A Johnny non sono mai piaciuti i Clash

johnny-rotten-no-irish-no-blacks-no-dogsHo appena finito di leggermi questo librone di trecentocinquanta pagine buone, “No Irish, No Blacks, No Dogs”, l’autobiografia del leader dei Sex Pistols, il pittoresco John Lydon, alias Johnny Rotten.

Il libro, pubblicato nel 1994, è stato tradotto e stampato per il mercato italiano solo da poco, nel 2007, e questa la dice lunga sulla cultura rock nel nostro paese. Non posso lamentarmi se la maggior parte dei miei conterranei ritiene Ligabue o Piero Pelù delle icone del rock. A parte l’imbarazzante ritardo, comunque, ho trovato godibilissimo questo libro, anche quando Johnny racconta la sua infanzia e i suoi famigliari più prossimi, argomenti che ho sempre trovato un po’ noiosi nelle biografie dei miei idoli musicali.

C’è un passaggio in particolare che mi ha sorpreso, si trova a pagina 118: Johnny Rotten afferma chiaramente & senza alcun pelo sulla lingua che i Clash non gli sono mai piaciuti! Ma come?! Nelle interviste e nei libri riguardanti i Clash notavo sempre stima & rispetto per i Sex Pistols da parte della band di Joe Strummer, eppure John non li poteva soffrire, a quanto pare. Ecco la citazione, che riporto pari pari dall’edizione italiana dell’autobiografia, edita dall’Arcana e tradotta da Giuseppe Marano [le parentesi quadre sono mie per specificare il contesto]…

“Una volta facemmo un concerto il 4 luglio [1976] con i futuri Clash di spalla. Strummer e gli altri avevano un atteggiamento orribile in quel concerto. Keith Levene era nella band, ed era l’unico che riuscì a tenere una conversazione decente con noi. Bernie Rhodes, ex-socio di Malcolm [McLaren, manager dei Sex Pistols], gli faceva da manager ed era il loro primo concerto in pubblico. Malcolm e Bernie erano concorrenti, perciò Bernie stava aizzando la band a prendere una posizione molto anti-Pistols, come se fossero loro i veri re del punk. Non mi sono mai piaciuti i Clash. Come compositori non erano granché. A metà concerto erano già spompati perché all’inizio partivano in quarta. I Sex Pistols imparavano la dinamica sul palco. E di questo do merito a Paul [Cook, batterista del gruppo]. Sapeva spezzare il ritmo. Strummer prendeva il via e da quel momento in poi andava avanti a tutta velocità. Non va molto bene perché non basta essere veloci per comunicare qualcosa. Non puoi ballarci su, e riesci a malapena ad ascoltare. Dopo mezz’ora è sgradevole. Mi sembrava che i Clash, nell’aspetto e nel sound, urlassero contro se stessi dicendo niente in particolare: qualche slogan trendy preso qua e là da Karl Marx. I Clash introdussero l’elemento competitivo che trascinò giù un po’ tutto. Per noi non è mai stato così. Noi eravamo i Pistols e basta. Non ci siamo mai considerati parte di un movimento punk”.

Insomma, ci sono rimasto un po’ male: uno dei miei idoli punk, Johnny Rotten, che fa praticamente a pezzi una delle mie band preferite, The Clash, che s’è professata sempre ammiratrice & amica dei Pistols. Hai capito Johnny, non le risparmia per nessuno, nemmeno per i suoi colleghi… figuriamoci per gente come Mick Jagger (e gliene dice quattro nel corso del libro)!

“No Irish, No Blacks, No Dogs” è uno spasso, a tratti esilarante, spesso rabbioso, imprevedibilmente umano & anche toccante. Credo che sia il punto di vista privilegiato d’un esponente musicale che nel bene o nel male ha cambiato la faccia della musica pop-rock e della sua fruizione da parte del pubblico. E’ un libro che dovrebbe leggere ogni vero appassionato di punk music, anche se dice poco a proposito del dopo-Pistols. Pare che quello sarà il tema della seconda autobiografia che Johnny dovrebbe dare alle stampe in futuro. Prenderò senzaltro anche quel libro, sperando che la versione italiana non giunga ancora una volta con tredici anni di ritardo!

– Mat

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