Marvin Gaye, “Let’s Get It On”, 1973

Marvin Gaye, Let's Get It On, immagine pubblica blogSe l’album “What’s Going On” (1971) viene indicato come il capolavoro indiscusso di Marvin Gaye, un disco come “Let’s Get It On”, pubblicato sempre dalla Motown due anni dopo, non è certamente da meno. E se i testi di “What’s Going On” affrontavano prevalentemente temi sociali (alcuni dei quali ancora drammaticamente attuali), quelli di “Let’s Get It On” riflettono soprattutto il rapporto di coppia e più in generale il rapporto con l’altro sesso. Ecco, il sesso. “Let’s Get It On” è stato definito un album ad alto tasso erotico, uno dei dischi più sexy di sempre, come ho spesso sentito dire a proposito di quest’album, ma è anche vero che contiene uno dei pezzi più tristi e più commoventi che io abbia mai sentito, quella Just To Keep You Satisfied posta debitamente a chiusura dell’intero lavoro.

Tanto estrosa e facilmente immedesimabile per l’ascoltatore una canzone come Let’s Get It On (singolo apripista dell’album, brano principale con tanto di “parte due”, Keep Gettin’ It On, nonché pezzo più popolare contenuto nel disco), praticamente un invito alla copula, quanto personale e autobiografica una canzone quale Just To Keep You Satisfied si rivela. Sofferto ma appassionato addio alla moglie Anna, sorella di Berry Gordy, fondatore-capo della Motown, Just To Keep You Satisfied, è soul allo stato puro, la quintessenza di Marvin Gaye, si potrebbe forse azzardare.

Tra due canzoni spettacolari come l’iniziale Let’s Get It On e la conclusiva Just To Keep You Satisfied, quello che sta a metà del disco non è certamente da meno: due brani pop-soul da manuale, ovvero Please Stay (Once You Go Away) e If I Should Die Tonight, la saltellante e gioiosa Come Get To This, una ballad da brividi come Distant Lover e il funky languido di You Sure Love To Ball. Il tutto suonato assieme ai sempre impeccabili musicisti turnisti della Motown, che tanta parte hanno avuto nel successo di questa storica etichetta discografica.

Un album, questo “Let’s Get It On”, che non è certamente da meno a “What’s Going On”, come si diceva: dai brani inediti e dalle versioni alternative delle canzoni tratte dai due album, infatti, sappiamo come i due progetti siano in realtà frutto di una lunga serie di registrazioni avvenute tra il 1969 e il ’73 quasi senza soluzione di continuità. Un brano come Distant Lover, per esempio, era già stato quasi ultimato durante la lavorazione di “What’s Going On”, mentre la versione originale di Just To Keep You Satisfied, una canzone originariamente pensata per gli Originals (sempre della scuderia Motown) è stata successivamente “riciclata” dallo stesso Marvin Gaye (autore e produttore del brano) per le sue God Is Love (per quanto riguarda la musica) del ’70 e quella Just To Keep You Satisfied posta in chiusura dell’album oggetto di questo post, opportunamente riscritta come addio ad Anna.

Insomma, un’unica grande vicenda artistica – oltre che umana, a ben vedere – quella compiuta da Marvin Gaye tra il ’71 e il ’73, un biennio nel quale non solo ha realizzato gli album più belli & importanti della sua carriera –  “What’s Going On” e “Let’s Get It On”, ovviamente – ma anche la colonna sonora di “Trouble Man” (1972), il singolo politico You’re The Man (1972) e un album di duetti con Diana Ross, “Diana & Marvin” (1973). Quando di dice: troppa grazia…

-Matteo Aceto

Michael Jackson: storia e discografia

(FILES) US pop star and entertainer MichNon l’ho mai negato e non devo certo vergognarmene: a me Michael Jackson è sempre piaciuto. Voglio dire, la sua musica e il suo innegabile talento visionario. Per me, Michael rimane un personaggio legato all’infanzia, agli anni Ottanta, quando rimanevo incantato davanti alla tivù nel vedere i suoi celebri videoclip: Thriller, Beat It, Billie Jean, Dirty Diana, Bad, Smooth Criminal e altri. Però è stato nei Novanta che ho iniziato a comprare i suoi dischi, anche se in quel periodo m’è un po’ crollato il mito per via dei tanti scandali – veri o presunti – che hanno accompagnato il nostro fino alla fine.

Personaggio fra i più eccentrici, carismatici e controversi che la dorata industria del pop-rock abbia mai proposto al grande pubblico, Michael Jackson s’è conquistato nello spazio di pochi anni, e con una manciata di album, un posto di diritto nella storia della musica ma anche del costume e della cultura, influenzando e stregando più d’una generazione. Insomma, piaccia o meno, la presenza di Michael Jackson fa parte del nostro vissuto quotidiano, al pari di altri personaggi leggendari come Elvis Presley, John Lennon o Frank Sinatra.

La storia artistica di Michael Joseph Jackson, nato in Indiana (USA) nel 1958, parte veramente da lontano, quasi quanto la sua stessa vita biologica: infatti a cinque anni già canta nei Jackson 5, un gruppo perlopiù vocale composto da altri quattro fratelli, che entro pochi anni inizierà ad incidere per una major discografica, la celeberrima e prestigiosa Motown. Il nostro è un autentico bambino prodigio, canta, balla e dà spettacolo che è una meraviglia, e in breve tempo cresce anche la sua consapevolezza d’artista: sarà proprio lui, a metà anni Settanta, a volersi slegare dalla Motown perché sentiva il bisogno di svincolarsi dalle imposizioni di manager e produttori. E così, a parte il fratello Jermaine Jackson (sentimentalmente legato alla figlia di Berry Gordy, boss della Motown), i Jackson passano alla Columbia (in seguito acquistata dalla potente Sony), aggiungono un altro fratello, Randy, e l’avventura riparte sotto il nome di The Jacksons.

La vicenda discografica dei Jacksons proseguirà fra enormi successi fino al 1984, quando i sei figli maschi di casa Jackson (ve ne sono altri tre di figli, tre femmine, fra cui la famosa Janet) pubblicheranno l’album “Victory” e ne celebreranno i fasti con un imponente tour mondiale. Nel frattempo Michael ha avuto modo d’oscurare non solo i suoi fratelli ma anche ogni altra star musicale del tempo, grazie allo straordinario successo di “Thriller” (1982), tuttora l’album più venduto di sempre. Ma, a ben vedere, già nel 1979, con l’uscita del suo album solista “Off The Wall”, il nostro ottiene uno strepitoso successo di critica e pubblico (l’album vende dieci milioni di copie in tutto il mondo, mica noccioline…), imponendosi con due grandiosi singoli danzerecci, Rock With You e Don’t Stop ‘Til You Get Enough, e una toccante ballata, She’s Out Of My Life.

Nel corso degli Ottanta, dopo il successo planetario di “Thriller”, Michael Jackson diventa quel re del pop che tuttora molti ricordano come tale, pubblicando l’album “Bad” (1987) e singoli famosi come The Way You Make Me Feel, Man In The Mirror, Bad, Dirty Diana e Smooth Criminal. Inoltre, scrive con Lionel Richie la famosissima We Are The World per un imponente progetto benefico al quale prendono parte le maggior stelle del pop-rock americano del periodo.
Diversi videoclip di Michael figurano celebrità hollywoodiane quali John Landis, Martin Scorsese, Dan Aykroyd e Eddie Murphy, e lui stesso avrà modo di cimentarsi occasionalmente col cinema, in particolare col film musicale di “Moonwalker” (1988).
Impressionante anche la lista di chi, nel corso degli anni, ha suonato e cantato al suo fianco: Stevie Wonder, Paul McCartney, Freddie Mercury, Diana Ross, Barry Gibb, Mick Jagger, i Toto, Quincy Jones, Slash, Eddie Van Halen, Steve Stevens e altri ancora.

Arrivano gli anni Novanta e per Michael Jackson arrivano anche altri successi, come testimoniato dall’album “Dangerous” (1991) e dai suoi singoli estratti: Black Or White, Heal The World, Remember The Time, Jam e In The Closet sono tutti scalatori di classifiche internazionali. Tuttavia sarà proprio a cavallo degli Ottanta e dei Novanta che il grande pubblico prende più a chiacchierare della vita privata di Michael che della sua carriera artistica: il cantante, infatti, si è sottoposto a svariati interventi chirurgici ed estetici, che, di fatto, l’hanno trasformato in un altro. Il suo nome figurerà così più sui tabloid scandalistici che sulle riviste musicali, grazie ad una serie di manie, fobie e stranezze che Michael manifesterebbe in privato e talvolta anche in pubblico.

Nel 1993, infine, la botta finale: Jackson viene accusato e processato per molestie a minori. Processi che si ripeteranno altre volte, per almeno altri dieci anni, con grande attenzione mediatica in tutto il mondo. Qualcosa di vero deve pur esserci ma una colpevolezza effettivamente provata non s’è mai prodotta… per quanto mi riguarda, mi rifiuto di credere che uno come Michael Jackson – la stella della musica che più ha donato in beneficenza – abbia mai violentato un solo bambino.

Nel frattempo la sua musica va avanti, anche se la sua immagine, e quindi la sua credibilità, sono notevolmente compromesse: nel 1995, dopo un chiacchieratissimo matrimonio (durato poco più di un anno) con Lisa Marie Presley, la figlia del celeberrimo Elvis, Michael pubblica il doppio “HIStory“, metà raccolta antologica e metà nuovo album, che riscuote dappertutto un enorme successo. Non così potrà dirsi di “Invincible” (2001) che, dopo l’ottimo singolo You Rock My World, non farà più parlare di sé, divenendo quindi il primo vero flop di Jackson. Un flop da dieci milioni di copie, ovviamente. Seguirà quindi una marea imbarazzante di raccolte e ristampe curate dalla Sony che dura tuttora.

Eccoci infine al 2009: l’anno che avrebbe dovuto segnare il ritorno in grande stile di Michael Jackson – con una residency di concerti a Londra che aveva già fatto segnare il tutto esaurito mesi e mesi prima – che viene ricordato per sempre come quello della fine, il sogno di vedere nuovamente il re del pop senza più macchie né aloni che si traduce nell’incubo di una morte improvvisa che ha letteralmente commosso il mondo intero. Una morte che, se non altro, ci ha fatto capire una volta per tutte quanto è stato importante Michael Jackson per tutti noi. La storia della musica senza un personaggio così, noi non ce la possiamo proprio immaginare [ultimo aggiornamento: 18 settembre 2018].

DISCOGRAFIA SOLISTA 1971-2001: “Got To Be There” (1972), “Ben” (1972), “Music & Me” (1973), “Forever, Michael” (1975), “Off The Wall” (1979), “Thriller” (1982), “Bad” (1987), “Dangerous” (1991), “HIStory” (1995), “Blood On The Dancefloor” (1997), “Invincible” (2001).