volta una canzone intitolata There Must Be More To Life Than This. Ebbene una prima versione era stata incisa dai Queen al gran completo durante le sedute per l’album “Hot Space” (1982), mentre successivamente Mercury la provò in studio niente meno che con Michael Jackson. Ora, è vero che una There Must Be More To Life Than This tra i Queen e Jackson è stata finalmente pubblicata nel 2014 sulla raccolta “Queen Forever” ma sta di fatto che quella collaborazione è un montaggio recente tra le varie registrazioni esistenti, frutto della collaborazione tra William Orbit, Brian May, Roger Taylor e gli eredi di Michael Jackson. Restano tuttora inedite la There Must Be More To Life Than This incisa dai soli Queen nel 1982 e la There Must Be More To Life Than This incisa in duetto tra Freddie e Michael qualche tempo dopo.

Stiamo quindi parlando di una stessa canzone ma conosciuta come minimo in tre versioni alquanto diverse fra di loro; come si sarà notato, inoltre, diventa piuttosto labile il confine tra cosa può essere definita “canzone dei Queen” e cosa può invece intendersi come “canzone solista” (di Freddie Mercury, in questo caso). Esistono numerosi altri esempi in merito. Vediamo di fare un po’ di chiarezza in un territorio alquanto difficile ma davvero molto affascinante.

Il 1981 è l’anno della famosa collaborazione dei Queen con David Bowie per Under Pressure. A quanto pare, tuttavia, quel celeberrimo hit d’alta classifica non è il solo frutto della collaborazione: a parte infatti una versione di Cool Cat contenente una specie di rap da parte di Bowie (brano tuttora inedito ma piuttosto noto – e già da molti anni – nel circuito delle registrazioni clandestine), esistono almeno altri tre brani – chiamati rispettivamente Ali, It’s Alright e Knowledge – eseguiti dai cinque o da configurazioni diverse tra i cinque. Senza poi contare, infine, che la stessa Under Pressure prese avvio da un pezzo inciso dai soli Queen, un pezzo chiamato Feel Like e tuttora inedito. Ecco quindi che abbiamo già due Cool Cat (quella inserita sull’album “Hot Space” e quella inedita con David Bowie) e due Under Pressure (quella, popolarissima, pubblicata su singolo nel novembre ’81 e una precedente versione a quattro chiamata Feel Like).

Non si creda, tuttavia, che questa pratica sia stata applicata dai Queen soltanto in quei primi anni Ottanta: non solo è continuata almeno finché Freddie era in vita (come sappiamo, il celeberrimo cantante morì prematuramente il 24 novembre 1991) ma risale addirittura agli albori della storia dei Queen, quando ancora la band si chiamava Smile ed era un trio composto dai già citati May e Taylor col cantante/bassista Tim Staffel. Esistono infatti alcuni pezzi, più o meno inediti, come Doing All Right e Polar Bear registrati da entrambe le incarnazioni del gruppo, senza poi contare l’inedita Silver Salmon che, seppur sia stata scritta a quanto pare dal solo Tim Staffel, è stata registrata dai Queen con già nei ranghi il bassista John Deacon.

Anche un brano del 1974, accreditato tanto nell’esecuzione quanto nella scrittura ai quattro Queen, pare che in realtà sia stato concepito (ma non si sa se sia stato anche effettivamente registrato) ai tempi dei Wreckage, la formazione pre-Queen di Freddie Mercury. Stiamo parlando di Stone Cold Crazy, sorta di proto speed-metal inserito nell’album “Sheer Heart Attack” e ripreso negli anni Ottanta anche dai Metallica.

A quegli albori dell’epopea dei Queen, tra le nebbie degli Smile e dei Wreckage, può anche essere fatta risalire la fantomatica Hangman, suonata occasionalmente dal vivo fino a una buona prima metà degli anni Settanta ma mai apparsa in una effettiva versione da studio.

Torniamo così agli anni Ottanta: nel 1984 esce su singolo la famosa Love Kills, un brano disco accreditato al solo Freddie Mercury ma scritto e prodotto con il “nostro” Giorgio Moroder. Ebbene, non soltanto in Love Kills sono presenti gli altri membri dei Queen (è in forse Deacon a dire la verità, ma May e Taylor ci sono di sicuro) ma in anni recenti abbiamo saputo che esiste una versione ballad-rock di Love Kills eseguita dai Queen in quanto tali, e senza la partecipazione del buon Moroder. Anche questa versione è stata inclusa in “Queen Forever” ma anch’essa è un montaggio a posteriori, tra la versione strumentale della band, la voce di Mercury sul pezzo con Moroder e nuove parti sovraincise per l’occasione. Insomma, se esiste davvero una Love Kills messa su nastro dai soli Queen tra il 1983 e il 1984, essa è tuttora inedita.

Così come restato inedite quelle registrazioni di Let Me Live, Made In Heaven e Man Made Paradise effettuate circa nello stesso periodo: la prima, una collaborazione con Rod Stewart, compare notevolmente rimaneggiata sull’album “Made In Heaven” (il primo disco dei Queen post-Mercury, edito nel 1995), così come la stessa Made In Heaven, mentre una Man Made Paradise è apparsa per la prima volta nel 1985, sul già citato album solista “Mr. Bad Guy”. Un po’ di caos, vero? Beh, l’ho detto, qui il confine tra opera solistica e opera di gruppo è davvero labile. Facciamo un altro po’ di confusione?

Eccola servita: nel corso del 1984, Freddie incide come solista un brano – Love Makin’ Love – che non figurerà su “Mr. Bad Guy” ma che venne ripreso dai Queen per l’album “A Kind Of Magic“, le cui sedute d’incisione iniziarono l’anno seguente. Ora, se la Love Makin’ Love solistica fece la sua prima comparsa sul monumentale cofanetto monografico dedicato a Freddie Mercury del 2000, la versione dei Queen resta tuttora inedita. Stesso discorso potrebbe farsi per Heaven For Everyone, un pezzo di Roger Taylor provinato dai Queen durante le sedute del già citato “A Kind Of Magic” ma quindi inciso per un progetto solistico di Taylor del 1987… con tanto di voce originale di Mercury! Il tutto, infine, è stato rimaneggiato abilmente e pubblicato con grande successo nel 1995 su “Made In Heaven”. Restano inedite quelle registrazioni originali, pure, per così dire, di Heaven For Everyone di metà anni Ottanta.

Potremmo continuare così con molti altri esempi, virtualmente per ogni canzone dei Queen a noi conosciuta. Concludiamo però il discorso con quelle che effettivamente SONO delle canzoni inedite dei QueenDog With A Bone (un pezzo funky cantato in duetto tra Roger e Freddie), My Secret Fantasy (altro ibrido rock-funk, col testo appena accennato), Face It Alone (una dolente ballata rock, anch’essa più accennata che effettivamente eseguita) e Self Made Man (un pezzo piuttosto grintoso, cantato da Freddie con Brian). Sono tutte relative agli anni 1988-90, quando la band incise senza apparente soluzione di continuità le canzoni per gli album “The Miracle” (1989) e “Innuendo” (1991).

Diverse altre canzoni d’archivio erano già state pubblicate nel 2011, in occasione del quarantennale dei Queen, quando ogni album del gruppo è stato riproposto in edizione limitata con tanto di ciddì bonus contenente appunto materiale raro o effettivamente inedito. Per il resto, non dovrebbero essercene rimaste così tante nei “dossier segreti” dei Queen di canzoni realmente inedite, come hanno anche avuto modo di raccontare alcuni tra i loro più stretti collaboratori. Tuttavia, il 23 marzo 2017, la pagina facebook ufficiale dei Queen ha rivelato il titolo di una canzone risalente alle sedute di “Hot Space”: All This Is Love. Versione alternativa di una canzone altrimenti già nota o vero e proprio inedito? Speriamo di poterne sapere presto qualcosa in più.

– Mat

(ultimo aggiornamento: 31 marzo 2017)

Le canzoni (ancora) inedite dei Beatles

Beatles ineditiNegli ultimi anni abbiamo visto ristampe discografiche d’ogni sorta, dal semplice cd remasterizzato in confezione digipack a imponenti cofanetti multiformato contenenti cd, vinili (sia a 33 che a 45 giri) e dvd/bluray. Generalmente, accolgo con gran favore questo materiale storico che, spesso, include dei succosi brani inediti che bastano da soli a fare la felicità di noi fan.

Dal 2009 fino a tempi più recenti sono stati ripubblicati a più riprese tutti gli album dei Beatles – sia in stereo che in mono, sia singolarmente che tutti assieme in corposi box, sia in formato digitale che in abbinamento editoriale – ma nessuno di essi è stato riproposto con una mezza nota di brano inedito. Eppure ce ne sono eccome, di canzoni inedite dei Beatles negli archivi EMI e in quelli privati degli stessi Beatles superstiti e/o dei loro eredi. Nel 2008, ad esempio, s’era parlato d’un Paul McCartney nuovamente alle prese con l’inedita lennoniana Now And Then (scartata da “Anthology 3”) e soprattutto intenzionato a pubblicare finalmente il brano più strambo & misterioso dei Beatles, A Carnival Of Light. Poi tutto è finito lì, e il 9 settembre 2009 (il fatidico 09/09/09) sono stati sì distribuiti nei negozi i tanto attesi album remasterizzati dei Beatles ma nessuno di essi conteneva un solo brano inedito o una sola versione alternativa.

Credo sempre che nel prossimo futuro avremo ancora qualche clamorosa pubblicazione beatlesiana, magari un’edizione deluxe di “Sgt. Pepper” che potrebbe uscire nel 2017, in occasione dei cinquant’anni del disco, oppure – come spero da anni – ulteriori volumi del fortunato progetto “Anthology”, pubblicato nel biennio 1995-96 e contenente per l’appunto tutta una serie di canzoni inedite e alternative a quelle apparse originariamente fino al 1970. In attesa che le mie speranze – ma anche quelle, ne sono certo, di milioni di altri fan – trovino realizzazione, ripropongo quindi un post che avevo scritto proprio nel 2009 e qui opportunamente rivisto: si tratta d’un assaggio – in ordine cronologico – di ciò che le future uscite discografiche beatlesiane potrebbero riservarci.

L’11 settembre 1962, in una delle prime sedute ai celebri EMI Studios di Abbey Road, i Beatles incisero Please Please Me, una ballata che venne successivamente accelerata nella forma che tutti conosciamo affinché fosse più appetibile come singolo. Purtroppo quella prima versione lenta è andata distrutta perché all’epoca non tutte le incisioni alla EMI venivano conservate su nastro e perché nessuno ancora poteva prevedere il fenomenale successo dei Beatles; mi piace però pensare che magari esista ancora qualche versione casalinga della lenta Please Please Me in casa McCartney. Altra registrazione degna di nota, risalente al 26 novembre, è quella di Tip Of My Tongue: i Beatles ci lavorarono un po’ ma poi preferirono donare la canzone a Tommy Quickly, che la incise per conto suo, mentre la versione originale resta inedita tuttora.

Il 17 ottobre del ’63 i nostri registrarono invece “The Beatles’ Christmas Record”, il primo di sette consecutivi flexi-disc inviati gratis ai membri del Fan Club ufficiale in prossimità del Natale: contenevano spezzoni di dialoghi, battute, canti natalizi e a volte anche veri e propri inediti, come quel Christmas Time Is Here Again svelato nel 1996. L’eventuale pubblicazione di questo materiale natalizio potrebbe dar vita benissimo ad un doppio o triplo album a sé stante. Balzando al 1965, il 13 aprile i Beatles misero su nastro la prima versione di Help!: per quanto fin da subito si trattava d’un brano veloce, è noto che la versione originale presentata da John Lennon al gruppo era anch’essa una ballata. Chissà, forse Yoko Ono o anche Julian Lennon sono in possesso di qualche registrazione casalinga con tale notevole inedito.

Eccoci quindi alla A Carnival Of Light citata sopra: incisa il 5 gennaio ’67, è un’escursione psichedelica della durata di oltre 13 minuti. Il brano era stato concepito come parte della colonna sonora dell’omonimo spettacolo che si tenne al Roundhouse Theatre di Londra in quello stesso mese. Per un soffio A Carnival Of Light (indicata alla EMI semplicemente come Untitled) non comparve su “Anthology 2”: George Harrison si oppose alla pubblicazione ufficiale d’un pezzo che, secondo lui, era più un’opera di John e Paul che una prova di gruppo.

Nel corso di quel prolifico 1967, i Beatles registrarono numerosi altri brani dalla lunghezza insolita per i loro standard: Anything, con un Ringo Starr in grande spolvero, dura 22 minuti e 10 secondi; un’altra Untitled del 9 maggio ha una lunghezza prossima ai 16 minuti; due altre lunghe jam session strumentali, entrambe marcate anch’esse come Untitled, vennero registrate il 1° e il 2 giugno. Senza contare, inoltre, un Aerial Tour Instrumental (brano che sarebbe diventato Flying nel progetto “Magical Mystery Tour”) lungo 9 minuti e 36 secondi e una It’s All Too Much dagli oltre 8 minuti. Infine due brani registrati per la colonna sonora di “Magical Mystery Tour”, Shirley’s Wild Accordion e Jessie’s Dream: inclusi come spezzoni in alcune sequenze del bizzarro film, restano inediti su disco.

Anche il 1968 ci riserva diverse altre lunghe composizioni: una Revolution 1 di oltre 10 minuti e addirittura una Helter Skelter di ben 27 minuti. Entrambe le canzoni sono state pubblicate in versioni differenti (e notevolmente più brevi) sull’album “The Beatles” ma sarebbe interessantissimo poter ascoltare questi nastri dalla lunghezza così inusuale. Esiste anche un’alternativa Sexy Sadie chiamata Maharishi, dove John si fa beffe del Maharishi Mahesh Yogi, il guru che i Beatles seguirono in India nella primavera del ’68, mentre Paul è invece l’autore di una ballata acustica chiamata Etcetera. Una seduta interessante è quella del 16 settembre: ben due composizioni registrate dai Beatles restano inedite, Can You Take Me Back? e The Way You Look Tonight, entrambe composte da McCartney; un discusso frammento di Can You Take Me Back? finì comunque sull’album, poco prima di Revolution 9, ma si tratta soltanto d’una manciata di secondi.

Passando infine al 1969, ci imbattiamo subito nei numerosi inediti registrati per l’album che nelle intenzioni originarie era “Get Back” ma che poi, con oltre un anno di ritardo, divenne “Let It Be”: l’originale Rocker, le cover di Going Up The Country e Save The Last Dance For Me, una jam session chiamata appunto Untitled Jamming, poi Blues – una breve improvvisazione fra i Beatles e il tastierista Billy Preston – e una versione di Dig It della durata di 12 minuti e 25 secondi (e pensare che, anche in questo caso, sull’album ne finì soltanto una manciata di secondi). Altre cover e vari standard rock ‘n’ roll con Bye Bye Love, Kansas City (peraltro già incisa dai nostri nel 1964), Miss Ann, Lawdy Miss Clawdy, Tracks Of My Tears, The Walk, Not Fade Away, Besame Mucho (già incisa nel 1962 e poi rimasta inedita fino al 1995) e addirittura Love Me Do. Infine, oltre a due brani di Preston suonati dai Beatles come supporto, entrambi chiamati Billy’s Song, spiccano fra questi inediti le prime versioni di Isn’t It A Pity? e All Things Must Pass, brani di George Harrison che troveranno posto nel suo primo album post-Beatles, “All Things Must Pass” (1970).

Tuttavia esistono altre canzoni mai pubblicate e registrate privatamente dai Beatles in forma di provini come Watching Rainbows (simile nell’arrangiamento a I’ve Got A Feeling), Because I Know You Love Me So, Child Of Nature (una prima versione della lennoniana Jealous Guy), Fancy My Chances With You, Taking A Trip To Carolina (spezzoni di queste ultime quattro appaiono sul bonus disc di “Let It Be… Naked”, del 2003), Soldier Of Love, Bad To Me, From A Window, It’s For You, Goodbye, Peace Of Mind, India (da non confondere con uno dei primi demo di Within You Without You, chiamato anch’esso così), Love Of The Loved, Tennessee, le cover di House Of The Rising Sun e Stand By Me, No Pakistanis (una embrionale Get Back), White Power, Suzy Parker, Yakety Yak, Suicide, Commonwealth e sicuramente qualche altra che ora mi sfugge. C’è da dire che molte di queste “Get Back Sessions” sono emerse negli anni in svariate pubblicazioni non autorizzate – i cosiddetti bootleg – anche se la qualità audio non è sempre delle migliori.

Infine due ultime chicche, ancora relative alle sedute dell’album “Abbey Road”: una versione della tenebrosa I Want You (She’s So Heavy) cantata da Paul e una versione di Something da ben 7 minuti. Insomma, con tutto questo materiale d’archivio potrebbero forse ricavare altri cinque sei dischi dei Beatles… ma cosa staranno aspettando?

-Mat

Terence Trent D’Arby, “Sign Your Name”, 1987

terence-trent-darby-sign-your-name-1987Stamani mi sono svegliato con una canzone ben precisa in testa: Sign Your Name di Terence Trent D’Arby. Ho continuato a canticchiarla fra me & me per ore, finché non ho deciso d’estrarre dalla bacheca dei vinili la mia copia di “Introducing The Hardline According To…”, per giunta pure autografata!

Sign Your Name è una canzone d’amore bellissima, sinuosa, sensualmente percussiva e perfino stradaiola, probabilmente la vetta artistica d’un album, quell'”Introducing The Hardline”, davvero grandioso (e che meriterebbe un post a sè).

Il bello è che il buon Terence canta tutte le parti vocali e la strumentazione in Sign You Name, ormai considerata il suo classico. Col tempo, il musicista angloamericano s’è un po’ perso per strada ma non ha mai smesso di sfornare belle canzoni qua & là. Vedremo di parlarne più approfonditamente in futuro.

Un pezzo come Sign Your Name è poi chiaramente un altissimo dito medio contro i deficienti che pensano che la musica degli anni Ottanta sia stata tutta durànduràn e spandauballè.

– Mat

Depeche Mode, “Wrong”, 2009

depeche-mode-wrong-immagine-pubblica-blogSto apprezzando sempre di più Wrong, il nuovo singolo dei Depeche Mode, in programmazione radiofonica da qualche settimana a questa parte.

La prima volta – un mese fa – che ho ascoltato questa nuova, attesa canzone dei Depeche Mode, mi sono detto, ‘va bene, è buona, mi ricorda qualcosa dell’atmosfera di “Songs Of Faith And Devotion”.’ Invece devo dire che è proprio forte, questa Wrong, sta diventando una delle mie canzoni depechiane preferite, altrochè! Mi piace quello strisciante tempo medio – una sorta di blues elettronico – così come il canto rabbioso di Dave Gahan, mentre un sintetizzatore d’annata scandisce alcuni momenti di riflessione. E c’è molto da riflettere, perché il mitico Martin Gore, l’autore di Wrong e della maggior parte del canzoniere dei Depeche Mode, ammette d’aver sbagliato in un sacco di situazioni, anzi d’avere inerentemente qualcosa di sbagliato. Così come lo penso io di me stesso.

Martin Gore ha sbagliato, i Depeche Mode hanno sbagliato, il vostro Mat ha sbagliato… ma poi a ben vedere hanno sbagliato in molti. Hanno sbagliato gli italiani, hanno sbagliato gli europei, ha sbagliato il papa, ha sbagliato il berlusca, ha sbagliato la lega, ha sbagliato Montezemolo, ha sbagliato la Ferrari, ha sbagliato la FIA, ha sbagliato l’Istat, ha sbagliato la mafia, ha sbagliato chi ha voluto l’euro, ha sbagliato chi non ha alzato gli stipendi, ha sbagliato chi ha fatto della precarietà uno stile di vita, ha sbagliato chi non si ribella mai, ha sbagliato chi ha perso del tutto il senso critico, ha sbagliato chi si genuflette continuamente alla chiesa, hanno sbagliato i terroristi, hanno sbagliato gli americani (‘to loooooooooooong’ come fa Martin da controcanto a Dave in Wrong), ha sbagliato l’Iran, ha sbagliato la Cina, ha sbagliato Valentino Rossi, ha sbagliato il presidente della Repubblica, hanno sbagliato (e clamorosamente male) gli economisti, hanno sbagliato i medici, hanno sbagliato i tabaccai, hanno sbagliato gli spacciatori, hanno sbagliato i turisti, hanno sbagliato i rapitori, hanno sbagliato gli automobilisti, hanno sbagliato i discotecari, hanno sbagliato quelli che vedono la televisione, hanno sbagliato i registi, hanno sbagliato i blogger, hanno sbagliato gli editori, hanno sbagliato i giornalisti, hanno sbagliato gli intellettuali, hanno sbagliato gli artisti & chi più ne ha più ne metta.

E in tutto questo una canzone come Wrong mi sembra la perfetta colonna sonora. Ecco, io eleggerei Wrong dei Depeche Mode inno mondiale del 2009.

– Mat

Le canzoni dei Beatles, dalla prima all’ultima!

beatles-tutte-le-canzoni-immagine-pubblicaDa almeno due anni vagheggiavo l’idea di pubblicare una classifica sulle migliori canzoni dei Beatles, dalla più bella (secondo me) a quella che reputo più brutta. Qualche tempo fa – su un sito ora non più disponibile – ho scoperto uno più matto di me, che ha proposto un’eccellente (e argomentatissima) lista sulle sue preferenze beatlesiane. E allora metto in pratica quella vecchia idea e provo anch’io ad elencare le canzoni dei Beatles secondo il mio gradimento.

Adotto lo stesso metodo, vale a dire includere tutte le canzoni ufficiali edite dai Beatles fra il 1962 e il 1970, tralasciando quindi gli anni pre-EMI e gli inediti emersi dopo lo scioglimento, anche quelli ufficiali pubblicati nella serie “Anthology” (1995-96): sarebbe tutto più complicato, anche se l’idea mi stuzzica e magari questo post sarà la base di partenza per un post futuro più completo e argomentato. Le canzoni non sono proposte in ordine decrescente – dall’ultima alla prima, come mi sarebbe piaciuto – perché, lo ammetto, non sono capace di applicare quest’opzione al post.

Devo aggiungere che è stato difficilissimo scegliere le più belle, mentre ben più facile è stato individuare le più brutte: questo perché di brani ‘brutti’ nel canzoniere dei Beatles se ne trovano davvero pochi, mentre, al contrario, di capolavori ce ne sono parecchi. Per molti aspetti, le prime venti canzoni della mia lista potrebbero stare tutte sullo stesso piano (del resto, come si fa a dire che Strawberry Fields Forever è più bella di Hey Jude?); di fronte a canzoni che ritenevo ugualmente belle mi sono così affidato alle mie emozioni, mettendo per prima la canzone che più mi dicesse in termini emozionali & affettivi. Anche così, tuttavia, non sono sicurissimo del risultato finale… ma tant’è… ecco la lista (fra parentesi l’autore e l’anno di prima edizione EMI)…

1) Strawberry Fields Forever (Lennon, 1967)
2) Let It Be (McCartney, 1970)
3) Hello Goodbye (McCartney, 1967)
4) Yesterday (McCartney, 1965)
5) A Day In The Life (Lennon-McCartney, 1967)
6) The Long And Winding Road (McCartney, 1970)
7) Golden Slumbers/Carry That Weight (McCartney, 1969)
8) We Can Work It Out (McCartney-Lennon, 1965)
9) Help! (Lennon, 1965)
10) Penny Lane (McCartney, 1967)
11) Hey Jude (McCartney, 1968)
12) In My Life (Lennon-McCartney, 1965)
13) A Hard Day’s Night (Lennon, 1964)
14) Ticket To Ride (Lennon, 1965)
15) Something (Harrison, 1969)
16) She’s Leaving Home (McCartney, 1967)
17) Julia (Lennon, 1968)
18) With A Little Help From My Friends (McCartney-Lennon, 1967)
19) Eleanor Rigby (McCartney, 1966)
20) I Feel Fine (Lennon, 1964)
21) She Loves You (Lennon-McCartney, 1963)
22) I Want To Hold Your Hand (Lennon-McCartney, 1963)
23) I Am The Walrus (Lennon, 1967)
24) Tomorrow Never Knows (Lennon, 1966)
25) Yellow Submarine (McCartney, 1966)
26) If I Fell (Lennon, 1964)
27) Can’t Buy Me Love (McCartney, 1964)
28) Nowhere Man (Lennon, 1965)
29) From Me To You (McCartney-Lennon, 1963)
30) Eight Days A Week (McCartney, 1964)
31) I’m Only Sleeping (Lennon, 1966)
32) All You Need Is Love (Lennon, 1967)
33) You Never Give Me Your Money (McCartney, 1969)
34) Here Comes The Sun (Harrison, 1969)
35) Getting Better (McCartney-Lennon, 1967)
36) Come Together (Lennon, 1969)
37) Here, There And Everywhere (McCartney, 1966)
38) Don’t Let Me Down (Lennon, 1969)
39) Yes It Is (Lennon, 1965)
40) Two Of Us (McCartney, 1970)
41) Across The Universe (Lennon, 1969)
42) Norwegian Wood (This Bird Has Flown) (Lennon-McCartney, 1965)
43) Lady Madonna (McCartney, 1968)
44) Rain (Lennon, 1966)
45) Please Mister Postman (*, 1963)
46) Taxman (Harrison, 1966)
47) Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (McCartney, 1967)
48) Back In The U.S.S.R. (McCartney, 1968)
49) All My Loving (McCartney, 1963)
50) Get Back (McCartney, 1969)
51) Michelle (McCartney, 1965)
52) Ob-La-Di, Ob-La-Da (McCartney, 1968)
53) Lucy In The Sky With Diamonds (Lennon, 1967)
54) While My Guitar Gently Weeps (Harrison, 1968)
55) The Ballad Of John And Yoko (Lennon, 1969)
56) Dear Prudence (Lennon, 1968)
57) Twist And Shout (*, 1963)
58) You Really Got A Hold On Me (*, 1963)
59) Baby’s In Black (Lennon-McCartney, 1964)
60) Baby It’s You (*, 1963)
61) Dig A Pony (Lennon, 1970)
62) Helter Skelter (McCartney, 1968)
63) I Don’t Want To Spoil The Party (Lennon, 1964)
64) I Saw Her Standing There (McCartney, 1963)
65) Anna (Go To Him) (*, 1963)
66) This Boy (Lennon, 1963)
67) Revolution (Lennon, 1968)
68) Not A Second Time (Lennon, 1963)
69) For No One (McCartney, 1966)
70) Paperback Writer (McCartney, 1966)
71) The Fool On The Hill (McCartney, 1967)
72) I’ve Just Seen A Face (McCartney, 1965)
73) Lovely Rita (McCartney, 1967)
74) I’ll Be Back (Lennon, 1964)
75) Please Please Me (Lennon-McCartney, 1963)
76) Fixing A Hole (McCartney, 1967)
77) There’s A Place (Lennon, 1963)
78) I’ll Follow The Sun (McCartney, 1964)
79) Hey Bulldog (Lennon, 1969)
80) I Want You (She’s So Heavy) (Lennon, 1969)
81) Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise) (McCartney, 1967)
82) You Know My Name (Look Up The Number) (Lennon-McCartney, 1970)
83) The End (McCartney, 1969)
84) Love Me Do (McCartney, 1962)
85) I’ll Cry Instead (Lennon, 1964)
86) Girl (Lennon, 1965)
87) And I Love Her (McCartney, 1964)
88) You’ve Got To Hide Your Love Away (Lennon, 1965)
89) Blackbird (McCartney, 1968)
90) What You’re Doing (McCartney, 1964)
91) She Said She Said (Lennon, 1966)
92) You Won’t See Me (McCartney, 1965)
93) Sexy Sadie (Lennon, 1968)
94) Within You Without You (Harrison, 1967)
95) Martha My Dear (McCartney, 1968)
96) It’s Only Love (Lennon, 1965)
97) Glass Onion (Lennon, 1968)
98) Long Tall Sally (*, 1964)
99) Good Night (Lennon, 1968)
100) Don’t Pass Me By (Starr, 1968)
101) Day Tripper (Lennon-McCartney, 1965)
102) I Should Have Known Better (Lennon, 1964)
103) I’m A Loser (Lennon, 1964)
104) Cry Baby Cry (Lennon, 1968)
105) Oh! Darling (McCartney, 1969)
106) Octopus’s Garden (Starr, 1969)
107) I’ve Got A Feeling (McCartney-Lennon, 1970)
108) Happiness Is A Warm Gun (Lennon, 1968)
109) I’m Looking Through You (McCartney, 1965)
110) She Came In Through The Bathroom Window (McCartney, 1969)
111) I Me Mine (Harrison, 1970)
112) Birthday (McCartney, 1968)
113) I’m So Tired (Lennon, 1968)
114) Love You To (Harrison, 1966)
115) Magical Mystery Tour (McCartney, 1967)
116) You’re Going To Lose That Girl (Lennon, 1965)
117) And Your Bird Can Sing (Lennon, 1966)
118) All I’ve Got To Do (Lennon, 1963)
119) Misery (Lennon-McCartney, 1963)
120) Doctor Robert (Lennon, 1966)
121) Got To Get You Into My Life (McCartney, 1966)
122) Baby You’re A Rich Man (Lennon, 1967)
123) Being For The Benefit Of Mr. Kite! (Lennon, 1967)
124) Good Day Sunshine (McCartney, 1966)
125) Dizzy Miss Lizzy (*, 1965)
126) Ask Me Why (Lennon-McCartney, 1963)
127) It Won’t Be Long (Lennon-McCartney, 1963)
128) No Reply (Lennon, 1964)
129) I Wanna Be Your Man (McCartney-Lennon, 1963)
130) Any Time At All (Lennon, 1964)
131) When I’m Sixty-Four (McCartney, 1967)
132) If I Needed Someone (Harrison, 1965)
133) Act Naturally (*, 1965)
134) You Like Me Too Much (Harrison, 1965)
135) I Will (McCartney, 1968)
136) Wait (Lennon-McCartney, 1965)
137) Revolution 1 (Lennon, 1968)
138) Things We Said Today (McCartney, 1964)
139) Long, Long, Long (Harrison, 1968)
140) For You Blue (Harrison, 1970)
141) Good Morning, Good Morning (Lennon, 1967)
142) The One After 909 (Lennon, 1970)
143) Drive My Car (McCartney-Lennon, 1965)
144) I Need You (Harrison, 1965)
145) Only A Northern Song (Harrison, 1969)
146) Mean Mr. Mustard/Polythene Pam (Lennon, 1969)
147) Honey Pie (McCartney, 1968)
148) The Inner Light (Harrison, 1968)
149) I’m Down (McCartney, 1965)
150) Mother Nature’s Son (McCartney, 1968)
151) Rocky Raccoon (McCartney, 1968)
152) Tell Me What You See (McCartney, 1965)
153) Your Mother Should Know (McCartney, 1967)
154) Another Girl (McCartney, 1965)
155) Everybody’s Got Something To Hide… (Lennon, 1968)
156) Honey Don’t (*, 1964)
157) Kansas City / Hey Hey Hey Hey (*, 1964)
158) Rock And Roll Music (*, 1964)
159) Tell Me Why (Lennon, 1964)
160) Devil In Her Heart (*, 1963)
161) Sun King (Lennon, 1969)
162) I Want To Tell You (Harrison, 1966)
163) When I Get Home (Lennon, 1964)
164) Roll Over Beethoven (*, 1963)
165) Piggies (Harrison, 1968)
166) What Goes On (Lennon-McCartney, 1965)
167) The Night Before (McCartney, 1965)
168) Words Of Love (*, 1964)
169) Boys (*, 1963)
170) Old Brown Shoe (Harrison, 1968)
171) Bad Boy (*, 1966)
172) A Taste Of Honey (*, 1963)
173) I’ll Get You (McCartney-Lennon, 1963)
174) Money (That’s What I Want) (*, 1963)
175) Till There Was You (*, 1963)
176) The Word (Lennon-McCartney, 1965)
177) I’m Happy Just To Dance With You (Lennon, 1964)
178) The Continuing Story Of Bungalow Bill (Lennon, 1968)
179) All Together Now (McCartney, 1969)
180) Do You Want To Know A Secret (Lennon, 1963)
181) Hold Me Tight (McCartney, 1963)
182) Maxwell’s Silver Hammer (McCartney, 1969)
183) You Can’t Do That (Lennon, 1964)
184) P.S. I Love You (McCartney, 1962)
185) Because (Lennon, 1969)
186) Chains (*, 1963)
187) Yer Blues (Lennon, 1968)
188) Blue Jay Way (Harrison, 1967)
189) I Call Your Name (Lennon, 1964)
190) Mr. Moonlight (*, 1964)
191) Matchbox (*, 1964)
192) It’s All Too Much (Harrison, 1969)
193) Every Little Thing (Lennon-McCartney, 1964)
194) Why Don’t We Do It In The Road? (McCartney, 1968)
195) Little Child (Lennon-McCartney, 1963)
196) Don’t Bother Me (Harrison, 1963)
197) She’s A Woman (McCartney, 1965)
198) Slow Down (*, 1964)
199) Everybody’s Trying To Be My Baby (*, 1964)
200) Thank You Girl (McCartney-Lennon, 1963)
201) Think For Yourself (Harrison, 1965)
202) Revolution 9 (Lennon/Ono, 1968)
203) Run For Your Life (Lennon, 1965)
204) Dig It (Lennon, 1970)
205) Her Majesty (McCartney, 1969)
206) Flying (Lennon-McCartney-Harrison-Starr, 1967)
207) Savoy Truffle (Harrison, 1968)
208) Maggie Mae (Traditional, 1970)
209) Wild Honey Pie (McCartney, 1968)

(*) canzone scritta da altri, proposta dai Beatles come cover

– Mat

C’è una luce che non viene mai fuori

the-smiths-there-is-a-ligth-that-never-goes-outDi solito non sono molto interessato ai testi delle mie canzoni preferite. Soltanto quando andavo alle superiori, chissà poi perché, leggevo avidamente i libretti dei miei amati ciddì, cercando di tradurre e d’interpretare le parole scritte dai miei beniamini. Avevo anche quella fissa, così tipicamente adolescenziale, di trascrivere i testi sul diario, magari mentre il professore di fisica spiegava il secondo principio della dinamica. Devo riconoscere che, grazie a quella mania, il mio inglese ne ha giovato parecchio, comunque da allora sempre più raramente sono andato a leggermi quello che i cantanti stessero dicendo.

Un’abitudine, quella di leggere i testi (non certo quella di trascrivere il tutto su improbabili diari… manco sui blog, ora che ci penso…) che ho in parte recuperato in seguito al mio recente acquisto di “The Sound Of The Smiths”, del quale ho già parlato un mesetto fa. Un doppio ciddì che ascolto molto spesso & assai volentieri e che m’interessa anche dal punto di vista delle tematiche, per così dire.

La musica degli Smiths mi piace tantissimo – il chitarrista Johnny Marr è un genio – ma la suadente voce di Morrissey canta alcuni dei testi più originali che io abbia mai avuto il piacere d’ascoltare. Mi è stato di prezioso aiuto questo ottimo sito, dove non solo ho trovato i testi con le relative traduzioni italiane ma anche la spiegazione dei significati e gli aneddoti di quei testi.

Da bravo Gemelli (come il sottoscritto), Morrissey non smette mai di essere cattivello e di sparare frecciate verso tutto & tutti, mentre il più delle volte il suo stile – così tipicamente british – rasenta una peculiarità unica. E così il nostro si chiede giustamente perché dovrebbe sorridere alle persone alle quali, piuttosto, darebbe un bel calcio in culo, quelle stesse alle quali non interessa se egli sia vivo o morto; oppure suggerisce d’impiccare quei d.j. che mettono continuamente una musica che non ci dice niente a proposito delle nostre vite. E io gli do pienamente ragione, in questo senso. Morrissey però stava scherzando quando disse ‘dolcezza, dovrebbero prenderti a bastonate nel letto’… ma poi non esiterebbe a calarsi i pantaloni davanti al mondo oppure, perché no, anche davanti alla regina. E, anche se la trova cattiva, non può che restare affascinato da quella ‘donna meravigliosa’ che si diverte a fare scherzi crudeli ai portatori di handicap.

C’è pure un senso di profonda inquietudine in alcuni dei testi che Morrissey ha cantato con gli Smiths: in quella che resta la mia canzone preferita del gruppo, There Is A Light That Never Goes Out, il nostro ritiene che potrebbe essere un grande onore e un privilegio schiantarsi contro un tir da dieci tonnellate assieme alla persona amata. Così come spera che – una volta messosi a letto – non si svegli mai più… ma non dovrete sentirvi dispiaciuti per lui, perché nel profondo del suo cuore vuole davvero andarsene.

Eppure, a ben vedere, da bravo Gemelli qual è, il buon Morrissey è una persona sensibile che, tutto sommato, vuole essere amata come chiunque altra. Inoltre, come disse in una sua bella canzone da solista, ‘lasciami in pace, stavo solo cantando’. Ed è soprattutto per questo motivo che il significato dei testi delle canzoni m’interessa relativamente poco… stanno solamente cantando.

– Mat

Alicia Keys, “If I Ain’t Got You”, 2003

alicia-keys-if-i-aint-got-you-immagine-pubblicaM’è sempre piaciuta If I Ain’t Got You di Alicia Keys, fin dalla prima volta che l’ho sentita in radio, cinque anni fa. Tirai allora un respiro di sollievo, pensando che anche fra le nuove generazioni d’idoli pop c’è qualcuno che riesce a cacciare fuori una magnifica ballata pianistica carica di soul, suonata e interpretata come si faceva una volta.

Soul ammaliante è la prima cosa che mi viene in mente per descrivere If I Ain’t Got You, tratta da “The Diary Of Alicia Keys” (2003), secondo album della brava (e pure bella) cantante americana, dalle origini anche italiane.

Che poi, a dirla tutta, la versione di If I Ain’t Got You che preferisco è quella che Alicia ha riregistrato con Usher, diventata in poco tempo uno dei miei duetti preferiti.

– Mat

Altre canzoni, altre citazioni musicali

Stevie Wonder Sir Duke immagine pubblicaDopo un post che riportava alcune autoreferenze musicali fra (ex) componenti d’una stessa band, ora vediamo quali brani si riferiscono – più o meno direttamente – a cantanti, gruppi o componenti di band esterne all’artista che canta e/o scrive la canzone.

Citazioni che esplicitano i Beatles si trovano in All The Young Dudes dei Mott The Hoople, Born In The 50’s dei Police, in Ready Steady Go dei Generation X e in Encore dei Red Hot Chili Peppers, mentre i Clash sfottono la beatlemania in un verso dell’ormai classica London Calling. In realtà, nel periodo in cui i Beatles erano attivi e famosi in tutto il mondo, comparvero diverse canzoni di artisti meteore che citavano i quattro per i motivi più disparati: ricordo, ad esempio, una canzone rivolta a Maureen Starkey, prima moglie di Ringo Starr, che doveva ‘trattare bene’ il batterista, ma anche una rivolta a John Lennon, che, secondo il suo autore, s’era spinto troppo oltre con la celebre sparata dei ‘Beatles più famosi di Cristo’. Anche noti artisti italiani hanno citato i Beatles, come Gianni Morandi in C’era Un Ragazzo Che Come Me… e gli Stadio in Chiedi Chi Erano i Beatles.

Alla prematura & sconvolgente morte di Lennon fanno invece riferimento Empty Garden di Elton John, Life Is Real (Song For Lennon) e Put Out The Fire dei Queen, Murder di David Gilmour, ma anche la famosa Moonlight Shadow di Mike Oldfield. John vivo & vegeto viene invece citato da David Bowie nella sua celebre Life On Mars? del 1971… Bowie che a sua volta viene citato – con Iggy Pop – in Trans Europe Express dai Kraftwerk. Esiste tuttavia una canzone chiamata proprio David Bowie, pubblicata dai Phish… che poi, a dire il vero, le citazioni riguardanti Bowie sono molte di più: uno dei più acclamati biografi di David, Nicholas Pegg, dedica alla questione un intero paragrafo nella sua notevole enciclopedia.

Anche i Rolling Stones sono stati oggetto di diverse citazioni, fra le quali le stesse C’era Un Ragazzo Che Come Me…, All The Young Dudes e Ready Steady Go viste sopra, ma anche I Go Crazy dei Queen e She’s Only 18 dei Red Hot Chili Peppers. Il solo Mick Jagger viene invece citato da David Bowie nella sua Drive In Saturday e ritratto in altre canzoni del suo “Aladdin Sane” (1973), mentre i Maroon 5 hanno addirittura creato una Moves Like Jagger.

Billy Squier ci ricorda Freddie Mercury con I Have Watched You Fly, così come ha fatto anche il nostro Peppino Di Capri in La Voce Delle Stelle, mentre a commemorare Kurt Cobain ci hanno pensato Patti Smith in About A Boy e i Cult con Sacred Life. Riferimenti a Elvis Presley si trovano in diverse canzoni di Nick Cave, così come in Angel degli Eurythmics, mentre i Dire Straits lo invocano in Calling Elvis. Nella sua God, John Lennon dice invece di non crederci più, in Elvis, così come in Bob Dylan. Dylan che viene esplicitamente citato in Song For Bob Dylan di Bowie e in Bob Dylan Blues di Syd Barrett ma che tuttavia viene sbeffeggiato in alcuni inediti lennoniani come Serve Yourself.

Citazione-omaggio per Brian Wilson dei Beach Boys da parte dei Tears For Fears in Brian Wilson Said, dove la band inglese rifà anche il verso ad alcuni tipici effetti corali dell’indimenticata surf band americana. Invece al celebre tenore Enrico Caruso hanno reso omaggio, oltre a Lucio Dalla con la struggente Caruso, anche gli inglesi Everything But The Girl con The Night I Heard Caruso Sing. Il grande Duke Ellington ci viene ricordato da Stevie Wonder con la famosa Sir Duke (nella foto in alto, la copertina del singolo), ma il pezzo più impressionante dedicato al duca è di Miles Davis che, con He Loved Him Madly, realizza uno straordinario requiem in stile fusion per il suo idolo musicale. Un altro grande artista nero, Marvin Gaye, ci viene invece malinconicamente ricordato in un successo dei Commodores, Nightshift, mentre trent’anni dopo il giovane Charlie Puth si è fatto notare con una canzone chiamata proprio Marvin Gaye.

A Jonathan Melvoin, tastierista degli Smashing Pumpkins morto d’overdose nel ’96, Prince ha dedicato la bellissima The Love We Make (Jonathan era amico di Prince, giacché questi era stato fidanzato a lungo con sua sorella, Susannah Melvoin). Invece il truce rapper The Notorius B.I.G. è stato omaggiato dalla fortunata I’ll Be Missing You, un duetto fra Puff Daddy e Faith Evans basato sulle note di Every Breath You Take dei Police.

Oltre ai ricordi dolorosi, però, ci sono anche sentimenti d’amicizia e di stima, simpatie, accuse e sfottò… ecco quindi i Police che si fanno beffe di Rod Stewart in Peanuts e i Sex Pistols che, in New York, deridono tutta la scena punk americana che sembra averli preceduti. La scena punk inglese viene invece omaggiata da Bob Marley in Punky Reggae Party, dove il grande artista giamaicano cita i Clash, i Jam e i Damned. I Pink Floyd rimpiangono invece Vera Lynn in Vera, tratta dal loro monumentale “The Wall”. In She’s Madonna, Robbie Williams, oltre a farsi accompagnare dai Pet Shop Boys (citati anch’essi in un altro pezzo di Robbie), esprime il suo apprezzamento per… Madonna. E se Wayne Hussey dei Mission canta la sua vicinanza a Ian Astbury dei Cult in Blood Brother, gli Exploited urlano l’innocenza di Sid Vicious in, appunto, Sid Vicious Was Innocent. Altri riferimenti alla parabola di Sid (e della compagna Nancy Spungen) li possiamo trovare in I Don’t Want To Live This Life dei Ramones e in Love Kills di Joe Strummer. I Sex Pistols in quanto tali sono invece citati in una canzone dei Tin Machine, così come in un’altra di quel gruppo capeggiato da David Bowie viene citata Madonna.

Non è mai stato chiarito da Michael Jackson se la sua Dirty Diana si riferisca all’amica Diana Ross o meno, ma per completezza ci mettiamo anche questa, così come non è chiaro il destinatario di You’re So Vain, il più grande successo di Carly Simon (secondo i più è indirizzata a Mick Jagger che, in realtà, contribuisce ai cori della canzone stessa). Di certo una curiosa immagine di Yoko Ono ci viene invece offerta da Roger Waters nella sua The Pros And Cons Of Hitch Hiking.

Per quanto riguarda gli italiani, mi vengono in mente La Grande Assente di Renato Zero (un omaggio all’amica Mia Martini), No Vasco di Jovanotti (non so se il titolo è esatto, comunque il riferimento è Vasco Rossi) e quella buffa canzone di Simone Cristicchi che cita di continuo Biagio Antonacci.

Quali altri esempi conoscete? Di certo, oltre a quelli che non conosco io, ce ne sono molti altri che ho dimenticato di citare.

– Mat

(ultimo aggiornamento il 7 aprile 2017)

Una ghiotta notizia!

the-beatles-inedito-immagine-pubblica-blogHo appena letto sul Corriere della Sera che Paul McCartney sarebbe finalmente intenzionato a pubblicare A Carnival Of Light, non solo uno dei pezzi più strani dei Beatles ma anche uno dei più rari messi su nastro dal famigerato quartetto inglese.

Incisa il 5 gennaio 1967 allo Studio 2 di Abbey Road, mentre il gruppo lavorava su Penny Lane, A Carnival Of Light è una lunga registrazione d’avanguardia (dura la bellezza di 13 minuti e 48 secondi) intesa per l’omonimo spettacolo di musica psichedelica che si tenne al Roundhouse Theatre di Londra qualche tempo dopo.

A Carnival Of Light, originariamente registrata come Untitled, non è mai comparsa su disco, nemmeno fra gli innumerevoli bootleg beatlesiani. Qualche anno fa apparve un frammento in rete secondo cui si tratterebbe di uno spezzone di A Carnival Of Light. Certo è che il lungo brano è stato ripulito e/o remixato per la pubblicazione sul progetto “Anthology” (1996), salvo l’alt all’ultimo minuto da parte di George Harrison che riteneva quella creazione più un’opera di Lennon & McCartney che una dei Beatles. In effetti le voci di Paul e John (o meglio, le urla, le risate e i gorgheggi…) sono le uniche che si sentono in una composizione eseguita con batteria, tamburello, organo, chitarra elettrica e una miriade di effetti sonori più o meno distorti.

Non sarà forse un capolavoro perduto, questa A Carnival Of Light, ma sarebbe certamente un ascolto interessante, l’ennesima testimonianza della straordinaria versatilità creativa ed espressiva dei Beatles.

Forza Paul, facci sapere!

– Mat