Fatti, smentite & opinioni personali sui Queen

queenQuei pochi che abitualmente leggono questo sito lo sanno: sono sempre stato un grande appassionato dei Queen. Il celeberrimo gruppo inglese è stato il primo verso il quale ho nutrito quella genuina manìa che ti porta a comprare in poco tempo tutti gli album e le raccolte fin lì realizzate. Per la verità ho ascoltato i Queen da sempre: anche se inconsapevolmente, mi ricordo benissimo di aver sentito – negli anni Ottanta, quand’ero bambino – brani come Another One Bites The Dust e Radio Ga Ga alla radio. Probabilmente conobbi il nome Queen sul finire di quel decennio, quando la Lancia (all’epoca vittoriosissimo marchio automobilistico impegnato nei rally con la mitica HF integrale) pubblicizzava i suoi successi con uno spot televisivo nel quale si sentiva l’originale We Are The Champions. E’ in quell’occasione che chiesi agli adulti ‘di chi è questa canzone?’. ‘Dei Queen’, mi rispose qualcuno.

In tutti questi anni, però, devo tristemente ammettere che ho letto & sentito più cazzate sul conto dei Queen e di Freddie Mercury che di ogni altro gruppo del pianeta. Per dirne una, ricordo benissimo anche un orribile articolo su una rivista musicale per adolescenti che compravo quando andavo alle superiori, “Tutto – Musica e Spettacolo”: in un servizio su Mercury a pochi anni dalla morte, si leggeva in una didascalia accanto ad una foto che Freddie si trovava in un party fra travestiti… era un’immagine tratta dal videoclip di The Great Pretender, ma quale party fra travestiti?! Come ho detto, ne ho sentite & lette davvero tante, sia dai comuni appassionati e sia da chi scrive di musica per mestiere (nel senso che viene pagata per farlo). E allora, imbarcandomi in una titanica impresa, ecco una serie di fatti veri, falsi (e quindi smentiti) e una serie di opinioni del tutto personali su quello che sono & che hanno rappresentato i Queen.

  • E’ difficile ascoltare casualmente i Queen: di solito li si ama o li si odia. Non restano però indifferenti, è impossibile non accorgersi della loro musica.
  • I critici musicali, dal canto loro, non li hanno mai potuti soffrire. Ho letto parole veramente cattive sulla musica dei Queen, ma anche all’indomani della morte di Freddie.
  • Però i dischi dei Queen sono vendutissimi e molto collezionati, anche prima che il tragico destino di Mercury ingigantisse il mito: album come “A Night At The Opera” (1975), “A Day At The Races” (1976), “The Game” (1980), “The Works” (1984), “A Kind Of Magic” (1986), “The Miracle” (1989) e “Innuendo” (1991) sono finiti dritti dritti in testa alla classifica inglese dell’epoca (e nelle Top Ten di mezzo mondo). Il tutto in un periodo in cui la concorrenza non era certo quella di Leona Lewis o Robbie Williams, non so se m’intendo.
  • La prima raccolta ufficiale dei Queen, “Greatest Hits” (1981), è attualmente il disco più venduto nel Regno Unito, scavalcando perfino il mitico “Sgt. Pepper” dei Beatles.
  • Tutti e quattro i componenti dei Queen hanno scritto almeno un hit di fama mondiale: We Are The Champions per Freddie Mercury, We Will Rock You per Brian May, Another One Bites The Dust per John Deacon, Radio Ga Ga per Roger Taylor. Sono canzoni strafamose che conoscono anche i sassi. Quali altri gruppi possono vantare una tale distribuzione di successi autoriali individuali per ogni singolo componente? Credo nessuno, nemmeno i Beatles…
  • Per quanto i quattro componenti dei Queen avessero prolificità autoriali ben diverse (i più attivi sono stati May e Mercury), la struttura del gruppo è sempre stata molto democratica, con ognuno libero di scrivere le proprie canzoni, di suonarsele e di cantarsele perfino.
  • I primi due album del gruppo, “Queen” (1973) e “Queen II” (1974) s’ispiravano anche nei titoli ai primi dischi dei Led Zeppelin: di lì a poco, tuttavia, i Queen diedero vita alla loro personale concezione del rock, incorporando nel loro inconfondibile stile epico elementi tratti dalla lirica, dalla classica, dal funk, dalla disco e sperimentando con l’elettronica. Non è raro trovare negli album dei Queen delle innocue canzoncine pop accanto a travolgenti episodi hard rock.
  • Freddie Mercury ha innovato il modo di concepire il rock innestandovi elementi operistici: già con Bohemian Rhapsody dei Queen (1975) ottenne un risultato a dir poco notevole, ma diede il meglio di sè in tal senso con l’album “Barcelona” (1988), realizzato con la regina della lirica, Montserrat Caballé.
  • Anche se non è vero che il primo videoclip della storia sia Bohemian Rhapsody, i Queen hanno però pubblicato per primi una raccolta di videoclip: “Greatest Flix” (1981).
  • Nei dischi dei Queen sono accreditati come musicisti/cantanti aggiuntivi: Joan Armatrading, David Bowie, Steven Gregory, Steve Howe, Michael Kamen, Mack, Fred Mandel, Arif Mardin, Mike Moran. Non accreditato: Rod Stewart.
  • Secondo alcune fonti, esiste una versione inedita di Play The Game dei Queen dove canta anche Andy Gibb. Non sono riuscito a saperne di più, le stesse fonti sui Bee Gees non mi sono state utili finora in tal senso.
  • Negli archivi si trovano diversi brani inediti dei Queen, fra cui (in ordine cronologico): Silver Salmon, Hangman, la cover di New York New York (nella sua forma integrale), Dog With A Bone, A New Life Is Born, Self Made Man e My Secret Fantasy. Più altre tre o quattro improvvisazioni registrate con Bowie durante l’incisione di Under Pressure.
  • Se in futuro dovessero spuntar fuori collaborazioni d’annata fra componenti dei Queen e Elton John o Rod Stewart o componenti dei Guns N’ Roses prendetele per buone.
  • I Queen si sono esibiti nel corso dello storico Live Aid (1985) in un cartellone che, fra gli altri, figurava Paul McCartney, Sting, David Bowie, Tina Turner, Madonna, Phil Collins, Mick Jagger e i redivivi Led Zeppelin: a detta di tutti sono stati i più grandi (sembrava che lo stadio di Wembley fosse lì solo per loro) e, di fatto, hanno surclassato tutti gli altri partecipanti alla manifestazione.
  • Il noto concerto di Wembley del luglio 1986 (in realtà furono due concerti, la sera dell’11 e quella del 12) non fu l’ultima esibizione dei Queen. Fu l’ultima nella loro città, Londra.
  • I celebri Mountain Studios situati nell’incantevole cittadina svizzera di Motreux sono appartenuti per molti anni ai Queen. Una statua di Freddie Mercury è stata posta sulle rive del lago di Givevra.
  • I Queen non si sono mai schierati politicamente, forse anche per questo la critica li ha sempre bistrattati.
  • Sono una delle rock band più istruite culturalmente: due di loro sono laureati (John e Brian), gli altri due diplomati.
  • Sono il gruppo pop-rock occidentale più popolare in Giappone. Molto amati anche in Sudamerica, nei primi anni Ottanta i Queen riempivano tranquillamente stadi da oltre 100mila persone.
  • Si sono esibiti in Italia solo in quattro occasioni: due appuntamenti al Festival di Sanremo e due concerti a Milano, tutti nel 1984.
  • Il singolo Radio Ga Ga venne pubblicato in anteprima in Italia, iniziando a circolare già nel dicembre 1983; curiosamente il copyright del quarantacinque giri era datato 1984.
  • Freddie Mercury è stato il più grande cantante rock e uno dei più carismatici e vitali front-men.
  • Brian May è uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Un gigante fin troppo sottovalutato (che diavolo c’avrà trovato l’umanità in Eric Clapton e Mark Knopfler la scienza me lo deve ancora spiegare…).
  • All’album “Mr. Bad Guy” di Freddie Mercury prendono parte, in un modo o nell’altro, tutti gli altri Queen: in particolare Man Made Paradise è un’esibizione di gruppo.
  • Brian May e Roger Taylor hanno partecipato, assieme a Giorgio Moroder, a Love Kills, successo solista di Freddie datato 1984.
  • May ha collaborato con numerosi altri celebri artisti, fra cui: Black Sabbath, Guns N’ Roses, Eddie Van Halen, Steve Hackett e Dave Gilmour.
  • Freddie Mercury ha registrato due canzoni (tuttora inedite) con Michael Jackson, There Must Be More To Life Than This e State Of Shock. Pare anche una terza, Victory, ma ci credo poco.
  • I Queen hanno registrato le musiche e le canzoni per due noti film: “Flash Gordon” (1980) e “Highlander” (1986).
  • Il vero nome di Freddie Mercury è Farroukh Bulsara, nato sull’isola di Zanzibar il 5 settembre 1946 da genitori di origine iraniana.
  • Freddie non è mai stato sposato, né ha mai messo al mondo dei figli. Era gay, dal 1985 al 1991 ha convissuto con Jim Hutton, tuttavia il suo più grande amore è stato Mary Austin, cui è stato fidanzato per gran parte degli anni Settanta. Mary è sempre rimasta amica di Freddie e ha ereditato la splendida villa vittoriana acquistata dal cantante nei primi anni Ottanta.
  • Freddie ha vissuto anche a New York e Monaco Di Baviera, in gioventù ha trascorso diversi anni in India.
  • Freddie non aveva la patente… però si faceva scarrozzare in giro con la sua Rolls Royce.
  • Freddie è morto la sera del 24 novembre 1991, quando mancavano pochi minuti alle diciannove (la notizia è trapelata verso la mezzanotte).
  • Parte dei proventi delle canzoni firmate da Freddie Mercury va ad un fondo per la ricerca contro l’aids, il Mercury Phoenix Trust.
  • L’idea originale del brano The Show Must Go On è di Brian May (quindi che nessuno mi venga più a rompere col fatto che Freddie abbia implicitamente autorizzato la band ad andare avanti senza di lui).
  • Un’altra canzone che molti attribuiscono a Mercury, These Are The Days Of Our Live, è stata invece composta da Taylor.
  • Il Roger Taylor che viene ringraziato nelle note di copertina dell’album “Blah-Blah-Blah” (1986) di Iggy Pop non è un componente dei Duran Duran, ma proprio il batterista dei Queen.
  • I Depeche Mode non hanno mai fatto da supporto nei concerti dei Queen.
  • “Made In Heaven” (1995) non è il fantomatico ultimo album dei Queen, bensì una compilation rimaneggiata dai tre Queen superstiti e comprendente brani più o meno inediti del periodo 1980-1991.
  • Non ho mai desiderato di comprare la cassetta (o il dvd) del “Freddie Mercury Tribute” dell’aprile 1992. Di fatto non ce l’ho.
  • Sul finire degli anni Novanta, John Deacon ha avuto il buon gusto di tirarsi fuori dalla vicenda dei Queen perché pensava che, in seguito alla morte di Freddie e dopo i necessari ‘tributi & omaggi’, la band avrebbe dovuto piantarla lì.
  • Brian May e Roger Taylor, che potrebbero tranquillamente far campare di rendita non solo essi stessi ma anche i propri nipoti, hanno avuto la genialata di resuscitare il marchio Queen. Per quanto niente possa importargliene, io non ho mai approvato quella decisione.
  • Non ho mai visto il musical “We Will Rock You” – basato sulle canzoni dei Queen – né ho intenzione di farlo in futuro.
  • Mi sono rifiutato di comprare due fra le più inutili compilation mai apparse sul mercato discografico: “Queen Rocks” (1997) e “Greatest Hits III” (1999).
  • In anni recenti è stata messa sul mercato una serie di orribili gioielli a nome di Freddie Mercury. Lo stesso sito ufficiale dei Queen pubblicizzava l’ignobile iniziativa.
  • Quel tale, Paul Rodgers, non c’entra un cazzo con la storia dei Queen. Per quanto mi riguarda non ho mai ascoltato i Free o i Bad Company e – considerando come stanno le cose – ora me ne vanto pure.
  • “The Cosmos Rocks” (2008) è un album che non entrerà mai in casa mia.
  • I signori May e Taylor (o chi per loro alla EMI) hanno svenduto la musica dei Queen alle aziende pubblicitarie.
  • Troppa gente continua a scrivere Freddie con la Y (…Freddy). Da parte sua, il cantante non ha mai gradito che lo si chiamasse Fred.
  • Nel 2007 s’è parlato molto d’un prossimo film biografico sulla vita di Freddie Mercury: fra gli attori contattati per interpretare la parte del cantante vi sarebbero il grande Johnny Depp e l’istrionico Sacha Baron Cohen (quello di “Borat”): pare che un tale onore spetterà a quest’ultimo.
  • Nel corso del 2009 tutti gli album da studio e dal vivo dei Queen sono stati pubblicati ad uscite periodiche in edicola, abbinati a “TV Sorrisi e Canzoni”: un’operazione che dimostra come i Queen siano molto popolari e amati dal pubblico più eterogeneo.
  • Poche chiacchiere: il 90% della musica dei Queen suona potente & attuale anche oggi.

Ovviamente non posso aver risposto coi fatti a tutte le stronzate che ho letto & sentito negli ultimi ventanni; se mi verrà da aggiungere qualcosa aggiornerò questo post.

– Mat

(aggiornato il 23 ottobre 2010)

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Pure la musica ha le sue leggende metropolitane

paul-is-dead-copertina-lifeSul mondo del pop-rock e sugli svariati protagonisti che lo compongono – vivi o morti che siano – se ne sono dette davvero di tutti i colori. Si contano così storie inventate, storie improbabili ma affascinanti, storie verosimili, storie verissime anche se difficili da credere, tutte accomunate comunque da quella voglia di rappresentare la musica e i suoi personaggi come un mondo mitico dove tutto è possibile.

Il più delle volte, a dire il vero, queste storie sono macabre o rasentano il macabro, come nel celebre caso ‘Paul is dead’. Si tratta di una delle leggende più note del rock: Paul McCartney sarebbe morto nel 1966 durante un terribile schianto automobilistico. Il resto dei Beatles avrebbe preso quindi un sostituto che, con una leggera ritoccatina chirurgica, avrebbe sostituito segretamente Paul. E’ una bufala pazzesca, ovviamente, anche se i numerosi ‘indizi’ relativi a questa morte sono suggestivi: riferimenti più o meno espliciti sull’ipotetica morte di Paul paiono trovarsi in numerosi brani beatlesiani, fra cui Yellow Submarine, Strawberry Fields Forever, With A Little Help From My Friends, Fixing A Hole, A Day In The Life, All You Need Is Love, Blue Jay Way, Don’t Pass Me By, I’m So Tired, While My Guitar Gently Weeps, Let It Be e di sicuro qualcun’altra che ora mi sfugge. Ulteriori riferimenti si trovano nelle copertine dei dischi e nelle foto riguardanti i Beatles nel periodo 1967-70: in particolare negli scatti fotografici riguardanti gli album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e “Abbey Road”. Per rendersene conto, basta cliccare su un qualsiasi motore di ricerca le parole ‘paul is dead’ e se ne vedranno delle belle. Tutte stronzate, ovviamente, Paul McCartney è ancora vivo & vegeto, ma soprattutto bisogna ricordare che tra il ’65 e il ’69 è stato il motore trainante dei Beatles durante la fase discografica più strepitosa dei Fab Four.

Un’altra leggenda riguarda la morte della rockstar per antonomasia, ovvero Elvis Presley, avvenuta nell’agosto 1977: pare però che nel 1981 l’FBI abbia intercettato e catalogato come autentica una telefonata fatta da Elvis a qualcuno. Pare inoltre che in pochissimi hanno visto il corpo di Elvis, anche se una schiera di fan è convinta che il proprio idolo sia stato rapito dagli alieni!

E che dire di Jim Morrison, l’istrionico leader dei Doors? Lui pure non sarebbe morto (o meglio, non sarebbe morto nel luglio 1971, nella sua vasca da bagno…), tanto che un giornalista parigino ha affermato d’averlo visto & intervistato più volte negli anni seguenti. Anche in questo caso, pare che siano in pochissimi ad aver visto il cadavere di Jim…

Un’altra leggenda narra d’una setta religiosa che ce l’ha a morte con le rockstar, in particolare odia, chissà poi perché, quelle che nel nome hanno una J: così, tra il 1969 e il 1971, vengono fatti fuori Brian Jones dei Rolling Stones, Janis Joplin, Jimi Hendrix, lo stesso Jim Morrison, più una tardiva parentesi nel 1980 con John Bonham dei Led Zeppelin e John Lennon. Che dire… suggestive coincidenze.

Altri miti circondano le morti violente dei rapper americani, tra i quali Notorius B.I.G., Tupac Shakur e Jam Master Jay dei Run DMC. E’ stata la mala? La casa discografica? Il produttore? Amanti gelose? Mariti traditi? Si è detto tutto e il contrario di tutto, con i mandanti ancora in giro mentre i dischi degli artisti scomparsi continuano a fruttare bei dollaroni ai loro eredi.

Anche la vita e la morte di quel gigante di Wolfgang Amadeus Mozart è attorniata da diverse leggende: in particolare, si dice che la sua morte, avvenuta nel dicembre 1791, sia stata architettata & commissionata dal compositore rivale Antonio Salieri, mentre Mozart era al lavoro sul suo celebre “Requiem”. Il bellissimo film di Milos Forman, “Amadeus” (consiglio di vederne il “Director’s Cut” del 2001) si fonda proprio su questa tesi. Facendo un salto di duecentotré anni e volando da Vienna a Seattle, scopriamo che pure la morte di Kurt Cobain è stata discussa con toni da chiacchiericcio complottistico. Si è detto che il suicidio del leader dei Nirvana altro non è che un omicidio bellebbuono… addirittura orchestrato dalla moglie, Courtney Love!

Una certa mole di chiacchiericcio riguarda la vita privata del compianto Freddie Mercury: era gay, si è sposato, ha avuto dei figli…? Quante storie: Freddie ha frequentato per anni Mary Austin, alla quale è stato sempre legatissimo, al punto da lasciarle la sua splendida villona al momento della morte e parte dell’eredità. Freddie era gay, questo sì, non si è mai sposato e non ha mai avuto dei bambini. Sempre a proposito di Mercury, negli anni Novanta si vociferava una sua presunta love story col celebre ballerino russo Rudolf Nureyev. Questi avrebbe dichiarato, all’indomani della scomparsa del leader dei Queen: ‘pioveva e io piangevo la morte del grande Freddie Mercury’. Pare che Nureyev scrivesse Eddie invece di Freddie nelle sue lettere indirizzate al cantante; qualcuno, ancora con gusto macabro, ha fatto notare che i due artisti sono morti a pochi anni di distanza l’uno dall’altro a causa della stessa malattia, l’AIDS.

Altre leggende sono invece decisamente più ingenue o addirittura comiche: lo sapevate che nel 1987, nel pieno d’una guerra legale per il nome Pink Floyd, Roger Waters si fece confezionare ben cento rotoli di carta igienica con la faccia di David Gilmour stampata su ogni strappo?! Chi può dirlo, potrebbe anche essere vero. E che dire della soffiata che Yoko Ono avrebbe fatto alla polizia giapponese per far arrestare Paul McCartney (ancora lui, poveraccio…) all’aeroporto di Tokyo nel 1980? Sembrano decisamente fondate, al contrario, queste altre dicerie: in alcuni dischi di Den Harrow e di Corona la voce che ascoltiamo non è quella dei due nomi in questione (ad esempio, in The Rhythm Of The Night, il celebre hit di Corona degli anni Novanta, era in realtà cantato da Jenny B.); Andrew Ridgley non facesse un benemerito ‘c’ durante l’incisione delle canzoni dei Wham!George Michael stava in studio mentre Andrew se ne andava a spasso sulle Ferrari!

Per quanto mi riguarda, le leggende che più mi appassionano sono le presunte collaborazioni musicali fra gli artisti più disparati e la genesi stessa di certi dischi e/o canzoni. Vediamo qualche caso: non è vero che Syd Barrett dei Pink Floyd partecipi a What’s The New Mary Jane dei Beatles ma non è infondato che a duettare con Michael Jackson (il quale, secondo un’altra nota leggenda, dormirebbe in una camera iperbarica per mantenersi giovane) in In The Closet vi sia Madonna (accreditata sull’album “Dangerous” come Mystery Girl… se ci fosse stato scritto Material Girl forse non avremmo avuto dubbi!). Pare che i brani più rappresentativi di Led Zeppelin e Queen, rispettivamente Stairway To Heaven e Bohemian Rhapsody, siano delle messe nere suonate al contrario. Premesso che non mi va di rovinare il mio giradischi, la mia puntina ma soprattuttto i miei amati elleppì, non potrei fregarmene di meno se quelle due fantastiche canzoni contengano dei messaggi inneggianti al demonio. Belle come sono, quelle due canzoni potrebbero anche contenere degli insulti verso di me… sarebbero belle lo stesso!! C’è chi sostiene, invece, che il testo di Angie dei Rolling Stones sia un inno d’amore verso Angela, all’epoca (il 1973) moglie di David Bowie: Mick Jagger e Keith Richards, gli autori, hanno smentito dicendo che si tratta della figlia di uno dei due, ora non ricordo di chi.

Ci sono di sicuro altre leggende & dicerie sul conto di molte rockstar e compositori classici: se ne conoscete delle altre potete aggiungerle fra i commenti.

(riadattamento d’un post del

Freddie Mercury vivo!

freddie-mercury-vivo-immagine-pubblicaSe c’è una rockstar che vorremmo ancora viva & vegeta fra noi, quella è Freddie Mercury, non c’è dubbio! Lo rivela il mio modesto sondaggino, dove a fronte di 163 preferenze, ben 95 sono andate all’indimenticato (e chi se lo scorda?!) cantante (e che cantante!) dei Queen.

Freddie se l’è dovuta vedere con altri quattro mostri sacri della musica contemporanea, vale a dire John Lennon (secondo in classifica con 31 preferenze), Jim Morrison (terzo con 21 preferenze), Bob Marley ed Elvis Presley (questi ultimi a pari merito, con 8 preferenze ciascuno), tuttavia è stato in testa praticamente da subito, per cui la sua è una vittoria strameritata.

Personalmente ho votato Lennon (l’avevo scritto anche qui, che se potessi esprimere un solo desiderio musicale vorrei John ancora vivo), ma sono felicissimo per la vittoria di Mercury, che è sempre stato uno dei miei massimi miti musicali.

In effetti la figura di Freddie Mercury è in forte rivalutazione negli ultimi tempi: ricordo il cinismo e la cattiveria gratuita di tanti cronisti che all’indomani della sua morte, avvenuta il 24 novembre 1991, non risparmiarono critiche maliziose sulla sfrenata vita di Freddie, sui suoi eccessi e quindi sul fatto che, in fondo in fondo, se l’era proprio cercata. Non l’ho mai pensata così. Inoltre, se Freddie fosse sopravvissuto agli anni Novanta la musica avrebbe avuto solo da guadagnarci… e poi, fino a prova contraria, Mercury non ha mai fatto del male a nessuno per cui nel privato poteva fare & dire quel che voleva. E in effetti così è stato.

Ma ve l’immaginate Freddie Mercury vivo oggi? Ci pensate? Avrebbe sessantunanni (sessantadue il prossimo 5 settembre), forse sarebbe pelato e anche un po’ cicciottello (come Peter Gabriel, forse), oppure avrebbe continuato a tenere una forma smagliante (un po’ come Mick Jagger, del resto). Magari al principio dei Novanta avrebbe lasciato momentaneamente i Queen per dedicarsi a progetti solisti & ad altri tipi di opere che probabilmente avrebbero avuto sfogo nella recitazione, nel musical o nella collaborazione con altri artisti. Forse avrebbe potuto dare un seguito all’album “Barcelona”, magari in duetto con Luciano Pavarotti (comunque avrebbe partecipato di certo ad almeno una delle edizioni del Pavarotti International, con la sempreverde bellezza di Milly Carlucci ad introdurcelo sul palco affianco al gioviale tenore). Di sicuro si sarebbe cimentato in almeno un album solista, forse proprio quel “Time In May” accennato da Jim Hutton (l’amante ufficiale di Freddie negli ultimi sette anni della sua vita) nel suo libro. E poi tre o quattro album coi compagni di sempre, ovvero Brian May, Roger Taylor e John Deacon, ovvero ancora i mitici Queen, che oggi come oggi sarebbero gli indiscussi numeri uno al mondo, alla facciaccia dei finti idoli brit-pop, dei gruppi irlandesi onnipresenti e dei fenomeni passeggeri creati dalle mode del momento & dalla tivvù spazzatura.

Sicuramente i Queen avrebbero preso parte al Live 8 organizzato da Bob Geldof nel 2005, di certo però non sarebbero uscite quelle vergognose antologie curate dalla EMI quali “Queen Rocks” (1997) o “Greatest Hits III” (1999). O meglio, quest’ultima sarebbe uscita nel 2001 (dato che il primo “Greatest Hits” venne pubblicato nel 1981 e il secondo nel 1991) e avrebbe contenuto tutti i più grandi successi della band inglese (sarebbero strati strabilianti, m’immagino) dal 1992 in poi, magari con qualche chicca inedita.

Forse Freddie Mercury avrebbe ripreso una collaborazione con Michael Jackson abortita nel 1983, molto più probabilmente avrebbe pubblicato almeno un duetto con l’amico di sempre, Elton John. Anzi, forse seguendo l’esempio di Elton, Freddie avrebbe sposato Jim Hutton o chi dopo di lui. Chissà. E il suo rapporto con Mary Austin, la donna che gli fu sempre accanto da quando divenne uno dei Queen fino alla morte? Forse Freddie avrebbe preferito mettere a tacere tutte le dicerie sul suo conto pubblicando finalmente la sua autobiografia. Chissà. Solo il cielo lo sa, del resto le mie sono soltanto stupide ipotesi create dalla mia fantasia di fan.

La storia non si fa con i se, ovvio, ma tentare non costa nulla, soprattutto in questo mio piccolo spazio virtuale dove ho il piacere d’incontrarmi con voi, cari lettori che avete preso parte al mio sondaggino. La parola a voi, nei commenti, ogni volta che vorrete.

– Mat