Prince, “The Hits/The B-sides”, 1993

prince-the-hits-the-b-sides-immagine-pubblicaL’altro ieri ho finalmente portato a casa un pezzo che non poteva mancare nella mia collezione di dischi: “The Hits/The B-Sides”, la tripla raccolta che la Warner Bros ha pubblicato nel 1993 per celebrare i primi quindici anni della carriera professionale di Prince, uno dei miei artisti preferiti.

In realtà, all’epoca, la Warner pubblicò tre edizioni di questa raccolta: due dischi singoli, da diciotto brani ciascuno, intitolati rispettivamente “The Hits 1” e “The Hits 2”, e quindi il triplo contenente questi due dischi più un terzo di ben venti brani che metteva a raccolta i lati B dei singoli mai apparsi sugli album ufficiali. In quel lontano 1993 (o forse erano già passati i primi mesi del ’94) andai subito a comprarmi le due raccolte, a distanza di qualche settimana l’una dall’altra, ma feci l’errore di con comprare “The Hits/The B-Sides”. Essendo relativamente inesperto sulla musica di Prince (a quel tempo avevo la sola cassetta della colonna sonora di “Batman”), mi sembrava un po’ troppo propendere per un triplo ciddì del quale – almeno sulla carta – conoscevo ben poco e che poteva essermi venduto soltanto a caro prezzo (se non ricordo male, un’ottantina di mila lire), per cui mi accontentai delle due sole raccolte in versione standard.

Sfortunatamente per le mie esigue finanze, di lì a qualche anno diventai un vero fan di Prince, iniziando a comprarmi un po’ tutti i suoi lavori discografici, soprattutto quegli degli anni Ottanta, per cui ebbi il modo di rimpiangere di non aver comprato in quel lontano 1993 il triplo “The Hits/The B-Sides”, che peraltro iniziava a non farsi più trovare con facilità nei negozi. Soltanto un paio di anni fa m’imbattei, del tutto inaspettatamente, in questa particolare edizione: costava soltanto 18.90 euro ma avevo appena comprato un dispendioso cofanetto di Miles Davis e così, ancora una volta, rinunciai all’acquisto princiano (e anche per non avere troppi doppioni fra le mani).

Fino all’altro ieri, come detto, perché – ancora una volta del tutto inaspettatamente – mi sono imbattuto nel triplo “The Hits/The B-Sides” mentre frugavo in un centro commerciale dalle mie parti, dove mi ero recato per utilizzare un buono da 10 euro che avevo maturato con degli acquisti precedenti. Il prezzo della tripla raccolta era di 19.90 euro: tolti i 10 di buono e mi sarei portato il tutto a casa per soli 9.90, giusto giusto il prezzo d’un singolo ciddì d’annata, giusto giusto quel ciddì che mi mancava, ovvero “The B-Sides”. Stavolta non ci ho riflettuto nemmeno un istante: ho preso il triplo (l’unica copia, peraltro) e sono andato immediatamente in cassa per pagare & andarmene a casa.

Allora, “The Hits/The B-Sides”, la raccoltona di Prince datata 1993, per la quale non sarà semplice fare una recensione qui: si tratta della prima raccolta ufficiale per il folletto di Minneapolis e, ad ogni modo, la sua migliore antologia. Partiamo proprio da ciò che mi ha spinto a fare l’acquisto, ovvero il terzo disco, quello contenente i lati B dei singoli.

Per chi non lo sapesse, Prince può vantare assieme a pochissimi altri artisti (tra cui cito i Beatles e le varie incarnazioni musicali di Paul Weller) una qualità dei suoi B-side del tutto analoga alle canzoni contenute negli album. Non si tratta insomma di semplici scarti, messi sul lato B dei singoli tanto per fare qualche sorpresa ai fan, ma di canzoni vere e proprie, scartate dagli album per ragioni di spazio o di diversità di tematica con l’album stesso, oppure ancora per quell’eccesso di creatività che da sempre caratterizza Prince. Insomma, se c’è la possibilità di pubblicare del nuovo materiale, il nostro non è certamente uno che fa il prezioso, anzi. Tanto che in questa raccolta non sono contemplati proprio TUTTI i B-side (così come non sono contemplati proprio TUTTI gli hit) perché altrimenti i dischi necessari a contenere tutto il materiale utilizzabile in questo tipo di antologia sarebbero stati come minimo quattro.

Ok, lo so, me ne sono accorto: sto dilungando molto e ho già scritto un sacco. Vabbè, provo lo stesso ad andare avanti, ma ovviamente lo fate a vostro rischio & pericolo. Allora, il terzo disco: si parte con la marcia trionfale di Hello (il lato B di Pop Life, 1985), alla quale fa seguito 200 Balloons, il lato B di Batdance (1989) col quale ne condivide parte del serrato e meccanico funk di base. Poi è la volta di Escape che non soltanto è il B-side di Glam Slam (1988) ma ne è il vero seguito, tanto sonoro quanto tematico. Seguono due scanzonati B-side dei primi anni Ottanta, ovvero Gotta Stop (Messin’ About) e Horny Toad – rispettivamente sui singoli Let’s Work (1981) e Delirious (1982) – dopodiché troviamo i più interessanti Feel U Up e Girl, rispettivamente il lato B di Partyman (1989) e quello di America (1985). Segue quella che secondo me è un’autentica gemma nascosta nello sterminato canzoniere di Prince, ovvero I Love U In Me, lato B di The Arms Of Orion (1989): si tratta di un’intensa canzone d’amore, intepretata dalla sola voce di Prince (che fa anche le belle parti corali) e dalla sua tastiera in veste di pianoforte. E’ davvero una canzone stupenda, che avrebbe meritato tutt’altra sorte.
A sua volta segue uno dei B-side più noti del nostro, ovvero il pulsante Erotic City (sul retro di Let’s Go Crazy, 1984), e quindi Shockadelica, inserita sul lato B di If I Was Your Girlfriend (1987) ma in realtà originariamente concepita come la già citata Feel U Up per l’album “Camille”, uno dei tanti progetti irrealizzati di Prince. Il grezzo funk di Irresistible Bitch è invece il B-side di Let’s Pretend We’re Married (1983) mentre la sensuale Scarlet Pussy che accompagnava I Wish U Heaven (1988) è un’altra delle canzoni del progetto “Camille”. E se il tecno-funk “cagnesco” di La, La, La, He, He, Hee (lato B di Sign ‘O’ The Times, 1987) è forse un brano trascurabile, il successivo She’s Always In My Hair è invece a mio parere uno dei pezzi migliori del nostro, “sprecato” come lato B di Raspberry Beret (1985). Altra grandissima canzone, che oso mettere anch’essa tra le migliori mai pubblicate da Prince, è 17 Days: questo coinvolgente ma a suo modo nostalgico brano pop-funk, realizzato col prezioso contributo dei Revolution, è stato originariamente “sprecato” per il retro di When Doves Cry (1984), mentre nell’album “Purple Rain” avrebbe fatto certamente più sensazione d’un brano scadente come Darling Nikki.
La melodica e jazzata How Come U Don’t Call Me Anymore, edita nel 1982 come lato B di 1999, è un’altra piccola gemma nascosta che avrebbe meritato certamente più considerazione: deve averla pensata come me anche la bella Alicia Keys, che ne ha fatto una cover in uno dei suoi primi album. Segue quindi il rock-blues di Another Lonely Christmas (retro di I Would Die 4 U, 1984) e poi lo spiritual sintetizzato di God (retro di Purple Rain, sempre 1984). Chiudono questa sensazionale raccolta due preziosi inediti: una versione dal vivo in studio di 4 The Tears In Your Eyes (il brano realizzato dal nostro con Wendy & Lisa per il progetto benefico “We Are The World”) e quindi il pop-jazz piacevolmente malinconico di Power Fantastic, altra collaborazione di Prince coi Revolution per un album del 1986 che avrebbe dovuto chiamarsi “The Dream Factory” ma che poi non è mai stato pubblicato in quanto tale.

Passando infine ai due dischi contenenti gli “Hits”, posso dire che si tratta di due raccolte eccellenti, comprendenti brani tratti dagli album del periodo 1978-1992 più alcuni succosi inediti come il quasi-country orchestrale di Pink Cashmere, un’intensa Nothing Compares 2 U registrata dal vivo coi New Power Generation, il sexy hip-hop di Pope e soprattutto la rockeggiante Peach, edita anche su singolo per promuovere l’antologia. Dal capitolo “Hits” è rimasto clamorosamente fuori Batdance, numero uno nella classifica americana del maggio 1989 (ma la polica dell’epoca della Warner in fatto di raccolte era forse restìa all’inserimento di brani tratti dalle colonne sonore come appunto Batdance è; dalla doppia raccolta “The Immaculate Collection” di Madonna, per esempio, è rimasto addirittura fuori quel successone di Who’s That Girl, brano tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film), ma non mancano di certo brani princiani fondamentali come When Doves Cry, Kiss, Sign ‘O’ The Times, Purple Rain, Cream, 1999, Alphabet St., Diamonds And Pearls, Little Red Corvette, Controversy, Soft And Wet e I Wanna Be Your Lover. Per quanto mi riguarda, avrei preferito l’inclusione di America, Mountains, I Wish U Heaven e My Name Is Prince in luogo di brani come When You Were Mine, Uptown, Delirious e 7 ma, lo ribadisco, si tratta nel complesso di una raccolta eccellente.

Insomma, in ultimissima analisi, “The Hits/The B-Sides” è davvero la miglior antologia per qualsiasi appassionato di musica che voglia avvicinarsi per la prima volta alle canzoni di Prince o anche solo per testarne la straordinaria versatilità sonora nell’arco di ben quindici anni di storia. Se poi, come nel mio caso, questa antologia vi dovesse capitare davanti con un prezzo al di sotto dei 20 euro non vi fate scrupoli: prendete, pagate & portare a casa! Non ve ne pentirete.

– Mat

Annunci

Alicia Keys, “If I Ain’t Got You”, 2003

alicia-keys-if-i-aint-got-you-immagine-pubblicaM’è sempre piaciuta If I Ain’t Got You di Alicia Keys, fin dalla prima volta che l’ho sentita in radio, cinque anni fa. Tirai allora un respiro di sollievo, pensando che anche fra le nuove generazioni d’idoli pop c’è qualcuno che riesce a cacciare fuori una magnifica ballata pianistica carica di soul, suonata e interpretata come si faceva una volta.

Soul ammaliante è la prima cosa che mi viene in mente per descrivere If I Ain’t Got You, tratta da “The Diary Of Alicia Keys” (2003), secondo album della brava (e pure bella) cantante americana, dalle origini anche italiane.

Che poi, a dirla tutta, la versione di If I Ain’t Got You che preferisco è quella che Alicia ha riregistrato con Usher, diventata in poco tempo uno dei miei duetti preferiti.

– Mat