Freddie Mercury, 25 anni dopo: un personale ricordo

freddie-mercury-25-anni-dopo-immagine-pubblicaSono passati 25 anni esatti da quel triste giorno di novembre che ci ha portato via Freddie Mercuy e stiamo ancora qui a parlarne, a rimpiangerlo, a rabbrividire per la sua voce che esce potente dalle casse dello stereo. In effetti è proprio andata così: dopo un quarto di secolo dalla morte dell’artista, la sua musica è più rilevante che mai, la sua figura nell’immaginario collettivo è sullo stesso piano dei Beatles, di Michael Jackson, di Elvis Presley e di pochi altri – veri – miti della cosiddetta musica popolare.

Ci sarebbero molti modi, almeno per me, di ricordare quello che da 25 anni a questa parte è uno dei miei beniamini preferiti; nelle varie incarnazioni di questo modesto blog ho infatti scritto spesso & volentieri di Freddie Mercury, non solo recensioni sui suoi dischi da solo o con i Queen (parte delle quali ho riproposto negli ultimi mesi, spesso riscritta e aggiornata, vedi QUI e QUI, per esempio), ma anche post di tipo biografico. Ieri, ad esempio, in vista dell’anniversario di oggi, ho “ritrovato” un mio post pubblicato sul blog Parliamo di Musica il 5 settembre 2006, quando cadeva l’anniversario dei 60 anni della nascita di Farouk Bulsara, al secolo Freddie Mercury.

Ecco, avrei potuto ripubblicare oggi quella biografia con i dovuti aggiornamenti e considerazioni del caso, tuttavia ho pensato che fosse solo un esercizio fine a se stesso. Una biografia di Freddie Mercury, infatti, oggi potete trovarla un po’ dappertutto, oggi chiunque abbia la possibilità di scrivere di spettacolo e/o di cultura non mancherà di scrivere anche due sole righe sul venticinquennale della tragica morte del nostro. Anche la sua biografia su Wikipedia, alla quale credo di aver collaborato io stesso, tanti anni fa, è ben fatta e assolutamente degna di nota per chiunque voglia saperne di più su questo autentico mito contemporaneo che è diventato “il cantante dei Queen”. Se fate un salto in libreria, per dire, troverete tanti altri libri (più o meno interessanti, se volete ve ne consiglio io qualcuno) sulla vicenda artistica e umana di Freddie, forse più di quanti ne troverete dedicati ai Fab Four e a Michael.

E allora perché un altro post, perché anche Immagine Pubblica dovrebbe aggiungere qualcosa? Da un lato, infatti, non dovrei scrivere proprio niente, perché niente avrei da aggiungere a quanto ho scritto e/o detto su Freddie Mercury da 25 anni a questa parte, dall’altro tuttavia sento che non posso proprio far finta di niente. Scriverò allora qualche aneddoto personale, qualcosa che finora non ho mai scritto e che appartiene solo a me, perché sono le mie memorie su quegli ormai lontani eventi del 1991. Non dovrete necessariamente seguirmi (e comunque ringrazio chi lo farà), il mio è solo un piccolo omaggio a un grande personaggio. Ecco, fa pure rima.

Primavera 1991: una coppia di miei zii, di ritorno dal Brasile, ha riportato, tra i vari ciddì che aveva acquistato lì, una copia di “Innuendo”, l’album dei Queen fresco d’uscita. Io, che all’epoca avevo appena tredici anni, conoscevo già il nome del gruppo inglese: in quegli anni, la loro We Are The Champions faceva da trionfante sottofondo alla pubblicità della Lancia che celebrava i trionfali titoli mondiali rally vinti con la mitica (anch’essa…) HF Integrale. Un album dei Queen, però, non lo avevo mai avuto fra le mani, e quella copia di “Innuendo” era la prima che vidi in casa di qualcuno della mia famiglia (dove invece giravano spesso & volentieri copie dei dischi dei Pink Floyd, sia in vinile che in ciddì e cassetta). Sentendolo a casa dei miei zii, capii che “Innuendo” era un gran disco, pieno di canzoni belle & potenti, che a me mettevano la pelle d’oca.

Autunno 1991: sono davanti alla televisione, dopo aver finito i compiti per il giorno dopo, e la pubblicità trasmette con una certa frequenza lo spot di una nuova uscita discografica (sì, oggi sembra strano, ma all’epoca e almeno fino al 1996-97, le nuove uscite discografiche erano massicciamente pubblicizzate in tivù). Si trattava di “Greatest Hits II”, una raccolta che racchiudeva tutti i più grandi successi dei Queen degli ultimi dieci anni, e lo spot dai canonici trenta secondi di durata mi aveva fatto sentire frammenti di canzoni che conoscevo ma che non sapevo a chi attribuire, brani come Radio Ga-Ga e Under Pressure, la cui “pressure!” finale scandiva il termine esatto dello spot, con Freddie che faceva l’occhiolino alla telecamera. Ecco quello che voglio, mi sono detto, una bella cassetta di “Greatest Hits II” di questi Queen, che finalmente voglio sentire come si deve! A quel tempo avevo già un greatest hits in cassetta, quello dei Beatles, che avevo praticamente consumato; ebbene, quello dei Queen sarebbe stato il prossimo. Qualche settimana dopo, tornando da scuola e guardando il telegiornale mentre pranzavo, il Tg1 (o il Tg2, non ricordo bene, era comunque un tigì della Rai) dà una notizia: è morto Freddie Mercury, il trasgressivo cantante dei Queen, omosessuale, morto di AIDS a soli 45 anni dopo una vita piena di eccessi. Tra le immagini che scorrono alla tele, vedo un cantante sul palco con baffi neri, parrucca e tette finte. Il tutto, insomma, veniva rappresentato come una sorta di mostro. A tredici anni d’età ormai compiuti, una rappresentazione del genere mediata da mamma Rai aveva raffreddato abbastanza i miei entusiasmi verso la musica dei Queen. Insomma, non avevo più alcuna necessità di fare quello che stavo facendo, mettere da parte i soldi per comprarmi quella musicassetta.

Primavera 1992: gita scolastica, l’ultima che faccio con i compagni delle medie, prima di affrontare a settembre un primo anno di superiori, a Chieti, che francamente non vedevo l’ora di cominciare. Non ricordo molto di quella gita scolastica, ricordo solo che in sottofondo, sull’autobus, girava insistentemente la cassetta di “Greatest Hits II” dei Queen. Vabbene, quel tale, quel Freddie Mercury avrà anche condotto una vita spericolata, ma a me le sue canzoni piacciono da impazzire. Poco tempo dopo faccio la cresima, il mio regalo è – finalmente! – il mio primo stero. Il primo ciddì della mia vita che vado ad acquistare – accompagnato da mia madre, in un negozio di Chieti Scalo chiamato Happy Music – è “Greatest Hits II” dei Queen, per la non modicissima cifra di trentaduemila lire. In più prendiamo anche una copia in vinile di “Benvenuti In Paradiso”, l’album più recente di Antonello Venditti. Ma questa è già un’altra storia.

-Mat

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