Un anno di ritorni, il 2007… e il 2008?

john-lydon-johnny-rotten-pil-sex-pistolsIl 2007 appena trascorso s’è rivelato come l’anno dei grandi ritorni, molti dei quali del tutto inattesi. Solo un anno prima non avrei mai detto che, a distanza di pochi mesi, avrei visto dal vivo due delle mie bande rock preferite, i Genesis (con Phil Collins di nuovo nei ranghi) a Roma, e i Police a Torino… insomma, nei primi mesi del 2006 tutto questo era fantascienza per me!

L’ultima, clamorosa reunion in ordine di tempo è stata quella dei Led Zeppelin (col figlio di John Bonham a sostituire l’illustre genitore, scomparso nell’80), ma grande attenzione da parte della stampa è stata riservata ai ritorni di due celeberrime formazioni pop degli anni Novanta, i Take That (anche se privi di Robbie Williams) e le Spice Girls al gran completo. Grande attenzione da parte degli acquirenti di dischi come il sottoscritto è stata riservata invece agli Eagles che, col loro recente “Long Road Out Of Eden” (l’ho comprato per Natale… lo recensirò presto…), hanno meritatamente conquistato il 1° posto della classifica americana, vale a dire il mercato discografico più importante al mondo.

Nel corso del 2007, tuttavia, sono state parecchie le formazioni che si sono ritrovate insieme dopo molti anni, sia sul palco, sia in studio o in entrambi i casi. Qui mi limito a citare i Sex Pistols – sul palco (nella foto sopra, una rassicurante immagine del loro cantante, quel gran soggettone di Johnny Rotten) – i Verve di Richard Ashcroft – palco e studio – gli Smashing Pumpkins – studio e palco – i James (quelli di Sit Down), i Crowded House (quelli di Don’t Dream It’s Over) – palco e studio – i Jesus And Mary Chain, gli Stooges del selvaggio e carismatico Iggy Pop – studio e palco – e gli Happy Mondays, una band di sballoni proveniente da Manchester particolarmente celebre (in patria) fra gli ultimi anni Ottanta e i primi Novanta.

Pure i Queen, o ciò che ne rimane, ovvero Brian May con Roger Taylor, sono tornati in pista: a dicembre è uscito il singolo Say It’s Not True, sempre con la partecipazione di Paul Rodgers come cantante, mentre per questo 2008 si attende un album completo. Si attendono inoltre i nuovi album dei già citati Verve, dei Cure, dei R.E.M., dei Metallica e, udite udite, di Michael Jackson. Proprio il nome di Michael Jackson potrebbe essere quello più discusso in questo 2008… dovrebbe intraprendere un tour per sanare i suoi debiti e, per farlo, potrebbe resuscitare addirittura i Jacksons, la sua storica band con i fratelli. Personalmente sono molto curioso, nel frattempo a febbraio uscirà una lussuosa riedizione del suo classicissimo, l’album “Thriller” datato 1982.

Insomma, musicalmente anche questo 2008 promette bene… spero che si avranno altre piacevoli sorprese! A questo punto, per quanto mi riguarda, ora aspetto una sola reunion… quella dei benedetti Pink Floyd… ma, sia ben chiaro, senza Roger Waters non ne voglio sapere alcunché!

Buon anno a tutti, amici blogger & lettori, ci sentiamo nei prossimi giorni. Ciao!

– Mat

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New Order

new-order-immagine-pubblicaLa storia dei New Order inizia a Manchester nella primavera del 1980, all’indomani del suicidio di Ian Curtis, cantante dei Joy Division. Sì perché i New Order sono Bernard Sumner, Peter Hook e Stephen Morris, rispettivamente chitarrista, bassista e batterista dei Joy Division, che, dopo il comprensibile smarrimento iniziale, decidono di darsi un nuovo nome e di continuare insieme.

I New Order debuttano quindi al principio del 1981 col singolo Ceremony / In A Lonely Place, entrambe canzoni dei Joy Division mai completate: la prima è un brano pop-punk formidabile (vale la pena di andarsi ad ascoltare anche la versione live dei Joy Division sull’album postumo “Still”) mentre la seconda è addirittura cantata da Ian Curtis, in quello che è uno dei pezzi più tenebrosi della band. In seguito, i New Order aggiungono stabilmente all’organico una tastierista, Gillian Gilbert (già ragazza di Stephen) con la quale reincidono completamente il singolo Ceremony / In A Lonely Place (il risultato, oltre che più pulito, è comunque migliore) e ritoccano alcune canzoni inedite dei Joy Division da inserire nel loro terzo ed ultimo album, “Still” (1981).

Sempre nel corso del 1981, inoltre, esce “Movement”, il primo album dei New Order: lo stile non si discosta poi molto da quello dei Joy Division (del resto i musicisti sono gli stessi…) ed il risultato è già strepitoso. Un disco della durata di appena 36 minuti per 8 brani che tuttavia è in perfetto equilibrio tra new-wave, punk, elettronica e dark. Due brani sono cantati da Peter, gli altri sei da Bernard: di lì a poco la band capisce che il ruolo di cantante spetta solo a quest’ultimo, il quale, pur non possedendo una gran voce ha tuttavia un timbro molto riconoscibile che ben s’incastra nel sound complessivo dei New Order. E la storia può riprendere il volo…

Nel 1983 esce il singolo Blue Monday ed è una rivoluzione: il suo ritmo disco-club sostenuto dalla drum machine, i suoi synth gelidi e la voce impassibile di Bernard che canta un testo di rivalsa ne fanno un classico istantaneo e una pietra miliare nella storia della musica. Blue Monday è il primo incrocio credibile tra rock e dance, una strada che in seguito verrà tentata da altri artisti, anche più famosi. Il brano, inoltre, può anche essere considerato un precursore di quel genere house che sarebbe esploso commercialmente sul finire del decennio.

Sempre nell’83 esce il secondo album dei New Order, “Power Corruption & Lies”, che si distacca dal suono dei Joy Division – puntando maggiormente sull’elettronica – senza però rinnegarne le origini. Davvero un gran disco, così come il successivo “Low-life” del 1985. I New Order sono sulla cresta dell’onda ed i vari manager ed intermediari vorrebbero farne delle star: i quattro di Manchester non ci stanno, l’unica concessione è l’inserimento delle loro foto (per la prima e ultima volta), in un loro disco, “Low-life” per l’appunto, distribuito in USA dall’etichetta di Quincy Jones, più noto come geniale produttore di Michael Jackson. Il fatto è che l’amarezza per la morte prematura di Curtis è un fantasma ancora molto ingombrante col quale i New Order riusciranno a convivere solo in anni recenti.

Nel 1986 esce un altro bel disco, “Brotherhood” (uno dei miei preferiti), contenente la celebre Bizarre Love Triangle (ma a me fa impazzire Angel Dust…). L’anno dopo è la volta di “Substance 1987”, una strepitosa doppia raccolta contenente lati A e B dei singoli, molti dei quali non presenti sugli album, più due inediti, le stupende 1963 e True Faith (probabilmente quest’ultima è, con Blue Monday, il brano più famoso dei New Order).

Nel gennaio ’89 i New Order volano al 1° posto della classifica inglese con l’indimenticabile album “Technique”, il mio album preferito tra quelli della banda di Manchester, lanciato da singoli innovativi come Fine Time, Run e Round And Round. Il momento di gloria si ripete l’anno dopo, con l’uscita del singolo World In Motion: scritto come inno della nazionale inglese per i mondiali di calcio, World In Motion è stata votata di recente come miglior inno scritto da un gruppo inglese per la propria nazionale calcistica.

Ma la solidità dei New Order inizia a dare i primi segni di cedimento: tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, i membri della band formano diversi gruppi paralleli (gli Electronic per Sumner, che si unisce a Johnny Marr degli Smiths, i Revenge prima e i Monaco dopo per Hook, e gli Other Two per il duo – ormai sposato – Morris-Gilbert), mentre la casa discografica storica, la Factory Records (già distributrice dei Joy Division e in seguito di Happy Mondays e Stone Roses) è in grave crisi finanziaria. E’ proprio per tentare di salvare la Factory che dei riluttanti New Order tornano in studio per dar vita ad un nuovo album: “Republic”, che vede la luce nel ’93, quando la Factory è ormai spacciata, è forse il peggior album della band (ma non è brutto, state tranquilli…) anche se c’è la splendida Regret, con un video molto bello girato a Roma. Résisi forse conto di aver fatto un mezzo passo falso, i New Order sembrano guardare al passato: reincidono alcuni vecchi brani e li pubblicano con altri hits nella raccolta “(The Best Of) NewOrder” del 1994, poi, praticamente, la band si scioglie.

Lo scioglimento dei New Order, mai ufficializzato, termina sul finire degli anni Novanta: nel 1999 esce un brano nuovo, Brutal, per la colonna sonora del film “The Beach”, mentre la band è al lavoro sul nuovo album, che vede quindi la luce nel 2001. Così, il settimo album da studio dei New Order s’intitola “Get Ready” e con mio sommo piacere scopro che è uno dei migliori dischi del gruppo. Intanto, i New Order sono in grado di eseguire senza problemi concerti di due ore, mentre una nuova generazione di musicisti, in primis i Chemical Brothers, li inneggia come propri padri musicali.

Negli ultimi anni, una figlia della coppia Morris-Gilbert è stata gravemente malata: la mamma, per prendersene cura, ha abbandonato l’attività dei New Order, mettendo a rischio la vita stessa della band. Tuttavia, su insistenza della stessa Gilbert, i New Order sono tornati in pista con un nuovo tastierista/chitarrista, Phil Cunningham, un nuovo album, “Waiting For The Siren’s Call” (2005), e un nuovo tour.

Recentemente, dopo aver dato alle stampe un paio di raccolte, i New Order sono stati impegnati con la colonna sonora del film “Control”: girato da Anton Corbijn (storico fotografo e videomaker dei Depeche Mode), ripercorre la vita di Ian Curtis, voce dei Joy Division, e la parabola del gruppo stesso. Tuttavia quest’altro ritorno al passato non s’è tradotto nella nostalgia per il lavoro comune: nel corso del 2007 il bassista Peter Hook ha annunciato infatti la sua dipartita dai New Order e la formazione d’una nuova band, i Freebass, in compagnia di componenti degli Smiths e degli Stone Roses.

Ufficialmente i New Order non sono finiti e il sottoscritto crede che il buon Peter tornerà sui propri passi dopo essersi tolto lo sfizio di pubblicare un disco a nome Freebass. Staremo a vedere, per il momento ci possiamo accontentare delle ristampe degli album dei New Order pubblicati negli anni Ottanta, con disco aggiuntivo di materiale bonus per ogni titolo.

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The Smiths

the-smithsE’ il caso di parlare degli Smiths, lo devo a Lois Lane che me li ha citati più d’una volta. Premetto che nei primi anni Novanta, quando inizio ad appassionarmi di rock, leggo dappertutto critiche positive nei confronti di questa band a me sconosciuta, una band alla quale viene riconosciuto il merito d’aver pubblicato un capolavoro, tale “The Queen Is Dead”.

Passano gli anni e degli Smiths non ascolto praticamente nulla, forse soltanto un loro brano in uno spot televisivo, finché m’imbatto nell’elleppì “Bona Drag” (1990) di Morrissey. Scopro che si tratta dìuna raccolta e, visto il prezzo basso, decido di comprarmi quell’elleppì: rimango incantato dalla voce suadente di questo cantante, la musica mi piace molto e quindi mi decido a scoprire la band nella quale militava in precedenza, The Smiths per l’appunto.

Scopro così che gli Smiths si formano a Manchester, città inglese che dà i natali a tanti altri celebri gruppi (Joy Division, New Order, Simply Red, Happy Mondays, The Stones Roses, ecc.) e che le menti creative al loro interno sono due, Morrissey (che scrive i testi) e il chitarrista Johnny Marr (autore delle musiche). Gli altri due sono Andy Rourke e Mike Joyce, rispettivamente bassista e batterista. L’album omonimo degli Smiths esce nel 1984 ma è con il successivo “Meat Is Murder” che gli Smiths raggiungono il 1° posto della classifica inglese. In quello stesso anno, il 1985, esce anche “Steve McQueen” dei Prefab Sprout, una band che assieme agli Smiths contribuisce a riportare il suono della chitarra in un territorio più quieto, lontano dalla furia del punk e dei suoi derivati degli anni ’77-’83.

E’ “Meat Is Murder” il primo disco degli Smiths che ascolto: mi piace tutto, tranne l’ultima canzone, la title-track che si erge a portabandiera dei vegetariani (non ce l’ho coi vegetariani, è la struttura del brano che non mi piace) ma soprattutto ascolto a ripetizione How Soon Is Now?, che canta ‘sono un umano e ho bisogno d’essere amato’; non so come procedono le parole del testo ma l’effetto, unito alla tremolante chitarra di Marr, è assolutamente fantastico. Tuttavia mi rivendo il disco di lì a poco perché volevo comprarmi un ciddì di Billy Idol: senza rinnegare il buon Billy, oggi mi pento amaramente d’aver dato via “Meat Is Murder”, prometto che appena vedrò l’elleppì in un mercatino lo acquisterò di nuovo.

Tornando alla storia del gruppo, nel 1986 esce il tanto acclamato “The Queen Is Dead” e anche questo, un paio di anni fa, lo trovo in forma d’elleppì e lo faccio mio. La copertina è stupenda, nelle note interne scopro che si tratta d’un fotogramma preso da un film con Alain Delon, ma la musica, seppur grande, non m’impressiona più di tanto. Ma come, ne parlano tutti come d’un capolavoro?! Lo ascolto un paio di volte e lo metto via, senza però fare il madornale errore di rivendermelo. E, puntualmente, una sera del maggio scorso, mentre stavo pulendo la mia stanza dallo schifo che vi s’era accumulato dopo giorni e giorni di disordine, decido di mettere “The Queen Is Dead” sul piatto come sottofondo. Il lato A scorre tranquillamente…beh, certo, la prima canzone è potente e fantastica e mi fermo a sentirla per bene, poi procedo con le pulizie. Scorre il lato B e m’incanto: ma queste canzoni sono stupende, mi dico, come ho fatto a non capirle prima! Ce n’è una, There Is A Light That Never Goes Out, che è eccezionale, ha una coda strumentale bellissima. Finisce il disco ma le pulizie no, sono rimandate al giorno dopo…

Dopo “The Queen Is Dead” gli Smiths pubblicano un altro paio di album fra dischi dal vivo e raccolte ma nel 1988 già esce “Viva Hate!”, primo disco di Morrissey, avviato verso una brillante carriera solista che dura tuttora. La band si scioglie, di Joyce e Rourke non so nulla, invece Johnny Marr me lo ritrovo, più in forma che mai, nello spettacolrare “Mind Bomb”, l’album dei The The datato 1989. Marr figura anche in diversi album dei Pet Shop Boys (fra cui il bellissimo “Behaviour” del 1990) e mi pare di riconoscerlo anche in The Crying Game, un bel singolo di Boy George prodotto dagli stessi Boys. So inoltre che, verso il 1989, Marr mette su una band chiamata Electronic con Bernard Sumner, il cantante dei New Order.

Insomma, una storia breve, quella degli Smiths, nata e conclusasi negli anni Ottanta. Tuttavia una storia intensa, che ha creato album e singoli memorabili che in un prossimo futuro, ne sono sicuro, entreranno in diverse copie a casa mia!

– Mat

(ultima revisione: 22 settembre 2008)