Notiziole musicali #5

Walter Becker, Donald Fagen, Steely DanE’ settembre, finalmente, mese di ripartenze, ed è tempo di far ripartire anche questo modesto blog. Purtroppo si riparte con una brutta notizia: il chitarrista-autore-produttore Walter Becker (a sinistra nella foto), cofondatore degli Steely Dan assieme Donald Fagen (a destra nella foto), è morto ieri in circostanze non ancora rese note. Un tumore, probabilmente. Personalmente mi dispiace molto, giacché gli Steely Dan sono uno dei miei gruppi preferiti: ho tutti i loro dischi, quelli di Fagen da solista e, ovviamente, anche quelli di Becker da solista, cioè “11 Tracks Of Whack” (1994) e “Circus Money” (2008). Da qualche anno a questa parte sono clamorosamente scomparsi alcuni dei più famosi & celebrati divi musicali – qui metto soltanto David Bowie, Prince e George Michael, tanto per citarne alcuni tra i più recenti, ma la lista è tristemente lunga – per cui la morte di un personaggio peraltro schivo come Walter Becker mi addolora ma non mi sconvolge più di tanto. E’ anche una questione anagrafica, insomma. Non saranno certamente vecchie, le mie pop-rockstar preferite, ma non sono neppure nate ieri.

Queen News Of The World 40th Anniversary EditionE’ notizia di oggi, invece, che l’album “News Of The World” (1977) dei Queen verrà ristampato il prossimo novembre dalla Universal in un lussuoso cofanetto commemorativo in occasione del suo quarantennale. Ebbene sì, canzoni come We Will Rock You e We Are The Champions sono state pubblicate la bellezza di quaranta anni fa… sembra ieri, vero? “News Of The World – 40th Anniversary Edition” sarà un box multiformato contenente l’edizione in vinile dell’album originale, un divuddì con documentario e filmati d’archivio, tre ciddì (uno con l’album originale e due contenenti inedite versioni alternative e/o demo delle undici canzoni originariamente incluse nell’album del ’77, più alcuni brani che ne vennero scartati e una selezione degli stessi pezzi registrati dal vivo tra il 1977 e il 1982). Non mancheranno, infine, un bel libretto di sessanta pagine dalle dimensioni d’un vinile e un paio di poster del quale, probabilmente, chiunque di noi potrebbe anche fare a meno.

Il materiale presente in “News Of The World – 40th Anniversary Edition” è, in effetti, abbastanza ridondante, considerando che i master del vinile e del ciddì sono gli stessi della più recente riedizione dell’album (2011) e i pezzi dal vivo avevano già visto la luce in precedenti uscite discografiche dei Queen (come ad esempio le BBC sessions). I due ciddì contenenti i provini, gli strumentali e le versioni alternative dovrebbero però giustificare l’acquisto (secondo me siamo sui cento euro), almeno per noi fan accaniti del gruppo inglese. Senza contare il bel formato che anche solo a vederlo così, in questa prima immagine che è stata resa pubblica dal sito ufficiale, fa la sua porca figura.

Neil Young HitchhikerUscirà invece già questo venerdì “Hitchhiker”, un album inedito di Neil Young registrato nel lontano 1976. Si tratta di una raccolta di dieci brani perlopiù per sola voce & chitarra messi su nastro dal nostro in presa diretta. Soltanto due canzoni sono effettivamente inedite, Give Me Strenght e Hawaii, mentre le altre, in un modo o nell’altro, erano già comparse in altri album di Neil Young successivi, come ad esempio la splendida Pocahontas, che debuttò in “Rust Never Sleeps” del 1979. Per quanto io conosca Neil Young da una vita, soltanto di recente ho imparato ad apprezzarlo davvero: se tanti anni fa comprai su musicassetta (anzi, era un doppia musicassetta!) la raccolta “Decade”, negli ultimi mesi sono andato a comprarmi il celeberrimo “Harvest” (finalmente!) e “On The Beach”, che mi è piaciuto anche di più e del quale mi piacerebbe parlare prossimamente in un post dedicato.

-Mat

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Donald Fagen, “The Nightfly”, 1982

Donald Fagen The Nightfly immagine pubblicaSì, lo so che oggi ricorre il cinquantesimo anniversario di “Sgt. Pepper”, e che forse avrei dovuto scrivere qualcosa in proposito. Penso però di aver già scritto abbastanza sul capolavoro dei Beatles (vedi QUI per tutto ciò che c’è da sapere sulle nuove ristampe e QUI per una recensione sul disco in quanto tale), per cui non avrei fatto altro che ripetermi. E poi c’è da dire che, in verità, avevo già pronto da qualche giorno tutt’altro post, che per pura coincidenza mi sono deciso a pubblicare proprio oggi. Vediamo un po’ di che si tratta.

Capolavoro da solista per Donald Fagen, uscito la bellezza di trentacinque anni fa, “The Nightfly” è uno di quei dischi dei quali avrei voluto parlare molti post fa. E’ un album che in effetti conosco ormai da una vita, almeno fin da quando ho iniziato a comprare musica con regolarità, al principio degli anni Novanta. E’ una sorta di concept album, visto che i testi delle sue otto canzoni riflettono i sogni e le speranze di un teenager di provincia americano a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando cioè gli Stati Uniti viaggiavano verso quella “nuova frontiera” così bene espressa da John Fitzgerald Kennedy durante la sua vittoriosa campagna presidenziale del 1960. Un teenager di provincia che ovviamente altri non è che il nostro Donald Jay Fagen, nato in New Jersey nel gennaio del 1948.

Musicalmente parlando, “The Nightfly” vanta invece un sound professionale e corposo, eppure caldo e divertente, fin da quelle prime, saltellanti e inconfondibili note con le quali inizia la prima canzone in programma, quella I.G.Y. che può essere considerata la canzone più rappresentativa del Fagen solista. E’ un lungo brano di sei minuti all’interno d’un disco che di minuti ne dura quaranta scarsi; un brano magnifico, prodotto, cantato e suonato meravigliosamente bene, e che forse da solo giustifica l’acquisto dell’intero disco.

Tra le altre canzoni di “The Nightfly” che più apprezzo metto senz’altro Maxine, una suadente ballata intrisa di soul e con una spruzzatina di doo-wop, e quindi la vivace e swingante Walk Between The Raindrops, posta a chiusura del disco e forse fin troppo breve. Il resto dell’album figura la funky Green Flower Street, la festaiola Ruby Baby (che è l’unico brano non originale, e non scritto da Fagen, tra quelli in programma), la serrata New Frontier, la caraibica The Goodbye Look, e quindi l’omonima The Nightfly, che forse è il brano qui presente che più ricorda lo stile degli Steely Dan.

Prodotto da quello stesso Gary Katz che aveva già partecipato a tutti gli album degli Steely Dan incisi in precedenza, “The Nightfly” vede la partecipazione di tutta una serie di musicisti turnisti di prim’ordine, tra i quali ricordo i chitarristi Hugh McCracken, Larry Carlton e Dean Parks, i bassisti Chuck Rainey e Marcus Miller, i batteristi Steve Jordan e Jeff Porcaro, i pianisti/tastieristi Michael Omartian e Greg Phillinganes, il trombettista Randy Brecker e quindi i sassofonisti Michael Brecker e David Tofani.

Parlando d’un album come “The Nightfly”, infine, non si può non menzionarne anche la caratteristica copertina: rigorosamente in bianco e nero, con Donald Fagen che interpreta il deejay alle prese – alle ore piccole del mattino – con quel “jazz & conversation” a cui fa riferimento nella stessa The Nightfly.

-Mat

Steely Dan, “Citizen 1972 1980”, 1993

Citizen Steely Dan 1972 1980Cofanetti, cofanetti, cofanetti!!! Per me questi cofanetti antologici dedicati ad un singolo artista/gruppo sono una croce & una delizia a un tempo. Delizia perché con un colpo solo, e da un decennio a questa parte, anche a prezzi stracciati, posso portarmi a casa l’intera discografia d’una band o d’un cantante che m’incuriosivano da un po’. Croce perché ritrovandomi tutto insieme, con un colpo solo come detto, non ricordo mai dove comincia un album e dove ne finisce un altro, oppure, più semplicemente, non sempre riesco a ricollegare una canzone al suo album d’appartenenza.

Nel 2012, ad esempio, mentre mi trovavo a New York in occasione del mio viaggio di nozze, acquistai per poche decine di dollari l’unico cofanetto monografico tuttora disponibile dedicato agli Steely Dan, ovvero un quadruplo ciddì chiamato “Citizen 1972 1980”, comprendente tutti gli album realizzati dalla band americana tra “Can’t Buy A Thrill” (1972) e “Gaucho” (1980). Inizialmente pubblicato dalla MCA nel 1993, “Citizen” è stato successivamente ristampato (credo dalla Universal) in una confezione meno ingombrante ma sempre condensando i sette album storici degli Steely Dan in soli quattro dischi. E includendovi anche quei singoli originariamente pubblicati in quanto tali, tra un album e il successivo senza essere inclusi in nessuno dei due, o anche i brani originariamente apparsi in colonne sonore o altre compilation del tempo. Oltre, ovviamente, agli inediti di turno (pochi, comunque).

Insomma, nonostante tutta la curiosità e tutto l’entusiasmo che ho nutrito negli anni per gli Steely Dan, non ricordo mai quanti album hanno fatto, e se – ad esempio – “Kathy Lied” sia uscito prima o dopo “Pretzel Logic”. Ho le note informative, ovviamente consultate per scrivere questo post, contenute nell’indispensabile libretto presente nel cofanetto, che puntualmente mi ricordano che “Prezel Logic” è uscito prima di “Kathy Lied”: 1974 e 1975, rispettivamente, preceduti a loro volta dal già citato “Can’t Buy A Thrill” (che, detto tra noi, mi suona decisamente come uno degli album di debutto più belli di sempre) e da quel “Countdown To Ecstasy” del 1973 già così diverso, e quindi seguiti dal cupo “The Royal Scam” (1976), dallo splendido “Aja” (1977, ritenuto da molti il capolavoro degli Steely Dan) e dal superlativo “Gaucho” (che resta il mio preferito).

Titoli di album a parte, ciò che viene fuori da questo cofanetto è una sequenza strepitosa di canzoni sopraffine, molte delle quali includo senza dubbio tra le cose più belle che io abbia mai sentito. Canzoni – tanto per dirne un po’ – come Do It Again (forse la più nota), Only A Fool Would Say That, The Boston Rag, Show Biz Kids, My Old School, Rikki Don’t Lose That Number, Any Major Dude Will Tell You, Bad Sneakers, Any World (That I’m Welcome To), The Caves Of Altamira, Here At The Western World, Peg, Deacon Blues, Hey Nineteen o Third World Man (forse la più bella) sono tra le mie preferite, quelle canzoni che non mi stanco mai di ascoltare, anche perché si possono sentire benissimo in qualsiasi occasione e pressoché in ogni contesto. Canzoni che, inoltre, come i veri classici, risultano ancora fresche, ancora attuali, ancora godibilissime, sopratutto se ascoltate con un onesto impianto hi-fi domestico.

Mi rimane ancora un aspetto di “Citizen” che volevo affrontare prima di chiudere, quello della sua collocazione storico-temporale. Uscito come già sappiamo nel 1993, questo cofanetto celebrava il ritorno degli Steely Dan all’attività concertistica dopo quasi vent’anni d’assenza dalle scene. Questo perché a partire da un certo punto del 1974, i signori Donald Fagen e Walter Becker, rimasti i soli membri originari della band (oltre che, da sempre, le due menti creative) decisero di concentrarsi esclusivamente sull’attività di studio, assumendo di volta in volta i migliori musicisti turnisti sulla piazza, in una smania continua di perfezionismo che – di fatto – portò all’implosione stessa degli Steely Dan nel 1981 (oltre ai consueti problemi contrattuali e di droga, denominatori comuni di tutti gli scioglimenti del pop-rock).

E fu così che nel 1993 Fagen & Becker tornarono clamorosamente in tour, come più tardi documentato dal bell’album dal vivo “Alive In America” (1995). Fu l’inizio di una lenta ma sempre più consistente reunion che portò prima a quei due album mascherati da progetti solistici – “Kamakiriad” (1993) e “11 Tracks Of Whack” (1994) – e quindi al nuovo album d’inediti “Two Against Nature” (2000), finalmente accreditato al glorioso marchio Steely Dan. Ma questa è già un’altra storia. Ne parleremo un’altra volta.

– Mat

Un po’ di questo, un po’ di quello

federico-fellini-immagine-pubblica-blogE’ proprio da un bel po’ che non scrivevo niente di nuovo su questo mio blog, ultimamente trascurato come non mai. Un ciddì di John Coltrane che ho preso pochi giorni fa e un album dei Genesis che ho riascoltato con particolare trasporto mi hanno fatto tornare la voglia di parlare di musica su Immagine Pubblica. Per quanto, temo, ho bisogno ancora di qualche giorno per ritrovare l’ispirazione necessaria per scrivere qualche post decente.

Inoltre, credo d’aver finalmente visto tutti i film diretti da Federico Fellini (nella foto, mentre esprime un parere sul sottoscritto), per cui vorrei aggiornare il discorso di questo post. Ho anche riletto con gran gusto “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino, mentre proprio ieri sera ho finito di leggere “La banda dei brocchi” di Jonathan Coe, un libro che avevo preso alcuni mesi fa ma che era rimasto a contemplare granelli di polvere sul comodino. Ecco, mi piacerebbe anche parlare di questi due libri.

In effetti mi piacerebbe sprecare un po’ di parole per tanti altri argomenti, qui sul blog: la triste morte di Michael Jackson, ovviamente, una tragedia che mi ha colpito enormemente (più di quanto mi sarei aspettato, a dire il vero); l’imminente ripubblicazione degli album dei Beatles; alcune recensioni su dischi di Miles Davis, Nina Simone, Queen, Depeche Mode, Roger Waters, David Sylvian, The Style Council, Tears For Fears, Bee Gees, The Cult e Donald Fagen. Oltre che, come detto, Coltrane e i Genesis. Insomma, tutta gente della quale – in un modo o nell’altro – abbiamo già parlato qui su Immagine Pubblica. Il fatto è che mi sto accorgendo che, gira & rigira, nonostante ascolto veramente di tutto – spaziando fra le discografie degli artisti più disparati – ascolto quasi sempre gli stessi nomi: dopo ventanni buoni d’ascolti ho ormai capito quali musiche le mie orecchie apprezzano di più. Forse dovrei passare con più convinzione alla classica o alla lirica per allargare ulteriormente i miei orizzonti, perché credo che in fatto di jazz e soprattutto di pop/rock ho ormai individuato ciò che cerco.

E così – tornando per l’ennesima volta a quelli che restano fra i miei preferiti di sempre, i Beatles – lasciatemi concludere questo post con un breve aneddoto circa gli album remasterizzati che saranno pubblicati dopodomani (il fatidico 9/9/09): a quanto pare, i capoccioni della EMI hanno anche eliminato alcuni errori presenti nelle canzoni dei Beatles, errori che sono ormai entrati a far parte di quelle canzoni, sono stati studiati (e in certi casi pure apprezzati) e quindi storicizzati come parte del contesto culturare/tecnologico di quegli anni. Ecco, tanto per fare un esempio, che sullo sfumare del riverbero finale di A Day In The Life (tratta dall’album “Sgt. Pepper”) m’abbiano eliminato quello scricchiolio di sedia che a me comunque piace lo stesso, ecco dicevo, a me fa un po’ incazzare! Non sono mica poi così bendisposto a sborsare un paio di centinaia di euro per un catalogo che, con la scusa di volermi proporre un lavoro più nitido dal punto di vista sonoro, finisce col restituirmi una versione perfettina e asettica d’un gruppo che perfettino e asettico non è mai stato. La curiosità è tanta, in definitiva… ma pure i dubbi. Vedremo… anzi, no, sentiremo.

– Mat