Wolfgang Amadeus Mozart, “Messa di Requiem in Re minore”, 1791

mozart-requiem-immagine-pubblicaLa “Messa di Requiem in Re Minore” è sicuramente l’opera di Wolfgang Amadeus Mozart più discussa e controversa. Si tratta d’una composizione classica di musica sacra per orchestra, coro e quattro solisti composta dal celeberrimo artista austriaco nel 1791, un’opera che purtroppo restò incompiuta a causa della prematura morte del suo autore. Bisognosa di denaro, la vedova Mozart consegnò quindi gli spartiti originali ad alcuni allievi del marito, affinché potessero completarne l’opera, commissionata da un nobile misterioso per una lauta cifra; fu soprattutto Franz Süssmayr ad avere l’onore di portare a compimento il “Requiem” di Mozart. Ma ciò non toglie nulla a questo lavoro straordinario, la cui visione è stata ideata da un uomo che molto probabilmente, sentendo l’approssimarsi della morte, scrisse un requiem per se stesso. Musicalmente parlando, il “Requiem” di Mozart – noto fra studiosi e musicisti anche come “K626” – è suddiviso in otto parti – Introitus, Kyrie, Sequentia, Offertorium, Sanctus, Benedictus, Agnus Dei e Communio – per un totale di quattordici brani.

1) Il primo che incontriamo è Requiem Aeternam, un tema grave e solenne che illustra pienamente tutti i caratteri sonori dell’opera, con la complessa parte vocale ad incastrarsi perfettamente ai superbi disegni ascendenti e discendenti degli archi. Il tutto è una melodia dolente ma dalla resa magnifica se suonata ad alto volume con un buon impianto stereo.

2) Il successivo Kyrie è un turbinìo nel quale s’intrecciano magistralmente archi e voci, in quello che è uno dei momenti migliori dell’opera, nonché uno dei più emozionanti brani di musica classica.

3) Poi entriamo nella terza parte del “Requiem”, la Sequentia, col brano Dies Irae: archi incalzanti e cori poderosi per un pezzo di assoluta potenza lirica e drammatica.

4) Col meditabondo Tuba Mirum torna invece la quiete iniziale, mentre il baritono, il tenore e i due soprani si danno il cambio per la parte vocale.

5-6) Il grave Rex Tremendae è un altro dei momenti salienti del “Requiem”, dove il coro torna protagonista e i violini ricamano un contorno da antologia. Il finale, lento e disteso, introduce la successiva Recordare, una lenta sinfonia alla quale si aggiungono per sovrapposizione i quattro solisti: il tutto ne fa un brano particolarmente delicato e toccante.

7) Confutatis Maledictis irrompe con forza prima di sciogliersi brevemente per poi riprendersi ancora con vigore: è tutta una coinvolgente alternanza di questi due momenti, col finale più basso e dolente.

8) Il successivo Lacrimosa è probabilmente il pezzo più famoso del “Requiem”, penso che sia noto a chiunque, anche a chi non ascolta abitualmente la musica classica. Siamo in presenza d’un brano altamente drammatico e struggente, con gli archi che sembrano evocare il pianto trattenuto a stento, mentre il coro esprime tutto il suo cordoglio (molto efficacemente, questa è la musica che si ascolta nel bellissimo film “Amadeus”, diretto da Milos Forman, durante la scena del funerale dello stesso Mozart). Il Lacrimosa è forte d’una carica drammatica assai emozionante che cattura completamente l’attenzione dell’ascoltatore.

9-10) Con Domine Deus entriamo nella quarta part del “Requiem”, l’Offertorium: un brano vivace ma composto al tempo stesso, con gli archi in bella mostra ma mai fuori dalle righe, con il coro e le voci soliste libere d’esprimersi in tutta la loro potenza, raggiungendo il climax nel bellissimo finale. Segue Hostias che, partendo quieta e sommessa, si conclude con una ripresa del finale di Domine Deus.

11) Il successivo Sanctus è un momento altamente solenne, quasi una lode all’Altissimo, dato che tutto il brano sembra elevarsi prepotentemente, quasi a voler uscire dallo sconforto e dal senso di perdita.

12) Il rasserenarsi dell’atmosfera prosegue in Benedictus, il brano più lirico dell’opera, con l’orchestra che per lo più fa da supporto alla complessa parte vocale.

13) Agnus Dei sembra ricondurci invece ad umori più gravi e drammatici, ma è solo nella parte iniziale del brano, giacché subito dopo la composizione assume un pacifico e consolatorio lirismo.

14) Il brano finale di questa storica opera d’arte che è il “Requiem” di Mozart è Lux Aeterna: una sequenza eccezionale che, grazie all’uso magistrale di orchestra e coro, utilizza melodie già presenti in alcuni brani precedenti (sopratutto il Kyrie) per tradursi in una chiusura davvero emozionante ed indimenticabile.

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