The Police

the-police-2007-stewart-copeland-sting-andy-summersI Police sono sempre stati uno dei miei gruppi rock preferiti. Qui vedrò di tracciarne brevemente la storia, cercando di contenere il mio entusiamo da fan. La band nasce nel gennaio 1977, quando il batterista Stewart Copeland (americano, classe 1952) inizia a suonare col bassista Sting (inglese, classe 1951). Entrambi provenivano da esperienze musicali diverse: il primo era reduce dall’avventura col gruppo progressive dei Curved Air, mentre il secondo da una band di jazz-fusion senza contratto chiamata Last Exit. Dopo aver trovato un chitarrista, Henri Padovani (corso, classe 1952), Stewart chiama la nuova formazione The Police, in omaggio al mestiere di suo padre, agente dell’FBI.

Nel corso dell’anno i Police debuttano discograficamente con un singolo autoprodotto, Fall Out / Nothing Achieving, distribuito dall’etichetta indipendente Illegal Records, di proprietà dei fratelli Copeland (Miles, il manager dei Police, Ian e quindi Stewart). Sulle prime i Police cercano d’inserirsi nella nascente scena punk inglese, e del resto la musica che propongono è esattamente di quel tipo. Tuttavia la band non sarà mai ritenuta credibile da parte dell’ambiente punk, sia perché troppo tecnicamente abile e sia perché troppo vecchia anagraficamente. Forse anche per questo, Stewart e soci decidono di accettare la proposta di Mike Howlett, reduce della band progressive dei Gong, di formare un nuovo gruppo. Nascono così gli Strontium 90, un interessante connubio fra punk, fusion e rock che vede quindi coinvolti Howlett (basso e voce), Sting (basso e voce), Copeland (batteria) e Andy Summers (chitarra). Gli Strontium 90 non andranno da nessuna parte ma l’esperienza non risulterà invana per i nostri: i Police riformati includeranno un secondo chitarrista, proprio quell’Andy Summers (inglese, classe 1942), con un passato nei New Animals di Eric Burdon.

La formazione dei Police a quattro dura un solo mese, anche perché fra Padovani e Summers non c’è assolutamente confronto tecnico. E così il chitarrista corso se ne va per unirsi ad altre formazioni punk, mentre i Police assumono così la loro definitiva (e storica) formazione a trio.
Dopo aver firmato per la A&M/Polydor, nel 1978 i Police debuttano anche su album, con “Outlandos d’Amour”, anticipato dal singolo Roxanne. Se in un primo momento Roxanne incontra qualche difficoltà (anche per via del suo testo equivoco che non ne farà una facile scelta nelle programmazioni radiofoniche), l’album conquisterà un incoraggiante sesto posto nella classifica britannica.

La consacrazione dei Police in patria avviene comunque l’anno dopo, nell’ottobre 1979, quando il loro secondo album, “Reggatta De Blanc”, conquista la vetta della classifica inglese. Anche i singoli estratti dall’album vanno forte, soprattutto Message In A Bottle e Walking On The Moon, entrambi al primo posto nella classifica inglese riservata ai singoli. I Police replicano il successo nel 1980, con l’album “Zenyatta Mondatta” e il singolo Don’t Stand So Close To Me, entrambi al primo posto nelle rispettive classifiche. Tale crescendo di popolarità viene incrementato nel 1981, con l’album “Ghost In The Machine” (1° in patria e 2° negli USA) e i singoli Invisible Sun (al 2° posto) e Every Little Thing She Does Is Magic (al 1° posto), tutti lavori che, per la prima volta, prendono definitivamente le distanze dalle origini punk del gruppo.

Nel 1982 i Police e Sting in veste solista partecipano alla colonna sonora del thriller “Brimstone & Treacle”, film nel quale recita lo stesso Sting. A fine anno, comunque, la band torna in studio per preparare un nuovo disco. Chiamato “Synchronicity”, il quinto (e finora ultimo) album da studio dei Police viene pubblicato nel giugno ’83: in poco tempo conquista la vetta delle classifiche britannica e americana, anche perché supportato da quattro singoli indimenticabili come Every Breath You Take (1° in UK e USA), Wrapped Around Your Finger, Synchronicity II e King Of Pain.
I Police hanno così raggiunto la consacrazione definitiva, ma sul più bello – una volta completato il Synchronicity Tour, ai primi del 1984 – Sting decide di mettere la parola fine alla gloriosa band. In realtà il gruppo tornerà in studio fra l’85 e l’86 con l’intenzione di registrare una raccolta composta da nuove versioni dei vecchi successi. Il lavoro non viene però condotto a termine, coi Police che registrano fra tensioni e malumori solo due nuove versioni, Don’t Stand So Close To Me e De Do Do Do, De Da Da Da. Per giunta, solo la nuova Don’t Stand So Close To Me sarà inclusa nella raccolta antologica “Every Breath You Take/The Singles” (1986), mentre il rifacimento di De Do Do Do, De Da Da Da resta tuttora inedito.

E’ l’ultimo atto della carriera discografica dei Police, dopodiché i tre membri del gruppo procederanno ognuno per conto proprio: Andy Summers, dopo aver stretto un sodalizio artistico col chitarrista Robert Fripp già nel 1982, pubblicherà il suo primo album solista nel 1987, “X Y Z”; Stewart Copeland pubblicherà un primo album nel 1985, “The Rhythmatist”, ma si dedicherà principalmente alla realizzazione di colonne sonore; Sting, come tutti sappiamo, diventerà un’affermata rockstar mondiale già a partire dal suo primo album solista, “The Dream Of The Blue Turtles”, uscito nel 1985.

Tuttavia, i rapporti fra i tre musicisti non saranno mai recisi del tutto, e così, se Sting e Summers avranno modo di colllaborare in diverse occasioni, la band al completo si riunisce per un mini concerto privato nel 1992, in occasione delle seconde nozze di Sting. Poi ancora – e stavolta pubblicamente – nel marzo 2003, per l’insediamento dei Police nella Rock And Roll Hall Of Fame di New York (dove eseguirono Roxanne, Message In A Bottle e Every Breath You Take) e quindi nel febbraio 2007 a Los Angeles, in occasione della cerimonia di premiazione dei Grammy Awards. Non sarà però un’esibizione isolata dato che la partecipazione ai Grammy del 2007 segnerà invece il preludio di una reunion concertistica che ha condotto i Police negli stadi di tutto il mondo (compreso il Delle Alpi di Torino, con un Mat presente). Il fortunatissimo tour della reunion del gruppo – che milioni di fan attendevano con grande trepidazione – si è infine concluso a New York nell’autunno del 2008.

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Strontium 90: fra i Gong e i Police

strontium-90-the-police-sting-gongStoria curiosa questa degli Strontium 90… certo il nome sembra un po’ ridicolo a noi italiani, per via dell’assonanza fonetica con un celeberrimo & strabusato insulto, ma tant’è.

Siamo nel 1977, c’è un nuovo trio musicale che sta autoproducendosi un singolo di debutto, si chiama The Police ed è composto dai seguenti tipi: Stewart Copeland (batteria, seconda voce e praticamente chitarra, poi capiremo perché…), Sting (voce solista e basso), Henri Padovani (apparentemente chitarra, poi capiremo perché…). Strano assembramento, nell’ordine, uno statunitense, un inglese e un corso. C’è un secondo strano assembramento in giro, la band anglofrancese dei Gong, che in quel periodo sta andando in frantumi. Il bassista di questi, Mike Howlett, vuole però dar vita ad una nuova band e per questo recluta alcune conoscenze: Copeland e Sting dei Police, più un chitarrista inglese da poco tornato in patria, dopo un periodo con gli Eric Burdon’s New Animals, un tale Andy Summers.

La nuova band adotta quindi il nome di Strontium 90 ed inizia a comporre e provare delle nuove canzoni; esegue dei concerti in giro per l’Inghilterra; suscita un minimo interesse discografico da parte di qualche etichetta; cambia nome in The Elevators; ma poi il tutto si ferma perché le etichette si fanno indietro e la parola d’ordine è ‘punk’. Ma la breve esperienza degli Strontium 90 sarà comunque fondamentale per i Police… di lì a poco il povero Padovani verrà fatto fuori in quanto incapace di suonare realmente ed il suo posto sarà preso proprio da Summers. Di lì a poco il rinnovato trio dei Police (Copeland, Sting e Summers) si conquisterà un posto strameritato nella storia del rock, debuttando con l’album “Outlandos d’Amour” (1978).

E quel materiale inciso dagli Strontium 90? Rimane ufficialmente inedito fino al 1997, quando viene selezionato per una bella ed interessantissima compilation pubblicata con l’appropriato titolo di “Police Academy”. Il disco contiene nove brani, tre dei quali in forma live, e si rivela essere un piacevole ibrido tra jazz, pop e rabbia punk. E’ bello perché Sting canta in tutti i brani, tranne un paio affidato a Mike Howlett, ma soprattutto rappresenta una straordinaria testimonianza dei Police che verranno: “Police Academy” include, infatti, una fantastica versione lenta di Every Little Thing She Does Is Magic (una hit storica dei Police, riproposta in tutt’altra forma nel 1981), una precedente versione di Visions Of The Night (brano che verrà rieseguito per un B-side del 1980) e 3 O’Clock Shot il cui testo e parte della melodia preannunciano una futura canzone di “Synchronicity” (1983), ovvero O My God. Insomma, un lato poco conosciuto ma affascinante della straordinaria carriera di Sting e dei Police.

– Mat