Miroslav Vitous, “Emergence”, 1986

Miroslav Vitous EmergenceTra tutti i dischi presenti nella mia collezione – e ne sono un bel po’, non sono mai riuscito a contarli tutti, rientrano comunque nell’ordine delle migliaia – uno dei più atipici è senza dubbio “Emergence” di Miroslav Vitous. Principalmente ricordato per essere stato il primo bassista dei Weather Report, il buon Vitous è qui alle prese con un imponente lavoro da solista nel suo senso più letterale: “Emergence” è infatti un album per solo contrabbasso, suonato per l’appunto dal solo Miroslav, avvalendosi tanto delle dita quanto dell’archetto, per cui le corde dello strumento sono ora pizzicate e ora sfregate nel corso dei circa quarantacinque minuti di durata del disco.

Registrato senza sovraincisioni nel settembre 1985 e prodotto da Manfred Eicher per conto della sua celeberrima etichetta, la ECM, “Emergence” è un lavoro ispirato, singolare e di grande suggestione. Nelle note di copertina, lo stesso Miroslav Vitous ringrazia “tutti i grandi musicisti con cui ho suonato, da cui ho imparato e dai quali sono stato ispirato” e ci spiega che il disco in questione rappresenta per lui il “culmine di una vita di esplorazioni tratte dal jazz, dalla classica, dal folk e da personali mondi di musica. Credo che sia musica senza confini”.

Insomma, per il suo autore, “Emergence” rappresenta il punto d’arrivo e la sintesi definitiva di oltre quindici anni di carriera come musicista professionista, e lo fa dando mostra della sua bravura, tanto espressiva quanto tecnica, con lo strumento che lo ha posto di diritto tra i grandi contrabbassisti contemporanei.

Un punto d’arrivo s’è detto, tanto che “Emergence” inizia con un brano chiamato Epilogue, piuttosto raccolto, che poi confluisce nello svolazzante Transformation; si parte da un epilogo, quindi, per poi subire una trasformazione che conduce all’Atlantis Suite, una composizione multiforme in quattro parti. Seguono così il fluire liquido di Wheel Of Fortune, l’esplicito omaggio all’opera “Porgy And Bess” di Regards To Gershwin’s Honeyman, la spigolosa cover di Alice In Wonderland, la contemplativa Morning Lake For Ever e la conclusiva Variations On Spanish Themes, ovvero una personale rivisitazione del “Concierto De Aranjuez” di Joaquin Rodrigo così come ce lo hanno raccontato Miles Davis e Gil Evans in quel monumento che è l’album “Sketches Of Spain”.

Molto tecnico eppure alla portata d’ogni orecchio, appassionato e meditativo a un tempo, solenne ma intimo, “Emergence” di Miroslav Vitous resta un ascolto sempre interessante, perfetto per concedersi una pausa di riflessione nelle prime ore della sera. A me, se non altro, piace sentirlo in quei momenti, quando il sole è già un ricordo all’orizzonte.

-Mat

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