Sting, “The Soul Cages”, 1991

sting-the-soul-cages-immagine-pubblica-blogCredo che i primi tre album incisi in studio da Sting come solista siano fra i migliori che siano mai stati prodotti nell’ambito della musica contemporanea. Probabilmente il più bello resta ancora “…Nothing Like The Sun” ma, di fatto, quello che continuo ad ascoltare con più frequenza è il successivo “The Soul Cages”, dove il celeberrimo artista inglese raggiunge definitivamente il suo stile maturo.

Sting ha fatto sempre le cose con classe ma questo suo terzo album è quello che presenta gli arrangiamenti più raffinati. Del resto, ancora una volta, i suoi collaboratori sono eccezionali… qui ricordo: Manu Katché alla batteria, Kenny Kirkland e David Sancious alle tastiere, Branford Marsalis ai fiati, Ray Cooper alle percussioni e soprattutto Dominic Miller, il più fido & abile chitarrista ad aver accompagnato Sting nella sua avventura solista, qui al suo debutto accanto a lui. Il tutto prodotto dallo stesso Sting con Hugh Padgham, una celebre conoscenza risalente ai tempi dei Police.

1) Il suono d’una northumbrian pipe, una sorta di cornamusa, introduce Island Of Souls, una grandiosa ballata dai toni celtici. E’ uno dei brani più suggestivi & raffinati di Sting, con un ritornello molto bello, in lento crescendo, mentre in chiusura troviamo lo stesso suono della cornamusa a chiudere un capolavoro dentro un capolavoro.

2) Edita su singolo già nel dicembre del 1990, la briosa All This Time è una delle canzoni più note del nostro. Un pop di gran classe con una lieve venatura country & un ritornello orecchiabilissimo e leggermente malinconico.

3) Il pezzo forte è però Mad About You, che resta fra le canzoni che più apprezzo in assoluto: cadenze mediorientali, chitarre ritmiche in grande spolvero, esecuzione vocale impeccabile, bridge indimenticabile… insomma, detto spassionatamente, è un altro capolavoro!

4-5) A dispetto del titolo, Jeremiah Blues è un brano tendente al rock dove il bravissimo Dominic Miller si scatena nel finale. Segue Why Should I Cry For You?, una delicata ballata, emozionante & melodica, anche se preferisco la versione inclusa nella raccolta “Fields Of Gold” (1994): è un lieve ma più efficace remix che aumenta l’impatto complessivo della canzone.

6-7) Tempo di voltare lato al mio vinile di “The Soul Cages” ed ecco un breve & malinconico brano acustico, lo strumentale St. Agnes And The Burning Train, dove il mandolino è lo strumento portante. Il tutto conduce alla maestosità di The Wild Wild Sea, un brano che sembra scritto proprio di fronte al mare in tempesta, sotto nuvoloni grigi: è un grande pezzo d’atmosfera che viviamo in compagnia d’uno Sting più meditabondo che mai.

8) I sensi sono quindi scossi dal successivo The Soul Cages, uno dei numeri più rock dell’intero repertorio di Sting: emozionante il passaggio strofa/ritornello/bridge dove il cantante riprende il bel ritornello dell’iniziale Island Of Souls, come se stesse chiudendo un cerchio.

9) La conclusiva When The Angels Fall, infatti, è ben più eterea, sembra quasi un’ascensione dopo che le canzoni precedenti ci hanno fatto vagare tra fiumi & mari. Sono proprio i fiumi e i mari – in senso allegorico – gli elementi principali dei testi di “The Soul Cages”, molto introversi, per la gran parte nostalgici e autobiografici, in qualche modo legati alla recente (a quel tempo) scomparsa del padre di Sting. L’intensa lentezza di When The Angels Fall sembra avere quindi una funzione perlopiù consolatoria, una specie d’assoluzione finale.

Comunque vale la pena di menzionare l’edizione italiana di “The Soul Cages”, contenente un brano aggiuntivo posto a conclusione del disco, Muoio Per Te: sulla base strumentale di Mad About You, Sting canta una rielaborazione del suo testo tradotta in italiano dall’amico Zucchero.