Giuseppe Pontiggia, una pagina da “Il raggio d’ombra”

Giuseppe PontiggiaSiamo a Bergamo alta, negli anni Venti del secolo scorso, nella “piccola casa-torre del professor Perego”. Il professore, che vive solo, ha così tanti libri che in pochi anni ha letteralmente riempito quella sua casa di volumi. Talmente tanti che il pavimento rischia di cedere. E così il capomastro suggerisce al professore di chiudere l’altana del piano di sopra coi vetri piombati, in modo da avere un locale in più per i libri che il professore continuerà inesorabilmente ad acquistare. Un locale che sembra quasi una serra, con un’unica finestrella al centro, “quasi sempre chiusa”.

Il progetto diventa realtà e l’altana di casa Perego si trasforma così in una “biblioteca aerea”. Aggiungendo e spostando i suoi libri, il professore calcolava che avrebbe avuto altri sette anni di tempo prima di occupare del tutto il nuovo spazio a disposizione. Dopodiché sarebbe stata la fine, pensava Perego, perché non avrebbe più potuto apportare modifiche alla casa e, al tempo stesso, non avrebbe potuto smettere di comprare libri. A questo punto inizia la parte che piace a me, e che qui riporto fedelmente come scritto sul libro.

“Quando emergeva da queste fantasie malinconiche, Perego si guardava intorno, nell’altana, e sentiva il bisogno di vivere una vita diversa. Gli occhi velati di lacrime, si appoggiava con la fronte al vetro della finestrella e guardava i tetti sul declivio, le strade, i cipressi, gli uomini che si incontravano e si salutavano. Stava a lungo immobile, finché la commozione, passando, gli lasciava una sensazione strana di smarrimento e insieme di pietà per se stesso. Allora apriva la sua finestrella e cercava di respirare a pieni polmoni l’aria del tramonto. E chi passava in basso e levava gli occhi, vedeva quell’uomo affacciarsi alla sua torricella e scrutare l’orizzonte, come il guardiano di un faro.

Da “Il raggio d’ombra”, un romanzo del 1983 di Giuseppe Pontiggia.

-Mat

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