Public Image Ltd., “First Issue”, 1978

pil-public-image-ltd-first-issue-immagine-pubblica-blogLa recente notizia de il ritorno dei Public Image Ltd., prevista per il prossimo dicembre, ha risvegliato il mio interesse per la musica del gruppo inglese capeggiato da Johnny Rotten. Volevo parlare in particolare del primo album dei PiL, “First Issue”, soltanto che l’avevo già fatto in un altro post e l’avevo dimenticato. Mi limito allora a riproporre quel mio vecchio scritto con le dovute aggiunte del caso.

Nel gennaio del ’78, un Rotten disgustato dagli usi & costumi del rock ‘n’ roll decide di abbandonare la sua famigerata band, i Sex Pistols: tempo pochi mesi e il cantante mette in piedi una delle più formidabili formazioni inglesi, i Public Image Ltd. per l’appunto (peraltro abbastanza sconosciuti in Italia). Il loro primo disco, anticipato dal trascinante singolo Public Image, esce alla fine dell’anno: la copertina in stile magazine gli vale il soprannome di “First Issue” ma l’immagine d’un Rotten quasi imborghesito ne tradisce enormemente il contenuto. Le otto canzoni che compongono il debutto dei PiL sono infatti molto lontane dallo stile dei Pistols, inaugurando un percorso artistico per molti versi sorprendente. Se infatti “Never Mind The Bollocks” aveva suggellato il momento d’oro del punk, questo “First Issue” ne celebra già il funerale, dando quindi vita a quel genere che verrà definito post-punk e successivamente new wave.

Il debutto su album dei PiL – forte d’un sound che colpisce come un pugno allo stomaco anche oggi – è un album drammaticamente cupo, dissonante, intransigente, folle e a suo modo geniale & visionario. A detta di Rotten, tutte le canzoni sono state scritte da lui mentre girava l’America in bus durante l’ultimo tour dei Sex Pistols; tuttavia un album come “First Issue” non sarebbe mai nato senza l’inestimabile supporto che Johnny ha ricevuto dai tre musicisti che contribuirono a fondare i PiL: Jim Walker con la sua batteria secca e ossessiva, Jah Wobble col suo basso pulsante e prominente, ma soprattutto Keith Levene con la sua chitarra tagliente e intrusiva, qui in grande rivalsa dopo la sua breve militanza nei Clash.

“First Issue” comincia con la disturbata & disturbante Theme, nove minuti nei quali dobbiamo fare i conti col muro chitarristico che Levene ci oppone, il lugubre basso di Wobble, i poderosi colpi di Walker e soprattutto la voce straziata di Johnny. Probabilmente, all’epoca non s’era mai sentito nulla di simile: lontane influenze dub, noise a non finire, atmosfera desolante e dark, testo nichilista. Religion I è invece l’asciutta recitazione da parte di Johnny di quello che costituisce il testo del brano seguente, Religion II; e così, dopo un minuto e mezzo di sola voce, ecco cinque minuti buoni di pesante dub-rock, resi ancor più insofferenti da un’infelice distribuzione spaziale nel canale stereo (basso e batteria compressi sul destro, volume che in alcuni punti tende ad abbassarsi, eccetera).

Annalisa presenta invece sonorità più ortodosse, tanto che si può tranquillamente affermare che la canzone – il cui testo parla della vera storia di una ragazzina che è stata fatta morire di fame perché la si credeva posseduta dal demonio – è un duro pezzo punk. La successiva Public Image, unico singolo estratto dall’album, è la canzone più orecchiabile e melodica: davvero una bella prova grazie al basso poderoso, al coinvolgente riff chitarristico e all’inconfondibile canto di Rotten (che sembra riferirsi direttamente alla sua esperienza nei Pistols), il tutto sorretto da un’ottima batteria. Simile nel ritmo e nella struttura melodica, è la seguente Low Life, sebbene abbia un’indole più selvaggia.

L’aspra Attack sembra quasi uno scarto di “Never Mind The Bollocks”, se non fossero per le sue prominenti linee di basso così tipicamente piliane, mentre la conclusiva Fodderstompf è un delirante punk-funk della durata di quasi otto minuti. Qui, su una ripetitiva drum machine, Wobble tesse un movimentato giro di basso, mentre Rotten e lo stesso Wobble urlano in falsetto ‘volevamo solo essere amati’, oltre che una lunga serie d’improvvisazioni gridate e/o parlate su tutto quello che passava loro per la mente.

In definitiva, “First Issue” è un debutto strabiliante & insolito che si ritaglia uno spazio tutto suo nella discografia inglese. Non esistono altri lavori, neppure gli album a venire dei PiL, che suonano come questo.

– Matteo Aceto

Public Image Ltd: ritorno e discografia

public-image-ltd-2009Il sospetto che, dopo aver rimesso insieme i Sex Pistols, quel soggettone di John Lydon tornasse ad incarnare anche l’anima dei Public Image Ltd. era nell’aria già da qualche anno. Il fatto di leggere, poche ore fa, che questa reunion è stata ufficialmente annunciata mi ha però riempito di stupore & contentezza.

E allora eccola, la grande notizia: i PiL torneranno insieme a dicembre, quando s’esibiranno fra il giorno 15 e il 21 per cinque concerti nella nativa Gran Bretagna. I biglietti saranno già in vendita da venerdì prossimo.

La formazione del gruppo è così composta: John Lydon (o Johnny Rotten che dir si voglia) alla voce, Lu Edmonds alla chitarra e alle tastiere, Bruce Smith alla batteria, e il nuovo acquisto, Scott Firth, al basso. Se per me il buon Firth è un totale sconosciuto, Smith ed Edmonds erano stati componenti dei PiL nella seconda metà degli anni Ottanta. Stupisce che al basso non vi sia più Allan Dias, mentre il chitarrista John McGeoch è purtroppo morto qualche anno fa.

Sono molto contento di questa reunion, la prima dal 1992, anche se – data la ‘scusa’ ufficiale dell’evento, il trentennale d’un album fenomenale come il “Metal Box” – avrei gradito un ritorno sulle scene al fianco di Lydon di Keith Levene e di Jah Wobble, rispettivamente il più geniale chitarrista e il più inventivo bassista coi quali Johhny abbia mai lavorato. Io mi accontento, per carità – e spero tantissimo che nel 2010 i PiL possano intraprendere un tour vero e proprio, magari pure con puntatina tutta italiana – ma per una reunion Lydon-Levene-Wobble avrei prenotato il volo per Londra oggi stesso!

– Matteo Aceto

DISCOGRAFIA

First Issue (1978)

Metal Box / Second Edition (1979)

Flowers Of Romance (1981)

This Is What You Want… This Is What You Get (1984)

Album (1986)

Happy? (1987)

9 (1989)

That What Is Not (1992)

This Is PiL (2012)

What The World Needs Now (2015)

Public Image Ltd., “Flowers Of Romance”, 1981

pil-flowers-of-romance-immagine-pubblica-blogAssieme a “First Issue” e al celeberrimo “Metal Box”, con “Flowers Of Romance” i Public Image Ltd. realizzarono una trilogia di album dark-punk davvero innovativa, anticonformista e totalmente anticommerciale. Il tutto fu una delle vette più alte di quella new wave inglese che gli stessi PiL avevano contribuito a far nascere.

“Flowers Of Romance” – che prende il nome da una fantomatica banda punk nella quale, fra il 1976 e il ’77, avevano militato Sid Vicious e lo stesso Keith Levene – fu al contempo un punto d’arrivo e un punto di partenza nella storia dei PiL: primo album senza il fantasioso Jah Wobble (il bassista lasciò il gruppo nell’estate 1980), che tanto aveva contribuito alla definizione del sound di questo gruppo, e ultimo realizzato con Keith Levene nei ranghi. E così – con un Martin Atkins che suona la batteria in soli tre brani (Four Enclosed Walls, Under The House e Banging The Door) in quanto preferiva dedicarsi maggiormente ai suoi Brian Brain – tutto il resto è stato eseguito dai soli John Lydon e Keith Levene. E che resto! Non solo quel genio incompreso di Levene mollò la chitarra per passare alla batteria, alle percussioni e a tutto quello che gli capitava a tiro per creare effetti sonori d’ogni sorta, ma lo stesso Lydon abbracciò per la prima volta degli strumenti che non aveva mai toccato prima, come il violino e il sax.

Registrato nell’autunno 1980, “Flowers Of Romance” venne pubblicato solo nell’aprile seguente, dato che la casa discografica lo riteneva troppo poco appetibile commercialmente: ironia della sorte, il disco si piazzò all’undicesimo posto della classifica inglese, risultato migliore per un album dei PiL. In effetti è un album dal suono inconsueto, molto distante dai precedenti “First Issue” e “Metal Box”, peraltro non facili anche quelli: la struttura delle nove canzoni incluse è alquanto scarna e basata sulla batteria e le percussioni come strumenti portanti. Insomma, ciò che maggiormente viene esaltato in “Flowers Of Romance” sono la voce di John Lydon (più irrequieta & inquietante che mai) e i tamburi. Il risultato è inevitabilmente tribale, con alcuni richiami alle atmosfere mediorientali… un disco unico nel suo genere, penso che fu uno shock quando uscì, nel lontano 1981.

Questa la scaletta: 1) Four Enclosed Walls / 2) Track 8 / 3) Phenagen / Flowers Of Romance (pubblicata come singolo apripista, in forma di leggero remix) / 5) Under The House / 6) Hymie’s Him (strumentale) / 7) Banging The Door / 8) Go Back / 9) Francis Massacre.

La mia edizione in ciddì del 1990 include tre brani in più: 10) Flowers Of Romance (Instrumental) / 11) Home Is Where The Heart Is / 12) Another.

Durante le sedute d’incisione di “Flowers Of Romance” vennero messi su nastro almeno altri tre brani: Vampire, Woodnymphs e 1981. I primi due restano tuttora inediti mentre il terzo è stato inserito sull’album successivo dei PiL, “This Is What You Want…” (1984), seguito naturale di “Flowers Of Romance” che, molto probabilmente, verrà trattato la prossima volta che in questo blog si tornerà a parlare dei PiL.

Infine, qualche considerazione sulla copertina: ritrae un’affascinante (ma anche un po’ minacciosa) Jeannette Lee, una componente dei PiL che appariva solo nelle attività promozionali del gruppo o legate a certi aspetti manageriali.

– Matteo Aceto

Public Image Ltd., “Second Edition”, 1979

pil-second-edition-metal-boxNoto ai più come “Metal Box” per una ragione che vedremo fra poco, “Second Edition” è il secondo album dei Public Image Ltd., la suprema formazione dark-punk cui Johnny Rotten (o John Lydon che dir si voglia) ha dato vita assieme a Keith Levene all’indomani del suo abbandono ai Sex Pistols.

Probabilmente il miglior album dei PiL e uno dei dischi più intransigenti & anticonformisti che la storia del rock annoveri, “Second Edition” è purtroppo l’ultimo album della band inglese ad avvalersi delle eccezionali linee di basso di Jah Wobble; si tratta comunque d’un lavoro discografico incredibile, un’autentica prova di forza lunga un’ora nella quale troviamo abilmente fuse sonorità dub, reggae, funk, dark, punk, noise ed elettroniche.

“Second Edition” è un grandioso calderone di stili che pone i PiL come una delle band più originali – e purtroppo misconosciute – fra quelle della scena new wave (diciamo gli anni 1978-1982). Fatta questa breve premessa passiamo all’analisi delle dodici tracce che compongono l’album.

La prima volta che ascoltai Albatross rimasi fin dai primissimi secondi incantato dal sound che le mie orecchie stavano percependo: un tempo medio molto groovy – caratterizzato dal pronunciato & pulsante basso di Wobble e dalla secca & puntuale batteria – sul quale s’innestano la tagliente chitarra di Levene e il canto insolitamente baritonale (e distante) di Lydon. Albatross si fa carico di tutto questo per l’epica lunghezza di dieci minuti e mezzo, ma sono dieci minuti e mezzo assolutamente coinvolgenti dove i PiL ci portano molto lontano, più lontano di quanto si siano mai spostate le band coeve di questa.

Segue il trascinante dub-rock di Memories, uno dei singoli estratti da “Second Edition”: vi ritroviamo il canto stralunato del più tipico John Lydon, mentre la base strumentale è ancora una volta molto groovy ed eccezionalmente compatta. Grazie ad alcune cadenze mediorientali (che i Pil proporranno con più vigore nel successivo “Flowers Of Romance”), Memories è una canzone trascinante e piacevolmente alienante.

Con Swan Lake siamo in presenza di uno dei pezzi più memorabili dei PiL, un’eccezionale fusione fra attitudine punk, testo darkeggiante e musica dance/funk. Straordinario all’inizio l’effetto chitarristico che Levene infonde alla sua chitarra (una sorta di avvitamento), seguìto dal geniale ed avvolgente giro di basso che s’inventa Wobble. Ottima tutta la parte di batteria, così come il canto stravolto di Lydon, impegnato in una delle sue performance più memorabili (e appassionate). Leggermente remixata, Swan Lake è stata anche pubblicata come singolo e per l’occasione reintitolata Death Disco.

Se con Poptones siamo alle prese con una disturbata & disturbante deriva dub-noise lunga oltre sette minuti e mezzo, con Careering troviamo invece una canzone che sfugge a qualsiasi catalogazione… forse un primordiale esempio di musica industrial, forse ancora un originale precursore del genere techno, Careering (edita pure su singolo!) rappresenta un interessantissimo esperimento sonoro elettro-dub/funk (uso questi termini per dare un’idea…) che solo un gruppo come i PiL poteva concepire nel ’79. Aggiungo solo che per me Careering è uno dei brani più rappresentativi mai registrati dai nostri.

A seguire troviamo due tracce strumentali: prima la vivace ma nervosa Socialist (con Levene che poggia la chitarra per dilettarsi ai sintetizzatori) e poi il coinvolgente noise-funk di Graveyard. Quest’ultima è in realtà la semplice base strumentale di Another, uno dei vari B-side.

Con la notturna The Suit ritroviamo il canto (piuttosto distaccato) di Lydon, adagiato su un’impassibile parte di batteria (molto probabilmente suonata da Levene) e su una morbida ma vivace parte di basso eseguita da Wobble.

Da qualche parte ho letto che il testo di Bad Baby, la canzone seguente, è uno scherzoso riferimento allo stesso Keith Levene. Dal canto suo, Levene molla ancora una volta la chitarra per dedicarsi al sintetizzatore, mentre una squadrata batteria, sorretta dal solido basso di Wobble, conduce il tempo in una sorta di marcia.

In No Birds ritroviamo pure la tagliente chitarra di Levene in quello che è forse il brano meno definito in questo disco (una sorta di veloce ma non troppo noise-rock). Tuttavia i quasi cinque minuti di No Birds si amalgamano bene nei sessanta totali per cui veniamo piacevolmente condotti al brano seguente.

L’implacabile e martellante marcia di Chant è la canzone più punk fra quelle contenute in questo disco, anche se in “Second Edition” (e in gran parte pure nel precedente “First Issue”) i PiL sono andati ben oltre i rigidi (e facili) schemi del pezzo punk.

Radio 4, suonato interamente da Keith Levene, è uno strumentale d’atmosfera, elettronico e quasi ambient, che poco somiglia a quanto abbiamo ascoltato finora. Rappresenta comunque una splendida chiusura per un album eccezionale quale è questo “Second Edition”.

Qualcuno avrà forse notato che non ho menzionato il nome del batterista: il motivo è che si alternano ai tamburi ben sei musicisti diversi, nessuno accreditato nelle scarne note interne dell’album, fra i quali troviamo però gli stessi Levene e Wobble. Altri due sono sicuramente Richard Dudanski (già con The 101ers, la band pre-Clash di Joe Strummer) e Martin Atkins, quest’ultimo di lì a poco un membro permanente in seno ai PiL.

Infine, impossibili da ignorare in questo caso, alcune cose sulla veste grafica e il formato dell’album che abbiamo appena visto: originariamente pubblicato come triplo 12” (dodici pollici o elleppì da quarantacinque giri per i non avvezzi al gergo discografico) in una confezione metallica simile a quella usata per le vecchie bobine dei film (da qui il titolo di “Metal Box”), nel corso del 1980, su pressioni della casa discografica, l’album è stato ristampato come doppio elleppì (la cui copertina è raffigurata nella foto sopra) e col titolo cambiato in, per l’appunto, “Second Edition”.

Anche la scaletta dei brani è stata leggermente modificata per adattarsi al nuovo formato ma il contenuto di “Metal Box” è identico a quello di “Second Edition”: un’ora buona di musica originale, sfrontata, assolutamente anticommerciale ma tecnicamente ineccepibile. Un album che valuterei con un bel undiciellode!

– Matteo Aceto

Keith Levene, la chitarra dei PiL

Keith Levene, inglese, classe 1957, è uno dei fondatori dei Clash ma, a pochi mesi dalla nascita della band, nel settembre del 1976 Keith era già fuori dal gruppo. Avrà modo di rifarsi con la sua militanza nei Public Image Ltd., uno dei gruppi più innovativi e misconosciuti del rock. E uno dei preferiti del vostro Mat. Fatta questa breve premessa, vediamo la storia di questo musicista.

Keith s’interessa alla musica fin da giovanissimo, preferendo marinare la scuola per seguire in tour i suoi beniamini, gli Yes, del quale diventa ben presto un aiutante tuttofare. A tempo perso picchia sulla batteria, ma la sua passione è la chitarra… e che passione! Con le sei corde è un autentico mago, ha uno stile tutto suo che riconoscerei tra mille: una specie d’effetto metallico che pare avvitarsi su se stesso… sarebbe meglio ascoltarsi l’introduzione di Death Disco dei PiL o la sua I’m Looking For Something per capire il senso della mie parole.

Tra il 1975 e il 1976, la formazione punk emergente dei London S.S., composta da Mick Jones e Tony James, effettua numerosi provini per reclutare nuovi membri: grazie alla sua abilità, Keith diventa uno di essi, con la band che (tolto di mezzo il povero Tony) assume il nome di The Young Colts. A Keith, inoltre, va il merito d’aver caldeggiato l’ingresso in formazione di Joe Strummer: mentre il maggio ’76 volgeva al termine, così come un concerto dei 101ers (band nella quale Joe militava), Keith e Bernie Rhodes, manager dei Young Colts, vanno a prendere Joe per fargli conoscere il resto del gruppo. Di lì a poco, Joe Strummer diventa un componente della band in pianta stabile, band che quindi adotta il nome di The Clash.

Seguono prove su prove, con i Clash che scrivono il loro primo materiale, la maggior parte del quale finì nel loro primo e omonimo album, “The Clash” (aprile 1977). Ma l’album non figura già più Keith Levene tra i ranghi, la sua unica traccia come Clash è un credito di coautore con Strummer e Jones del brano What’s My Name?. Anni dopo, Keith disse in una delle sue rare interviste che, per quanto trovasse complessivamente poco piacevole l’album “The Clash”, avrebbe dovuto spettargli un credito di coautorialità per ogni altro brano del disco. Certo è che nessun altro lavoro successivo dei Clash suona come questo primo album, ma è anche vero che suonano diversamente tutti gli altri dischi che hanno visto la partecipazione di Keith. La verità è che stiamo parlando, sia per il duo Strummer/Jones e sia per Levene, di incredibili talenti in continua evoluzione, per cui ogni nuovo disco è un passo stilistico in avanti (almeno fino al 1982).

Mentre era ancora nella band, Keith solidarizzò con Sid Vicious, tanto che, una volta espulso dai Clash (si disse perché consumava troppe amfetamine), si unì alla fantomatica banda punk di Sid chiamata The Flowers Of Romance. Di lì a poco, tuttavia, Sid diventò uno dei Sex Pistols, mentre Keith entrò in una sorta di limbo artistico; pare che comunque, così come i Clash, il nostro diede una mano al gruppo punk al femminile delle Slits. Grazie a Sid, però, Keith ebbe modo di fare amicizia col cantante dei Pistols, John Lydon (in arte Johnny Rotten), il quale si ricordò di Keith dopo aver abbandonato il gruppo nel gennaio ’78. Fu così che, come Public Image Ltd. ed in compagnia di altri talentuosi musicisti, John Lydon e Keith Levene diedero vita a una strepitosa trilogia di album dark-punk: “First Issue” (1978), “Metal Box” (1979, anche conosciuto come “Second Edition“) e “Flowers Of Romance” (1981). Nel 1982 avvenne un cordiale riavvicinamento tra Keith ed i Clash: in più occasioni, infatti, Levene e Lydon passarono a salutare i Clash nel backstage dei loro concerti durante il trionfale tour statunitense di questi con gli Who. Tuttavia, Keith e John non si capivano più e così nel 1983, durante le incisioni del quarto album dei PiL, Levene abbandonò il gruppo portandosi dietro i nastri con le nuove canzoni in fase di realizzazione.

Lydon proseguì comunque per la sua strada e così nel 1984 furono pubblicate due versioni dello stesso materiale: “Commercial Zone” per Levene e “This Is What You Want, This Is What You Get” per Lydon. Ma a quel punto, in fondo, la cosa non interessava più a Keith, ormai tossicodipendente, che decise di proseguire da solo: si trasferì in America, dove iniziò addirittura a creare programmi per computer. Partecipò saltuariamente a progetti musicali (qui ricordo una sua collaborazione del 1985 con i Dub Syndicate di Adrian Sherwood), per lo più componendo colonne sonore per dei serial televisivi e suonandovi abilmente un po’ tutto quello che gli capita fra le mani. Collaborò anche coi Red Hot Chili Peppers (anche se la sua produzione dell’album “The Uplift Mofo Party Plan” sfumò, a quanto pare, per le solite storie di droga) e con Jah Wobble (già insieme nei PiL), finché decise di raccogliere parte di questo suo materiale in un interessante album datato 1989, “Violent Opposition”.

Tuttavia la presenza di Keith Levene nel music-business continuò ad essere sporadica anche negli anni Novanta e così, dopo aver collaborato di nuovo coi Dub Syndicate nei primi anni del decennio e poi brevemente con Glen Matlock dei Sex Pistols in una primordiale versione dei Philistines, il nostro si ritirò praticamente dalle scene. Levene fece ritorno soltanto nel 2002, con un mini album chiamato “Murder Global”, mentre dieci anni dopo si ripresentò nuovamente accanto a Jah Wobble in un album comune intitolato “Yin & Yang”. Tra il 2013 e il ’14, infine, in occasione del trentennale del controverso progetto “Commercial Zone”, Keith lanciò tra i fan una campagna di autofinanziamento via web per ripubblicare in grande stile il materiale proveniente da quelle ormai storiche sedute. Da allora non ne ho più saputo niente, tuttavia. Notizie ne abbiamo?

(ultimo aggiornamento: 5 marzo 2017)

John Lydon, in arte Johnny Rotten

john-lydon-johnny-rotten-pil-sex-pistolsForse l’essere troppo schietti & diretti non paga sempre, ma se c’è un campione di anticonformismo che, come John Lennon, ha trasferito pienamente la sua personalità nella propria arte, questo è John Lydon.

Classe 1956, Lydon nasce a Londra da genitori d’origini irlandesi e vent’anni dopo è già un’icona inconfondibile nel panorama musicale: si fa chiamare Johnny Rotten e fronteggia la band più strafottente del mondo, i Sex Pistols. Con loro pubblica un solo disco, il fondamentale “Never Mind The Bollocks“, poi se ne va nel gennaio ’78 mentre i Pistols sono in tour negli USA. John entra subito in causa con Malcolm McLaren, il manager-mentore-ideatore dei Pistols, una causa che durerà per tutti gli anni Ottanta, visto che McLaren si rifiuta di dargli i soldi che gli spettano e gli proibisce l’uso del nome Rotten, in quanto un marchio di fabbrica all’interno dei Pistols, secondo McLaren ed i suoi legali.

Il nostro, con grande dignità, recupera allora il suo nome originale, si unisce ad un autentico genio della chitarra – quel Keith Levene scacciato dai Clash – e fonda così i Public Image Ltd. Questa formidabile accoppiata realizza nel giro di soli tre anni alcuni dei dischi più immaginifici e senza compromessi che io abbia mai sentito: “First Issue” (1978), “Metal Box” (1979) e “Flowers Of Romance” (1981); nei primi due contribuisce al lavoro l’inventiva del bassista Jah Wobble (e si sente), ma è l’alchimia Lydon-Levene che fa la differenza. Alchimia che, poveri noi, finisce di funzionare nel 1983, quando i due prendono strade separate a causa delle divergenze artistiche e dei problemi di droga di Levene: il risultato è comunque il pregevole “This Is What You Want, This Is What You Get” (1984). Sempre nel 1983, inoltre, Johnny debutta come attore in una produzione cinematografica italiana, “Copkiller”, dove recita al fianco di Harvey Keitel.

Tornando alla musica, nell’autunno 1985 la formazione ufficiale dei PiL è ridotta al solo John Lydon: il cantante prosegue il suo cammino, come è sempre stato nel suo stile, e si unisce al celebre bassista-produttore Bill Laswell, col quale aveva già lavorato qualche tempo prima, quando John partecipò al singolo di Africa Bambaataa, World Destruction. Laswell coadiuva le idee di Lydon aggiungendovi uno scenario stellare: Steve Vai, Ginger Baker e Ryuichi Sakamoto sono alcuni dei musicisti che suonano (e come suonano!) nel nuovo album dei PiL, uscito nel 1986 e chiamato “Album” (l’edizione in ciddì si chiama “Compact Disc”, quella su cassetta… “Cassette”).

John Lydon ricrea però una formazione dei Public Image Ltd. nel 1987: con John McGeoch (già nei Magazine e poi con Siouxsie And The Banshees) e Allan Dias forma un sodalizio artistico di buon livello che giunge fino al ’93, realizzando gli album “Happy?” (1987), “9” (1989) e “That What Is Not” (1992). I tempi cambiano, il rock giunge alla sua storicizzazione, il panorama musicale degli anni Novanta diventa sempre più deprimente, i Sex Pistols acquisiscono lo status di pilastri della storia del rock. L’inevitabile reunion giunge nel 1996 col tour “Filthy Lucre” e sarà ripetuta nel 2002 con un’altra serie di concerti. Nel frattempo John Lydon pubblica un’autobiografia (dagli anni giovanili al periodo come frontman dei Pistols) nel ’94 e un coraggioso album solista nel ’97, “Psycho’s Path”, seguìto da una formidabile raccolta nel 2005.

Tuttavia, contrariamente alle aspettative, il signor Rotten non si dedicherà (più) a un nuovo progetto solista, bensì a una grande operazione nostalgia che – dopo averlo riportato a capo dei Sex Pistols per un tour mondiale fra il 2007 e il 2008 – ha coinvolto anche i PiL al termine del 2009. Reclutati nuovamente Lu Edmonds e Bruce Smith (già nella band nella seconda metà degli anni Ottanta, rispettivamente alla chitarra e alla batteria) e il nuovo acquisto Scott Firth, al basso, i Public Image Ltd. hanno realizzato due nuovi album tra il 2012 e il 2015, intervallati oltre dall’attività concertistica anche dalla rinnovata autobiografia di John, “Anger Is An Energy”, della quale aspettiamo ancora l’edizione italiana. Intanto, tra il 2016 e il 2017 hanno visto la luce le riedizioni deluxe da quattro ciddì dei due album storici più amati dei PiL, ovvero il “Metal Box” e “Album”. (ultimo aggiornamento: 16 marzo 2017)