The Smiths, “The Sound Of”, 2008

the-smiths-the-sound-of-the-smithsEffinalmente una raccolta degli Smiths come si deve! Erano anni che cercavo di portarmi a casa un’antologia del celebre gruppo inglese condotto da Morrissey, e l’altro ieri ho finalmente compiuto la missione, comprando “The Sound Of The Smiths”.

Edita dalla Rhino, celebre etichetta della Warner Bros specializzata in raccolte e ristampe, questa nuova compilation degli Smiths non è certamente la prima ma è senza dubbio quella più completa. Infatti, in un modo o nell’altro, le precedenti antologie smithsiane – “The World Won’t Listen”, “The Best I”, “The Best II”, “The Singles” e “The Very Best Of” – non solo non sono mai state proposte nella categoria ‘mid price’ ma mi sembravano anche incomplete. Inoltre, questa raccolta è stata curata dagli stessi Morrissey e Johnny Marr, rispettivamente cantante e chitarrista, entrambi autori delle canzoni del gruppo.

Ho così comprato la versione deluxe di “The Sound Of The Smiths”, formata da due gustosi ciddì in confezione cartonata, per un totale di quarantacinque brani del periodo 1983-88, tratti dai singoli, dagli album e dai live degli Smiths. Non ci sono inediti, tuttavia è la raccolta essenziale e definitiva per chi non ha nessun disco degli Smiths e vuole avere una panoramica completa della loro musica. Il generoso libretto interno è quasi interamente fotografico, con molti scatti promozionali e diversi altri dove ammiriamo la band sul palco.
L’audio è l’unico aspetto che mi ha un po’ deluso: come frequentemente avviene col materiale del passato, le attuali rimasterizzazioni aggiungono un effetto loudness che predilige la potenza a discapito della dinamica. Ma, che diavolo, ascolterò così tanto questa compilation da farci l’orecchio!

Ora facciamo una brevissimissima panoramica, canzone dopo canzone…

  1. Hand In Glove: primo singolo, autoprodotto, edito nel maggio ’83 e successivamente incluso nell’album di debutto “The Smiths” (1984).
  2. This Charming Man: uno dei singoli più irresistibili degli Smiths, pubblicato nel novembre ’83.
  3. What Difference Does It Make?: versione eseguita in una delle celebri ‘John Peel Sessions’ per la BBC e pubblicata nell’album “Hatful Of Hollow” (1984).
  4. Still Ill: tratta da un singolo promozionale del febbraio ’84 ma contenuta anche in “The Smiths”.
  5. Heaven Knows I’m Miserable Now: una delle mie canzoni smithsiane preferite, edita su singolo nel maggio ’84.
  6. William, It Was Really Nothing: altro brillante singolo pubblicato nel 1984.
  7. How Soon Is Now?: epico brano pubblicato su singolo nel febbraio ’85, qui nella sua versione più celebre, quella del 12”, inclusa anche nell’album “Meat Is Murder”.
  8. Nowhere Fast: trascinante cavalcata in stile country tratta da “Meat Is Murder” (1984).
  9. Shakespeare’s Sister: simile al brano precedente, edito come singolo nel marzo ’85.
  10. Barbarism Begins At Home: uno degli episodi più coinvolgenti tratti da “Meat Is Murder”, qui nella 7” version del singolo originale, pubblicato nell’aprile ’85.
  11. That Joke Isn’t Funny Anymore: splendido brano meditabondo, edito su singolo nel luglio ’85.
  12. The Headmaster Ritual: la stessa grandiosa canzone che apre l’album “Meat Is Murder”.
  13. The Boy With The Thorn In His Side: un’altra delle mie canzoni smithsiane preferite, edita su singolo nel settembre ’85 e successivamente inserita nell’album “The Queen Is Dead” (1986).
  14. Bigmouth Strikes Again: altro bel singolo, molto trascinante, tratto da “The Queen Is Dead”.
  15. There Is A Light That Never Goes Out: il brano degli Smiths che amo di più, anch’esso un singolo tratto da “The Queen Is Dead”.
  16. Panic: fra le molte canzoni degli Smiths che apprezzo particolarmente, edita come singolo nell’agosto ’86. Hang the DJ!!!
  17. Ask: irresistibile singolo pubblicato nell’ottobre ’86.
  18. You Just Haven’t Earned It Yet, Baby: pensato come singolo, è stato poi incluso come inedito nella compilation “The World Won’t Listen” (1987).
  19. Shoplifters Of The World Unite: un bel singolo pubblicato nel febbraio ’87.
  20. Sheila Take A Bow: un brioso singolo edito anch’esso nel 1987.
  21. Girlfriend In A Coma: pulsante estratto dall’album “Strangeways, Here We Come” (1987), edito su singolo ad agosto.
  22. I Started Something I Couldn’t Finish: altro singolo tratto da “Strangeways…”, pubblicato nel novembre ’87.
  23. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me: chiude il primo dei due ciddì di questa raccolta un altro bel singolo tratto da “Strangeways…”, una dolente ballata, alquanto teatrale per gli standard degli Smiths.
  24. Jeane: originale lato B del singolo This Charming Man, col quale inizia il secondo ciddì.
  25. Handsome Devil: versione live – alla celebre Hacienda di Manchester – edita sul lato B di Hand In Glove.
  26. This Charming Man: un remix esteso chiamato ‘New York Vocal’ francamente inutile.
  27. Wonderful Woman: lato B dell’edizione 12″ di This Charming Man.
  28. Back To The Old House: originale lato B di What Difference Does It Make?.
  29. These Things Take Time: lato B dell’edizione 12″ di What Difference Does It Make?.
  30. Girl Afraid: bel lato B dell’edizione 12″ di Heaven Knows I’m Miserable Now.
  31. Please, Please, Please Let Me Get What I Want: delizioso e minimale lato B del singolo William, It Was Really Nothing.
  32. Stretch Out And Wait: delicato lato B dell’edizione 12″ di Shakespeare’s Sister.
  33. Oscillate Widly: strumentale edito sul lato B dell’edizione 12″ di How Soon Is Now?.
  34. Meat Is Murder: versione live del brano che dà il titolo all’album, pubblicata sul lato B di That Joke Isn’t Funny Anymore.
  35. Asleep: delicata e minimale ballata pianistica, edita sul lato B di The Boy With The Thorn In His Side.
  36. Money Changes Everything: unico brano – uno strumentale – firmato dal solo Marr a comparire in questa raccolta, originariamente pubblicato sul lato B di Bigmouth Strikes Again.
  37. The Queen Is Dead: lo stesso rocambolesco brano che apre l’album omonimo.
  38. Vicar In A Tutu: altro vivace estratto da “The Queen Is Dead”, poi pubblicato anche sul lato B di Panic.
  39. Cemetry Gates: ancora un estratto da “The Queen Is Dead”, in seguito edito sul lato B di Ask.
  40. Half A Person: il bel lato B del singolo Shoplifters Of The World Unite.
  41. Sweet And Tender Hooligan: registrata in una delle Peel Sessions e pubblicata sul lato B dell’edizione 12″ di Sheila Take A Bow.
  42. Pretty Girls Make Graves: versione ‘Troy Tate Demo’ pubblicata sul lato B di I Started Something I Couldn’t Finish.
  43. Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before: stessa brillante canzone inclusa nell’album “Strangeways, Here We Come”.
  44. What’s The World?: unico brano qui presente a non recare la firma Morrissey/Marr, questa cover dei James è stata registrata dal vivo nel 1985 e pubblicata due anni dopo in una delle edizioni di I Started Something I Couldn’t Finish.
  45. London: registrata dal vivo nel 1986, è la stessa che compare sull’album live “Rank” (1988).

Insomma, per concludere, “The Sound Of The Smiths” è un’ottima raccolta che ha soddisfatto appieno la mia fame di Smiths. Se siete interessati allo storico gruppo di Morrissey e di Johnny Marr e non avete nessuno dei loro album, questo è il disco che fa per voi.

– Mat

Joe Strummer – The Future Is Unwritten

joe-strummer-film-clash-immagine-pubblicaMiracolosamente, il docufilm di Julien Temple su Joe Strummer, “The Future Is Unwritten”, è arrivato anche in una sala cinematografica abruzzese, precisamente al Massimo di Pescara. La proiezione si è tenuta ieri sera e… non me la sono fatta scappare!

Antonella & io arriviamo per tempo, alle ventiettrenta, di fronte ad un botteghino già molto affollato: un quantitativo di gente che non mi aspettavo di trovare ma che mi ha fatto molto piacere di vedere. Quando entriamo in sala riusciamo per fortuna a trovare due comodi posti nelle file centrali ma entro le ventuno, ora d’inizio della proiezione, la sala è già piena.

Il docufilm di Temple parte già alla grande, con la storica ripresa (in bianco & nero) di Joe che registra la sua voce solista sulla base strumentale – che in quel momento ascolta solo lui, in cuffia – di White Riot, il primo singolo dei Clash. Poi entra prepotentemente & selvaggiamente il resto della musica, con le immagini che stavolta passano al cortile di casa Mellor (il vero cognome del nostro) dove troviamo il piccolo Joe a giocare col fratellino maggiore David. Queste immagini iniziali sono fra le poche che mi hanno veramente emozionato: non avevo mai visto quelle sequenze amatoriali (a colori) del giovane Strummer, così come le foto e le immagini dei suoi genitori. Tutto il film scorre cronologicamente, dall’origine nella middle-class inglese alla resurrezione artistica del nostro con la sua ultima band, The Mescaleros, passando per gli anni in collegio, il periodo da squatter a Londra, l’esplosione del fenomeno punk, il suo passaggio dagli 101ers ai Clash, l’epopea di questi ultimi, gli anni di smarrimento nella seconda metà degli Ottanta.

Una storia complessa & affascinante, narrata oltre che dalle stesse parole di Joe (prese dalle sue interviste radio e/o televisive) anche da quelle persone – musicisti o tizi comuni – che più sono state in contatto con lui, fra cui: i tre ex Clash Mick Jones (in ottima forma & a suo agio), Topper Headon e Keith Levene (ma non clamorosamente Paul Simonon, chissà perché…), Tymon Dogg, Steve Jones dei Sex Pistols, Don Letts, Courtney Love, amici d’infanzia e compagni hippy e/o squatter, le sue due mogli – Gaby e Luce – più una serie d’interventi di gente che a mio avviso c’entra ben poco, come quel ruffianone onnipresente di Bono Vox. Che cavolo c’entra Bono con Joe Strummer?! Altri interventi ci mostrano invece gli attori Matt Dillon, Steve Buscemi e Johnny Depp e il regista Martin Scorsese.

E’ molto bello che la maggior parte di questi interventi si svolga attorno ad un falò sulla spiaggia, come piaceva fare a Joe per ritrovarsi e confrontarsi con gli amici più cari. Uno dei pochi che non appare di fronte al caldo scoppiettare delle fiamme è Mick Jones, che parla del suo rapporto artistico e umano con Strummer dal grattacielo in cui viveva da solo con la nonna, nella seconda metà degli anni Settanta. Grande Mick, da sempre il mio Clash preferito! Anche il manager-mentore dei Clash, il controverso Bernie Rhodes, dice la sua, col suo classico taglio polemico & aggressivo, anche se i suoi interventi sono soltanto vocali (credo telefonici), su alcune immagini di repertorio.

“The Future Is Unwritten” è quindi un ottimo documento per conoscere la vita privata & artistica di Joe Strummer, non manca nessun aspetto: il dolore per la perdita del fratello David, gli anni giovanili errabondi, la storia dei Clash ovviamente, le colonne sonore realizzate per il cinema (come “Walker”), le parti che Joe ha recitato per lo stesso cinema (come “Mystery Train” di Jim Jarmusch, che anch’egli contribuisce coi suoi ricordi attorno al falò), i suoi programmi radiofonici condotti per la BBC a cavallo fra gli anni Novanta e Duemila (spesso come colonna sonora abbiamo proprio i pezzi che Joe sceglieva, introducendoli con la sua inconfondibile voce), fino alla sua esibizione coi Mescaleros nell’autunno del 2002, per supportare la causa dei pompieri in sciopero, un’esibizione che vide anche la partecipazione (a sorpresa) di Mick Jones per un paio di pezzi dei Clash. Altre sequenze davvero emozionanti!

A parte clamorose assenze – una su tutte, come detto, Paul Simonon, ma anche i produttori Mikey Dread (peraltro morto pochi giorni fa…) e Bill Price, nonché Martin Slattery dei Mescaleros – l’unico grande punto debole che ho trovato in “The Future Is Unwritten” è la sua verbosità. Una valanga di parole, da quelle dei già numerosi ospiti attorno al falò a quelle dello stesso Joe, con la musica che quasi sempre resta un mero sottofondo. Una valanga di informazioni che danno sì un profilo abbastanza completo di Joe Strummer ma che risultano eccessivamente compresse in due ore di visione. Insomma, va pure bene la prima volta che vediamo il film, ma le altre volte? Dov’è la musica? C’è da dire che, almeno nei titoli, essa è abbastanza rappresentativa dei vari periodi artistici di Joe: ascoltiamo quindi (anche se per pochi secondi ognuna) Keys To Your Heart dei 101ers, White Riot, London Calling, Magnificent Seven, Rock The Casbah e altri classici dei Clash, estratti dalle colonne sonore di “Walker”, “Permanent Record” e “When Pigs Had Flies” (non sono sicuro che quest’ultimo titolo sia esatto, la musica resta tuttora inedita), Tony Adams , Johnny Appleseed e Willesden To Cricklewood dei Mescaleros. Insomma, i titoli non mancano ma li si ascolta veramente per pochi secondi, quasi sempre come sottofondo alle parole.

Altri aspetti che ho gradito poco – e dei quali francamente non ho visto l’utilità – sono stati gli inserti di sequenze tratte dal bel cartone animato de “La fattoria degli animali” e del film “1984”, entrambi presi dalle notevoli opere letterarie omonime di George Orwell. Potrebbero anche fare scena ma per me sono inutili.

In definitiva, penso che “The Future Is Unwritten” sia un ottimo racconto per chi vuole conoscere Joe Strummer sapendone veramente poco, o per chi volesse avere una guida visuale della sua carriera. Ma per chi conosce già la storia di Joe e consuma da anni album quali “London Calling” e “Sandinista!” questo film rappresenta solo un simpatico & gradito diversivo. A tratti pure un po’ noioso.

– Mat