Megadeth, “So Far, So Good… So What!”, 1988

megadeth-so-far-so-good-so-whatL’album migliore dei Megadeth è molto probabilmente “Peace Sells” ma, di fatto, quello che ascolto più spesso è il successivo “So Far, So Good… So What!”, forse perché ai caratteristici elementi sonori del metal vi sono innestate la velocità e la furia del punk. E non è un caso che fra le canzoni del disco vi sia la cover di Anarchy In The U.K. dei Sex Pistols, gli alfieri indiscussi della musica punk.

“So Far, So Good… So What!” figura il primo dei tanti cambi di formazione che caratterizzeranno la storia dei Megadeth, qui composti da Dave Mustaine (cantante, chitarrista, fondatore & leader incontrastato della band), David Ellefson (bassista e unico membro con Mustaine della formazione originaria), Jeff Young (abilissimo chitarrista) e Chuck Behler (tostissimo batterista). Vediamo ora gli otto brani che formano questo terzo album del grande gruppo metal americano.

1) Si parte con un superbo pezzo strumentale, Into The Lungs Of Hell, poderosa cavalcata metal che, dal punto di vista melodico, ricorda l’epicità dei celebri temi western composti da Ennio Morricone. Into The Lungs Of Hell è uno dei migliori inizi che io abbia mai avuto il piacere di sentire in un album, un pezzo assolutamente travolgente e forte d’una grande perizia tecnica, con le due chitarre di Mustaine e Young in grandissimo spolvero.

2) Secondo Mustaine, Set The World Afire è il primo brano che ha scritto dopo essere stato cacciato dai Metallica, nel 1983: è un irresistibile pezzo di progressive metal, un’altra grandiosa cavalcata che si staglia fra i vertici artistico-espressivi di questa band. A pensarci bene, è forse la canzone dei Megadeth che più apprezzo.

3-4) Viene quindi la rumorosa cover dei Sex Pistols citata poco fa, solo che Dave canta ‘anarchy in the U.S.A.’ e riporta erroneamente qualche altra parola del testo originale; tutto sommato è un risultato pregevole, impreziosito dalla partecipazione dello stesso Steve Jones, chitarrista dei Pistols. Poi è la volta della ben più melodica Mary Jane (anche se nella seconda metà si scatena di più), altra grande canzone tratta da questo disco, forte d’una bella & espressiva parte vocale di Mustaine.

5) Il duro & stradaiolo 502 è un brano che sembra proprio sfuggire all’inseguimento della sbirranza sulle polverose strade americane… una canzone divertente ma pericolosa per via dei suoi riferimenti alle droghe pesanti e all’incitamento a spingere il piede sull’acceleratore.

6) In My Darkest Hour, oltre ad essere una delle canzoni migliori dei Megadeth, è anche una delle più care ai fan, in quanto esprime il dolore di Mustaine per la tragica scomparsa dell’unico componente dei Metallica col quale andava daccordo, il bassista Cliff Burton. In My Darkest Hour è una magnifica prova di grande musica rock portata all’estremo, divisa in due tempi (col secondo molto più serrato e nervoso) e forte d’un arrangiamento per chitarre davvero notevole.

7-8) Liar è invece una dura accusa contro Chris Poland, ex componente dei Megadeth: un brano secco & cattivo che forse non aggiunge nulla e che si pone come il momento più basso dell’album. Chiude Hook In Mouth, altro brano molto tirato, piuttosto secco, con Mustaine che rabbiosamente invoca maggior libertà d’espressione e d’opinione; notevoli infine gli avvolgenti assoli di chitarra che vedono alternarsi in successione Dave e Jeff.

Nel 2004 è stato ristampato tutto il vecchio catalogo dei Megadeth, remixato e remasterizzato con la supervisione dello stesso Mustaine. La ristampa di “So Far, So Good… So What!” include quattro ‘Paul Lani Mix’ – vale a dire versioni precedenti e leggermente più grezze nel sound di quelle infine pubblicate – di Into The Lungs Of Hell, Set The World Afire, Mary Jane (questa abbastanza differente) e In My Darkest Hour. Con meno di dieci euro si aggiunge tutto questo, vale a dire un grandioso materiale metal, alla propria collezione di dischi.

– Mat

Megadeth, “Peace Sells… But Who’s Buying?”, 1986

megadeth-peace-sells-immagine-pubblicaLa storia di oggi riguarda “Peace Sells… But Who’s Buying?”, il secondo album dei Megadeth che, detto per inciso, è un capolavoro del genere metal. Anzi, a voler esser precisi & puntigliosi, si tratta d’un disco di progressive-metal, uno stile musicale dove alla consueta forza d’urto del metal sono associati i cambi di tempo e d’ambientazione tipici del progressive. Tutto “Peace Sells” è magnificamente disseminato di queste sonorità, che ora cercheremo di scoprire brano dopo brano.

L’album prende baldanzosamente avvio con Wake Up Dead che, oltre ad essere la canzone che preferisco di questo disco, è anche quella che forse illustra al meglio le caratteristiche del progressive-metal: perlopiù strumentale, Wake Up Dead è suddivisa in ben tre tempi metal per un totale di soli tre minuti e quaranta, con Dave Mustaine e Chris Poland che si scambiano taglienti assoli di chitarra. Una roba assolutamente spettacolare, basterebbe questa canzone a giustificare l’acquisto di “Peace Sells”.

Poi è la volta di The Conjuring, un brano ben più lungo che inizia con una pulsante base di grancassa e la voce naturalmente distorta di Mustaine. Dopo un assolo che sembra avvitarsi su se stesso, la batteria di Gar Samuelson inizia a picchiare incessantemente, con la chitarra ritmica che sorregge il tutto. Sul finale si assiste ad un nuovo cambiamento di scenario, col ritmo che rallenta e le chitarre che la fanno da protagonista… il tutto dura però pochi secondi, poi torna il ritmo incessante di prima. Una grande canzone metal, The Conjuring, senza alcun dubbio.

Peace Sells è invece un brano molto più orecchiabile, anche perché più vicino ai canoni del rock ‘n’ roll: col basso di David Ellefson ben in evidenza, le chitarre ritmiche eseguono una favolosa partitura di supporto, mentre la batteria sorregge implacabilmente il tempo. A metà canzone ecco che cambia tutto, col tempo che subisce una netta accelerazione e Mustaine che urla il tema del disco, ‘la pace è in vendita ma chi la compra?’.

La successiva Devils Island si presenta con una rocambolesca introduzione, dove spunta un viscerale assolo di Mustaine prima di lasciare al basso un breve momento di gloria. Dopodiché si torna all’alta velocità tipica del metal più arrabbiato… il resto della canzone, infatti, è rabbia pura.

Con Good Mourning le orecchie hanno un po’ di tregua: una piacevole chitarra acustica disegna un paesaggio malinconico mentre un desolato assolo di chitarra elettrica traccia contorni più frastagliati… l’illusione però dura poco, perché poi è la volta della tiratissima seconda parte del brano, che è Black Friday. Un altro pezzo metal parecchio arrabbiato, anzi il più martellante che compaia in questo disco.

Anche Bad Omen è caratterizzata da un’introduzione più lenta e piuttosto malinconica, prima che il tutto si evolva in un deciso martellamento sonoro. Casino infernale allo stato puro! A seguire troviamo una breve cover di Willie Dixon, I Ain’t Superstitious, la quale, nonostante l’arrangiamento metal dei Megadeth, tradisce i suoi caratteri di vecchio standard rock-blues. Gradevole ma niente più.

Appropriatamente chiude l’album una canzone chiamata My Last Words: un altro brano assai martellante e tirato che non disdegna comunque un pizzico di melodia, sopratutto nell’incendiario e corale finale.

Da segnalare, infine, che nel corso del 2004, “Peace Sells… But Who’s Buying?”, così come tutti gli altri album dei Megadeth, è stato pubblicato in una bella riedizione contenente brani aggiunti, artwork rivisto e note scritte dallo stesso Dave Mustaine. Un lavoro ben fatto che consiglio a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla discografia dei Megadeth.

– Mat

Dave Mustaine

dave-mustaine-megadethIl tostissimo Dave Mustaine, leader incontrastato dei tostissimi Megadeth, ha una storia alquanto curiosa che merita di essere raccontata, seppur per sommi capi.

Il nostro è un chitarrista-cantante californiano, classe 1961, che nei primi anni Ottanta fa parte di una band chiamata Metallica in compagnia di Lars Ulrich (batteria), James Hetfield (chitarrista-cantante anch’egli) e Cliff Burton (basso). Ma la compagnia non sembra gradirlo molto e lo sbatte fuori nel 1983, poco prima d’incidere il primo album dei Metallica, “Kill ‘Em All”. Pare che Mustaine si drogasse tantissimo e per questo il temibile duo Ulrich-Hetfield lo avesse messo alla porta: in realtà, Dave non era soltanto un bravissimo chitarrista ma anche un prolifico autore… è la solita storia dei troppi galli nel pollaio.

Tuttavia, nel primo e nel secondo album dei Metallica, alcune canzoni sono accreditate anche a Mustaine, che viene quindi rimpiazzato da Kirk Hammett: i reciproci crediti autoriali si ripetono anche nell’album “Killing Is My Business… And Business Is Good!”, il primo album dei Megadeth. Sì, perché il nostro non perde tempo e mette su un altro gruppo, i Megadeth, per l’appunto. Mentre sono in procinto d’incidere il secondo album, i Megadeth vengono contattati da una major discografica, la Capitol-EMI, che pubblica così il fantastico “Peace Sells… But Who’s Buying?”. Quest’album, uscito nel 1986, è una pietra miliare del metal anni Ottanta: rientra in quel filone chiamato progressive-metal perché Mustaine e l’altro grandissimo chitarrista che l’accompagna, Chris Poland, s’inventano una tessitura che cambia più volte tempo e atmosfera ad una velocità incredibile. La forza d’urto è tremenda, ascolare Wake Up Dead per credere!

Nel corso del 1987 le cose cambiano: Mustaine sbatte fuori il bravissimo Poland a causa della sua crescente tossicodipendenza (certo che farsi cacciare da Mustaine per una cosa simile risulta un po’ comica) e dà vita ad una seconda formazione dei Megadeth (nel corso degli anni la storia si ripeterà spesso, avrete capito tutti che Mustaine è il padrone assoluto in casa Megadeth): al principio del 1988 esce quindi “So Far, So Good… So What!”, il terzo album della band americana. E’ l’album dei Medageth che preferisco: si apre con uno strumentale da brividi, Into The Lungs Of Hell, che ricorda un tema western di Ennio Morricone in chiave metal. Segue Set The World Afire, un’esperienza sonora sconvolgente… mi mette la pelle d’oca se l’ascolto mentre sono al volante. Segue ancora Anarchy In The U.K. (cover dei Sex Pistols, alla quale partecipa Steve Jones, chitarrista degli stessi) e poi la fantastica Mary Jane. L’altro brano memorabile è In My Darkest Hour, che Mustaine scrive all’indomani della morte di Cliff dei Metallica… pare che il povero Cliff fosse l’unico col quale Dave fosse rimasto in buoni rapporti.

Il successivo album dei Megadeth, il grandioso “Rust In Peace” (1990), segna una svolta nella carriera della band: i ritmi rallentano, il suono è più un potente hard rock che un metal, dovuto all’importante cambiamento occorso alla vita di Dave. Durante l’anno, il nostro si fa beccare drogato alla guida dell’auto: si becca una grossa multa e la condanna alla riabilitazione. Ma anche Dave si rende conto che si è spinto troppo oltre e accetta di buon grado la cura disintossicante. Negli anni successivi, Dave si sposa, ha dei figli, ritrova la fede religiosa… insomma, inizia a fare il bravo padre di famiglia e la cosa traspare inevitabilmente anche nella sua musica, che si fa via via più accessibile: l’album del ’92, “Countdown To Extinction”, vola infatti al 2° posto della classifica USA.

Da qualche parte ho letto che era meglio il Mustaine degli anni Ottanta, quello eroinomane che produceva della musica potente ed unica, mentre i suoi dischi successivi (diciamo quelli compresi fra il già citato “Countdown” e “The World Needs A Hero” del 2001), per quanto pregevoli, non hanno aggiunto più nulla. Anche per me, i primi quattro album dei Megadeth sono superiori, ma non posso però contestare la scelta d’un uomo che ha deciso d’uscire dal tunnel e di mettere la testa a posto. E poi, a parte il cambiamento della scena musicale negli anni Novanta, c’è da dire che anche le rockstar più sfrenate invecchiano… è difficile mantenere una rabbia credibile quando si ha un lauto conto in banca.