Disney, le prime immagini del nuovo “Dumbo” di Tim Burton

Disney Dumbo Tim Burton Immagine PubblicaSi parlava d’un remake di “Dumbo” affidato a Tim Burton da almeno un paio d’anni e finalmente, proprio oggi, la Disney ha svelato le prime immagini del film – che uscirà comunque nel marzo 2019, per cui ci sarà da aspettare ancora un po’ – in un bel teaser trailer che è possibile guardare QUI.

Da quanto mostrato nel minuto & venti di questo trailer mi sembra che il tutto sia decisamente promettente: un mix tra fiaba, dimensioni oniriche e immagini circensi alla Federico Fellini che reca l’inconfondibile marchio di Tim Burton, ovvero uno dei miei registi preferiti. Sempre nel trailer, oltre all’elefantino volante dagli occhi blu re-immaginato dal regista californiano, vediamo inoltre gli attori protagonisti della storia, ovvero Colin Farrell (che avevo perso un po’ di vista negli ultimi anni e che, a dirla tutta, non mi è mai piaciuto granché), Michael Keaton (che aveva già lavorato con Burton in tre film a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, tra cui “Batman”) e quindi la bellissima Eva Green, anch’essa apparsa in diversi film burtoniani, soprattutto quelli di produzione più recente. Si vede anche Danny DeVito (anch’egli in precedenti film di Burton), mentre la musica è affidata nuovamente a Danny Elfman, un compositore che sta a Tim Burton come Nino Rota stava a Federico Fellini.

Meno rassicurante, almeno per me, è la sceneggiatura affidata a un certo Ehren Kruger, che francamente non conosco ma che “vanta” nel suo curriculum diversi film della saga “Transformers”. Vabbè, staremo a vedere. Ho già mostrato il trailer del nuovo “Dumbo” a mia figlia, di cinque anni di età, e già entusiasta della prossima proposta burtoniana, lei che è una grande fan del film originale del 1941, che mi ha “costretto” a ripetute visioni vicine al centinaio quando le abbiamo regalato una copia in divuddì del celeberrimo cartone animato.

Non resta che attendere marzo, quindi, sperando vivamente che la vena creativa di Tim Burton possa trarne beneficio in futuro per ulteriori progetti simili. Come è noto, infatti, la Disney, già da qualche anno, è impegnata in tutta una serie di remake dove alle ormai inevitabili immagini animate al computer vengono abbinate sequenze di attori in carne ossa. E così, dopo i vari “Cenerentola”, “La Bella & La Bestia” ma anche due “Alice In Wonderland” diretti proprio da Tim Burton, seguiranno “Dumbo” nel 2019 e “Mulan” nella prossima decade. Avremo di che emozionarci, insomma. E’ quello che si spera, quanto meno.

-Mat

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Siouxsie & The Banshees, “Twice Upon A Time/The Singles”, 1992

siouxsie-and-the-banshees-twice-upon-a-timeQuesto post riguarda la seconda raccolta dei singoli dei Siouxsie And The Banshees, chiamata appropriatamente “Twice Upon A Time”, anche perché è il seguito di quel “Once Upon A Time” che abbiamo già visto in un altro post.

Riprendiamo quindi la storia dell’affascinantinquietante Siouxsie Sioux e dei suoi Banshees – Steven Severin, Budgie e altri che si avvicenderanno con gli anni, fra i quali John McGeoch dei Magazine e Robert Smith dei Cure – dal singolo successivo a Arabian Nights, ovvero Fireworks, pubblicato il 21 maggio 1982.

Scritta e prodotta dal gruppo stesso, la trascinante Fireworks è una delle canzoni che più amo fra le diciotto presenti in questo disco, una canzone dall’arrangiamento tanto gotico quanto irresistibilmente pop, con una prestazione vocale da parte della Sioux veramente notevole. La sua, c’è da dire, è una voce particolarissima & di facile riconoscibilità.

Slowdive, pubblicata su singolo il 1° ottobre, ci presenta un interessante cambiamento di scenario: non so di che cosa stia parlando ma questo pezzo mi fa pensare al sesso… sarà per la squadrata & robusta sezione ritmica o per la voce poco più che sussurrata da parte di Siouxsie… insomma è una roba molto molto fisica, ecco!

La ben più teatrale Melt!, edita su singolo il 26 novembre, rappresenta un altro cambiamento d’atmosfera, per quanto il testo sembra riferirsi ancora alla più fisica delle passioni. A parte tutto, però, ecco che in soli tre singoli, scritti e prodotti dallo stesso gruppo, abbiamo tre canzoni molto diverse l’una dall’altra eppure così identificative dello stile bansheesiano.

Arriva il 1983 e le sorti del gruppo paiono subire una battuta d’arresto: Siouxsie Sioux e il batterista Budgie daranno vita al progetto parallelo The Creatures (in seguito i due diventeranno moglie & marito), mentre Steven Severin, in coppia con Robert Smith, darà vita al progetto The Glove. Pure i Cure in quel periodo stavano per concludere la loro storia e così Robert Smith fu ben felice d’accettare l’invito di Severin ad entrare nella formazione dei redivivi Siouxsie And The Banshees. Il primo frutto di questa rinnovata band è la cover di Dear Prudence, pubblicata su singolo il 23 settembre: ho sempre preferito l’originale dei Beatles, tuttavia i nostri riescono a dare a Dear Prudence una piacevole personalità, a metà fra raffinato pop e dub contaminato.

Il 16 marzo 1984 è invece la volta della distesa ma saltellante Swimming Horses: la novità è che ad affiancare la band dietro la consolle torna un produttore esterno, Mike Hedges. E’ un pezzo che forse richiede qualche ascolto in più, tuttavia ritengo Swimming Horses un ottimo brano.

Pubblicata il 25 maggio e tratta dall’album “Hyaena”, ecco Dazzle, la mia canzone preferita dei Siouxsie And The Banshees. Un pezzo dall’introduzione e dal finale lenti & orchestrali, col corpo centrale epicamente veloce & drammatico. Un capolavoro, secondo la mia trascurabile opinione.

Segue la ben più dark Overground, pubblicata il 19 ottobre: non so se qui Smith sia ancora un Banshee dato che nel 1984 resuscitò i Cure con l’album “The Top”, tuttavia Overground è un brano risalente al primo album dei nostri, “The Scream” (1978), qui riproposto in una nuova versione particolarmente orchestrale.

Il 18 ottobre 1985 è la volta della magnifica Cities In Dust, un altro dei miei brani bansheesiani preferiti. Ottima la prova vocale della Sioux, ottimamente bilanciato l’arrangiamento della canzone fra parti elettroniche preprogrammate e strumentazione effettivamente suonata. Con i suoi effetti orientaleggianti e il ritmo vagamente danzereccio, Cities In Dust è per me un pezzo davvero irresistibile. Da questo punto in avanti, sebbene la produzione & la composizione dei pezzi originali della band siano accreditati alla firma collettiva di Siouxsie And The Banshees, i nostri sono effettivamente un trio composto dalla Sioux, dal marito Budgie e dall’immarcescibile Severin, con ulteriori Banshees di passaggio fra un album/tour e l’altro.

La trascinante Candyman, edita su singolo il 28 febbraio 1986, è stata per me un’altra di quelle canzoni che più s’apprezzano ascolto dopo ascolto. Un buon pezzo, devo dire, anche se qualche anno fa non l’avrei nemmeno pensato.

Con This Wheel’s On Fire, pubblicata il 12 gennaio 1987, siamo al primo estratto d’un album di cover pubblicato dai nostri quell’anno, “Through The Looking Glass”. Non conosco l’originale, scritta da Bob Dylan & Rick Danko, ma trovo molto bella questa canzone… insomma, presa per quella che è pare bella.

Ancora una cover con The Passenger, pubblicata su singolo il 20 marzo: questa volta l’originale la conosco benissimo, è di Iggy Pop ed è strepitosa! La versione bansheesiana è inferiore ma resta una cover molto godibile, perché negarlo.

Anche se fu citata per plagio, la stralunata marcia di Peek-A-Boo è un originale dei nostri pubblicato come singolo l’11 luglio 1988. Non ho mai capito se ho a che fare con un’insulsa canzonetta irritante o con un colpo di puro genio. Non so, ditemi voi…comunque Peek-A-Boo fu un grosso successo negli USA.

La coinvolgente ed eccentrica The Killing Jar suona come la classica canzone da ascoltarsi in santa pace quando si è alla guida. Pubblicato il 23 settembre, questo singolo è l’ultimo a figurare il produttore Mike Hedges, tornato ad accompagnare i nostri fin dal singolo This Wheel’s On Fire.

Tratta dalla prima edizione del Lollapalooza, il noto festival alternativo statunitense concepito da Perry Farrell, ecco una grandiosa versione dal vivo dell’intensa ballata The Last Beat Of My Heart, registrata a Seattle il 28 agosto 1991 (la versione da studio è uscita nel 1988 nell’album “Peepshow”).

Prodotta dal celebre Stephen Hague e pubblicata su singolo il 13 maggio 1991, Kiss Them For Me è uno dei pezzi più conosciuti dei nostri. E’ altresì l’esempio più mirabile della progressiva caccia dei nostri ai quartieri alti delle classifiche… insomma, Kiss Them For Me è una graziosissima canzoncina pop, cantanta dall’ammaliante voce di Siouxsie ma… resta sempre una canzoncina.

Sempre col buon Stephen alla produzione, Shadowtime, il singolo successivo, edito il 5 luglio, sembra fornirci una resa migliore. In effetti la canzone in sé non è male, anzi sembra leggiadra e carica d’un senso di libertà & spazi aperti che ho sempre gradito in musica. Tuttavia credo che sia proprio la fin troppo innocuamente poppeggiante produzione di Hague ad appiattire il tutto.

Con Fear (Of The Unknown), sempre prodotta da Stephen Hague ma pesantemente remixata da Junior Vasquez, siamo invece alle prese con un brano dall’incedere house. L’esperimento è interessante, e anche coraggioso se vogliamo, tuttavia sembra una canzone che non ha niente a che vedere con le altre presenti in questo disco. Forse è un segno che Fear non sia uscita come singolo in patria, la Gran Bretagna, bensì abbia visto la luce altrove.

La conclusiva Face To Face, edita su singolo il 13 luglio 1992, ci riconduce allo spirito originario dei Siouxsie And The Banshees. Quest’ammaliante brano gothic-pop è stato composto dai nostri per la colonna sonora del film “Batman Returns” e si avvale dello stesso compositore scelto dal regista Tim Burton per il suo noto film, ovvero Danny Elfman. Face To Face è un altro di quei pezzi da apprezzare un po’ di più ad ogni ascolto… molto bello il videoclip, inoltre, con una informissima Siouxsie Sioux che fa il verso alla sensuale Catwoman interpretata dalla splendida Michelle Pfeiffer.

– Mat