Phil Collins

phil-collins-immagine-pubblica-blogSemplicemente uno dei miei artisti preferiti, Phil Collins (inglese, classe 1951) è uno di quelli che conosco e apprezzo da una vita. Comincio dal 1980, quando il nostro inizia a rivolgersi alla sua carriera solista dopo anni fortunati come leader dei Genesis (comunque la sua militanza nel gruppo continuerà ancora per molti anni). Dopo la breve esperienza nel gruppo parallello (e sperimentale) dei Brand X e dopo aver condotto l’album dei Genesis “Duke” al 1° posto della classifica inglese, Phil inizia ad incidere il suo primo album solista, “Face Value”. Anticipato dallo straordinario singolo In The Air Tonight, “Face Value” viene pubblicato nel 1981 e riscuote subito un enorme successo commerciale. E’ un album perfettamente in equilibrio tra pop, soul, psichedelica, dark e ballate sentimentali; contiene anche un omaggio a John Lennon, la cover beatlesiana di Tomorrow Never Knows.

Poi il buon Phil torna al lavoro coi Genesis, proiettando il grandioso album “Abacab” (1981) al vertice della classifica britannica. Incredibilmente, il nostro torna come solista già nel 1982, con l’album “Hello, I Must Be Going!”. E’ un altro grande successo, forte d’una cover delle Supremes, You Can’t Hurry Love, che giunge al 1° posto in Gran Bretagna. Nel corso dell’anno, l’instancabile Phil è nuovamente in studio coi Genesis, e poi passa a produrre, suonare e arrangiare un album per Frida, la cantante rossa degli Abba.

Tra il 1983 e il 1984, Phil Collins è ancora a tempo pieno coi Genesis, ancora al 1° posto con l’album omonimo, quello col fantastico singolo Mama. Nel 1984, tuttavia, se ne esce con uno dei suoi brani più belli e famosi, Against All Odds, per la colonna sonora del film “Due Vite In Gioco”.
Phil pubblica il suo terzo album solista nel 1985, lo scalaclassifiche “No Jacket Required”, che vola al 1° posto spinto da tre singoli sensazionali, Sussudio, One More Night e Take Me Home. Nel luglio dello stesso anno, il nostro partecipa allo storico Live Aid: il bello è che dopo aver eseguito il suo set londinese, Phil prende il concorde e raggiunge i Led Zeppelin a Philadelphia per il secondo concerto ‘all stars’ in programma per il Live Aid.

Nel 1986 Phil è ancora al 1° posto in classifica, con l’album “Invisible Touch” dei Genesis, poi, giustamente, decide di riposarsi un po’ (ma nemmeno tanto perché si diletta a produrre e suonare per altri artisti, Eric Clapton per dirne uno). Torna con un quarto album solista nel 1989, “…But Seriously”, quello che secondo me è il miglior disco di Phil Collins. E’ l’album che contiene Another Day In Paradise e I Wish It Would Rain Down, che è tutto dire, ma le canzoni in esso contenute sono davvero una più bella dell’altra.

Nel 1990 esce il primo album dal vivo per Phil, “Serious Hits… Live!”, mentre l’anno dopo è la volta del suo ultimo album da studio coi Genesis, il bellissimo “We Can’t Dance”. Ma tutta questa attività come si riflette nella vita privata del nostro? Beh, tutto si può dire tranne che sia un padre/marito sempre presente… E così giunge al suo secondo divorzio, una seconda amarezza che diventa il tema portante del suo nuovo album solista, “Both Sides” (1993). E’ forse l’ultimo grande successo commerciale del nostro, dopodiché le vendite dei suoi dischi, fino a quel momento millionarie, inizieranno a calare.

Nel 1996 la depressione scompare e torna così la luce: esce “Dancing Into The Light”, caratterizzata dalla prima copertina per un disco solista di Phil in cui non compaia il suo inconfondibile faccione (lì è a figura intera). In quell’anno, Collins ufficializza la sua dipartita amichevole dai Genesis e se ne va in giro per il mondo a suonare con una big band di jazz, il suo primo amore musicale. L’esperienza darà vita al curioso album live “A Hot Night In Paris” (1999), pubblicato poco dopo la raccolta “…Hits” (1998) e la colonna sonora per il cartoon Disney, “Tarzan” (1999).

Nel 2000, comunque, il nostro inizia a scrivere ed incidere materiale per un nuovo album solista, “Testify”, che vedrà la luce nel 2002. L’anno dopo è la volta di una seconda colonna sonora disneyana, “Brother Bear”. Poi se ne andrà in giro per il mondo in quella che considererà il suo ultimo tour (pare che abbia dei problemi d’udito e che non se la senta più di andare in giro come un tempo). Ne approfitterà anche per far parlare le cronache rosa di tutto il mondo grazie al suo terzo divorzio. Altre speculazioni, per me più interessanti, riguardano una presunta reunion dei Genesis, dove Phil (sono parole sue), si rimetterebbe tranquillamente dietro ai tamburi pur di riavere in formazione il suo grande amico Peter Gabriel, il primo cantante della storica band inglese.

L’inarrestabile Phil Collins, lo avrete capito tutti, è un artista a tutto tondo che vive soprattuto di & per la musica: che sia in studio coi Genesis, coi Brand X, come solista, come produttore per qualcuno, come semplice batterista per qualcun altro (fra i tanti, ricordo Tina Turner, Tears For Fears e Paul McCartney), o addirittura come attore (vedi il film “Buster”, 1988, la cui colonna sonora include la sua bellissima cover di A Groovy Kind Of Love), il nostro è sempre stato un artista in primo piano e credo che lo resterà per sempre.

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