Le canzoni (ancora) inedite dei Beatles

Beatles ineditiNegli ultimi anni abbiamo visto ristampe discografiche d’ogni sorta, dal semplice cd remasterizzato in confezione digipack a imponenti cofanetti multiformato contenenti cd, vinili (sia a 33 che a 45 giri) e dvd/bluray. Generalmente, accolgo con gran favore questo materiale storico che, spesso, include dei succosi brani inediti che bastano da soli a fare la felicità di noi fan.

Dal 2009 fino a tempi più recenti sono stati ripubblicati a più riprese tutti gli album dei Beatles – sia in stereo che in mono, sia singolarmente che tutti assieme in corposi box, sia in formato digitale che in abbinamento editoriale – ma nessuno di essi è stato riproposto con una mezza nota di brano inedito. Eppure ce ne sono eccome, di canzoni inedite dei Beatles negli archivi EMI e in quelli privati degli stessi Beatles superstiti e/o dei loro eredi. Nel 2008, ad esempio, s’era parlato d’un Paul McCartney nuovamente alle prese con l’inedita lennoniana Now And Then (scartata da “Anthology 3”) e soprattutto intenzionato a pubblicare finalmente il brano più strambo & misterioso dei Beatles, A Carnival Of Light. Poi tutto è finito lì, e il 9 settembre 2009 (il fatidico 09/09/09) sono stati sì distribuiti nei negozi i tanto attesi album remasterizzati dei Beatles ma nessuno di essi conteneva un solo brano inedito o una sola versione alternativa.

Credo sempre che nel prossimo futuro avremo ancora qualche clamorosa pubblicazione beatlesiana, magari un’edizione deluxe di “Sgt. Pepper” che potrebbe uscire nel 2017, in occasione dei cinquant’anni del disco, oppure – come spero da anni – ulteriori volumi del fortunato progetto “Anthology”, pubblicato nel biennio 1995-96 e contenente per l’appunto tutta una serie di canzoni inedite e alternative a quelle apparse originariamente fino al 1970. In attesa che le mie speranze – ma anche quelle, ne sono certo, di milioni di altri fan – trovino realizzazione, ripropongo quindi un post che avevo scritto proprio nel 2009 e qui opportunamente rivisto: si tratta d’un assaggio – in ordine cronologico – di ciò che le future uscite discografiche beatlesiane potrebbero riservarci.

L’11 settembre 1962, in una delle prime sedute ai celebri EMI Studios di Abbey Road, i Beatles incisero Please Please Me, una ballata che venne successivamente accelerata nella forma che tutti conosciamo affinché fosse più appetibile come singolo. Purtroppo quella prima versione lenta è andata distrutta perché all’epoca non tutte le incisioni alla EMI venivano conservate su nastro e perché nessuno ancora poteva prevedere il fenomenale successo dei Beatles; mi piace però pensare che magari esista ancora qualche versione casalinga della lenta Please Please Me in casa McCartney. Altra registrazione degna di nota, risalente al 26 novembre, è quella di Tip Of My Tongue: i Beatles ci lavorarono un po’ ma poi preferirono donare la canzone a Tommy Quickly, che la incise per conto suo, mentre la versione originale resta inedita tuttora.

Il 17 ottobre del ’63 i nostri registrarono invece “The Beatles’ Christmas Record”, il primo di sette consecutivi flexi-disc inviati gratis ai membri del Fan Club ufficiale in prossimità del Natale: contenevano spezzoni di dialoghi, battute, canti natalizi e a volte anche veri e propri inediti, come quel Christmas Time Is Here Again svelato nel 1996. L’eventuale pubblicazione di questo materiale natalizio potrebbe dar vita benissimo ad un doppio o triplo album a sé stante. Balzando al 1965, il 13 aprile i Beatles misero su nastro la prima versione di Help!: per quanto fin da subito si trattava d’un brano veloce, è noto che la versione originale presentata da John Lennon al gruppo era anch’essa una ballata. Chissà, forse Yoko Ono o anche Julian Lennon sono in possesso di qualche registrazione casalinga con tale notevole inedito.

Eccoci quindi alla A Carnival Of Light citata sopra: incisa il 5 gennaio ’67, è un’escursione psichedelica della durata di oltre 13 minuti. Il brano era stato concepito come parte della colonna sonora dell’omonimo spettacolo che si tenne al Roundhouse Theatre di Londra in quello stesso mese. Per un soffio A Carnival Of Light (indicata alla EMI semplicemente come Untitled) non comparve su “Anthology 2”: George Harrison si oppose alla pubblicazione ufficiale d’un pezzo che, secondo lui, era più un’opera di John e Paul che una prova di gruppo.

Nel corso di quel prolifico 1967, i Beatles registrarono numerosi altri brani dalla lunghezza insolita per i loro standard: Anything, con un Ringo Starr in grande spolvero, dura 22 minuti e 10 secondi; un’altra Untitled del 9 maggio ha una lunghezza prossima ai 16 minuti; due altre lunghe jam session strumentali, entrambe marcate anch’esse come Untitled, vennero registrate il 1° e il 2 giugno. Senza contare, inoltre, un Aerial Tour Instrumental (brano che sarebbe diventato Flying nel progetto “Magical Mystery Tour”) lungo 9 minuti e 36 secondi e una It’s All Too Much dagli oltre 8 minuti. Infine due brani registrati per la colonna sonora di “Magical Mystery Tour”, Shirley’s Wild Accordion e Jessie’s Dream: inclusi come spezzoni in alcune sequenze del bizzarro film, restano inediti su disco.

Anche il 1968 ci riserva diverse altre lunghe composizioni: una Revolution 1 di oltre 10 minuti e addirittura una Helter Skelter di ben 27 minuti. Entrambe le canzoni sono state pubblicate in versioni differenti (e notevolmente più brevi) sull’album “The Beatles” ma sarebbe interessantissimo poter ascoltare questi nastri dalla lunghezza così inusuale. Esiste anche un’alternativa Sexy Sadie chiamata Maharishi, dove John si fa beffe del Maharishi Mahesh Yogi, il guru che i Beatles seguirono in India nella primavera del ’68, mentre Paul è invece l’autore di una ballata acustica chiamata Etcetera. Una seduta interessante è quella del 16 settembre: ben due composizioni registrate dai Beatles restano inedite, Can You Take Me Back? e The Way You Look Tonight, entrambe composte da McCartney; un discusso frammento di Can You Take Me Back? finì comunque sull’album, poco prima di Revolution 9, ma si tratta soltanto d’una manciata di secondi.

Passando infine al 1969, ci imbattiamo subito nei numerosi inediti registrati per l’album che nelle intenzioni originarie era “Get Back” ma che poi, con oltre un anno di ritardo, divenne “Let It Be”: l’originale Rocker, le cover di Going Up The Country e Save The Last Dance For Me, una jam session chiamata appunto Untitled Jamming, poi Blues – una breve improvvisazione fra i Beatles e il tastierista Billy Preston – e una versione di Dig It della durata di 12 minuti e 25 secondi (e pensare che, anche in questo caso, sull’album ne finì soltanto una manciata di secondi). Altre cover e vari standard rock ‘n’ roll con Bye Bye Love, Kansas City (peraltro già incisa dai nostri nel 1964), Miss Ann, Lawdy Miss Clawdy, Tracks Of My Tears, The Walk, Not Fade Away, Besame Mucho (già incisa nel 1962 e poi rimasta inedita fino al 1995) e addirittura Love Me Do. Infine, oltre a due brani di Preston suonati dai Beatles come supporto, entrambi chiamati Billy’s Song, spiccano fra questi inediti le prime versioni di Isn’t It A Pity? e All Things Must Pass, brani di George Harrison che troveranno posto nel suo primo album post-Beatles, “All Things Must Pass” (1970).

Tuttavia esistono altre canzoni mai pubblicate e registrate privatamente dai Beatles in forma di provini come Watching Rainbows (simile nell’arrangiamento a I’ve Got A Feeling), Because I Know You Love Me So, Child Of Nature (una prima versione della lennoniana Jealous Guy), Fancy My Chances With You, Taking A Trip To Carolina (spezzoni di queste ultime quattro appaiono sul bonus disc di “Let It Be… Naked”, del 2003), Soldier Of Love, Bad To Me, From A Window, It’s For You, Goodbye, Peace Of Mind, India (da non confondere con uno dei primi demo di Within You Without You, chiamato anch’esso così), Love Of The Loved, Tennessee, le cover di House Of The Rising Sun e Stand By Me, No Pakistanis (una embrionale Get Back), White Power, Suzy Parker, Yakety Yak, Suicide, Commonwealth e sicuramente qualche altra che ora mi sfugge. C’è da dire che molte di queste “Get Back Sessions” sono emerse negli anni in svariate pubblicazioni non autorizzate – i cosiddetti bootleg – anche se la qualità audio non è sempre delle migliori.

Infine due ultime chicche, ancora relative alle sedute dell’album “Abbey Road”: una versione della tenebrosa I Want You (She’s So Heavy) cantata da Paul e una versione di Something da ben 7 minuti. Insomma, con tutto questo materiale d’archivio potrebbero forse ricavare altri cinque sei dischi dei Beatles… ma cosa staranno aspettando?

-Mat

Annunci

John Lennon

john-lennonSessantasei anni fa a Liverpool, Gran Bretagna, nasceva John Lennon, l’uomo che con Paul McCartney ha ridefinito i confini della musica contemporanea.

Il più tormentato tra i quattro Beatles, il piccolo John crebbe con la zia Mimi dopo la separazione dei suoi genitori e, soprattutto, dopo la morte della madre Julia, un dramma che John si porterà dentro per sempre. Già da scolaro John Lennon dimostra il suo temperamento ribelle e votato all’arte ma è dall’incontro nel 1957 con Paul McCartney che la vita di John comincia a tingersi di leggenda. Passano solo sei anni e i Beatles già conquistano la Gran Bretagna: nel 1964 diventano popolarissimi anche negli USA e quindi in tutto il mondo. La beatlemania terminerà attivamente nel 1970, quando John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr decidono di prendere strade separate, anche se la beatlemania è una febbre che continua tuttora e che, molto probabilmente, durerà finché ci sarà musica in questo mondo.

Un anno saliente nella vita di John è il 1967, quando incontra l’artista giapponese Yoko Ono: la donna diventerà la seconda signora Lennon due anni dopo (la prima fu Cynthia, sposata nel 1962, la quale gli diede il figlio Julian) e, di fatto, cambierà inesorabilmente il corso della sua vita.

John Lennon pubblicherà con la Ono tre album sperimentali tra il 1968 e il ’69, ma è nel 1970, dopo l’ultimo album dei Beatles, “Let It Be”, che esce il primo vero album solista del nostro, ovvero un capolavoro chiamato “John Lennon/Plastic Ono Band”, al quale peraltro partecipa Ringo alla batteria. L’anno dopo è la volta dello straordinario album “Imagine”, la cui title-track è forse la canzone più amata al mondo. In quel periodo le convinzioni politiche di John e Yoko si radicalizzano in senso attivo verso ideali di giustizia e uguaglianza: da qui prenderà corpo l’album “Some Time In New York City” (1972) mentre i coniugi Lennon si trasferiscono definitivamente a New York.

John Lennon sarà molto attivo nel biennio 1973-75: pubblicherà tre album solisti, “Mind Games” (1973), “Walls And Bridges” (1974), “Rock & Roll” (1975) più la raccolta “Shaved Fish” (1975), parteciperà attivamente a due album di Ringo Starr, “Ringo” (1973) e “Goodnight Vienna” (1974), ad uno di Harry Nilsson, “Pussy Cats” (1974), contribuirà ad alcuni dischi di Elton John e David Bowie.

Il nostro, dopo un anno di separazione dalla Ono, avrà anche modo di riavvicinarsi a Paul ma, nel 1975, i coniugi Lennon si riuniscono mettendo momentaneamente la parola fine all’attività artistica di John: in quell’anno Yoko gli darà il secondo figlio, Sean, un bambino del quale John sarà disposto ad occuparsi pienamente rinunciando alle luci dello show-business. E così, dopo aver scritto un brano per l’album di Starr del 1976, “Ringo’s Rotogravure”, John Lennon si ritira dalle scene.

Nel corso del 1980 la prolificità artistica di John riprende vita: inizia a scrivere materiale valido per due album più alcune nuove canzoni per il successivo album di Ringo. A novembre esce “Double Fantasy”, un disco dove si alternano canzoni di John a quelle di Yoko ma tutti i progetti di John Lennon (compresa una probabile reunion dei Beatles) sono spazzati dalla follia di un fan squilibrato, la sera dell’8 dicembre.

Per me la morte di John Lennon rappresenta, insieme con quelle di Bob Marley e Freddie Mercury, le più gravi perdite per l’evoluzione della musica contemporanea. Non oso nemmemo immaginare come sarebbe stata la musica nel periodo 1981-2005, con questi tre grandi & amati artisti ancora protagonisti delle scene.