The Clash, “Combat Rock”, 1982

the-clash-combat-rock-immagine-pubblicaScrissi questo post – a metà fra una scheda tecnica & una recensione – sul blog parallelo a Parliamo di Musica, ovvero Parliamo dei Clash… durò poco, tuttavia, e così trasferii il tutto su Pdm… e ora qui!

COMBAT ROCK

CBS, 14 maggio 1982

NOTE
Quinto album da studio dei Clash, dura 46′ e 25”.

FORMAZIONE
Mick Jones (chitarra, percussioni, cori, voce), Joe Strummer (voce, cori, chitarra), Paul Simonon (basso, cori, voce), Topper Headon (batteria, percussioni, piano, basso).

ALTRI MUSICISTI
Ellen Foley (cori), Allen Ginsberg (voce, cori), Futura 2000 (rap, cori), Joe Ely (cori), Gary Barnacle (sax), Tymon Dogg (piano), Poly Mandell (tastiere), Robert De Niro (voce campionata dal film ‘Taxy Driver’).

PRODUZIONE
The Clash.

STUDIO
Electric Lady Studios, New York.

BRANI
1. Know Your Rights (The Clash) 2. Car Jamming (The Clash) 3. Should I Stay Or Should I Go? (The Clash) 4. Rock The Casbah (The Clash) 5. Red Angel Dragnet (The Clash) 6. Straight To Hell (The Clash) 7. Overpowered By Funk (The Clash) 8. Atom Tan (The Clash) 9. Sean Flynn (The Clash) 10. Ghetto Defendant (The Clash) 11. Inoculated City (The Clash) 12. Death Is A Star (The Clash)

STORIA/RECENSIONE
Nella tarda estate del 1981, dopo aver conquistato l’America con una serie di memorabili concerti al Bonds International Casino di New York, i Clash sono nuovamente in studio per dare un seguito a “Sandinista!”. La band inizia a scrivere/provare nuove canzoni in un nuovo quartier generale, gli Ear Studios, siti nella zona ovest di Londra, nei pressi di Notting Hill. Pare che comunque l’atmosfera non fosse delle migliori… Bernie Rhodes, su insistenza di Joe, aveva ripreso il suo posto di manager-ideologo nella band, cosa che irritava profondamente Mick, mentre Topper era sempre più estraniato per via della sua tossicodipendenza. E così, a metà novembre, i Clash e il loro entourage preferiscono trasferirsi nuovamente a New York, ai celebri Electric Lady Studios (li fece costruire Jimi Hendrix, poco prima di morire nel ’71). Qui la band prosegue sulla strada tracciata da “Sandinista!” ma stavolta dando più compattezza al suono complessivo: non più un calderone di stili ma delle canzoni dove potessero fondersi diverse influenze musicali. Nascono così interessanti contaminazioni, uniche nel loro genere, come Overpowered By Funk (attitudine punk applicata alla dance, all’elettronica e al rap), Car Jamming, Straight To Hell, Red Angel Dragnet, Sean Flynn e Ghetto Defendant… non mancano dei brani più diretti che sembrano riportare i Clash alle loro radici, come Know Your Rights e Should I Stay Or Should I Go?, pubblicate rispettivamente come primo e terzo singolo estratti da “Combat Rock”. Per quanto riguarda i testi, il tema dominante del disco è la disillusione e la disfatta dell’America dopo la catastrofe del Vietnam: i reduci ormai straniati ed emarginati dalla società, i ragazzi mandati a morire, la terra vietnamita martoriata dalle bombe, l’imperialismo che corrompe ogni ideale. Le registrazioni newyorkesi dei nostri proseguono fino al giorno di Capodanno, dopodiché la band torna in Inghilterra e successivamente appronta un tour che, per la prima volta, porta i Clash ad esibirsi in Estremo Oriente (in Thailandia, Pennie Smith fotografò la band per le foto di copertina e del materiale promozionale legato a “Combat Rock”). Tra febbraio e marzo 1982, nuovamente a Londra, i Clash tornano ad occuparsi del nuovo album che aveva il titolo provvisorio di “Rat Patrol From Fort Bragg”: materiale sufficiente a riempire due LP buoni che suscitò varie discussioni, piuttosto accese, tra Mick, Joe, Bernie e la casa discografica. Mick, che propendeva per un album doppio con mixaggi che privilegiassero gli aspetti danzerecci delle canzoni, viene infine messo in minoranza dagli altri. Il lavoro di editing e di remixaggio del materiale viene quindi affidato a Glyn Johns (noto produttore/tecnico del suono che annoverava lavori per Beatles, Rolling Stones e Who). Johns, sotto la supervisione di Joe, Bernie e un contrariato Mick, elimina quindi le varie introduzioni e code strumentali delle canzoni, esclude dalla scaletta ben cinque brani (la lunga Walk Evil Talk, The Beautiful People Are Ugly Too, Kill Time, Cool Confusion e First Night Back In London, anche se queste ultime due trovarono posto nei lati B dei singoli), portando la durata del disco dagli oltre settanta minuti originali a poco meno di quarantasette.

A questo punto cambia pure il titolo del lavoro: non più “Rat Patrol From Fort Bragg”, bensì “Combat Rock”, un album che adesso studieremo traccia dopo traccia.

1-2) ‘Questo è un annuncio di pubblico servizio… con la chitarra!’, urla Joe nel pezzo che apre il disco, Know Your Rights, un tirato e scanzonato rock dalle cadenze orientaleggianti. Segue Car Jamming, la storia d’un reduce del Vietnam che tornato in patria diventa un assassino (in sottofondo un ritmo tribal-percussivo irresitibile, con un grande coro a rafforzare il canto di Joe).

3-4) Should I Stay Or Should I Go? è uno dei brani più famosi dei Clash, cantato da Mick mentre Joe si diletta con lo spagnolo nei cori (il ritmo di questa canzone è un azzeccato mix fra sonorità rockabilly e punk). Pure la successiva Rock The Casbah è un altro brano molto famoso: un’atmosfera marcatamente funky-dance che però non lascia adito a dubbi… stiamo sentendo i Clash, e che Clash, gente! Il testo di questa canzone (ah, dimenticavo, la musica è quasi interamente frutto dell’inventiva di Topper) prende in giro il divieto di importare/ascoltare musica rock in alcuni Paesi arabi.

5-6) La compulsiva Red Angel Dragnet è invece cantata da Paul (con delle frasi campionate che Robert De Niro recita in “Taxy Driver”, il noto film di Martin Scorsese del 1976), alle prese con un fatto di cronaca nera. Quella che viene dopo è semplicemente una delle canzoni più belle dei Clash, Straight To Hell: Joe canta delle conseguenze disastrose della guerra nel Sudest asiatico, mentre il resto della band risponde con una grandissima base percussiva e degli effetti musicali da antologia.

7) Overpowered By Funk è invece un bel brano tirato con tanto di rap finale ad opera di Futura 2000 (un artista americano amico dei nostri, per il quale Mick produsse anche un singolo).

8-10) Atom Tan, così come la seguente Sean Flynn e poi ancora Inoculated City sono tre brani molto meno immediati: le sonorità sono più pastose, quasi confuse, come se ci si trovasse in quella giungla così ben rappresentata da un film culto come “Apocalypse Now” (che influenzò molto i Clash, vedi pure Charlie Don’t Surf in “Sandinista!”). Sinceramente sono canzoni che non amo particolarmente e per questo, complessivamente, giudico “Combat Rock” un lavoro inferiore a “London Calling” e a “Sandinista!” (anche se Straight To Hell, Rock The Casbah e Should I Stay bastano da sole a giustificare l’acquisto di questo album).

11-12) Ghetto Defendant è un piacevole brano dalla ritmica quasi reggae, nel quale Joe duetta nientedimeno che con Allen Ginsberg, uno dei massimi esponenti della Beat Generation. La conclusiva Death Is A Star è invece un brano lento, piuttosto disteso, dove Joe e Mick cantano all’unisono su una squisita base pianistica: l’atmosfera complessiva ricorda una canzone da saloon westerniano, anche se l’atmosfera è decisamente notturna.

Concludendo, c’è da dire che “Combat Rock” rappresentò infine il più grande successo di critica e di pubblico in patria: l’album volò al 2° posto della classifica, preceduto solo dal grande ritorno di Paul McCartney con “Tug Of War” (il suo primo disco dall’omicidio di John Lennon). Inoltre, grazie ad un hit trascinante come Rock The Casbah (anche il video era forte), “Combat Rock” portò per la prima volta i Clash nella Top Ten americana.

CURIOSITA’ VARIE
Il brano Sean Flynn è un omaggio al figlio di Errol Flynn (il noto attore hollywoodiano) che, recatosi in Vietnam come fotografo di guerra, risultò disperso e quindi dichiarato morto.
Durante le sessioni di “Combat Rock”, i Clash scrissero ed incisero anche il brano Midnight To Stevens, dedicato a Guy Stevens, il produttore di “London Calling”, morto nell’agosto ’81: è forse la canzone più triste e commovente dei Clash che purtroppo rimase inedita fino al 1991.

– Mat

Annunci

The Clash, “Sandinista!”, 1980

the-clash-sandinista-immagine-pubblica-blogScrissi questo post – a metà fra una scheda tecnica & una recensione – sul blog parallelo a Parliamo di Musica, ovvero Parliamo dei Clash… durò poco, tuttavia, e così trasferii il tutto su PdM… e ora qui!

SANDINISTA!

CBS, 12 dicembre 1980

NOTE
Quarto album da studio dei Clash, dura 144′ e 26” (l’edizione in vinile è costituita da tre LP, mentre quella successiva in CD è composta invece da due dischi).

FORMAZIONE
Mick Jones (chitarra, piano, basso?, cori, voce), Joe Strummer (voce, cori, chitarra), Paul Simonon (basso, cori, voce), Topper Headon (batteria, piano, basso?, voce).

ALTRI MUSICISTI
Mikey Dread (version mix, effetti, voce), Micky Gallagher (tastiere, organo), Norman Watt-Roy (basso), Tymon Dogg (violino, voce), Ellen Foley (voce, cori), J.P. Nicholson, David Payne, Gary Barnacle (sax), Ivan Julian (chitarra), Bill Barnacle, Don Letts (parlato).

PRODUZIONE
The Clash, Mikey Dread e Bill Price.

STUDIO
Power Station, Electric Lady (New York), Wessex (Londra).

BRANI
1. The Magnificent Seven (The Clash) 2. Hitsville U.K. (The Clash) 3. Junko Partner (Unknown) 4. Ivan Meets G.I. Joe (The Clash) 5. The Leader (The Clash) 6. Something About England (The Clash) 7. Rebel Waltz (The Clash) 8. Look Here (Mose Allison) 9. The Crooked Beat (The Clash) 10. Somebody Got Murdered (The Clash) 11. One More Time (The Clash) 12. One More Dub (The Clash) 13. Lightning Strikes (Not Once But Twice) (The Clash) 14. Up In Heaven (Not Only Here) (The Clash) 15. Corner Soul (The Clash) 16. Let’s Go Crazy (The Clash) 17. If Music Could Talk (The Clash, Mikey Dread) 18. The Sound Of Sinners (The Clash) 19. Police On My Back (Eddy Grant) 20. Midnight Log (The Clash) 21. The Equalizer (The Clash) 22. The Call Up (The Clash) 23. Washington Bullets (The Clash) 24. Broadway (include Blowing In ‘The Guns Of Brixton’) (The Clash) 25. Lose This Skin (Tymon Dogg) 26. Charlie Don’t Surf (The Clash) 27. Mensforth Hill (The Clash) 28. Junkie Slip (The Clash) 29. Kingston Advice (The Clash) 30. The Street Parade (The Clash) 31. Version City (The Clash) 32. Living In Fame (Mikey Dread, The Clash) 33. Silicone On Sapphire (The Clash) 34. Version Pardner (Unknown) 35. Career Opportunities (The Clash) 36. Shepherds Delight (Mikey Dread, The Clash)

STORIA/RECENSIONE
Tra il marzo e l’aprile del 1980, i Clash volano in Giamaica con un nuovo collaboratore, l’artista reggae Mikey Dread: l’intenzione è di sperimentazre ulteriormente le sonorità dub e raggae che i Clash avevano intrapreso qualche tempo prima con brani come Armagideon Time e Bankrobber. Dopo aver tentato inutilmente di registrare una versione di Junko Partner ai celebri Channell One Studios di Kingston, i Clash e Dread capiscono di non trovarsi nel posto migliore per lavorare, dato anche il caos politico che la Giamaica affrontava in quel periodo. E così, dopo qualche giorno di vacanza, i nostri volano negli Stati Uniti… o meglio, Mick Jones, Joe Strummer, Topper Headon e Mikey Dread si dirigono a New York, mentre Paul Simonon se ne va in Canada per un mese, in modo da partecipare alle riprese del film “All Washed Up”, nel quale farà la parte d’un musicista in una punkband con Steve Jones e Paul Cook dei Sex Pistols.
E così, un po’ confusamente, i Clash iniziano a lavorare al loro quarto album a stretto contatto con Mikey Dread e il fido Bill Price (già tecnico del suono in “London Calling”): ma le idee stentano ad arrivare per cui si parte dalle cover… Police On My Back degli Equals, Louie Louie di Richard Berry e Madness di Prince Buster (le ultime due restano ufficialmente inedite tuttora). Poi Mick e Joe, i principali autori delle canzoni dei Clash, decidono di ricorrere ad alcuni amici, sia in qualità di musicisti che in quella di coautori dei brani: invitano in studio Micky Gallagher e Norman Watt-Roy (rispettivamente, tastierista e bassista dei Blockheads, la band di Ian Dury), Ivan Julian dei Voidoids (la band di Richard Hell, ex Television) e Tymon Dogg, il violinista itinerante grande amico di Joe. E così le nuove canzoni (e che canzoni!) iniziarono a sgorgare: degli interessanti crossover tra funk e rap come Magnificent Seven e Lightning Strikes, l’irresistibile The Call Up, la curiosa Lose This Skin (scritta e cantata da Tymon) ma anche la spledida cover di Every Little Bit Hurts (rimasta poi inedita fino al 1991). Preziosi collaboratori a parte, c’è da dire però che l’atmosfera unica al mondo di New York iniziò a contagiare sempre più Joe e Mick, i quali ebbero a disposizione probabilmente la più ricca fonte d’ispirazione che un musicista possa desiderare. In quegli anni, inoltre, stavano fermentando nei sotterranei della Grande Mela delle sonorità quali il rap e l’hip-hop che avrebbero enormemente condizionato il panorama musicale degli anni a venire. I Clash ebbero quindi il privilegio di assorbire queste nuove sonorità in anteprima e di tradurle secondo i propri stilemi: da qui quel sound unico che solo “Sandinista!”, tra gli altri album dei nostri, possiede. Anche Topper si dimostra più collaborativo del solito, basti pensare che “Sandinista!” contiene l’unica canzone dei Clash cantata da lui, Ivan Meets G.I. Joe.
Le sessioni newyorkesi dei nostri si concludono a fine aprile quando, una volta tornato anche Paul nei ranghi, la band fa ritorno in Gran Bretagna per effettuare un breve tour. Al principio dell’estate i Clash sono nuovamente in studio, stavolta nei più familiari Wessex di Londra. La creatività continua a sgorgare (anche Paul è produttivo, compone e canta The Crooked Beat), tanto che i nostri addirittura scrivono e producono pure un album per la cantante americana Ellen Foley (a quel tempo fidanzata con Mick), “Spirit Of St. Louis”, che vedrà la luce nel 1981. Insomma, entro settembre, i Clash si ritrovano con tanto di quel materiale da proporre alla casa discografica la pubblicazione d’un triplo LP. La CBS non accoglie favorevolmente la proposta, dati i costi di produzione superiori e il relativo prezzo al pubblico maggiorato che avrebbe compromesso le vendite. I Clash allora raggiungono un accordo che fa capire quanto fosse importante per loro l’arte a discapito dei soldi: rinunciano ad una considerevole fetta delle loro royalties (le quote spettanti per ogni copia venduta dell’album) pur di far pubblicare “Sandinista!” ad un prezzo basso (poco più d’un album singolo, nemmeno il prezzo d’un doppio). A proposito, il titolo di questo quarto album dei Clash è un omaggio alla riuscita rivoluzione in Nicaragua che depose il dittatore Anastasio Somoza nel 1979: la band ribadì così il suo internazionalismo, il suo impegno sociale, il suo stare dalla parte dei più deboli contro ogni logica imperialista. Nonostante tutto ciò, “Sandinista!” raggiunse un insoddisfacente 19° posto nella classifica britannica, con la maggior parte dei critici musicali che stroncò il sound complessivo dell’album (le cose andarono comunque meglio negli USA). In realtà quello che i Clash proposero al termine del 1980 era un lavoro notevolmente in anticipo sui tempi: un crossover di stili che abbraccia rock, rockabilly, reggae e ritmiche caraibiche in generale, dub, soul, funk, rap, raffinato pop d’autore, sperimentazioni, nastri che girano al contrario, effetti elettronici, dialoghi inseriti in alcune tracce. Evidentemente tutto ciò era troppo per l’ascoltatore medio britannico, compresi i fan storici dei Clash. Oggi posso tranquillamente affermare che “Sandinista!” è l’album dei Clash che preferisco ma m’immagino perfettamente la reazione che può aver avuto un fan che all’epoca, dopo aver esultato per un capolavoro come “London Calling”, si sia ascoltato per la prima volta questo triplo album così caleidoscopico.

Ora procediamo con una breve rassegna (perché i brani sono troppi, ben trentasei) delle canzoni di “Sandinista!”. Come sempre con i Clash, l’album si apre con un brano potente, addirittura uno dei più memorabili mai proposti dai nostri, Magnificent Seven: su una ritmica irresistibilmente funky-disco s’inserisce il rap di Joe, mentre sul finale la chitarra di Mick riporta il tutto in una dimensione più rock. Magnifico è il termine più appropriato per definire questo brano, edito anche come singolo nell’aprile ’81. Hitsville U.K., un duetto tra Mick ed Ellen Foley pubblicato anch’esso su singolo (gennaio ’81), presenta un altro irresistibile ritmo, anche se qui il tono è decisamente pop. Junko Partner è invece il primo d’una serie di grandi brani reggae-dub (Crooked Beat, One More Time/Dub, Corner Soul, If Music Could Talk e The Equalizer) geniali e ricchi d’inventiva. Altrettanto geniale e ricca d’inventiva è Something About England, ma la struttura compositiva è di tuttaltro tono, sicuramente uno dei brani più memorabili di questo disco. Somebody Got Murdered, Up In Heaven e Police On My Back, tre brani cantati da Mick, sono quelli più vicini alle sonorità punk del gruppo, mentre decisamente divertenti all’ascolto risultano brani come Ivan Meets G.I. Joe (dal ritmo quasi disco), Let’s Go Crazy (con una trascinante atmosfera calypso) e Lightning Strikes (un funky-rap simile a Magnificent Seven). Bella e potente è The Call Up (primo dei tre singoli estratti dall’album, nel novembre ’80), bella e commovente è invece Broadway. Più sperimentale e scanzonata l’ultima facciata del terzo LP (brani 31-36), con Mikey Dread che canta sullo stesso ritmo di If Music Could Talk (solo che il nome di questo brano è Living In Fame), con una Junko Partner stravolta e dubbeggiante (chiamata Version Pardner), una rilettura di Career Opportunities (brano originariamente apparso sull’album “The Clash” del 1977) cantata dai figli di Micky Gallagher, e con un sonnacchioso e lento reggae conclusivo, Shepherds Delight, dove Dread sembra farla da padrone.

In definitiva, per quanto mi riguarda, posso affermare che “Sandinista!” è l’album dei Clash che amo di più, oltre che uno dei miei dischi preferiti in assoluto.

CURIOSITA’ VARIE
Somebody Got Murdered è stata originariamente commisionata ai Clash dal compositore Jack Nitzsche, al lavoro sulla colonna sonora del film “Cruising”, con Al Pacino.
La foto di copertina, che ritrae i Clash dopo aver girato il video di The Call Up, è stata scattata da Pennie Smith (che ha ‘firmato’ anche la storica copertina di “London Calling”) vicino ad un ponte ferroviario nella zona nord di Londra.

– Mat