Prince, un mio personale ricordo

Prince Immagine Pubblica ricordoFine estate 1993: come sottofondo alla pubblicità televisiva di una nota marca di orologi, scorrono i video e le musiche tratti da “The Hits 1” e “The Hits 2”, le prime antologie ufficiali di Prince, in occasione dei suoi quindici anni di carriera discografica con la Warner Bros. Ciò che ho il piacere di sentire in quello spot, seppur condensato in trenta secondi, è un mix straordinario di canzoni a me sia note che sconosciute, ma tutte grandiose, e tutte in grado di catturare immediatamente la mia curiosità.

“E così questo è Prince – mi dico – devo avere quei dischi!”. Il nome di Prince l’avrò sentito nel corso dell’infanzia, e di fatto non ricordo la prima volta che l’ho sentito nominare, ma ricordo benissimo quei giorni del ’93, quando non avevo ancora nella mia pur esigua (a quel tempo) collezione di dischi nessun titolo di Prince. Dopo aver racimolato la considerevole (per me in quei tempi) cifra di trentatremila lire, vado in quello che mi sembrava il negozio di dischi più figo del (mio piccolo) mondo: Happy Music, nei pressi della stazione di Chieti Scalo.

“Vorrei la raccolta di Prince”, dico trionfalmente al proprietario del negozio e lui mi mostra i due ciddì disponibili, “The Hits 1” e “The Hits 2”. “Uhm, non ho con me sessantaseimila lire, ne avrò a malapena quaranta… devo fare una scelta”. Leggo i titoli in scaletta di entrambi i dischi e dopo qualche minuto di riflessione sono pronto a scegliere: vada per “The Hits 2”. “Ovvio, c’è Purple Rain“, mi fa fa il negoziante.

Una volta a casa, messo immediatamente il mio nuovo acquisto nel lettore ciddì, scopro un mondo sonoro che non consideravo possibile. A parte che quella era la prima opera di black music che avevo modo di ascoltare seriamente, ma l’inventiva di questo musicista e tutti i suoni contaminati che uscivano dalle casse mi aprirono degli orizzonti sonori per me del tutto inediti. Va da sé che di lì a qualche settimana andai a comprarmi pure “The Hits 1” (anche se di quest’altro acquisto non ricordo più nulla, forse – ora che ci penso meglio – lo comprai in un negozio di Chieti ormai chiuso da tempo, Music Time mi pare che si chiamasse).

Qualche mese ancora e tornai da Happy Music per comprarmi la colonna sonora di “Batman”, film in cui le canzoni di Prince si sentivano chiaro & forte e che io avevo apprezzato già enormemente quando vidi per la prima volta il film di Tim Burton in tivù. Purtroppo il ciddì non era più disponibile, mi dissero, sarebbe stato più facile ordinare il vinile, oppure avrei potuto prendere la musicassetta, che era lì di fronte ai miei occhi per la ben più modica cifra di diciottomila lire. E vada per la cassetta!

“Prince è un genio, non c’è ombra di dubbio!”, esclamai ascoltando pure la colonna sonora di “Batman” e con le canzoni della serie “The Hits” ormai impresse indelebilmente nei miei circuiti cerebrali. Insomma, fu così che diventai un fan di Prince, in quei mesi a cavallo tra il 1993 e il ’94. Un 1994 che quindi avrebbe prodotto ben altri tre ciddì del mio nuovo idolo mentre all’orizzonte si profilava una svolta epocale: Prince avrebbe cambiato nome e si sarebbe impegnato in una lunga controversia giudiziaria con la Warner per un maggior controllo artistico sulle sue opere e per una maggior libertà creativa.

Insomma, ero appena giunto alla corte del mio principe che questi già non si faceva più trovare al palazzo, cambiando nome (in realtà si faceva identificare con un simbolo grafico – impronunciabile – che era già apparso sulla copertina del suo album da studio del ’92) ed etichetta discografica. Uscì così per un’etichetta minore un mini ciddì – o un maxi singolo, se preferite –  chiamato “The Beautiful Experience”: sette versioni diverse della stessa canzone, l’ormai celebre The Most Beautiful Girl In The World, che iniziò presto ad impazzare nelle radio. Quell’estate uscì anche l’oscuro album “Come”, stavolta ancora per la Warner, presentato come l’ultimo disco in cui il nostro si sarebbe chiamato Prince, mentre a novembre uscì niente meno che il controverso “The Black Album”, quel seguito di “Sign ‘O’ The Times” progettato nel 1987 che venne infine ritirato dal mercato all’ultimo momento.

Un mio amico mi prestò “Come”, io stesso acquistai il “Black Album” e così riuscii a stare al passo con le pubblicazioni discografiche del nostro. In quel periodo, inoltre, scoprii che c’era un negozietto a Chieti – che evidentemente operava sfruttando qualche vuoto legislativo – che affittava i ciddì: riuscii quindi a noleggiare (e a copiarmi su cassette vergini) gli album di Prince usciti prima del ’93, scoprendo così  per la prima volta titoli come “Purple Rain”, “Sign ‘O’ The Times”, “Lovesexy”, “1999”, “Graffiti Bridge” e un po’tutti gli altri. Sempre tramite questo negozietto semiclandestino – si chiamava Fox, bastava fare una tessera e pagare qualcosa come duemila lire al giorno per tenersi il disco a casa propria – riuscii successivamente anche ad ascoltare “The Gold Experience”, il primo album ufficiale di Prince col nuovo nome (l’impronunciabile simbolo grafico) ad uscire per la Warner. Ma quello fu l’ultimo atto dell’ormai deteriorato rapporto tra l’artista e la sua casa discografica, anche perché da qualche parte tra il “Black Album” e “Gold Experience” sbucò fuori l’ennesimo nuovo album del nostro, “Exodus”, edito dalla Edel e accreditato ai New Power Generation, la band che a quel tempo accompagnava Prince in studio e in tour.

A quel punto, quando io già non ci stavo capendo più nulla, giunse la notizia che Prince aveva firmato con la EMI, la quale si apprestava a pubblicare un nuovo album (un altro?!) entro la fine del 1996, addirittura un triplo ciddì, chiamato appropriatamente “Emancipation”. Devo ora ammettere che, escludendo “The Black Album”, comunque figlio di un’altra epoca, tutto questo effluvio recente di dischi più o meno riconducibili a Prince non mi aveva esaltato granché: belle canzoni ovunque, ma un capolavoro di disco non l’avevo trovato da nessuna parte. L’ambizioso “Emancipation”, invece, mi piacque subito (e mi piace tuttora) e mi fece sperare che in qualche modo il mio cantante preferito – una volta liberatosi dalla Warner – potesse aver ritrovato la creatività dei tempi migliori.

Non era così, e la confusione continuava: uscirono infatti altri due album per la Warner, “Chaos & Disorder” e “Old Friends 4 Sale”, evidentemente dovuti per questioni contrattuali, ed evidentemente sotto tono (sembravano più un’accozzaglia casuale d’inediti – e nemmeno troppo memorabili – che delle opere compiute), mentre un altro paio di titoli vennero distribuiti attraverso il sito internet dell’artista (e in questo – bisogna riconoscerlo – Prince fu un autentico pioniere). Con l’ambizioso “Emancipation” già nel dimenticatoio, con un nuovo accordo di distribuzione con un’altra major del disco della quale oggi ho perso la memoria (forse era la BMG?), con un secondo album accreditato ai New Power Generation (ma con Prince in bella mostra – e da solo – in copertina), ammetto di aver smesso di seguire quello che nonostante la confusione continuavo a ritenere un musicista geniale.

Ripresi ad interessarmi a Prince e alla sua attività nel 2002, quando tornò a suonare in Italia dopo oltre vent’anni d’assenza. Decisi di non lasciarmi scappare l’occasione, e nella sera del 31 ottobre ero uno dei tantissimi ad applaudirlo al Palatrussardi di Milano. In quegli anni, inoltre, frequentando i mercatini e sfruttando le ben più ampie possibilità offerte dalla rete, mi procurai tutti i vinili storici del nostro, oltre a comprare di tanto in tanto alcuni dei suoi ciddì più recenti per una manciata di euro l’uno.

L’ultimo album in ordine di tempo di Prince che ho sentito è stato “Planet Earth” del 2007, mentre l’ultimo che mi sia piaciuto sul serio è stato il precedente “3121” del 2006. Negli ultimi anni, il nostro ha continuato a cambiare etichette discografiche, a sfornare dischi, a tenere concerti e anche a produrre/promuovere altri artisti. La notizia per me più interessante è però giunta nel 2014, quando è stato annunciato un riavvicinamento Prince-Warner, con tanto d’inevitabile nuovo album, che avrebbe anche portato in tempi brevi alla remasterizzazione e alla riproposizione (magari sotto forma di succose edizioni deluxe) del catalogo storico dell’artista. Io, come credo ogni altro fan sfegatato, già sognavo di mettere mano al cofanetto “Purple Rain – The 30th Anniversary Super Deluxe Edition”, e invece passò il 2014, passò pure il 2015 e venne infine il tragico 2016.

Ora sono qui a scrivere di Prince dopo tanto tempo (gli avevo dedicato parecchi post nella prima edizione di Immagine Pubblica, tra il 2006 e il 2012, e qualcosa vedrò di riproporre nelle prossime settimane), a due giorni dalla sua morte imprevista, una morte che ha sorpreso e addolorato tutto il mondo. Ho scritto queste righe con gran piacere, di getto, dilungandomi pure troppo, ma ora che ci penso provo anche una certa tristezza. La musica di Prince è una delle più vitali che io abbia mai sentito, e sapere ora che non c’è più l’artefice di quella che è stata parte della colonna sonora della mia vita rende tutto questo un po’ inutile.

Torna la confusione, anche pensando a cosa ne sarà di tutti gli inediti rimasti in archivio (pare che si tratti del settanta per cento di tutto ciò che il nostro ha registrato nei suoi celebri Paisley Park Studios), dato che Prince non aveva né moglie (sebbene sia stato sposato due volte) e né figli. Ad ogni modo, questo post è il mio piccolo tributo a un personaggio che ho davvero amato.

-Mat

Michael Jackson, “Thriller (25° Anniversary Edition)”, 2008

michael-jackson-thriller-immagine-pubblicaUn mio amico, fan accanito di Michael Jackson, s’è ovviamente comprato l’edizione deluxe della nuova versione di “Thriller”, l’album dalle vendite multimilionarie pubblicato sul finire del 1982 e di recente ristampato con brani aggiuntivi e dvd contenente gli straordinari videoclip originali.

Stavo per comprarmela anch’io, questa scintillante riedizione del classicissimo di Michael, poi però ho preferito chiedere maggiori dettagli al mio amico: pensavo di trovarlo entusiasta, invece mi ha parlato molto male di questa ristampa, consigliandomi infine di risparmiarmi le venti carte necessarie all’esborso. Tuttavia è stato così gentile da prestarmi la sua copia, prima – così mi ha detto – d’imbustarla per sempre in una confezione antipolvere e di riporla sulla mensola dove tiene tutto il materiale video/discograficamente collezionabile di Michael.

Beh, a questo punto, prima di riconsegnargliela, ne approfitto per recensirla sul blog!

Esternamente la confezione promette benissimo: cartonata, a mo’ di libretto, con la foto che vedete in alto posta in copertina e la foto originale dell’album sul retro, il tutto arricchito da sgargianti cromature e da scritte dorate. Anche il libretto interno si presenta bene, è elegante contiene una nota introduttiva da parte di Michael (più che altro un ringraziamento ai fan) tutti i testi delle canzoni, la lista – imponente & già spettacolare di per sè – dei musicisti che vi suonano, i disegni che apparivano sulla busta del vinile originale e parecchie fotografie. Ecco, il problema sono appunto tutte queste fotografie: a parte un’interessante collezione che ci mostra le varie edizioni dei sette singoli estratti dall’album – Beat It, Thriller, Wanna Be Startin’ Somethin’, Billie Jean, P.Y.T., The Girl Is Mine con Paul McCartney e Human Nature – il grosso delle foto riguarda fermimmagini prese dal video di Thriller. Ok, giusto, va pure bene, però quel fantastico video mi viene mostrato in tutta la sua lunghezza (ben tredici minuti) nel dvd incluso, per cui… avrei preferito note tecniche sull’album, su come è stato composto e/o registrato (andava bene pure la trascrizione delle interviste audio del geniale produttore Quincy Jones incluse nella ristampa di “Thriller” del 2001), su qualche cazzuta nota critica d’un qualche cazzuto giornalista musicale. Insomma, un po’ di parole in più ci stavano bene, in fondo con questa ristampa si vuole celebrare una storia.

Ora però passiamo brevemente al ciddì audio, trattando separatamente l’album originale – composto da nove canzoni – e le sette tracce aggiunte…

1) “Thriller” inizia in modo assai danzereccio, grazie alla divertita & divertente Wanna Be Startin’ Somethin’, sorta di breakdance in grande stile dove a risaltare sono perlopiù le percussioni, i cori e la magnifica prestazione vocale di Michael. Una canzone che forse avrebbe giovato di una durata più breve, tuttavia è diventata ormai un classico per cui va bene così.

2) Baby Be Mine è una delle canzoni jacksoniane che più mi piacciono: un caldo brano funk-pop suonato & cantato con immensa classe. Mi sembra un’ottima rilettura della già ottima Rock With You, pubblicata sull’album “Off The Wall” (1979).

3) Il duetto con McCartney, The Girl Is Mine, è stato pubblicato come primo estratto dall’album: è una deliziosa canzone easy-listening, dove Michael e Paul bonariamente competono per conquistare il cuore della girl in questione. Anche in questo caso, The Girl Is Mine resta una delle mie canzoni jacksoniane preferite.

4) Segue il brano che dà il titolo all’album, Thriller, quel geniale & contaminato pezzo dance ormai diventato un classico, inframezzato dalla diabolica recitazione dell’attore horror Vincent Price.

5) La potente Beat It dovrebbero conoscerla pure le pietre, tanto è strafamosa! All’epoca mise daccordo gli appasionati di musica nera coi bianchi rockettari, grazie all’avvolgente assolo di chitarra di Eddie Van Halen e al grintoso arrangiamento complessivo, una perfetta fusione fra funk e rock, il tutto amalgamato dal pop che tanto strizza l’occhio alle classifiche di vendita.

6) Segue un altro grande classico di Michael, forse la sua canzone che più preferisco in assoluto, Billie Jean. Anche in questo caso, alzi la mano chi non la conosce… anzi, no, vada a nascondersi rosso di vergogna!

7-8) Se la suadente ballata funky di Human Nature mi suona come una delle migliori mai interpretate dal nostro, la successiva P.Y.T. (Pretty Young Thing) è invece la canzone di “Thriller” che meno mi piace; non che sia brutta ma in fondo è una canzonetta salvata da un bell’arrangiamento e da grandi parti vocali.

9) La conclusiva The Lady In My Life è una romantica ballata dalla struttura molto interessante: piuttosto teatrale, la canzone si arricchisce di parti strumentali e sequenze melodiche mentre procede nel corso dei suoi cinque minuti, col finale che ha ormai raggiunto tonalità funky.

Ed eccoci quindi al materiale aggiuntivo – vecchio & nuovo – per questa lussuosa riedizione…

10) Vincent Price Excerpt From “Thriller” Voice-Over Session è un breve brano di soli ventiquattro secondi dove si ascolta la sola voce del celebre attore, in particolare la sua nota risata finale. Niente di che, a dire la verità, era molto meglio l’altra Voice-Over Session inclusa nella riedizione del 2001 di “Thriller”, con l’incisione completa del ‘rap’ di Vincent e parti inedite che figuravano lo stesso Michael.

11-12) The Girl Is Mine 2008 e P.Y.T. 2008 sono due remix affidati a will.i.am dei Black Eyed Peas e sono i nuovi lavori aggiuntivi più memorabili presenti qui. Sono pezzi gradevoli che pur discostandosi parecchio dalle registrazioni originali del 1982 danno nuova personalità allo stile delle canzoni. In particolare, regge bene il rap di will.i.am e dei suoi vocalizzi sulla base hip hop della nuova The Girl Is Mine, nella quale si sente la sola voce solista di Michael che ricanta anche quelle parti originariamente affidate a Paul.

13) Wanna Be Startin’ Somethin’ 2008 è remixata da Akon e cantata dallo stesso in duetto con Michael. Non una versione particolarmente malvagia – ai fan di Akon dovrebbe piacere, dato che la parte del leone la fa lui, aggiungendovi anche nuove parti di testo – ma in fondo inutile se paragonata alla canzone originale.

14) Beat It 2008 è il terzo remix affidato a will.i.am anche se la nuova rivisitazione è accreditata alla collega Fergie (la bella cantante degli stessi Black Eyed Peas) che duetta con quelle che mi sembrano le parti vocali di Michael dell’82. Il pezzo è grintoso, non molto diverso dalla versione originale… ma del tutto inutile, dato che l’originale è una bomba!

15) Billie Jean 2008 è l’ultimo nuovo remix in programma, in questo caso affidato a Kanye West: anche qui la versione originale è una bomba e ci sarebbe ben poco da fare, tuttavia a West va il merito d’aver provato ad attualizzarne il sound (una sorta di secco ma melodico hip-hop) pur mantenendo integro l’arrangiamento originale orchestrale. Un remix fatto abbastanza bene, secondo me.

16) La conclusiva For All Time dovrebbe essere l’extra più ghiotta per i fan jacksoniani di lunga data: una canzone inedita risalente alle sedute di registrazione dell’epoca. Tuttavia il brano non suona affatto nuovo, o almeno non completamente, dato che si tratta infatti d’una versione – presumo precedente – di Human Nature: testo e ritornello sono diversi, però la struttura del pezzo, il suo andamento melodico e la strumentazione impiegata sono gli stessi. Ciò non toglie che For All Time resta una canzone molto gradevole che forse avrebbe meritato una pubblicazione quantomeno su qualche lato B di uno dei singoli originali.

Eccoci infine al dvd… mi aspettavo qualcosina in più, non so, un’intervista o un documentario in aggiunta, anche se l’inclusione del videoclip originale di Thriller, quello con gli zombi diretto da John Landis nel 1983, forse basta da solo a giustificarlo. Gli altri filmati presenti sono quelli girati per Billie Jean e Beat It – videoclip famosi quasi quanto le due stesse canzoni – ma il più notevole resta l’esibizione del nostro per il venticinquennale della Motown nel 1983, dove un Michael dalla forma strepitosa balla & canta sulla base in playback di Billie Jean e introduce all’estasiato pubblico il suo celebre moonwalk per la prima volta. Davvero una roba da brividi, penso che i fortunati presenti in quella serata se la ricordino ancora!

Piaccia o no, “Thriller” è un album epocale, il disco pop per eccellenza degli anni Ottanta ed è il primo album di musica leggera che ha portato la musica nera alle grandi masse bianche: è giusto tributarne i dovuti onori anche se resta il forte dubbio che Michael (e la potente etichetta Sony-BMG) l’abbia reimmesso sul mercato più per i soldi che per reali intenti celebrativi. Non so se andrò a comprarmi questa terza edizione del classicissimo jacksoniano: venti euro non sono pochi ma nemmeno molti se si considera che con quei soldi ci portiamo a casa un pezzo di storia della musica moderna in una confezione che al momento rappresenta la migliore mai pubblicata. Non so, aspetterò di riconsegnare al suo proprietario la copia che sto ascoltando in questi giorni… se in seguito mi dovesse mancare, il negozio di dischi è vicino…

– Mat