Il Bowie più amato

David BowieFrequento spesso & volentieri un interessante sito dedicato a David Bowie da parte di una comunità di appassionati italiani, Velvet Goldmine.

Oltre a (ri)proporre ottime recensioni e le ultime novità sull’arte e la vita del grande cantante inglese, il sito propone quasi ogni settimana degli interessanti sondaggi sugli aspetti più disparati delle molteplici attività bowiane.

Gli esiti di alcuni di quei sondaggi sono illuminanti e, in qualche caso, pure sorprendenti. Ne riporto alcuni, proposti nel corso degli anni da Velvet Goldmine ai suoi lettori.

  • La copertina più amata è quella dell’album “Aladdin Sane” (totale voti: 244)
  • il miglior disco dal vivo è “Stage” (totale voti: 192)
  • la cover migliore è My Death di Jacques Brel (totale voti: 213)
  • il video migliore è quello girato per Ashes To Ashes (totale voti: 253)
  • la miglior collaborazione è quella che ha fruttato l’album “Transformer” di Lou Reed (totale voti: 195)
  • l’album ‘perfetto’, oltre che quello più amato, è “Ziggy Stardust” (totale voti: 251)
  • il miglior brano d’apertura d’un suo album è Station To Station (totale voti: 256)
  • il miglior brano di chiusura è invece Rock ‘n’ Roll Suicide (totale voti: 252)
  • il brano strumentale più amato è Speed Of Life (totale voti: 231)
  • il gesto più spettacolare della carriera di Bowie è l’addio alle scene di Ziggy (totale voti: 199)
  • il periodo bowiano preferito è l’ascesa e la caduta di Ziggy (totale voti: 280)
  • potendo viaggiare nel tempo, i fan vorrebbero (ri)vedere lo Ziggy Stardust Tour (totale voti: 217)
  • la canzone capolavoro è Heroes (totale voti: 254)
  • il disco irrinunciabile resta “Ziggy Stardust” (totale voti: 268)
  • il miglior produttore col quale Bowie abbia mai lavorato è Tony Visconti (totale voti: 188)
  • infine, Mick Ronson resta il chitarrista più amato fra quelli che hanno accompagnato Bowie nella sua lunga carriera (totale voti: 246).

Ecco, invece, le mie preferenze agli stessi quesiti…

  • la copertina che preferisco è quella di “Ziggy Stardust”
  • concordo sul fatto che “Stage” sia il miglior album live di Bowie
  • ammetto di non aver mai ascoltato My Death, ma se c’è una cover bowiana che mi fa impazzire è China Girl
  • corcordo sul fatto che il video migliore è quello di Ashes To Ashes
  • concordo pure sul fatto che la sua miglior collaborazione è “Transformer”, anche se trovo più interessante quella con Iggy Pop per l’album “The Idiot”
  • il suo album perfetto… uhm, davvero difficile a dirsi, forse concordo su “Ziggy Stardust” ma direi anche “Diamond Dogs”
  • il miglior brano d’apertura mi sembra Beauty And The Beast
  • miglior chiusura… direi The Secret Life Of Arabia, al termine di “Heroes”
  • lo strumentale che amo di più è Warszawa
  • il suo gesto più spettacolare… non saprei dirlo… forse l’aver pubblicato di seguito due dischi sperimentali & innovativi come “Low” e “Heroes”
  • il periodo bowiano che preferisco è quello berlinese (1976-1978)
  • potendo viaggiare nel tempo, andrei a vedermi il tour di “Heroes”
  • la canzone capolavoro è Ashes To Ashes
  • il disco irrinunciabile… ne prenderei uno a caso fra “Hunky Dory”, “Ziggy Stardust”, “Diamond Dogs”, “Station To Station”, “Low”, “Heroes”, “Lodger” e “Scary Monsters”
  • concordo che il miglior produttore sia stato Visconti
  • concordo anche che il miglior chitarrista sia stato Ronson.

– Mat

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Nina Simone

nina-simone-immagine-pubblica-blogIn questi giorni ho ascoltato così tanto Nina Simone che infine ho deciso di fare una piccola follia: oggi pomeriggio sono andato a comprarmi a scatola chiusa “To Be Free: The Nina Simone Story”, un cofanetto di tre ciddì e un divudì! E ne sono rimasto così entusiasta che ora provo a scrivere alcune mie impressioni su questa grandissima protagonista della canzone americana del ‘900.

Molto probabilmente, la prima volta che ho sentito parlare di Nina Simone è stata per via di David Bowie, quando in una sua intervista disse che la sua cover di Wild Is The Wind non era altro che una pallida rivisitazione d’una grande ballata interpretata diversi anni prima dalla Simone. Qualche anno fa, invece, e precisamente nell’estate del 2003, ho ritagliato e conservato degli articoli sulla morte di questa grande cantante… non so, intuivo che in un certo qual modo, prima o poi, sarei arrivato alla sua musica. E ora eccomi qui!

Non conosco (ancora) molto della vita artistica e privata di Nina Simone, so che ha dato comunque vita, fra gli anni Cinquanta e Settanta, ad una sfilza notevole di canzoni famose: I Loves You Porgy, My Baby Just Cares For Me, I Want A Little Sugar In My Bowl, I Put A Spell On You, Don’t Let Me Be Misunderstood, Ain’t Got No – I Got Life, la stessa Wild Is The Wind e altre ancora. Pur partendo da un repertorio jazzistico – tanto che pure oggi Nina Simone continua ad essere classificata come un’artista jazz – la nostra si è anche destreggiata abilmente con il soul, il blues, il rhythm & blues, il folk, il funk, il reggae, il pop e la canzone d’autore europea (davvero impressionante, in quest’ultimo caso, la sua versione di Ne Me Quitte Pas di Jacques Brel). Nel repertorio di Nina Simone si trovano altresì grandi cover di artisti del calibro di George Gershwin, Kurt Weill, Duke Ellington, Miles Davis, The Beatles, PrinceBee Gees, Bob Dylan, Leonard Cohen, Tina Turner e Aretha Franklin.

Posso tranquillamente affermare che Nina Simone, classe 1933, diva irrequieta e sempre orgogliosa del colore della sua pelle, è stata una delle più brave, appassionate e impressionanti interpreti della musica del secondo dopoguerra, un’artista la cui musica dovrebbe trovare posto in ogni seria collezione di dischi.

– Mat