Miles Davis Quintet, “Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series, Vol. 5”, 2016

Miles Davis Freedom Jazz Dance Bootleg SeriesCon entusiasmo calante, negli ultimi anni ho comprato tutti i volumi della “Bootleg Series” che la Legacy Records/Sony ha dedicato all’opera di Miles Davis. E se i primi tre volumi della serie, pubblicati tra il 2011 e il ’14, li ho acquistati nei rispettivi giorni d’uscita, i due capitoli seguenti li ho presi soltanto quando me li sono trovati davanti a prezzi stracciati, e tanto per completare la collezione. Invece, con mia somma gioia & stupore, ho dovuto constatare che l’ultimo in ordine d’uscita, nonché d’acquisto da parte mia, è per quanto mi riguarda il migliore della serie, oltre che il più coinvolgente da un punto di vista meramente auditivo.

Si tratta di “Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series, Vol. 5”, il primo della serie a contenere solo materiale da studio, mentre tutti i precedenti volumi contenevano esclusivamente esibizioni dal vivo. Uscito a fine 2016, questo “Freedom Jazz Dance” è una raccolta di provini, false partenze, versioni alternative e “dibattiti” in sala d’incisione del periodo 1966-68, quando Miles Davis suonava con quello che forse è stato il suo miglior gruppo, ovvero il quintetto formato col sassofonista Wayne Shorter, col pianista Herbie Hancock, col bassista Ron Carter e col batterista Tony Williams. Insomma, “Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series, Vol. 5” è una sorta di compendio del processo creativo adottato in studio da uno dei quintetti jazz più amati ed entusiasmanti di sempre. Con loro, in sala di controllo, c’è l’altrettanto celebre produttore Teo Macero, ed è proprio negli scambi di impressioni/istruzioni tra il gruppo e il produttore che “Freedom Jazz Dance” offre il meglio di sé. E’ illuminante per chiunque come me ami la musica che Miles Davis ha creato tra il 1965 e il 1968 con questi formidabili musicisti (oltre che, è bene ricordarlo, anche autori) scoprire chi ha proposto cosa e come Macero abbia operato in seguito a quella o quell’altra idea. Dal canto suo, Miles dà l’impressione di sapere esattamente che cosa voglia, pur lasciando sempre la possibilità agli altri di proporre idee alternative e di sperimentare soluzioni più o meno accolte nei master definitivi.

Quelle che possiamo ascoltare in “Freedom Jazz Dance: The Bootleg Series, Vol. 5” sono così sei sedute d’incisione (tutte negli studi newyorkesi della Columbia) nella quale la band appare quasi sempre rilassata, pur mantenendo alta la concentrazione. E’ uno spasso, inoltre, sentire Miles inveire amichevolmente verso i suoi collaboratori con parolacce come “shit”, “cocksucker” e soprattutto “motherfucker”. I brani – più o meno completi ma comunque tutti inediti in questa veste – coi quali abbiamo a che fare sono Circle (in tre versioni), Dolores, Orbits, Footprints, Gingerbread Boy, Fall (dove solo in questo caso il produttore è Howard Roberts, forse perché Macero impossibilitato in quel giorno), Nefertiti, Water Babies, Masqualero (unico ad offrirci una take completa, la numero 3, senza dialoghi o altro che non sia musica) e Country Son (solo la sezione ritmica, ovvero senza Davis e Shorter), oltre ovviamente quella Freedom Jazz Dance che dà il titolo e che apre opportunamente le danze in questo quinto volume della “Bootleg Series”. In coda è invece stata inserita un’inedita incisione casalinga che ci mostra un Miles al piano che dà istruzioni a Wayne circa un’idea musicale che gli ronzava in testa e che qui è chiamata Blues In F (My Ding). Il nostro si aiuta anche canticchiando con quel suo inconfondibile sussurro rasposo, sebbene Shorter sembri più interessato a spiluccare dal frigorifero del padrone di casa.

Si tratta, come si sarà capito, d’un quinto volume estremamente dedicato, rivolto soltanto a chi già conosce l’opera del Miles Davis Quintet del periodo 1965-68; eppure è il capitolo che finora ho trovato più interessante, quello che ho ascoltato più volte. Insomma, a volte capita proprio questo: compri un disco con grandi aspettative e ti delude, ne compri un altro tanto per non lasciare un vuoto nella collezione e scopri che è quello che ti ci voleva.

-Matteo Aceto

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