Queen, “Highlander” e una colonna sonora ancora inedita

queen-a-kind-of-magic-highlanderTornando a occuparmi di Freddie Mercury, in una sorta di personale omaggio a 70 anni dalla nascita & a 25 dalla morte, vorrei dedicare questo post alla colonna sonora che i Queen scrissero, produssero ed eseguirono per il film “Highlander”, quell’ormai celebre fantasy del 1986 diretto da Russell Mulcahy e incentrato sulle vicende di Connor MacLeod, l’ultimo immortale interpretato da Christopher Lambert.

Colonna sonora che, dopo trent’anni, continua a restare ufficialmente inedita su disco. Prendendo così spunto da un mio vecchio post sull’album “A Kind Of Magic“, cercherò di attualizzare il discorso, anche alla luce dell’interessante materiale inedito pubblicato cinque anni fa dalla Universal, in occasione della ristampa di tutti gli album dei Queen per la serie “2011 Digital Remaster“.

Russell Mulcahy, regista australiano già distintosi per alcuni videoclip dell’epoca (ne cito uno, l’inquietante Wild Boys dei Duran Duran) e fan dichiarato dei Queen, invitò proprio Mercury & soci ad occuparsi della colonna sonora del suo primo lungometraggio, “Highlander” per l’appunto. E così i Queen, rivitalizzati dal trionfo del Live Aid conquistato sul palco di Wembley nel luglio ’85, tornarono in studio con rinnovato entusiasmo: se la richiesta iniziale di Mulcahy era di sole due nuove canzoni, i Queen ne registrarono molte di più e contribuirono attivamente agli stessi effetti sonori che il film necessitava. Ad esempio, c’è una scena in cui il cavallo dell’attore antagonista, il bravissimo Clancy Brown, nitrisce dalla cima di una collina; beh, quel nitrito altro non è che la chitarra di Brian May… e si sente!

queen-singolo-princes-of-the-universe-colonna-sonora-highlanderLe canzoni che si ascoltano in “Highlander” sono quindi Princes Of The Universe, One Year Of Love, Gimme The Prize, Who Wants To Live Forever, A Dozen Red Roses For My Darling, la cover di New York New York, la celeberrima A Kind Of Magic, e anche Hammer To Fall, ripescata dall’album “The Works“. Molte di esse suonano notevolmente diverse dalle versioni incluse in “A Kind Of Magic”, così come riportato nelle note interne del disco stesso. I Queen decisero infatti di non ripetere quanto fatto sei anni prima con la colonna sonora di “Flash Gordon“: con l’aggiunta di qualche altra nuova canzone, avrebbero quindi realizzato un album vero e proprio. Da qui la pubblicazione, nel giugno ’86, di “A Kind Of Magic”, dodicesimo album da studio dei Queen che, come il precedente “The Works”, volò al 1° posto della classifica inglese. Quattro mesi dopo uscì nelle sale “Highlander”, nel quale i fan dei Queen poterono quindi ascoltare le versioni iniziali di molte delle canzoni che avevano avuto già modo di apprezzare sull’album. Vediamone adesso le differenze.

Quella che su “A Kind Of Magic” è la canzone conclusiva, Princes Of The Universe, nel film ne accompagna invece i titoli di testa. Rock potente, drammatico & epico scritto da Freddie Mercury, Princes resta una delle mie canzoni preferite dei Queen; superbamente disinvolta la parte vocale, eccellente l’arrangiamento fra musica & cori, da antologia l’interludio di chitarra in chiave speed-metal. Il video di Princes Of The Universe, girato dallo stesso Mulcahy così come quello di A Kind Of Magic, figura diverse scene del film e la partecipazione attiva di Christopher Lambert, che duella con quello che a distanza di tanti anni possiamo considerare il vero immortale, Freddie Mercury. Nel film, invece, possiamo ascoltare due parti distinte di Princes Of The Universe: la parte iniziale, in tempo medio-lento, che termina con grande effetto sulla parola “world”, riproposta con l’eco mentre viene introdotta la prima sequenza filmata; e quindi il solo interludio chitarristico, mentre i wrestler fanno finta di darsele di santa ragione. Manca quindi la parte in tempo veloce che possiamo apprezzare su “A Kind Of Magic”: chissà se originariamente quei due frammenti che si ascoltano nel film non fossero due brani distinti?

Scritta da May, Gimme The Prize è la canzone più metallara dei Queen: cantando il punto di vista del Kurgan, il micidiale antagonista del nostro eroe scozzese, Mercury sfodera la voce più urlante e cattiva che abbia mai messo su nastro, in un brano schiacciasassi dal pesante andamento in tempo medio (che peraltro suona simile alla base di Princes Of The Universe). Nel film, tuttavia, se ne ascolta soltanto una manciata di secondi, giusto il tempo di arrivare al primo ritornello.

queen-singolo-one-year-of-love-colonna-sonora-highlanderOne Year Of Love è invece una romantica ballata scritta da John Deacon, il mite bassista del gruppo. A parte l’appassionata prestazione vocale di Freddie, degna di nota come sempre, spicca in questa canzone l’assolo di sax di Steve Gregory (lo stesso musicista che suona il celebre assolo in Careless Whisper di George Michael); assolo che, nella versione cinematografica, suona leggermente diverso rispetto alla versione inclusa su “A Kind Of Magic”.

Sinfonica ballata d’atmosfera – dove la musica dei Queen è accompagnata dall’orchestra diretta dal compianto Michael Kamen (che in effetti è il compositore dello score vero e proprio di “Highlander”) – Who Wants To Live Forever, tema centrale della narrazione, è anch’essa diversa da quanto ascoltiamo nel film e su disco: nel primo viene cantata dal solo Mercury, nel secondo l’introduzione, parte del bridge e la frase conclusiva (che peraltro mancano dalla versione filmica) sono invece cantate dal suo autore, Brian May. Canzone molto toccante, nel film accompagna forse le sue scene più belle, e il tutto – canzone dei Queen, voce inedita di Freddie, orchestra di Kamen, paesaggi scozzesi mozzafiato, struggente storia d’amore destinata a non sopravvivere ad entrambi – giustifica un po’ tutto il film e tutta la colonna sonora.

A Dozen Red Roses For My Darling, uno pseudo techno strumentale composto dal batterista Roger Taylor, è stato pubblicato sul lato B del singolo A Kind Of Magic ma non sull’omonimo album. Su quest’ultimo trova invece spazio Don’t Lose Your Head , naturale evoluzione di A Dozen Red Roses ed interessante per l’utilizzo delle parti vocali: solista e cori per Freddie, distorte per Roger e d’abbellimento per la cantante anglocaraibica Joan Armatrading. Tutto ciò però non compare affatto nel film, dove invece ascoltiamo una versione più elaborata di A Dozen Red Roses (di gruppo, mentre il B side di A Kind Of Magic suona chiaramente come un’esibizione da solista di Taylor): siamo insomma a metà strada tra l’originale A Dozen Red Roses For My Darling e Don’t Lose Your Head e per giunta, sul finale del film, il brano sfocia nella cover di New York New York, brano reso celebre da Liza Minnelli. La versione dei Queen, che sul film si sente per meno d’un minuto e che costituisce così un medley con A Dozen Red Roses, non è presente in nessuna pubblicazione discografica ufficiale dei Queen.

Resta, infine, un’ultima canzone, la più famosa, A Kind Of Magic. Scritta anch’essa da Taylor, la versione che ha il compito di musicare i titoli di coda di “Highlander” è tuttavia la canzone che più differisce al confronto film/disco: è più lenta e, sebbene sia meno rifinita nell’arrangiamento (nelle parti di chitarra, in particolare), è ben più epica del celeberrimo hit single che resta comunque uno dei pezzi più rappresentativi dei Queen. La cosiddetta Highlander Version ha finalmente debuttato (in forma integrale) nella discografia ufficiale del gruppo con l’edizione deluxe di “A Kind Of Magic” della serie “2011 Digital Remaster”.

queen-singolo-who-wants-to-live-forever-colonna-sonora-highlanderRicapitolando, in conclusione, sull’album “A Kind Of Magic” i Queen inclusero nove brani: One Vision (singolo, novembre ’85, tratto dalla colonna sonora di “Aquila d’Acciaio”), A Kind Of Magic (singolo, marzo ’86, versione diversa da quella del film), One Year Of Love (leggermente diversa da quella del film), Pain Is So Close To Pleasure (anche in versione remix pubblicata come singolo in alcuni Paesi), Friends Will Be Friends (singolo, giugno ’86), Who Wants To Live Forever (singolo, settembre ’86, versione diversa da quella del film), Gimme The Prize (sembra identica a quanto si ascolta nel film), Don’t Lose Your Head (basata su A Dozen Red Roses For My Darling, la quale potrebbe esserne considerata il demo iniziale eseguito dal solo Taylor), Princes Of The Universe (singolo, marzo ’86, versione diversa da quella del film).

A trenta anni dall’uscita di quello che resta un film cult, “Highlander”, e dopo una ridondanza di ripubblicazioni e antologie della quale spesso ho fatto fatica a scorgerne un senso (money a parte, of course), resta ancora sorprendente per un fan dei Queen come me l’assenza dal mercato discografico di un disco intitolato, che so, “Original Soundtrack from the motion picture Highlander” o anche “The Complete A Kind Of Magic Sessions”. Il 2016 è agli sgoccioli: si dovrà attendere il 2026 per una “Anniversary Edition” del film e della sua colonna sonora?

-Matteo Aceto

Annunci

Fatti, smentite & opinioni personali sui Queen

Quei pochi che abitualmente leggono questo sito lo sanno: sono sempre stato un grande appassionato dei Queen. Il celeberrimo gruppo inglese è stato il primo verso il quale ho nutrito quella genuina manìa che ti porta a comprare in poco tempo tutti gli album e le raccolte fin lì realizzate. Per la verità ho ascoltato i Queen da sempre: anche se inconsapevolmente, mi ricordo benissimo di aver sentito – negli anni Ottanta, quand’ero bambino – brani come Another One Bites The Dust e Radio Ga Ga alla radio. Probabilmente conobbi il nome Queen sul finire di quel decennio, quando la Lancia (all’epoca vittoriosissimo marchio automobilistico impegnato nei rally con la mitica HF integrale) pubblicizzava i suoi successi con uno spot televisivo nel quale si sentiva l’originale We Are The Champions. E’ in quell’occasione che chiesi agli adulti ‘di chi è questa canzone?’. ‘Dei Queen’, mi rispose qualcuno.

In tutti questi anni, però, devo tristemente ammettere che ho letto & sentito più cazzate sul conto dei Queen e di Freddie Mercury che di ogni altro gruppo del pianeta. Per dirne una, ricordo benissimo anche un orribile articolo su una rivista musicale per adolescenti che compravo quando andavo alle superiori, “Tutto – Musica e Spettacolo”: in un servizio su Mercury a pochi anni dalla morte, si leggeva in una didascalia accanto ad una foto che Freddie si trovava in un party fra travestiti… era un’immagine tratta dal videoclip di The Great Pretender, ma quale party fra travestiti?! Come ho detto, ne ho sentite & lette davvero tante, sia dai comuni appassionati e sia da chi scrive di musica per mestiere (nel senso che viene pagata per farlo). E allora, imbarcandomi in una titanica impresa, ecco una serie di fatti veri, falsi (e quindi smentiti) e una serie di opinioni del tutto personali su quello che sono & che hanno rappresentato i Queen.

  • E’ difficile ascoltare casualmente i Queen: di solito li si ama o li si odia. Non restano però indifferenti, è impossibile non accorgersi della loro musica.
  • I critici musicali, dal canto loro, non li hanno mai potuti soffrire. Ho letto parole veramente cattive sulla musica dei Queen, ma anche all’indomani della morte di Freddie.
  • Però i dischi dei Queen sono vendutissimi e molto collezionati, anche prima che il tragico destino di Mercury ingigantisse il mito: album come “A Night At The Opera” (1975), “A Day At The Races” (1976), “The Game” (1980), “The Works” (1984), “A Kind Of Magic” (1986), “The Miracle” (1989) e “Innuendo” (1991) sono finiti dritti dritti in testa alla classifica inglese dell’epoca (e nelle Top Ten di mezzo mondo). Il tutto in un periodo in cui la concorrenza non era certo quella di Leona Lewis o Robbie Williams, non so se m’intendo.
  • La prima raccolta ufficiale dei Queen, “Greatest Hits” (1981), è attualmente il disco più venduto nel Regno Unito, scavalcando perfino il mitico “Sgt. Pepper” dei Beatles.
  • Tutti e quattro i componenti dei Queen hanno scritto almeno un hit di fama mondiale: We Are The Champions per Freddie Mercury, We Will Rock You per Brian May, Another One Bites The Dust per John Deacon, Radio Ga Ga per Roger Taylor. Sono canzoni strafamose che conoscono anche i sassi. Quali altri gruppi possono vantare una tale distribuzione di successi autoriali individuali per ogni singolo componente? Credo nessuno, nemmeno i Beatles…
  • Per quanto i quattro componenti dei Queen avessero prolificità autoriali ben diverse (i più attivi sono stati May e Mercury), la struttura del gruppo è sempre stata molto democratica, con ognuno libero di scrivere le proprie canzoni, di suonarsele e di cantarsele perfino.
  • I primi due album del gruppo, “Queen” (1973) e “Queen II” (1974) s’ispiravano anche nei titoli ai primi dischi dei Led Zeppelin: di lì a poco, tuttavia, i Queen diedero vita alla loro personale concezione del rock, incorporando nel loro inconfondibile stile epico elementi tratti dalla lirica, dalla classica, dal funk, dalla disco e sperimentando con l’elettronica. Non è raro trovare negli album dei Queen delle innocue canzoncine pop accanto a travolgenti episodi hard rock.
  • Freddie Mercury ha innovato il modo di concepire il rock innestandovi elementi operistici: già con Bohemian Rhapsody dei Queen (1975) ottenne un risultato a dir poco notevole, ma diede il meglio di sè in tal senso con l’album “Barcelona” (1988), realizzato con la regina della lirica, Montserrat Caballé.
  • Anche se non è vero che il primo videoclip della storia sia Bohemian Rhapsody, i Queen hanno però pubblicato per primi una raccolta di videoclip: “Greatest Flix” (1981).
  • Nei dischi dei Queen sono accreditati come musicisti/cantanti aggiuntivi: Joan Armatrading, David Bowie, Steven Gregory, Steve Howe, Michael Kamen, Mack, Fred Mandel, Arif Mardin, Mike Moran. Non accreditato: Rod Stewart.
  • Secondo alcune fonti, esiste una versione inedita di Play The Game dei Queen dove canta anche Andy Gibb. Non sono riuscito a saperne di più, le stesse fonti sui Bee Gees non mi sono state utili finora in tal senso.
  • Negli archivi si trovano diversi brani inediti dei Queen, fra cui (in ordine cronologico): Silver Salmon, Hangman, la cover di New York New York (nella sua forma integrale), Dog With A Bone, A New Life Is Born, Self Made Man e My Secret Fantasy. Più altre tre o quattro improvvisazioni registrate con Bowie durante l’incisione di Under Pressure.
  • Se in futuro dovessero spuntar fuori collaborazioni d’annata fra componenti dei Queen e Elton John o Rod Stewart o componenti dei Guns N’ Roses prendetele per buone.
  • I Queen si sono esibiti nel corso dello storico Live Aid (1985) in un cartellone che, fra gli altri, figurava Paul McCartney, Sting, David Bowie, Tina Turner, Madonna, Phil Collins, Mick Jagger e i redivivi Led Zeppelin: a detta di tutti sono stati i più grandi (sembrava che lo stadio di Wembley fosse lì solo per loro) e, di fatto, hanno surclassato tutti gli altri partecipanti alla manifestazione.
  • Il noto concerto di Wembley del luglio 1986 (in realtà furono due concerti, la sera dell’11 e quella del 12) non fu l’ultima esibizione dei Queen. Fu l’ultima nella loro città, Londra.
  • I celebri Mountain Studios situati nell’incantevole cittadina svizzera di Motreux sono appartenuti per molti anni ai Queen. Una statua di Freddie Mercury è stata posta sulle rive del lago di Givevra.
  • I Queen non si sono mai schierati politicamente, forse anche per questo la critica li ha sempre bistrattati.
  • Sono una delle rock band più istruite culturalmente: due di loro sono laureati (John e Brian), gli altri due diplomati.
  • Sono il gruppo pop-rock occidentale più popolare in Giappone. Molto amati anche in Sudamerica, nei primi anni Ottanta i Queen riempivano tranquillamente stadi da oltre 100mila persone.
  • Si sono esibiti in Italia solo in quattro occasioni: due appuntamenti al Festival di Sanremo e due concerti a Milano, tutti nel 1984.
  • Il singolo Radio Ga Ga venne pubblicato in anteprima in Italia, iniziando a circolare già nel dicembre 1983; curiosamente il copyright del quarantacinque giri era datato 1984.
  • Freddie Mercury è stato il più grande cantante rock e uno dei più carismatici e vitali front-men.
  • Brian May è uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Un gigante fin troppo sottovalutato (che diavolo c’avrà trovato l’umanità in Eric Clapton e Mark Knopfler la scienza me lo deve ancora spiegare…).
  • All’album “Mr. Bad Guy” di Freddie Mercury prendono parte, in un modo o nell’altro, tutti gli altri Queen: in particolare Man Made Paradise è un’esibizione di gruppo.
  • Brian May e Roger Taylor hanno partecipato, assieme a Giorgio Moroder, a Love Kills, successo solista di Freddie datato 1984.
  • May ha collaborato con numerosi altri celebri artisti, fra cui: Black Sabbath, Guns N’ Roses, Eddie Van Halen, Steve Hackett e Dave Gilmour.
  • Freddie Mercury ha registrato due canzoni (tuttora inedite) con Michael Jackson, There Must Be More To Life Than This e State Of Shock. Pare anche una terza, Victory, ma ci credo poco.
  • I Queen hanno registrato le musiche e le canzoni per due noti film: “Flash Gordon” (1980) e “Highlander” (1986).
  • Il vero nome di Freddie Mercury è Farroukh Bulsara, nato sull’isola di Zanzibar il 5 settembre 1946 da genitori di origine iraniana.
  • Freddie non è mai stato sposato, né ha mai messo al mondo dei figli. Era gay, dal 1985 al 1991 ha convissuto con Jim Hutton, tuttavia il suo più grande amore è stato Mary Austin, cui è stato fidanzato per gran parte degli anni Settanta. Mary è sempre rimasta amica di Freddie e ha ereditato la splendida villa vittoriana acquistata dal cantante nei primi anni Ottanta.
  • Freddie ha vissuto anche a New York e Monaco Di Baviera, in gioventù ha trascorso diversi anni in India.
  • Freddie non aveva la patente… però si faceva scarrozzare in giro con la sua Rolls Royce.
  • Freddie è morto la sera del 24 novembre 1991, quando mancavano pochi minuti alle diciannove (la notizia è trapelata verso la mezzanotte).
  • Parte dei proventi delle canzoni firmate da Freddie Mercury va ad un fondo per la ricerca contro l’aids, il Mercury Phoenix Trust.
  • L’idea originale del brano The Show Must Go On è di Brian May (quindi che nessuno mi venga più a rompere col fatto che Freddie abbia implicitamente autorizzato la band ad andare avanti senza di lui).
  • Un’altra canzone che molti attribuiscono a Mercury, These Are The Days Of Our Live, è stata invece composta da Taylor.
  • Il Roger Taylor che viene ringraziato nelle note di copertina dell’album “Blah-Blah-Blah” (1986) di Iggy Pop non è un componente dei Duran Duran, ma proprio il batterista dei Queen.
  • I Depeche Mode non hanno mai fatto da supporto nei concerti dei Queen.
  • “Made In Heaven” (1995) non è il fantomatico ultimo album dei Queen, bensì una compilation rimaneggiata dai tre Queen superstiti e comprendente brani più o meno inediti del periodo 1980-1991.
  • Non ho mai desiderato di comprare la cassetta (o il dvd) del “Freddie Mercury Tribute” dell’aprile 1992. Di fatto non ce l’ho.
  • Sul finire degli anni Novanta, John Deacon ha avuto il buon gusto di tirarsi fuori dalla vicenda dei Queen perché pensava che, in seguito alla morte di Freddie e dopo i necessari ‘tributi & omaggi’, la band avrebbe dovuto piantarla lì.
  • Brian May e Roger Taylor, che potrebbero tranquillamente far campare di rendita non solo essi stessi ma anche i propri nipoti, hanno avuto la genialata di resuscitare il marchio Queen. Per quanto niente possa importargliene, io non ho mai approvato quella decisione.
  • Non ho mai visto il musical “We Will Rock You” – basato sulle canzoni dei Queen – né ho intenzione di farlo in futuro.
  • Mi sono rifiutato di comprare due fra le più inutili compilation mai apparse sul mercato discografico: “Queen Rocks” (1997) e “Greatest Hits III” (1999).
  • In anni recenti è stata messa sul mercato una serie di orribili gioielli a nome di Freddie Mercury. Lo stesso sito ufficiale dei Queen pubblicizzava l’ignobile iniziativa.
  • Quel tale, Paul Rodgers, non c’entra un cazzo con la storia dei Queen. Per quanto mi riguarda non ho mai ascoltato i Free o i Bad Company e – considerando come stanno le cose – ora me ne vanto pure.
  • “The Cosmos Rocks” (2008) è un album che non entrerà mai in casa mia.
  • I signori May e Taylor (o chi per loro alla EMI) hanno svenduto la musica dei Queen alle aziende pubblicitarie.
  • Troppa gente continua a scrivere Freddie con la Y (…Freddy). Da parte sua, il cantante non ha mai gradito che lo si chiamasse Fred.
  • Nel 2007 s’è parlato molto d’un prossimo film biografico sulla vita di Freddie Mercury: fra gli attori contattati per interpretare la parte del cantante vi sarebbero il grande Johnny Depp e l’istrionico Sacha Baron Cohen (quello di “Borat”): pare che un tale onore spetterà a quest’ultimo.
  • Nel corso del 2009 tutti gli album da studio e dal vivo dei Queen sono stati pubblicati ad uscite periodiche in edicola, abbinati a “TV Sorrisi e Canzoni”: un’operazione che dimostra come i Queen siano molto popolari e amati dal pubblico più eterogeneo.
  • Poche chiacchiere: il 90% della musica dei Queen suona potente & attuale anche oggi.

Ovviamente non posso aver risposto coi fatti a tutte le stronzate che ho letto & sentito negli ultimi vent’anni; se mi verrà da aggiungere qualcosa aggiornerò questo post [ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2010].

-Matteo Aceto

Queen, “A Kind Of Magic”, 1986

queen-a-kind-of-magic-immagine-pubblica-blogNella prima metà del 1985, la carriera dei Queen era in stallo e forse vi sarebbe rimasta qualche anno se la band inglese non avesse ricevuto due offerte dall’esterno che di fatto la rimise in pista alla grande. Iniziò il cantante Bob Geldof che, in procinto di lanciare l’ormai storico Live Aid, invitò i Queen ad esibirsi sul palco di Wembley, a Londra, per quello che sarà ricordato dagli appassionati rock come il set più eccitante dell’intero programma del Live Aid. Poi seguì il regista Russell Mulcahy, fan dichiarato del gruppo, che invitò i Queen ad occuparsi della colonna sonora del suo primo film, un fantasy chiamato “Highlander”.

E così i nostri si ritrovarono nuovamente assieme in studio nell’autunno del 1985, per preparare la colonna sonora del film: il primo prodotto noto al pubblico fu però una canzone che esulava dal progetto, la rockeggiante One Vision, il cui testo aveva qualche rimando all’ancora fresca esperienza umanitaria del Live Aid. Pubblicata su singolo a novembre, One Vision riportò nei quartieri alti delle classifiche la vena più metallara dei Queen, che qui si producevano in un irresistibile ed epico brano rock. Curiosamente, anche One Vision fece da colonna sonora, per un film d’azione chiamato “Aquila d’Acciaio”.
Il lavoro in studio, comunque, proseguì con rinnovato entusiasmo: se la proposta iniziale di Mulcahy era d’incidere un paio di nuove canzoni per il suo film, i Queen ne registrarono molte di più e contribuirono attivamente anche agli stessi effetti sonori che la pellicola necessitava: ad esempio, c’è una scena in cui il cavallo dell’attore antagonista, il bravissimo Clancy Brown, nitrisce… beh, quel nitrito altro non è che la chitarra di Brian May!

Le canzoni che effettivamente si ascoltano in “Highlander” sono quindi Princes Of The Universe, One Year Of Love, Gimme The Prize, Who Wants To Live Forever, A Dozen Red Roses For My Darling / New York New York e la conclusiva A Kind Of Magic, quasi tutte abbastanza diverse dalle versioni che poi saranno incluse su disco. Sì, perché i Queen decisero infine di non voler pubblicare una semplice colonna sonora – come fecero sei anni prima con “Flash Gordon” – ma, con l’aggiunta di qualche altra nuova canzone, di realizzare un album vero e proprio. Da qui la pubblicazione, nel giugno ’86, di “A Kind Of Magic”, dodicesimo album da studio dei Queen che, come il precedente “The Works” (1984), volò al 1° posto della classifica inglese. In “A Kind Of Magic”, che molti appassionati come il sottoscritto considerano il miglior album dei Queen realizzato negli anni Ottanta, trovano posto nove canzoni, fra cui One Vision e cinque originariamente concepite come colonna sonora di “Highlander”. Ma ora vediamole brevemente una ad una.

1) Si parte proprio col rock ruggente di One Vision, qui in una versione più lunga (e più esaltante) di quella pubblicata su singolo. E’ una composizione accreditata a tutti e quattro i componenti del gruppo, anticipando ciò che sarà una norma nei due restanti album da studio dei Queen, “The Miracle” (1989) e “Innuendo” (1991).

2) Segue la ben più famosa A Kind Of Magic, sorta di danzereccio pop-rock pubblicato su singolo a marzo, da sempre una delle mie canzoni preferite dei Queen. La versione di A Kind Of Magic presente in “Highlander”, che ha il compito di musicare i titoli di coda del film, è molto diversa da questo noto hit: è più lenta e, sebbene sia meno rifinita nell’arrangiamento, è ben più epica. Anche se accreditata al solo Roger Taylor, il batterista dei Queen, nella versione più nota inserita nell’album risalta l’eccellente opera di riarrangiamento effettuata dall’indimenticabile Freddie Mercury.

3) One Year Of Love, presente anch’essa nel film, è invece una romantica ballata scritta da John Deacon, il mite bassista del gruppo. A parte l’appassionata prestazione vocale di Mercury, spicca in questa canzone l’assolo di sax di Steve Gregory, che è lo stesso che suona il celebre assolo in Careless Whisper di George Michael.

4) Il pop pulsante di Pain Is So Close To Pleasure, opera del duo Mercury-Deacon, è uno dei momenti più leggeri e melodici del disco, caratterizzato soprattutto dall’alta tonalità in falsetto di Freddie. In qualche Paese, Pain Is So Close To Pleasure è stata anche pubblicata su singolo.

5) Poi è la volta d’un’altra canzone molto famosa, Friends Will Be Friends, altra creazione Mercury-Deacon: una melodica ballata pop-rock, tipica dello stile dei Queen e pubblicata anche come terzo singolo, che tuttavia col tempo mi ha un po’ stancato. Insomma, se devo pensare ai Queen, non mi viene certamente in mente Friends Will Be Friends.

6) Segue un’altra celeberrima opera dei nostri, Who Wants To Live Forever, atmosferica ballata sinfonica dove la musica dei Queen (pare che però Deacon non vi abbia suonato) è accompagnata dall’orchestra diretta dal noto Michael Kamen (al lavoro con molti altri idoli pop-rock, da Bryan Adams ai Metallica, anche sarà ricordato come il direttore d’orchestra del floydiano “The Wall“). La toccante & drammatica Who Wants To Live Forever, tema centrale di “Highlander”, è anch’essa diversa da quanto ascoltiamo nel film e su disco: nel primo viene interamente cantata da Freddie Mercury, nel secondo l’introduzione, parte del bridge e la frase conclusiva sono invece cantate dal suo autore, Brian May.

7) Ancora Brian, in grande spolvero, è l’autore del brano più metallaro dei Queen, Gimme The Prize, che canta il punto di vista del Kurgan, il tosto avversario del protagonista del film, Christopher Lambert (nel mix della canzone si possono sentire anche diversi effetti audio del film). Il brano, dal massiccio andamento medio-lento, è uno schiacciasassi dove ad una grande perizia tecnico-espressiva di May si accosta la voce più urlante e cattiva che Mercury abbia mai messo su nastro. In seguito, lo stesso Mercury e John Deacon non hanno fatto mistero di non amare questa canzone.

8) Basata su A Dozen Red Roses For My Darling, uno pseudo techno strumentale che Roger Taylor ha composto per alcune sequenze del film (è stato pubblicato anche sul lato B del singolo A Kind Of Magic), Don’t Lose Your Head è un altro brano tosto, sebbene dalle tonalità più elettroniche. Interessante per l’utilizzo delle parti vocali – solista e cori per Freddie, distorte per Roger e d’abbellimento per Joan Armatrading, Don’t Lose Your Head è un brano alquanto stradaiolo e dall’atmosfera notturna.

9) La conclusiva Princes Of The Universe, un rock potente, drammatico & epico scritto da Freddie, resta una delle mie canzoni preferite dei Queen. Superbamente disinvolta la parte vocale, eccellente l’arrangiamento fra musica & cori, da antologia l’interludio in chiave speed-metal. In “Highlander” questa canzone è stata ottimamente scelta per musicare i titoli di testa e negli Stati Uniti è stata pubblicata come singolo. Il video di Princes Of The Universe, girato dallo stesso Russell Mulcahy come anche per A Kind Of Magic, figura diverse scene del film e la partecipazione attiva del suo protagonista, Christopher Lambert, che duella con quello che è il vero immortale… Freddie Mercury.

Non c’è traccia, invece, della cover di New York New York, brano reso celebre da Liza Minnelli: la versione dei Queen, che sul film si sente per meno d’un minuto e che costituisce un medley con A Dozen Red Roses For My Darling, non è presente in nessuna pubblicazione discografica ufficiale dei Queen. Di recente, Brian May ha parlato d’una possibile futura pubblicazione della colonna sonora di “Highlander” così come la si ascolta nel film, New York New York compresa. Speriamo bene!

A parte tutto, “A Kind Of Magic” resta un album ricco & piacevole, d’ottima fattura, in grado d’accontentare tutte le frange d’appassionati dei Queen, da quelli più metallari a quelli più sensibili alle belle melodie pop. A mio avviso, i Queen avrebbero potuto fare un lavoro più teso & drammatico, a metà fra l’hard rock di Princes Of The Universe e il sinfonismo di Who Wants To Live Forever e a discapito di momenti più pop quali Friends Will Be Friends e Pain Is So Close To Pleasure. Ma in fondo, e non mi dispiace ripeterlo, questo è l’album migliore edito dai Queen negli Ottanta e, di fatto, uno dei migliori a figurare nella loro discografia.

– Matteo Aceto