Richard Ashcroft, “Keys To The World”, 2006

richard-ashcroft-keys-to-the-worldSul finire del 2005 ebbi il piacere d’ascoltare in radio una gran bella canzone che tornò a farmi interessare alla musica più contemporanea: si trattava di Break The Night With Colour di Richard Ashcroft (voce e anima dei Verve), canzone che continuai ad ascoltare per mesi e che, di lì a poco, mi spinse all’acquisto di “Keys To The World”. Acquisto avvenuto all’inizio di quest’estate, quando ho scovato in un centro commerciale una copia sola soletta di “Keys To The World” all’allettante cifra di otteurennovanta.

Terzo album solista per Richard Ashcroft, “Keys To The World” mi piace un po’ di più ogni volta che lo metto nel lettore, sia a casa che in auto: non è un disco contenente chissà quali mirabolanti effetti speciali o chissà quale musica innovativa (che di questi tempi è cosa assai rara), tuttavia è un bel lavoro, suonato e prodotto con gusto, caldo & sentimentale ma non stucchevole & lagnoso, leggero ma non stupido, coinvolgente ma non impegnativo. Insomma, un buon disco che assolve ottimamente alla sua funzione: farci compagnia per quarantacinque minuti con della buona musica pop-rock inglese, senza però ridursi a mero sottofondo.

1) Si parte con la spumeggiante Why Not Nothing?, un movimentato brano vagamente retrò (ma suona retrò un po’ tutto il disco, sarà per questo che mi piace così tanto…) che strizza l’occhio agli anni Sessanta. Anche la distribuzione spaziale degli strumenti ricorda il glorioso passato pop d’oltremanica, soprattutto le parti di chitarra, separate nei canali sinistro e destro.

2) Music Is Power è la rivisitazione da parte di Richard d’un vecchio brano del compianto Curtis Mayfield: in pratica sarebbe una cover, ma il nostro ne ha riscritto completamente il testo. Ammetto di conoscere poco l’arte del buon Curtis, tuttavia la coinvolgente Music Is Power mi ricorda perlopiù lo stile sonoro degli Style Council.

3-4) Ed eccoci finalmente all’emozionante Break The Night With Colour, che ritengo la migliore fra le dieci canzoni incluse in “Keys To The World”. Anzi, dirò di più… dopo pochi ascolti è diventata già una di quelle che amo di più, sarà che mi ricorda parecchio lo stile di John Lennon. Segue a ruota la melodica Words Just Get In The Way, pubblicata come secondo singolo, che è una canzone assolutamente deliziosa, strepitosamente semplice & appassionata. Nient’altro da dire.

5) A metà del disco troviamo la canzone che gli dà il titolo, Keys To The World, dal ritmo appena più sostenuto rispetto alle ultime che abbiamo visto. E’ il solo brano presente qui ad avvalersi di una voce che non sia quella di Richard (che di solito canta tutte le parti vocali, da quelle soliste ai vari tipi di cori), cioè quella d’una corista che infonde a Keys To The World un che di etnico. In effetti, questo quinto pezzo in programma suona come una metropolitana world music, sembra adatto come colonna sonora per un giro turistico nella parte più cosmopolita di Londra.

6) Davvero molto bella la canzone seguente, la commovente Sweet Brother Malcom, molto più minimale ed intima delle altre viste fin qui. Con l’inconfondibile voce di Richard ben in primo piano e una delicata orchestra a farle da contrappunto, lo strumento portante diventa quindi la chitarra acustica. Credo che Sweet Brother Malcom sia una delle migliori creazioni da parte del nostro.

7) A seguire troviamo la dolente ma magnifica Cry Til The Morning: l’inizio è lento ma dopo poco più d’un minuto subentra la bella base ritmica guidata dal piano. Stile vagamente lennoniano anche qui, per un pezzo maturo che conduce i nostri sentimenti alla deriva, specie nel finale, affidato ad un circolare & avvolgente assolo di chitarra elettrica.

8) La romantica Why Do Lovers? è un altro dei pezzi forti di questo disco: un crescendo melodico ed emozionale molto intenso, con la voce di Richard in primo piano che pare spezzarsi dopo ogni verso. Why Do Lovers? rappresenta un tipo di ballata che può venir fuori da una sola terra… la Gran Bretagna, senza dubbio.

9) Simple Song è il brano che meno mi piace in questo disco, anche se oggi lo apprezzo di più rispetto alle prime volte che l’ascoltavo. E’ una canzone piuttosto teatrale che s’incastra fino ad un certo punto con le altre presenti in “Keys”, anche se non si tratta affatto d’una cattiva prova… forse suona un po’ artificiosa.

10) La conclusiva World Keeps Turning è un classico pezzo da ascoltarsi in auto, meglio ancora se si è sulla via del ritorno. Dopo l’iniziale Why Not Nothing?, questo è il brano più veloce del disco, come se il buon Richard avesse voluto raccogliere un cuore più lento e riflessivo fra un inizio e una fine più movimentate.

Prodotto dallo stesso Richard Ashcroft col fido Chris Potter, “Keys To The World” figura diversi musicisti dal passato (per me) interessante: fra i batteristi troviamo l’ottimo Steve Sidelnyk, già con gli Orange Juice e ospite frequente nei primi singoli degli Style Council; fra i bassisti troviamo John Giblin, produttore e collaboratore di alcuni dei migliori lavori dei Simple Minds; al piano c’è invece Martin Slattery, già coi Mescaleros del compianto Joe Strummer. Infine, le efficaci partiture orchestrali, presenti un po’ ovunque, sono eseguite dalla London Metropolitan Orchestra.

– Mat