Lucio Battisti, “Una Donna Per Amico”, 1978

lucio battisti una donna per amicoPuò una sola canzone giustificare l’acquisto d’un intero disco? Certamente. E può l’introduzione di quella sola canzone assolvere tutta un’opera d’arte? Ma sicuramente, se quella canzone si chiama Prendila Così e l’artista è Lucio Battisti. Una perla di canzone prossima agli otto minuti, impreziosita dagli assoli di sassofono di Derek Grossmith, pubblicata nel 1978 ma già proiettata stilisticamente negli anni Ottanta e forte d’una introduzione avvolgente, crepuscolare, pulsante, epica e drammatica. Quando dopo quarantasei secondi entra la voce di Lucio Battisti, sembra di entrare in un’altra dimensione, nella quale si viene spinti ancora più in là a venti secondi dal primo minuto, quando entrano pure gli archi sintetizzati. Ecco, basta questo minuto & mezzo d’un pezzo come Prendila Così per inserire l’album “Una Donna Per Amico” tra i più belli dell’intera produzione battistiana.

Ma un album è un album, e di belle canzoni ce ne sono anche altre, in questo “Una Donna Per Amico” che sto cercando di descrivere mentre le sue note in cuffia mi distraggono e mi confonde piacevolmente il corso dei pensieri. C’è Una Donna Per Amico, ovviamente, una delle canzoni italiane più famose di sempre, che unisce un ritmo disco a un testo nel quale ogni ascoltatore di sesso maschile potrebbe benissimo riconoscersi; c’è Donna Selvaggia Donna, dall’atmosfera morbidamente soffusa eppure vibrante come un carillon; c’è la deliziosa scenetta sentimentalquotidiana di Perché No; c’è Aver Paura d’Innamorarsi Troppo, a metà strada tra la classica melodia all’italiana e la musica caraibica, con tutta una parte corale che resta davvero da antologia.

C’è quindi un altro pezzo molto famoso chiamato Nessun Dolore, vagamente disco ma più elaborata rispetto a Una Donna Per Amico, c’è l’interessante pop-rock di Maledetto Gatto con tanto di talk-box applicato alla chitarra (un effetto utilizzato con efficacia anche dagli Eagles in Those Shoes del ’79, oltre che dai Pink Floyd in Keep Talking del ’94, ma ci sono anche altri esempi che ora non mi sovvengono… forse un pezzo di Bon Jovi?) e infine Al Cinema, il brano di chiusura dell’album – un po’ truce, a dire il vero – dove alcune situazioni cinematografiche sono messe a confronto con gli alti e i bassi d’una relazione sentimentale.

Registrato in Inghilterra col supporto di musicisti inglesi, d’un produttore inglese (Geoff Westley), d’un tecnico del suono inglese (quel Greg Walsh a sua volta promosso a produttore nei successivi progetti battistiani), un lavoro come “Una Donna Per Amico” rientra nella grossolana definizione di “album di musica italiana” soltanto perché i testi di Mogol, ovviamente scritti in italiano, sono cantati da Lucio Battisti in italiano. Perfino la foto di copertina – che a me è sempre piaciuta molto – è stata scattata in terra inglese.

-Mat

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Motley Crue, “Red, White & Crue”, 2005

motley-crue-red-white-crue-immagine-pubblicaFino a pochi mesi fa non sapevo praticamente nulla dei Motley Crue, giusto alcune superficiali informazioni sul fatto che la tosta band americana fosse costituita da quattro tipacci poco raccomandabili e che due di essi avessero preso in moglie quelle gran figone di Donna D’Errico e Pamela Anderson.

Un po’ di mesi fa, a gennaio se non ricordo male, in un centro commerciale m’imbattei nella raccolta “Red, White & Crue” ad un prezzo scandalosamente basso e, ingolosito anche dall’adesivo ’18 Motley Crue classics 1981-2005′, decisi di fare l’acquisto.

Se ad un primo ascolto questa selezione del materiale più in vista dei Motley Crue non m’impressionò granché – una sorta di Bon Jovi incattiviti fu il primo commento che mi venne in mente – nei giorni successivi iniziai a consumare il ciddì, sentendolo beatamente sia a casa che in auto. E quindi, insomma, una bella raccolta, quest’unico pezzo di storia motleycruiana presente nella mia collezione di dischi! Percorre tutte le fasi della carriera dei nostri, dai primi punkeggianti pezzi autoprodotti ai due inediti appositamente registrati per questo disco, passando per gli hit storici e alcune rarità.

Vediamo quindi di tracciare un breve profilo delle diciotto canzoni contenute in questa raccolta che, alla fine, dovrebbero fornire anche la storia per sommi capi del noto gruppo di hard rocker losangelini.

1) L’inizio del disco, con Live Wire, è a dir poco esplosivo: una sonorità hard punk molto professionale e notevolmente compatta per un brano coinvolgente, tirato & tosto. A questo punto penso che Live Wire sia già una delle migliori canzoni dei Motley Crue. Scritta da Nikki Sixx, bassista nonché principale autore in seno ai Motley Crue, Live Wire fa parte del primo album dei nostri, un lavoro autoprodotto e intitolato “Too Fast For Love”, pubblicato nel 1981 ma riedito l’anno dopo in grande stile quando la band firmò per una major discografica.

2-3) Altro bel brano tosto e tirato – con una superba parte chitarristica del tetro Mick Mars – è il successivo Piece Of Your Action, scritto da Nikki Sixx col cantante del gruppo, Vince Neil. Lì per lì m’irritava un po’ la cattiva vocetta adolescenziale di Vince, tuttavia ho imparato presto a considerarla parte integrante del sound dei Motley Crue. Sempre tosta & decisa – ma decisamente più tetrale e vagamente più gotica – è Black Widow, registrata sul finire del 1982 ma rimasta inedita, autoprodotta e scritta ancora da Sixx.

4) Proveniente dall’album “Shout At The Devil” (1983), ecco il rock massiccio e stradaiolo di Looks That Kill, con un Vince Neil che ci regala una prova vocale davvero impressionante in quello che è uno dei momenti più esaltanti di questa raccolta. Ancora una canzone scritta da Nikki ma prodotta da Tom Werman, col quale la band collaborerà fino al 1987.

5-6) Muscolosa & melodica al tempo stesso (una costante in gran parte del repertorio motleycruiano… insomma, la band fa casino ma è anche sensibile all’esito delle classifiche), Too Young To Fall In Love è un’altra grande prova hard rock scritta da Nikki e tratta dall’album “Shout At The Devil”. Sempre dal medesimo album – dev’essere una pietra miliare nella discografia dei Motley Crue – ecco l’omonima Shout At The Devil, la cui coralità la rende perfetta in un’esecuzione dal vivo davanti ad un pubblico rock urlante & appassionato.

7) Girls, Girls, Girls, tratta dall’album omonimo pubblicato nel 1987, è una canzone esplicitamente stradaiola: non un granché a dire il vero, un pezzo orecchiabile & coinvolgente ma arrangiato in modo aggressivo che viene salvato dalla prestazione di Mick Mars (soprattutto il bell’assolo finale). Scritta da Sixx con lo stesso Mars e il batterista del gruppo, il ben noto Tommy Lee, Girls, Girls, Girls resta tutto sommato uno dei momenti più piacevoli della raccolta.

8-9) Restiamo sulla strada con un brano che trovo molto impressionante, Wild Side, anch’esso tratto dall’album “Girls Girls Girls” e scritto dalla sezione ritmica dei Motley Crue, ovvero Sixx & Lee. Con Kickstart My Heart – uno dei brani più noti della nostra band losangelina – abbiamo la prima delle numerose collaborazioni dei Motley Crue col celebre produttore Bob Rock. Tratta da quello che molto probabilmente è il maggior successo commerciale dei nostri, l’album “Dr. Feelgood” (1989), Kickstart My Heart è un veloce & trascinante brano hard rock, irresistibilmente commerciale e corale. Sfido un qualsiasi sano appassionato di rock a restare impassibile di fronte a questa canzone, ottima soprattutto se si è alla guida.

10-11) Tratta dall’album omonimo, Dr. Feelgood è un perfetto campione per rappresentare l’hard rock commerciale americano degli anni Ottanta: molta chitarra, ritmo medio decisamente marcato, melodia facilmente riconoscibile e cori ben evidenti nel ritornello. Commerciale ma a suo modo piacevole! Scritta dal gruppo al gran completo, Primal Scream è tratta dalla precedente raccolta “Decade Of Decadence ’81-’91” (1991): segue la falsariga di Dr. Feelgood ma l’arrangiamento complessivo è ben più aggressivo.

12) Dopo tanti pezzi tosti & cattivi, ecco una dolce sequenza pianisticha che c’introduce la maestosa ballata di Home Sweet Home, una canzone che ricorda lo stile dei Queen. Originariamente pubblicata sull’album “Theatre Of Pain” (1985), questa versione della bella Home Sweet Home è un remix del 1991 precedentemente inserito in “Decade Of Decadence ’81-’91”.

13) Hooligan’s Holiday è invece l’unico pezzo tratto dall’album “Motley Crue” (1994), un disco nel quale la formazione dei nostri era composta ancora da Nikki Sixx, Mick Mars e Tommy Lee ma senza Vince Neil: il suo posto venne infatti preso da John Corabi, già cantante degli Scream. Hoolingan’s Holiday è l’unico pezzo di questa raccolta che non riesce a piacermi, col suo hard rock venato di blues e con quella voce, proprio quella ‘nuova’ di Corabi, che non sento affatto parte dello stile di questa band.

14) La formazione originale dei Motley Crue però si riformò presto, e nel 1997 uscì quindi l’album “Generation Swine”, dal quale è stata qui inclusa Beauty. Anch’essa, tuttavia, si discosta dallo stile tipico della band, con un tono basso e più misurato per la voce solista: può darsi che a cantare sia un altro del gruppo e che Vince sia confinato ai cori. Prodotta da Scott Humphrey (coautore del brano con Sixx e Lee), Beauty è una canzone né bella e né brutta che scorre via senza infamia & senza lode.

15) Nel 1998 venne pubblicata una seconda raccolta dei Motley Crue, stavolta intitolata semplicemente “Greatest Hits”: Bitter Pill ne era l’inedita ed è stata poi inclusa anche in questa che è la terza raccolta dei nostri. Qui il sound torna tipico dei Motley Crue, ed infatti Bitter Pill è stata scritta da tutti e quattro e prodotta dal fido Bob Rock. Un pezzo gradevole, più pop rock che altro, grazie ad un ritornello ruffiano e ad un appeal commerciale che la rende adatta ai passaggi radiofonici.

16) L’album successivo dei nostri volponi losangelini vede la luce nel 2000, “New Tattoo”, ma stavolta Tommy Lee non è della partita. Hell On High Heels è il singolo tratto da quell’album ed incluso in questa raccolta: prodotta da Mike Clink (noto soprattutto per aver lavorato con i Guns N’ Roses), questa canzone gradevolmente rock non è particolarmente ispirata, più che altro è suonata con mestiere e convinzione.

17-18) If I Die Tomorrow è la prima delle due nuove canzoni (prodotte ancora una volta da Bob Rock) pensate apposta per questa raccolta, dove i quattro membri storici della band sono nuovamente riuniti sotto lo stesso marchio: pubblicata anche su singolo, If I Die Tomorrow – scritta da Nikki Sixx col gruppo canadese dei Simple Plan – è una decadente ballata hard rock che mi piace moltissimo; segue & conclude il disco un’altra composizione di Nikki, Sick Love Song, ben più dura e che ricorda un po’ l’incedere della travolgente Immigrant Song dei Led Zeppelin.

Tutto sommato “Red, White & Crue” mi sembra un’ottima introduzione alla musica di questi abili mercanti di rock duro che sono i Motley Crue, dato che attraversa tutte le fasi storiche del gruppo. Per chi desideri una visione più approfondita del lavoro di questa band, consiglio invece l’edizione deluxe di “Red, White & Crue”, formata da due ciddì per un totale di trentasette canzoni, fra cui l’inedita Street Fighting Man, cover dei Rolling Stones.

– Mat