Notiziole musicali #2

the-stone-roses-immagine-pubblica-blogHo letto/sentito in giro un bel po’ di notiziole musicali che hanno suscitato tutta la mia curiosità d’appassionato musicofilo. Senza inutili procrastinazioni, ecco subito un sunto di quello che più mi è piaciuto…

Sembra proprio che pure gli Stone Roses (nella foto – celebratissimi nella nativa Inghilterra, meno conosciuti nel resto del mondo, o più che altro dimenticati) si uniranno al numero sempre più crescente delle band che si riuniscono dopo anni & anni di separazione. La fine degli Stone Roses giunse fra il ’95 e il ’96 ma la loro musica non ha mai smesso di scaldare i cuori degli appassionati inglesi. Anche a me piacciono molto, nonostante è da un bel po’ che non li ascolto più. Si parla già d’un tour che Ian Brown & soci dovrebbero effettuare in estate, nonostante alcuni ingaggi già confermati in precedenza come solisti. Si vedrà, insomma, ma credo proprio che – in un modo o nell’altro – tornerranno alla carica anche gli Stone Roses.

Il grande David Sylvian ha annunciato il titolo del suo imminente nuovo album, “Manafon”, ma per ora se ne sa ben poco: sono molto curioso di ascoltarlo, se somiglia al precedente “Snow Borne Sorrow” lo compro al volo! Anche la pubblicazione del nuovo album di Peter Murphy dovrebbe verificarsi a breve, comunque il leader dei Bauhaus è in tour e sta proponendo parte del nuovo materiale.

I Simply Red – o Mick Hucknall che dir si voglia – si esibiranno a Pescara, a pochi chilometri da casa mia, il prossimo 13 luglio! Cazzo, per una volta non devo emigrare a Roma o in Emilia-Romagna per vedermi i miei artisti preferiti!! La dolce Antonella, Brother Luca & io ci saremo!

I Jane’s Addiction sono un’altra di quelle band che – dopo essere tornate dal passato – appaiono proprio in piena forma artistica: una serie di concerti in America, compreso il celebre Lollapalooza Festival (al quale dovrebbero partecipare pure i Depeche Mode), e altri assieme ai Nine Inch Nails. Inoltre, è imminente la pubblicazione d’un cofanetto retrospettivo con molto materiale inedito audio/video, in attesa d’un nuovo album che potrebbe uscire nella seconda metà dell’anno.

Anche i miei amati Tears For Fears saranno alle prese, quest’estate, con un breve tour: però le tappe sono tutte nordamericane… sob! Spero tuttavia che l’occasione sia anche un modo di tornare a scrivere nuove canzoni da far confluire in un nuovo album da studio di futura pubblicazione. Lo spero tanto!

Ha destato molto clamore l’annunciato ritorno sulle scene dell’intramontabile Michael Jackson: seguendo l’esempio di Prince, il re del pop ha programmato per l’estate una serie di spettacoli alla 02 Arena di Londra. La richiesta del pubblico è stata così entusiastica che Michael ha esteso la serie d’ingaggi, prolungandola fino ai primi mesi del 2010! Io non sono mai stato a Londra e non ho mai visto Michael Jackson dal vivo… non credo che potrò permettermelo ma… che sia la volta buona? Intanto potrebbe anche uscire l’atteso album del ritorno, il seguito dell’ormai lontano “Invincible” (2001).

A proposito di Prince, uscirà a fine mese un triplo ciddì contenente due suoi nuovi album più un terzo disco prodotto per una sua protetta, una delle sue cantanti delle quali adesso mi sfugge il nome. Il tutto alla modicissima cifra di dodici dollari! Se l’equivalente in euro sarà altrettanto vantaggioso, anche quest’ennesimo capitolo princiano farà presto la sua comparsa nella mia collezione.

I Guns N’ Roses potrebbero presto annunciare un tour estivo per promuovere “Chinese Democracy” che ha venduto ma non quanto ci si aspettasse, anche per via d’una promozione praticamente inesistente. Cercherò di seguire gli sviluppi dell’attività artistica di Axl Rose.

Il mitico Paul McCartney ha annunciato un concerto in un casinò di Las Vegas previsto ad aprile: i biglietti relativi ai 4mila posti disponibili sono spariti in sette secondi!

Questo è tutto per ora, anche se – si sa – con l’approssimarsi della bella stagione fioriscono sempre un sacco di grandi novità! Io, nel mio piccolo, aspetto con sincero interesse “Sounds Of The Universe” dei Depeche Mode e ascolto di brutto il cofanetto “The Cellar Door Sessions 1970” di Miles Davis, del quale spero di poter dare un resoconto molto presto.

– Mat

Guns N’ Roses, “Chinese Democracy”, 2008

guns-n-roses-chinese-democracy-immagine-pubblica-blogDopo ripetuti ascolti & lunghe meditazioni, sono finalmente pronto a scrivere su questo blog d’un disco che attendevo da anni. Premetto che è davvero un’impresa rischiosa recensire in pochi minuti un album ideato e registrato in dieci lunghi anni. Eppure, quando la maggior parte degli appassionati (fra cui il sottoscritto) pensava che questo disco fosse soltanto una chimera da parte d’un capriccioso divo del rock, ecco che nel novembre del 2008 questo album così atteso fa la sua comparsa nelle rivendite.

Stiamo parlando di “Chinese Democracy”, il quinto album da studio dei Guns N’ Roses, che giunge a quindici anni dal precedente “The Spaghetti Incident?”, il quale, peraltro, è un album di sole cover. Tuttavia, dopo tutto questo tempo, la stessa formazione dei Guns è cambiata innumerevoli volte, tanto che già a fine anni Novanta era il solo Axl Rose a condurre il gruppo, dopo aver fatto piazza pulita degli altri componenti originali. Gli è rimasto accanto il solo Dizzy Reed (entrato in pianta stabile nella formazione dei Guns N’ Roses durante le registrazioni di “Use Your Illusion”), mentre gli altri componenti hanno dato vita ad altri progetti, il più fortunato dei quali è di sicuro quello legato ai Velvet Revolver di Slash con Scott Weiland.

E’ proprio la sola presenza di Axl Rose in “Chinese Democracy” ad aver scatenato il maggior numero di critiche attorno al progetto. In realtà, a ben vedere, sono sempre più le band che negli ultimi anni si sono riformate senza uno o più membri originali. E così, tanto per fare un esempio, se i Queen non solo hanno fatto a meno di John Deacon ma addirittura anche di Freddie Mercury, non vedo perché Axl Rose – che comunque resta l’unico titolare del marchio Guns N’ Roses – non possa dilettarsi a fare musica utilizzando quel marchio glorioso (e lucroso, diciamolo pure).

Bisogna infine considerare, e questo è un aspetto assai più interessante, che una volta ascoltato “Chinese Democracy” e paragonatolo al recente “Libertad” (l’ultimo disco dei Velver Revolver, una band che conta tre ex Guns su cinque fra le sue file, tra cui Slash) si ha la netta sensazione che se c’era un genio fra i Guns N’ Roses originali, che guidava il gruppo in una certa direzione dandogli un sound caratteristico, beh quel genio non poteva che essere Axl Rose. “Chinese Democracy” è un album curatissimo, prodotto ed arrangiato magnificamente, con una presenza massiccia di chitarra (in alcuni brani vengono addirittura accreditati cinque chitarristi!) ma non privo di sontuose partiture orchestrali e di effetti elettronici d’ogni sorta. E’ anche un album molto generoso, grazie ai suoi oltre settanta minuti di durata.

Fatta questa premessa, passiamo a vedere più da vicino le quattordici canzoni che compongono il tanto atteso e più volte rimandato “Chinese Democracy”.

1) Si parte con l’omonima Chinese Democracy, una coinvolgente e movimentata canzone hard rock, ricca di chitarre taglienti e di voci sovrapposte; un brano che pur non rinnegando lo stile più duro dei Guns fa abilmente sfoggio di sonorità moderne. Come molte altre canzoni di questo album, Chinese Democracy non era sconosciuta ai fan: Axl e compagni l’avevano infatti eseguita durante gli ultimi tour della band, ma qui il livello è decisamente superiore.

2) Il successivo Shackler’s Revenge è un teso e robotico hard rock, sulla falsariga di Oh My God, il primo brano dei Guns dell’era post-Slash a vantare una pubblicazione ufficiale, nell’ormai lontano 1999. Shackler’s Revenge si segnala per le interessanti stratificazioni multiple della voce di Axl.

3) Better resta a mio avviso il migliore dei quattordici brani di “Chinese Democracy”; anch’esso era noto ai fan, giacché circolava in rete almeno dal 2006, in una forma pressoché uguale a questa versione definitiva. Ciò non toglie che l’ascolto di Better, una dura ma al tempo stesso melodica e accattivante canzone rock, sia un’esperienza esaltante e illuminante sulle doti vocali e artistiche di Axl Rose. Ogni volta che sento Better mi prende l’irrefrenabile voglia di alzare il volume!

4) Anche la successiva Street Of Dreams era nota ai fan, giacché da tempo circolava su internet, anche se col nome The Blues. Qui abbiamo un deciso cambio d’atmosfera, rispetto ai tre ruggenti brani iniziali: siamo infatti alle prese con una magnifica ballata guidata dal piano, molto vicina allo stile dei Queen, dove Axl fa sfoggio di grande espressività emozionale.

5) Ad un primo ascolto, If The World potrebbe lasciare disorientati per quanto sia distante dal più tipico sound dei Guns N’ Roses: chitarre in stile flamenco e una strisciante base per lo più pre-progammata fanno da suadente tappeto sonoro ad una prestazione vocale condotta sul registro più alto. In realtà If The World è un’altra ottima canzone che, se pubblicizzata a dovere, potrebbe diventare anche una hit single non indifferente.

6) La maestosa There Was A Time segna l’episodio più epico di “Chinese Democracy”: lunga ballata rock, prossima ai sette minuti, è figlia di canzoni del glorioso passato dei Guns come November Rain e Civil War. Molto coinvolgente, con diversi cambi melodici e un lungo ed emozionante assolo centrale di chitarra, There Was A Time è una delle migliori realizzazioni marcate Guns N’ Roses.

7) Così come la precedente There Was A Time, anche questa Catcher In The Rye era pressoché nota ai fan nella sua versione definitiva, che vagava nella rete da alcuni anni. Tuttavia quella prima versione di Catcher In The Rye si avvaleva d’un ospite prestigioso: Brian May, lo storico chitarrista dei Queen. A quanto pare, è solo poco prima della pubblicazione ufficiale di “Chinese Democracy” che Axl ha fatto sostituire le parti strumentali di May (risalenti, si dice, al 1999!) con quelle dei suoi fidi chitarristi che compongono i redivivi Guns N’ Roses. Chi scrive è un vecchio appassionato dei Queen e questa collaborazione Rose-May avrebbe fatto la sua ulteriore felicità, tuttavia la canzone in sé resta tale e quale: una grandiosa ballata rock da stadio. Peccato per il finale, che affoga fra le troppe sovraincisioni e una cacofonia che forse Axl avrebbe potuto risparmiare per economizzare la buona idea di fondo.

8-9) Con l’arrembante Scraped torniamo a ritmi rock più furiosi: qui abbiamo un altro derivato di Oh My God per un teso hard rock interessante ma non troppo esaltante. Decisamente migliore è la successiva Riad N’ The Bedouins, sorta di moderna Immigrant Song di ledzeppeliniana memoria, questa canzone fonde piacevolmente bene la potenza del rock duro con linee melodiche ed accattivanti. Leggendo il testo, vi si può trovare qualche cenno alle dispute legali ed artistiche fra Axl Rose e i suoi ex compagni di gruppo.

10) Dolente ma al tempo stesso irresistibilmente epica, Sorry ci riporta sul campo delle ballate, con una canzone degna dei fasti di Don’t Cry. Al brano partecipa anche Sebastian Bach, la voce degli Skid Row, ma la sua presenza è francamente inutile in quanto Axl risplende in tutto il suo carisma.

11-12) Il paranoico lamento di I.R.S. è forse l’unica idea modesta di “Chinese Democracy”: non che sia una brutta canzone, ma la sua lagnosità e i suoi monotoni cambi d’atmosfera non la rendono simpatica. Ben più interessante è la seguente Madagascar, che anch’essa può disarmare al primo ascolto. Axl inizia a cantare con tono sofferto su una base pre-programmata… in effetti questa è la canzone più elettronica dell’intero disco – anche grazie ad una sezione centrale ricca di voci campionate, in particolare quella di Martin Luther King – ma mentre il pezzo procede entra la tipica strumentazione rock. E’ una canzone complessa, Madagascar, che ha bisogno di qualche ascolto in più per farsi apprezzare, tutt’altra cosa rispetto alla versione dal vivo, nota ai fan, che girava in internet qualche anno fa.

13) Con This I Love siamo alle prese con l’ultima ballata proposta in questo disco… ma che ballata! Fra le cose più appassionate e struggenti mai pubblicate a nome Guns N’ Roses, questa canzone è la testimonianza lampante della maturità artistica raggiunta da Axl Rose (che firma questa gemma da solo) e del suo talento di autore raffinato. This I Love è fra i principali motivi che dovrebbero giustificare i soldi spesi per l’acquisto di “Chinese Democracy”.

14) La conclusiva Prostitute è un altro brano molto interessante: per metà ballata, per metà rock, con innesti di pop pre-programmato ma anche di musica sinfonica. Molto bella tutta la parte vocale di Axl, che, partendo da un tono pacato e quasi commosso, si fa più dura e incisiva in prossimità dei ritornelli. Infine, la frase ‘ask yourself why I would prostitute myself to live with fortune and shame’ dovrebbe spiegare da sola perché Axl si è preso tutto questo tempo per pubblicare quest’album così ambizioso e complesso.

Un album che, pur essendo ambizioso, non è certamente quel capolavoro che ci si poteva attendere dopo questa lunga gestazione. No, forse “Chinese Democracy” non sarà mai ricordato come un capolavoro ma come un ottimo disco di moderno rock sì. E in questo Axl Rose non avrebbe potuto fare francamente di meglio; non solo ha dimostrato una grande maturità artistica ma, se ce ne fosse ancora bisogno, ha testimoniato ancora una volta la sua eccezionale versatilità canora. La musica di oggi ha ancora bisogno d’un personaggio come Axl Rose, con o senza Slash e gli altri. Bentornato!

– Mat

Guns N’ Roses, “Use Your Illusion II”, 1991

guns-n-roses-use-your-illusion-iiDopo aver dato alle stampe il loro primo album, il fortunato & celebrato “Appetite For Destruction” (1987), i Guns N’ Roses tornarono in studio per dargli un degno seguito. Ma le cose andarono inaspettatamente per le lunghe, sia a causa dei noti problemi di droga e sia a causa delle tensioni fra i membri dell’irrequieta band americana; ma anche per un’indiscutibile maturazione artistica dei Guns che, partiti da un robusto ma poco innovativo hard rock, iniziarono a cimentarsi con il punk, le ballate, dei lunghi brani in stile progressive, ma anche blues, country e cover di lusso, oltre che ovviamente rock duro & puro. Il tutto introducendo in studio una serie di strumenti che non s’erano sentiti in “Appetite For Destruction”, ingaggiando un nuovo batterista, ovvero il tosto Matt Sorum dei Cult (quello originario dei Guns, Steven Adler, partecipò comunque ad alcune sedute), più un sesto componente di fatto, ovvero il tastierista/polistrumentista Dizzy Reed, oltre che una serie di preziosi collaboratori, sia in veste di coautori di canzoni che in veste di musicisti/cantanti. Insomma, una formazione dei Guns N’ Roses molto allargata a partire dagli ‘storici’ Axl Rose, Izzy Stradlin’, Slash e Duff McKagan.

Tutto questo trambusto risultò esplosivamente positivo e se i fan e gli ammiratori dei Guns N’ Roses dovettero attendere quattro anni per mettere le mani sul secondo album della band, furono però ricompensati di tanta attesa con un doppio appuntamento, ovvero i due volumi del seguito di “Appetite For Destruction”, “Use Your Illusion I” e “Use Your Illusion II”, pubblicati in simultanea nel 1991 e volati, rispettivamente, al 2° e al 1° posto della classifica americana degli album. Sono due corposi dischi della durata di settantaminuteppassa ciascuno, per un totale di trenta brani. Qui ne vediamo brevemente gli ultimi quattordici, cioè l’intero album “Use Your Illusion II” (che detto fra noi è l’album che preferisco fra i due volumi).

1) Si comincia con uno dei brani più imponenti ed epici dei Guns N’ Roses, la grandiosa ballata rock di Civil War: con una durata prossima agli otto minuti, Civil War ci offre un’eccellente prova vocale da parte di Axl, magnifici assoli di Slash (comunque tutte le parti di chitarra qui sono sue) ed un finale accelerato che testimonia ancora una volta la grande versatilità raggiunta da questa band in così pochi anni di carriera. Il copyright di Civil War è datato 1990 e non a caso è l’unico brano pubblicato nel progetto “Use Your Illusion” ad avvalersi di Steven Adler, sbattuto fuori durante le sedute d’incisione per via della sua debilitante tossicodipendenza.

2-3) Se in Civil War non abbiamo tracce di Izzy Stradlin’, nella successiva 14 Years ce lo ritroviamo alla chitarra ritmica e alla voce solista, con Axl relegato ai cori e al piano. Per il resto, 14 Years è una buona canzone di rock vivace e stradaiolo. Yesterdays è invece un brano molto disteso e melodico: non esattamente una ballata ma quasi, con passaggi ariosi sia per quanto riguarda le parti vocali che per quelle chitarristiche.

4) A seguire troviamo la celeberrima cover di Knockin’ On Heaven’s Door, fra i pezzi più popolari dei Guns N’ Roses. Ho sempre preferito la versione originale, quella ben più minimale di Bob Dylan, tuttavia questa maestosa reinterpretazione gunsiana è molto spettacolare e praticamente suona come se fosse una composizione degli stessi Guns.

5) La successiva Get In The Ring suona in tutta evidenza come un pezzo live: probabilmente è stata ritoccata in studio, tuttavia questo rock tirato offre un reale coinvolgimento col pubblico contro tutti i detrattori della band americana (gli insulti, sia da parte di Axl che di Duff – che spesso qui cantano all’unisono – si sprecano).

6-7) A dispetto del titolo, Shotgun Blues è un’altra sortita dei nostri in ambiti sonori più punkeggianti. Per quanto mi riguarda, non trovo niente d’eccezionale in Shotgun Blues, anche se suona inconfondibilmente come una potente canzone dei Guns N’ Roses. Più blueseggiante (almeno in certe sezioni) è proprio la successiva Breakdown, una lunga canzone rock, sostenuta ma mai troppo aggressiva. Non male ma niente di speciale, ad essere sinceri.

8) Ben più coinvolgente è il brano che segue, Pretty Tied Up, introdotto da un insolito sitar. Musicalmente si tratta d’un altro bel rock stradaiolo, mentre il testo affronta alcuni aspetti dell’essere una decadente rockstar.

9) Di livello decisamente superiore è invece Locomotive, lungo brano firmato dal duo Rose/Slash. Caratteristica saliente di questo pezzo medio-veloce sono le avvolgenti parti di chitarra, sia soliste che ritmiche, tutte comunque suonate da Slash. Altra ideale colonna sonora per un viaggio in auto (ma anche per una corsa in treno, a giudicare dal titolo), Locomotive è uno dei pezzi migliori fra quelli inclusi nel progetto “Use Your Illusion”.

10) Scritta dal solo Duff McKagan – che canta pure diverse sezioni soliste – e dedicata a Johnny Thunders, So Fine è una deliziosa ballata rock unita ad una sezione più veloce col piano in evidenza, col tutto che ricorda ancora una volta le tipiche sonorità dei Queen, una band che viene comunque ringraziata nelle note interne ai libretti.

11) Coi suoi nove minuti e venti, Estranged è la canzone più lunga e ambiziosa presente su “Use Your Illusion II”, quasi l’equivalente di November Rain su “Use Your Illusion I”: si tratta comunque d’un eccezionale brano di rock progressive, composto dal solo Axl Rose e stilisticamente debitore dei più famosi gruppi rock inglesi degli anni Settanta, Led Zeppelin in primis.

12) Pubblicato come primo estratto dell’intero progetto “Use Your Illusion”, You Could Be Mine si segnala come uno dei pezzi più tosti e coinvolgenti mai proposti dai Guns. All’epoca anticipata nella colonna sonora del film “Terminator 2”, You Could Be Mine è una trascinante e potente cavalcata hard rock, caratterizzata da splendide parti di chitarra (una solista e ben due ritmiche) e da una grandissima prova vocale da parte di Axl, col tutto sorretto magistralmente dalla batteria di Matt. Fra i miei pezzi rock preferiti, la massiccia You Could Be Mine!

13) A seguire abbiamo una versione alternativa della stessa Don’t Cry presente in “Use Your Illusion I”, soltanto che Axl ricanta parte del testo (in pratica tutto tranne i ritornelli). Per il resto è la stessa magnifica ballata che abbiamo già visto nel primo volume.

14) Più che una canzone dei Guns, la conclusiva My World è un’escursione estemporanea del solo Axl Rose in territori rap e industrial. In effetti non c’entra nulla col resto dell’album che abbiamo appena visto, tuttavia il cantante ha il buon gusto di farla durare poco più d’un minuto, dilettandosi con l’amico Johann Langlie a suonare tastiere, batteria e campionamenti vari.

– Mat

Guns N’ Roses, “Use Your Illusion I”, 1991

guns-n-roses-use-your-illusion-iDopo aver dato alle stampe il loro primo album, il fortunato & celebrato “Appetite For Destruction” (1987), i Guns N’ Roses tornarono in studio per dargli un degno seguito. Ma le cose andarono inaspettatamente per le lunghe, sia a causa dei noti problemi di droga e sia a causa delle tensioni fra i membri dell’irrequieta band americana; ma anche per un’indiscutibile maturazione artistica dei Guns che, partiti da un robusto ma poco innovativo hard rock, iniziarono a cimentarsi con il punk, le ballate, dei lunghi brani in stile progressive, ma anche blues, country e cover di lusso, oltre che ovviamente rock duro & puro. Il tutto introducendo in studio una serie di strumenti che non s’erano sentiti in “Appetite For Destruction”, ingaggiando un nuovo batterista, ovvero il tosto Matt Sorum dei Cult (quello originario dei Guns, Steven Adler, partecipò comunque ad alcune sedute), più un sesto componente di fatto, ovvero il tastierista/polistrumentista Dizzy Reed, oltre che una serie di preziosi collaboratori, sia in veste di coautori di canzoni che in veste di musicisti/cantanti. Insomma, una formazione dei Guns N’ Roses molto allargata a partire dagli ‘storici’ Axl Rose, Izzy Stradlin’, Slash e Duff McKagan.

Tutto questo trambusto risultò esplosivamente positivo e se i fan e gli ammiratori dei Guns N’ Roses dovettero attendere quattro anni per mettere le mani sul secondo album della band, furono però ricompensati di tanta attesa con un doppio appuntamento, ovvero i due volumi del seguito di “Appetite For Destruction”, ovvero ancora “Use Your Illusion I” e “Use Your Illusion II“, pubblicati in simultanea nel corso del 1991 e volati, rispettivamente, al 2° e al 1° posto della classifica americana degli album. Sono due corposi dischi della durata di settantaminuteppassa ciascuno, per un totale di trenta brani. Qui ne vediamo brevemente i primi sedici, cioè l’intero album “Use Your Illusion I”.

1) L’album prende selvaggiamente avvio con la punkeggiante Right Next Door To Hell, un brano duro e tirato che, pur non essendo certo un campione d’originalità, funge da ottima introduzione a tutto il lavoro.

2) Segue la stradaiola Dust N’ Bones – cantata da Izzy – da sempre fra i miei pezzi gunsiani preferiti: dal ritmo meno sostenuto rispetto al brano d’apertura, Dust N’ Bones è di ottima compagnia mentre si è al volante.

3) Forse all’epoca del tutto inaspettata per i fan del gruppo, ecco una potente rivisitazione di Live And Let Die, uno dei pezzi più noti del Paul McCartney solista. Qui i Guns sostituiscono l’incalzante partitura orchestrale originale con un arrangiamento convenzionalmente rock, pur rispettandone perfettamente la forma.

4) Poi è la volta di una delle canzoni più belle e famose dei Guns N’ Roses, la splendida Don’t Cry, una ballata rock che dovrebbe mettere daccordo cuori teneri e convinti metallari. Molto bella, bisogna dire, tutta la parte vocale di Axl.

5) Con la dura Perfect Crime ritroviamo una sonorità decisamente punkeggiante, sullo stile dell’iniziale Right Next Door To Hell. E’ un buon brano, molto tirato, che ha il buon gusto di fermarsi dopo due minuti e venti di durata.

6) Segue la distesa You Ain’t The First, a metà fra il blues e il country, e comunque molto atipica per lo stile dei Guns. Anch’essa si aggira sui due minuti e mezzo ed è cantata dal suo autore, Izzy Stradlin’.

7) Con la successiva Bad Ossession siamo alle prese con un pezzo tanto blueseggiante quanto irresistibilmente stradaiolo, con tanto di consistente impiego dell’armonica a bocca (suonata da Michael Monroe degli Hanoi Rocks). Sì, insomma, una di quelle canzoni che sembrano nate su una polverosa highway statunitense.

8) Sempre a bordo di un’auto e sempre sulla stessa polverosa highway, pare condurci la seguente Back Off Bitch, dallo stile musicale più vicino a quello tipico dei Guns. Molto bello, c’è da dire, l’assolo centrale di chitarra ad opera di Slash.

9) Double Talkin’ Jive, cantata ancora da Izzy, che ne è il solo autore, pare continuare sulla stessa strada dei due brani precedenti, stavolta però l’atmosfera è più notturna. Anche qui troviamo un assolo molto bello da parte del solito Slash, che porta a conclusione il brano finché questo sfuma in un breve assolo acustico, vagamente spagnoleggiante.

10) A seguire, c’imbattiamo nella superlativa November Rain, un lungo brano (dura le bellezza di nove minuti) di rock progressive. E’ un’emozionante ballata guidata dal piano che sembra rubata ai Queen, con dei lunghi e coinvolgenti assoli di chitarra ad opera di Slash. November Rain rappresenta forse il vertice artistico-espressivo dell’intero catalogo dei Guns N’ Roses e si avvale d’una memorabile prova vocale da parte di Axl. Il coro finale, sulla parte più movimentata della canzone, è eseguito da un po’ tutti i componenti del gruppo più alcuni amici.

11) Anche la successiva The Garden potrebbe essere ascritta ai canoni del progressive rock, giacché alterna efficacemente due distinti momenti musicali: uno più disteso cantato da Axl Rose e uno più incalzante cantato da un ospite illustre, Alice Cooper, con la chitarra slide di Slash a fare da brillante collegamento.

12) La breve ma tiratissima Garden Of Eden rappresenta un’altra sortita dei nostri in territori punk. Nell’economia complessiva di quest’album si tratta forse d’un brano inutile, tuttavia Garden Of Eden risulta almeno divertente.

13-14) Se con Don’t Damn Me abbiamo un robusto pezzo di rock medio-veloce, così inconfondibilmente gunsiano (forse perché vi suonano insieme i soli sei membri della band, con ognuno al ruolo musicale che gli compete), con la seguente Bad Apples c’imbattiamo in un brano rock dalle reminiscenze rollingstoniane… un sound alquanto retrò, se non altro. In grande spolvero, in entrambi i brani, la chitarra solista di Slash.

15) Pure la successiva Dead Horse non ha da offrirci che un muscoloso rock, seppur all’inizio e alla fine del brano troviamo delle parentesi acustiche per sola chitarra e voce eseguite da Axl, che è l’unico autore della canzone.

16) La conclusiva Coma è, con i suoi oltre dieci minuti di durata, il brano più lungo incluso nel progetto “Use Your Illusion”. A differenza di quel che ci si potrebbe attendere, tuttavia, Coma non è un brano in stile progressive sull’esempio di November Rain, bensì un tortuoso hard rock intervallato in diversi punti da effetti sonori e brevi decelerazioni del ritmo. A mio avviso, un brano un po’ troppo artificioso, seppur di buon livello.

– Mat

Guns N’ Roses, “Oh My God”, 1999

guns-n-rose-oh-my-god-singolo-colonna-sonoraOh My God è la prima canzone ufficialmente pubblicata dai Guns N’ Roses dell’era post-Slash. Originariamente pensata per l’album “Chinese Democracy”, Oh My God è invece finita sulla colonna sonora del film “End Of Days” (1999), un discreto action-horror con un irriducibile Arnold Schwartzenegger come attore protagonista.

Fondendo elementi hard rock con sonorità industrial e jungle, Oh My God è un brano nervoso e tirato che si discosta notevolmente dal sound abituale dei Guns.

Riconoscibilissima, comunque, la voce dell’unico componente storico della band, il cantante Axl Rose, mentre fra i chitarristi figura Dave Navarro, ex membro dei Jane’s Addiction e dei Red Hot Chili Peppers.

Forse ai fan storici dei Guns N’ Roses questa Oh My God non sarà piaciuta… ma a me sì. Dimostra come Axl Rose sia un artista che non ha il timore di sperimentare sonorità nuove, pur mantenendo integro lo stile delle sue creazioni.

– Mat

Guns N’ Roses

guns-n-roses-immagine-pubblica-blogHo sempre considerato i Guns N’ Roses come i cuginetti sporchi e cattivi dei Queen. Del resto il cantante della band californiana, Axl Rose, è un fan dichiarato dei Queen, tanto che nell’aprile ’92 i Guns N’ Roses hanno partecipato al Freddie Mercury Tribute allo stadio di Wembley. Nel 2006, inoltre, parlando di quel famigerato “Chinese Democracy” che sembrava non dovesse mai vedere la luce, Axl ha dichiarato che alcune sonorità del disco ricordano i Queen; inoltre parte del lavoro è stata prodotta da Roy Thomas Baker, geniale produttore dei Queen negli anni Settanta, mentre lo stesso Brian May – il chitarrista della band inglese – ha suonato in alcune nuove (?) canzoni dei redivivi Guns.

Iniziamo però dal principio, in California, a metà degli anni Ottanta, quando dalla fusione di due gruppi, gli Hollywood Rose e i L.A. Guns, nascono i Guns N’ Roses. Se questo nuovo nome fonde quelli precedenti dei due gruppi, il nome Guns N’ Roses riassume perfettamente anche la formula musicale della band: un suono duro, potente, ma al tempo stesso romantico e melodico.
Nel corso degli anni, la formazione dei GNR ha subìto diversi cambiamenti ma i quattro membri originali hanno sempre fatto la differenza e creato uno stile inconfondibile: il chitarrista Slash (quello con l’immancabile cilindro nero in testa), il chitarrista e cantante Izzy Stradlin’, il bassista Duff McKagan e quindi Axl Rose.

Se escludiamo gli EP, i live e le compilation, i Guns N’ Roses ci hanno lasciato solamente quattro album: il primo, pubblicato nel 1987, è “Appetite For Destruction”, uno dei dischi hard rock più venduti ed osannati di tutti i tempi. Contiene brani famosi come Sweet Child Of Mine, Paradise City e Welcome To The Jungle, che è anche il primo singolo dei Guns.

Nel frattempo i nostri hanno modo di rivelare tutto il loro talento anche nelle performance dal vivo, diventando in breve tempo delle autentiche rockstar internazionali. Ma le vite a dir poco turbolenti dei vari membri dei Guns N’ Roses e le forti personalità interne alla band hanno fatto in modo che i lavori in studio siano discontinui e prolungati nel tempo. E così il nuovo album del gruppo, “Use Your Illusion”, vede la luce solo nel 1991, anche se suddiviso in due dischi distinti, “UYI I” e “UYI II”. Entrambi i lavori contengono brani da favola, come Don’t Cry (una lenta da brividi), November Rain (oltre otto minuti di lunghezza, un capolavoro di canzone che sembra rubata ai Queen…), la tosta You Could Be Mine (anche nella colonna sonora di “Terminator 2”), la cover dylaniana di Knockin’ On Heaven’s Door (uscita l’anno prima come colonna sonora del film “Giorni di Tuono”), la superba Civil War, la stradaiola Dust N’ Bones, la cover di Paul McCartney, Live And Let Die, e altri brani consistenti che spediscono i due dischi rispettivamente al 2° e al 1° posto della classifica americana riservata agli album.

A fronte dello straordinario successo di vendite in tutto il mondo, le tensioni interne alla band sembrano però raggiungere un punto di rottura: durante le fasi d’incisione dei due dischi, viene cacciato il batterista Steven Adler, sostituito da Matt Sorum dei Cult, e entra un sesto componente, il tastierista Dizzy Reed. Inoltre, i due “Use Your Illusion” sono tuttora gli ultimi album dei Guns N’ Roses a contenere canzoni originali. Nel successivo capitolo, “The Spaghetti Incident?” (1993), infatti, i nostri proporranno soltanto delle cover, seppur grandiose ed eseguite col loro stile inconfondibile. Tra queste la bellissima Since I Don’t Have You (un brano doo-wop degli anni Cinquanta), la tostissima Ain’t It Fun dei Dead Boys e la stradaiola Black Leather dei Sex Pistols.

L’anno dopo, nel ’94, i Guns N’ Roses pubblicano un’altra cover, Sympathy For The Devil, uno dei brani più belli dei Rolling Stones, per la colonna sonora del film “Intervista Col Vampiro”, ma quando Slash viene a sapere che Axl ha fatto sostituire alcune sue parti di chitarra con quelle suonate da un suo amico, Slash se ne va mettendo quindi fine alla storia dei Guns N’ Roses. O almeno così pare… nel ’95 la band prova a tornare in studio ma i rapporti sono ormai deterioratissimi e Slash preferisce utilizzare le nuove canzoni (o almeno quelle che aveva scritto lui) per una sua nuova band, Slash’s Snakepit, che pubblicherà due album nel corso degli anni Novanta.

I Guns come gruppo sembrano finiti ma nel 1997 Axl Rose, ormai il solo membro originale rimasto, nonché titolare legale del nome Guns N’ Roses, resuscita la band con nuovi musicisti e torna in studio per incidere un nuovo disco. Si tratta di quel benedetto “Chinese Democracy” di cui sopra, più volte rimandato e infine edito nel novembre 2008. Unica nuova uscita precendente, nel 1999, quando una nuova canzone, l’aggressiva Oh My God, viene inclusa nell’ennesima colonna sonora, “End Of Days”, un film con Arnold Schwartzenegger.

Axl, sempre a nome Guns N’ Roses, continua a fare tour (è stato anche a Milano nell’estate del 2006) mentre tre Guns ‘storici’, ovvero Slash, Duff e Matt Sorum hanno dato vita ai Velvet Revolver con Scott Weiland dei disciolti Stone Temple Pilots.
Checché se ne dica, i Guns N’ Roses hanno rappresentato nel bene e nel male l’ultimo vero grande gruppo rock. Dopo di loro ci sono stati i Nirvana… ma questa è un’altra storia.

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Sex Pistols

sex-pistolsAmo i Queen, i Genesis, i Pink Floyd ma, evidentemente, i giovani inglesi della metà degli anni Settanta non la pensavano come me. Pareva che i campioni dell’art-rock, del progressive e dell’hard rock fossero troppo distanti dai comuni mortali, e così l’intraprendente Malcolm McLaren, proprietario d’un negozio di tendenza a Londra chiamato Sex, fiutò il cambiamento dei tempi e decise d’investire tempo & denaro per costituire una nuova band che rompesse coi cliché tipici delle rockstar del passato. Partì quindi da Glen Matlock (basso), commesso del Sex, e vi aggiunse due ragazzi di strada, abituali frequentatori del negozio: Steve Jones (chitarra) e Paul Cook (batteria). Mancava ancora un cantante ma McLaren non ebbe dubbi quando al Sex vide entrare un ragazzo dai capelli verdi e con una maglietta strappata dei Pink Floyd con la scritta ‘li odio’. Si chiama John Lydon ma a causa della sua dentatura compromessa venne soprannominato Johnny Rotten (‘Marcio’): la band è quindi completa, assumendo il nome Sex Pistols.

Nel corso del 1976, prima Londra e poi l’Inghilterra intera s’accorsero di questo nuovo fenomeno che stava scuotendo le fondamenta della musica. Anche le case discografiche fiutarono l’affare e si misero a caccia dei Pistols: la spuntò la EMI che pubblicò il loro primo singolo, Anarchy In The U.K., un titolo che è tutto un programma. I Sex Pistols erano però troppo oltraggiosi, estremi & volgari per i gusti del britannico medio e così la EMI stracciò il contratto. Subentra così la A&M ma anch’essa in poco tempo scarica la band che, nonostante tutto, beneficiò degli indennizzi per inadempienze contrattuali e soprattutto di pubblicità gratuita. Siamo intanto nel 1977, le punk band sono ormai una realtà in Inghilterra con gruppi quali Damned, Clash, Generation X, Siouxsie And The Banshees e altri, coi tempi che sono ormai maturi per l’esplosione del genere. I Sex Pistols firmano infine con la Virgin e pubblicano lo strepitoso singolo God Save The Queen per il giubileo della regina: il ritornello della canzone canta ‘no future’ ed è tutto dire in una nazione in piena recessione economica.

Intanto Malcolm McLaren pensò bene di sostituire il musicista più dotato, Glen Matlock, con Sid Vicious, un fan della prima ora dei Pistols che nel corso dei loro concerti aveva inventato il pogo; in precedenza, Sid aveva militato nei Banshees e nei fantomatici Flowers Of Romance. A fine anno, dopo diverse polemiche e boicottaggi, uscì finalmente “Never Mind The Bollocks“, album straordinario (nel vero senso della parola) che volò al primo posto della classifica inglese. Alcune parti di basso sono suonate da Glen Matlock (riassunto, pare, per completare il lavoro in studio) e altre da Steve Jones ché Vicious non ne era capace, anche se dal vivo la cosa non aveva alcuna importanza. Ormai tutti parlavano di questa nuova band che sapeva suonare a malapena (così si diceva), che cantava di aborto, di precariato, di mancanza d’ideali e d’anarchia, che insultava tutti, compresi pubblico e manager. Il gioco dura poco, però: nel gennaio ’78, mentre la band si trovava in tour negli USA, Rotten pensò d’averne avuto abbastanza e mollò malamente i Pistols, mentre Vicious era ormai un tossicodipendente che correva a folle velocità sulla strada per l’autodistruzione.

Per un po’ la band fu data per spacciata – Johnny nel frattempo fondò i mitici PiL con Keith Levene – ma nel corso dell’anno riuscì a risorgere in un modo o nell’altro: iniziarono le audizioni per un nuovo cantante e McLaren trovò addirittura i fondi per realizzare un film con & sui Sex Pistols. Steve Jones e Paul Cook, i due elementi più legati nel gruppo, si assunsero il compito di scrivere nuovi brani, molti dei quali cantati dallo stesso Jones. Incisero un paio di canzoni pure con Ronnie Biggs, un fuorilegge inglese rifugiato in Brasile. Sid Vicious partecipò cantando in due cover, My Way e Somethin’ Else, per il resto era diventato un solista che a quanto pare andava avanti solo per procurarsi i soldi necessari per la droga. La grandiosa e delirante colonna sonora del film “The Great Rock ‘N’ Roll Swindle” uscì nel 1979, quando ormai Sid era già morto per overdose, mentre il film vero e proprio uscì nelle sale nei primi mesi del 1980, quando Jones e Cook ne avevano avuto abbastanza anche loro dei Sex Pistols e di Malcolm McLaren.

Intanto, se nel ’78 Rotten recuperò il suo vero nome, John Lydon – e come già detto diede vita ai Public Image Ltd. – Sid Vicious diventò un cantante solista, facendosi accompagnare dal vivo dalle stelle più in vista del punk rock: il suo collega nei Pistols Glen Matlock, poi Steve New, Mick Jones dei Clash, Rat Scabies dei Damned, e altri. Ma il suo gioco durò poco perché una fatale overdose lo stroncò nel febbraio ’79, dopo essere finito in galera per il suo presunto omicidio di Nancy Spungen, la sua discussa fidanzata. Sid ci ha lasciato parecchi bootleg (le incisioni illegali) e un solo disco ufficiale, il trascurabile “Sid Sings”, registrato dal vivo.

Glen Matlock fondò un gruppo con Steve New alla chitarra e un emergente Midge Ure al microfono: sono i Rich Kids, che pubblicarono però un solo album, “Ghosts Of Princes In Towers”. Poi Ure si unirà prima ai Visage e poi definitivamente agli Ultravox, mentre Matlock entrò nella band del grande Iggy Pop, accompagnandolo sia sul palco che nelle sessioni in studio. Nel corso degli anni Ottanta, Glen darà vita ad altre band, suonando con numerosi altri artisti, prima di pubblicare il suo primo album solista nel 1996, “Who He Thinks He Is When He’s At Home”.

Steve Jones e Paul Cook, invece, decisero di restare uniti, del resto la band originale era nata attorno a loro due: nel 1980 formarono così un nuovo gruppo, The Professionals, che, nonostante il grande album “I Didn’t See It Coming” (1981), giunse al prematuro scioglimento nel 1982, con Jones che ormai era entrato nel tunnel della tossicodipendenza. Ma i due sono tosti e non si arresero: entrambi suonarono con The Avengers, Sham 69, Thin Lizzy, Joan Jett, Johnny Thunders, mentre Cook produsse le Bananarama e, in seguito, suonò per diversi altri artisti (soprattutto Edwin Collins). Jones, nonostante i suoi problemi, fu però più attivo: prima fondò i Chequered Past (che pubblicarono un solo album nel 1984), poi suonò per Iggy Pop (a più riprese), per i Megadeth, per Andy Taylor dei Duran Duran e negli anni Novanta fondò i Neurotic Outsiders con membri dei Duran Duran, dei Guns N’ Roses e dei Cult. Nella seconda metà degli anni Ottanta, comunque, Jones si ripulì e pubblicò due album solisti: il primo, “Mercy” (1987), è un disco caldo e melodico, sembra incredibile che sia dello stesso uomo che solo dieci anni prima suonava la chitarra nei Pistols; l’altro è “Fire And Gasoline” (1989), più tosto, che si avvale di musicisti d’eccezione come Axl Rose, i Cult e Nikki Sixx dei Motley Crue.

Siamo ormai negli anni Novanta, John Lydon scioglie i PiL nel ’93 e tre anni dopo accetta di riunirsi ai Sex Pistols per una serie di concerti. Sì, perché nel 1996 Matlock, Jones, Cook e quindi Lydon suonano in giro per il mondo nel corso del “Filthy Lucre Tour”, riportando in auge il nome dei Sex Pistols. La reunion si ripete nel 2002, in occasione del secondo giubileo della regina d’Inghilterra e per il 25° anniversario del punk. Per l’occasione, la Virgin pubblica un cofanetto di tre ciddì che ripercorre la storia dei Pistols, mentre il regista Julien Temple celebra la band col film “The Filth And The Fury”.

Beh, ormai avrete capito tutti che, piacciano o no, questi Sex Pistols si sono conquistati un posto nella storia della musica e che la loro, a ben vedere, è una vicenda molto più lunga ed influente di ciò che la loro esigua discografia lascia supporre.