The Doors, “Morrison Hotel”, 1970

the-doors-morrison-hotel-immagine-pubblica-blog“Morrison Hotel” dei Doors è uno di quei dischi genuini di sano e puro rock, del resto è uscito nel 1970, in tempi non sospetti. Per me è un vero piacere ascoltarlo, sia con lo stereo di casa che mentre sono in macchina.

La versione originale di “Morrison Hotel”, quella pubblicata su elleppì, era suddivisa in due momenti: il lato A è chiamato “Hard Rock Cafe” e contiene sei brani; il lato B è chiamato invece “Morrison Hotel” e contiene cinque brani. Il tutto è prodotto da Paul A. Rothchild, produttore storico dei Doors, e si avvale della collaborazione di alcuni turnisti: Ray Neopolitan e Lonnie Mack al basso, e un certo G. Puglese all’arpa. Ovviamente i Doors ci sono tutti, in azione come segue: Ray Manzarek al piano e all’organo, Robby Krieger alla chitarra, John Densmore alla batteria e alle percussioni, Jim Morrison alla voce. E ora passiamo alle canzoni…

L’album inizia con un classico dei Doors, Roadhouse Blues, e che inizio! E’ un invito in chiave rock-blues a dirigersi in macchina verso un posto dove poter far casino tutta la notte. Davvero una grandissima canzone rock, una delle migliori del genere, piena di energia ma anche d’un pizzico d’angoscia, sintetizzata dalla frase ‘il futuro è incerto e la fine è sempre vicina’. Preveggenza da parte di Morrison circa la sua morte?

Waiting For The Sun è un altro classico della band californiana: un brano potente dove Manzarek la fa da padrone e Morrison spera di sciogliere i suoi dubbi al sole, ora che è giunta la primavera. Una canzone intensa, Waiting For The Sun, uno di quei brani che apprezzo una volta di più ad ogni ascolto.

Introdotto da un piano stile saloon, segue You Make Me Real, un altro brano stradaiolo, caratterizzato da brevi interruzioni di tempo e vivaci riprese. Poi è la volta di Peace Frog, brano ancora più stradaiolo del precedente: se siete a casa vi fa venir voglia di andare a fare un giro in macchina… almeno a me fa questo effetto. In questo brano, che ha tutto il sapore delle grandi strade e città d’America, l’intera strumentazione è compatta e tesa nel darci un grandissimo rock.

Il tutto si arresta per lasciar spazio al brano successivo, la rilassata e pigra Blue Sunday, con la calda voce di Jim ad accoglierci per prima. Segue Ship Of Fools, un brano tipicamente doorsiano che ci fa così terminare la nostra visita all’Hard Rock Cafe. Stancati dal viaggio, dal casino fatto, dalle bevute e da stravizi vari, ci sentiamo in dovere di riposarci per un po’ al Morrison Hotel: lo dobbiamo però raggiungere in macchina e così ci accompagna la briosa Land Ho!.

Stesi sul letto ci lasciamo cullare dal blues di The Spy, ma la strada è presente fin troppo nei nostri pensieri… ecco quindi Queen Of The Highway. La nostra cavalcata è però di breve durata e così ci abbandoniamo ai sentimentalismi: Indian Summer è una delle canzoni più delicate dei Doors (una prima versione risale agli anni iniziali della band), con le lievi ma evidenti percussioni di Densmore, la chitarra di Krieger che sembra dipingere i contorni dell’amore e il discreto organo di Manzarek a sorreggere l’ambiente.

Ma noi, in fondo, al Morrison Hotel non siamo venuti mica per riposare: la robusta Maggie M’Gill diventa infatti un’altra fantastica compagna di viaggio. Per quanto tempo siamo stati al “Morrison Hotel” (contando la baldoria che abbiamo fatto all’Hard Rock Cafe)? Appena trentotto minuti ma… non ci siamo annoiati affatto, vero?

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