C’è una luce che non viene mai fuori

the-smiths-there-is-a-ligth-that-never-goes-outDi solito non sono molto interessato ai testi delle mie canzoni preferite. Soltanto quando andavo alle superiori, chissà poi perché, leggevo avidamente i libretti dei miei amati ciddì, cercando di tradurre e d’interpretare le parole scritte dai miei beniamini. Avevo anche quella fissa, così tipicamente adolescenziale, di trascrivere i testi sul diario, magari mentre il professore di fisica spiegava il secondo principio della dinamica. Devo riconoscere che, grazie a quella mania, il mio inglese ne ha giovato parecchio, comunque da allora sempre più raramente sono andato a leggermi quello che i cantanti stessero dicendo.

Un’abitudine, quella di leggere i testi (non certo quella di trascrivere il tutto su improbabili diari… manco sui blog, ora che ci penso…) che ho in parte recuperato in seguito al mio recente acquisto di “The Sound Of The Smiths”, del quale ho già parlato un mesetto fa. Un doppio ciddì che ascolto molto spesso & assai volentieri e che m’interessa anche dal punto di vista delle tematiche, per così dire.

La musica degli Smiths mi piace tantissimo – il chitarrista Johnny Marr è un genio – ma la suadente voce di Morrissey canta alcuni dei testi più originali che io abbia mai avuto il piacere d’ascoltare. Mi è stato di prezioso aiuto questo ottimo sito, dove non solo ho trovato i testi con le relative traduzioni italiane ma anche la spiegazione dei significati e gli aneddoti di quei testi.

Da bravo Gemelli (come il sottoscritto), Morrissey non smette mai di essere cattivello e di sparare frecciate verso tutto & tutti, mentre il più delle volte il suo stile – così tipicamente british – rasenta una peculiarità unica. E così il nostro si chiede giustamente perché dovrebbe sorridere alle persone alle quali, piuttosto, darebbe un bel calcio in culo, quelle stesse alle quali non interessa se egli sia vivo o morto; oppure suggerisce d’impiccare quei d.j. che mettono continuamente una musica che non ci dice niente a proposito delle nostre vite. E io gli do pienamente ragione, in questo senso. Morrissey però stava scherzando quando disse ‘dolcezza, dovrebbero prenderti a bastonate nel letto’… ma poi non esiterebbe a calarsi i pantaloni davanti al mondo oppure, perché no, anche davanti alla regina. E, anche se la trova cattiva, non può che restare affascinato da quella ‘donna meravigliosa’ che si diverte a fare scherzi crudeli ai portatori di handicap.

C’è pure un senso di profonda inquietudine in alcuni dei testi che Morrissey ha cantato con gli Smiths: in quella che resta la mia canzone preferita del gruppo, There Is A Light That Never Goes Out, il nostro ritiene che potrebbe essere un grande onore e un privilegio schiantarsi contro un tir da dieci tonnellate assieme alla persona amata. Così come spera che – una volta messosi a letto – non si svegli mai più… ma non dovrete sentirvi dispiaciuti per lui, perché nel profondo del suo cuore vuole davvero andarsene.

Eppure, a ben vedere, da bravo Gemelli qual è, il buon Morrissey è una persona sensibile che, tutto sommato, vuole essere amata come chiunque altra. Inoltre, come disse in una sua bella canzone da solista, ‘lasciami in pace, stavo solo cantando’. Ed è soprattutto per questo motivo che il significato dei testi delle canzoni m’interessa relativamente poco… stanno solamente cantando.

– Mat

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La musica del 2009 tra realtà e sogni

depeche modeEccoci così al 2009! Prima di cominciare, però, lasciatemi augurarvi buon anno, di cuore. Non possiamo dire come sarà l’ultimo anno di questo decennio, ovvio, ma possiamo già tracciare i contorni della musica che ascolteremo nei prossimi mesi. Ecco quindi una breve rassegna della musica che verrà…

Album
Per me il più atteso è il nuovo dei Depeche Mode, previsto in primavera e al momento ancora senza titolo: la band inglese (nella foto) ha anche girato il video di Wrong, il singolo apripista… sono molto curioso, non vedo l’ora di vederlo! Pare che questo nuovo capitolo depechiano dovrebbe recuperare delle sonorità retrò. Intanto usciranno anche i nuovi album di Bruce Springsteen (a giorni), Peter Murphy (il cantante dei Bauhaus), Prince, David Sylvian, Morrissey, Neil Young, Megadeth, P.J. Harvey, Green Day, Devo, Roxy Music, U2, No Doubt e Robin Gibb. Forse anche il nuovo di Michael Jackson e forse – udite udite – anche il secondo album dei redivivi Sex Pistols, che darebbero quindi un seguito al celeberrimo “Never Mind The Bollocks” del 1977.

Concerti
Per quanto riguarda gli appuntamenti live previsti nel nostro paese, per ora segnalo solo i Depeche Mode, gli Eagles, i Metallica, gli Ac/Dc, i Judas Priest, i Megadeth, i Lynyrd Skynyrd e gli odiosi Oasis. Mi piacerebbe tantissimo vedere il concerto degli Eagles… ma suoneranno a Milano… per me sarà difficile starci. Spero anche che i Verve recuperino l’unica tappa del loro tour del 2008 – quello che segnava la reunion dopo quasi dieci anni dallo scioglimento – che avevano programmato in Italia: dovevano suonare a Livorno ma la loro esibizione saltò perché Richard Ashcroft aveva la laringite.

Reunion
Dopo le innumerevoli reunion degli ultimi anni, nel 2009 si attendono i ritorni – sul palco e/o in studio – di Blur (nella originale formazione a quattro), Magazine, Ultravox (nella formazione condotta da Midge Ure), The Specials, The Faces (sì, proprio il gruppo di Rod Stewart e Ron Wood, scioltosi nei primi anni Settanta!) e forse anche Faith No More, Smiths (ma qui ci credo poco… sarebbe un miracolo!), Stone Roses e Spandau Ballet. Voci incontrollate parlano anche dei Jackson 5

Ristampe
“Odessa” dei Bee Gees uscirà fra pochi giorni, il 12, in un bel cofanetto con tanto di rarità & inediti (… e io ho già la bava alla bocca!) in occasione del quarantennale della sua edizione. A marzo sarà invece la volta di “Ten”, il classico dei Pearl Jam. Dovrebbero uscire anche gli ultimi capitoli della bella serie di remaster dei Cure, in particolare dell’album “Disintegration” che nel 2009 compie ventanni. In autunno, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbero uscire anche i ciddì rimasterizzati di tutti gli album dei Beatles… chissà, io lo spero vivamente, a patto, cazzo, che vi siano inclusi degli inediti!

Film
In questo 2009 dovremmo vedere il benedetto film sulla vita di Bob Marley, in cantiere almeno dal 2003. Pare che quest’anno sia la volta buona, chissà, certo è che al momento non se ne conoscono molti particolari. Don Cheadle dovrebbe dar vita al suo film sull’immenso Miles Davis, in attesa almeno dal 2007. Si attendono anche film biografici su Freddie Mercury e Kurt Cobain, annunciati anch’essi alcuni anni fa. Correrei subito al cinema per vedermi quello su Mercury, si era parlato di Johnny Depp per la sua interpretazione, chissà.

Questo quello che è stato confermato, in maniera più o meno ufficiale da parte dei diretti interessati o da chi per loro. Ora passo brevemente alle mie aspettative per quest’anno:

  • spero in un ritorno sulle scene del grande David Bowie, magari anche solo per dei concerti, ovviamente con transito obbligatorio in Italia;
  • una cazzutissima ristampa di “The Wall” dei Pink Floyd in occasione del trentennale di quello che resta il mio album rock preferito;
  • un nuovo album da studio di Sting che, a parte la divagazione medievale di “Songs From The Labyrinth”, non mi pubblica un album con canzoni sue dal 2003;
  • un nuovo album e/o tour per i Tears For Fears con tassativo passaggio live in Italia;
  • la pubblicazione d’un cofanetto di Miles Davis con le sue collaborazioni con Prince (si parla comunque d’un nuovo cofanetto davisiano della sua discussa produzione anni Ottanta);
  • almeno un concerto in terra italiana per Paul McCartney;
  • un nuovo album per Roger Waters, che non pubblica un disco d’inediti dai tempi di “Amused To Death”.

Questo è quel che le mie antenne sono riuscite a captare nell’aria; se non altro si prefigura un 2009 abbastanza interessante sotto il profilo musicale. Per tutto il resto, come sempre, staremo a vedere!

– Mat

The Smiths, “The Sound Of”, 2008

the-smiths-the-sound-of-the-smithsEffinalmente una raccolta degli Smiths come si deve! Erano anni che cercavo di portarmi a casa un’antologia del celebre gruppo inglese condotto da Morrissey, e l’altro ieri ho finalmente compiuto la missione, comprando “The Sound Of The Smiths”.

Edita dalla Rhino, celebre etichetta della Warner Bros specializzata in raccolte e ristampe, questa nuova compilation degli Smiths non è certamente la prima ma è senza dubbio quella più completa. Infatti, in un modo o nell’altro, le precedenti antologie smithsiane – “The World Won’t Listen”, “The Best I”, “The Best II”, “The Singles” e “The Very Best Of” – non solo non sono mai state proposte nella categoria ‘mid price’ ma mi sembravano anche incomplete. Inoltre, questa raccolta è stata curata dagli stessi Morrissey e Johnny Marr, rispettivamente cantante e chitarrista, entrambi autori delle canzoni del gruppo.

Ho così comprato la versione deluxe di “The Sound Of The Smiths”, formata da due gustosi ciddì in confezione cartonata, per un totale di quarantacinque brani del periodo 1983-88, tratti dai singoli, dagli album e dai live degli Smiths. Non ci sono inediti, tuttavia è la raccolta essenziale e definitiva per chi non ha nessun disco degli Smiths e vuole avere una panoramica completa della loro musica. Il generoso libretto interno è quasi interamente fotografico, con molti scatti promozionali e diversi altri dove ammiriamo la band sul palco.
L’audio è l’unico aspetto che mi ha un po’ deluso: come frequentemente avviene col materiale del passato, le attuali rimasterizzazioni aggiungono un effetto loudness che predilige la potenza a discapito della dinamica. Ma, che diavolo, ascolterò così tanto questa compilation da farci l’orecchio!

Ora facciamo una brevissimissima panoramica, canzone dopo canzone…

  1. Hand In Glove: primo singolo, autoprodotto, edito nel maggio ’83 e successivamente incluso nell’album di debutto “The Smiths” (1984).
  2. This Charming Man: uno dei singoli più irresistibili degli Smiths, pubblicato nel novembre ’83.
  3. What Difference Does It Make?: versione eseguita in una delle celebri ‘John Peel Sessions’ per la BBC e pubblicata nell’album “Hatful Of Hollow” (1984).
  4. Still Ill: tratta da un singolo promozionale del febbraio ’84 ma contenuta anche in “The Smiths”.
  5. Heaven Knows I’m Miserable Now: una delle mie canzoni smithsiane preferite, edita su singolo nel maggio ’84.
  6. William, It Was Really Nothing: altro brillante singolo pubblicato nel 1984.
  7. How Soon Is Now?: epico brano pubblicato su singolo nel febbraio ’85, qui nella sua versione più celebre, quella del 12”, inclusa anche nell’album “Meat Is Murder”.
  8. Nowhere Fast: trascinante cavalcata in stile country tratta da “Meat Is Murder” (1984).
  9. Shakespeare’s Sister: simile al brano precedente, edito come singolo nel marzo ’85.
  10. Barbarism Begins At Home: uno degli episodi più coinvolgenti tratti da “Meat Is Murder”, qui nella 7” version del singolo originale, pubblicato nell’aprile ’85.
  11. That Joke Isn’t Funny Anymore: splendido brano meditabondo, edito su singolo nel luglio ’85.
  12. The Headmaster Ritual: la stessa grandiosa canzone che apre l’album “Meat Is Murder”.
  13. The Boy With The Thorn In His Side: un’altra delle mie canzoni smithsiane preferite, edita su singolo nel settembre ’85 e successivamente inserita nell’album “The Queen Is Dead” (1986).
  14. Bigmouth Strikes Again: altro bel singolo, molto trascinante, tratto da “The Queen Is Dead”.
  15. There Is A Light That Never Goes Out: il brano degli Smiths che amo di più, anch’esso un singolo tratto da “The Queen Is Dead”.
  16. Panic: fra le molte canzoni degli Smiths che apprezzo particolarmente, edita come singolo nell’agosto ’86. Hang the DJ!!!
  17. Ask: irresistibile singolo pubblicato nell’ottobre ’86.
  18. You Just Haven’t Earned It Yet, Baby: pensato come singolo, è stato poi incluso come inedito nella compilation “The World Won’t Listen” (1987).
  19. Shoplifters Of The World Unite: un bel singolo pubblicato nel febbraio ’87.
  20. Sheila Take A Bow: un brioso singolo edito anch’esso nel 1987.
  21. Girlfriend In A Coma: pulsante estratto dall’album “Strangeways, Here We Come” (1987), edito su singolo ad agosto.
  22. I Started Something I Couldn’t Finish: altro singolo tratto da “Strangeways…”, pubblicato nel novembre ’87.
  23. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me: chiude il primo dei due ciddì di questa raccolta un altro bel singolo tratto da “Strangeways…”, una dolente ballata, alquanto teatrale per gli standard degli Smiths.
  24. Jeane: originale lato B del singolo This Charming Man, col quale inizia il secondo ciddì.
  25. Handsome Devil: versione live – alla celebre Hacienda di Manchester – edita sul lato B di Hand In Glove.
  26. This Charming Man: un remix esteso chiamato ‘New York Vocal’ francamente inutile.
  27. Wonderful Woman: lato B dell’edizione 12″ di This Charming Man.
  28. Back To The Old House: originale lato B di What Difference Does It Make?.
  29. These Things Take Time: lato B dell’edizione 12″ di What Difference Does It Make?.
  30. Girl Afraid: bel lato B dell’edizione 12″ di Heaven Knows I’m Miserable Now.
  31. Please, Please, Please Let Me Get What I Want: delizioso e minimale lato B del singolo William, It Was Really Nothing.
  32. Stretch Out And Wait: delicato lato B dell’edizione 12″ di Shakespeare’s Sister.
  33. Oscillate Widly: strumentale edito sul lato B dell’edizione 12″ di How Soon Is Now?.
  34. Meat Is Murder: versione live del brano che dà il titolo all’album, pubblicata sul lato B di That Joke Isn’t Funny Anymore.
  35. Asleep: delicata e minimale ballata pianistica, edita sul lato B di The Boy With The Thorn In His Side.
  36. Money Changes Everything: unico brano – uno strumentale – firmato dal solo Marr a comparire in questa raccolta, originariamente pubblicato sul lato B di Bigmouth Strikes Again.
  37. The Queen Is Dead: lo stesso rocambolesco brano che apre l’album omonimo.
  38. Vicar In A Tutu: altro vivace estratto da “The Queen Is Dead”, poi pubblicato anche sul lato B di Panic.
  39. Cemetry Gates: ancora un estratto da “The Queen Is Dead”, in seguito edito sul lato B di Ask.
  40. Half A Person: il bel lato B del singolo Shoplifters Of The World Unite.
  41. Sweet And Tender Hooligan: registrata in una delle Peel Sessions e pubblicata sul lato B dell’edizione 12″ di Sheila Take A Bow.
  42. Pretty Girls Make Graves: versione ‘Troy Tate Demo’ pubblicata sul lato B di I Started Something I Couldn’t Finish.
  43. Stop Me If You Think You’ve Heard This One Before: stessa brillante canzone inclusa nell’album “Strangeways, Here We Come”.
  44. What’s The World?: unico brano qui presente a non recare la firma Morrissey/Marr, questa cover dei James è stata registrata dal vivo nel 1985 e pubblicata due anni dopo in una delle edizioni di I Started Something I Couldn’t Finish.
  45. London: registrata dal vivo nel 1986, è la stessa che compare sull’album live “Rank” (1988).

Insomma, per concludere, “The Sound Of The Smiths” è un’ottima raccolta che ha soddisfatto appieno la mia fame di Smiths. Se siete interessati allo storico gruppo di Morrissey e di Johnny Marr e non avete nessuno dei loro album, questo è il disco che fa per voi.

– Mat

The Smiths, “There Is A Light That Never Goes Out”, 1986

the-smiths-there-is-a-ligth-that-never-goes-outCerto che le canzoni degli Smiths sono veramente tristi! Ma che belle che sono…

Una di quelle che apprezzo di più, e che più m’impressiona, è There Is A Light That Never Goes Out, magnifica perla tratta dall’album “The Queen Is Dead” (1986). Bella fin dal titolo…

La musica, composta dal chitarrista della band, Johnny Marr, è un pop-rock medio-veloce per batteria & basso & chitarra ritmica, col tutto sorretto da un efficace & elaborato accompagnamento sintetizzato a partire dal primo ritornello. Una musica indimenticabile, a mio avviso.

E il testo? Scritto da Morrissey, la voce stessa degli Smiths, è uno dei più originali nei quali io mi sia mai imbattuto: triste perché il protagonista della storia dice di non voler più tornare a casa, dato che non ne ha più una, di casa, fra l’altro non ne sarebbe più nemmeno il benvenuto; si trova invero a bordo di una macchina come passeggero e prega il guidatore di portarlo fuori, portarlo in un posto qualsiasi, dato che non importa, basta che ci sia musica, luce & gente in giro. Ma poi, sul più bello, ovvero il ritornello, ecco che il protagonista della nostra canzone dice che se anche dovessero schiantarsi a morte in un incidente stradale la cosa sarebbe un privilegio & un onore per quel timido passeggero che, nonostante tutto, non riesce ad esprimere i suoi sentimenti più reconditi al guidatore.

Non credo d’aver mai sentito una roba del genere in una canzone! Soltanto un gruppo inglese avrebbe potuto proporre un brano come There Is A Light That Never Goes Out, e gli Smiths mi sembrano inglesi fino al midollo.

Nel complesso, la struggente musica di Marr unita alle originali parole di Morrissey ci regalano una canzone a dir poco notevole.

– Mat

ps: ora che ricordo, There Is A Light That Never Goes Out viene anche ampiamente citata dallo scrittore Enrico Brizzi in uno dei suoi libri, se non sbaglio “Tre Ragazzi Immaginari”.

The Smiths, “Panic”, 1986

the-smiths-panic-immagine-pubblicaQualche giorno fa, un amico m’ha prestato la raccolta d’un gruppo che conosco ma che voglio approfondire, The Smiths. La raccolta si chiama “The Very Best Of” (2001) e inizia con Panic. Beh, sono quattro giorni di fila che mi sveglio canticchiando fra me & me ‘hang the deejay, hang the deejay, hang the deejay, hang the deejay, hang the deejay-hang the deejay-hang the deejay…’!!

Non me la ricordavo questa Panic, seppur mi suoni molto famigliare. E’ un brano dal sound tipicamente inglese, eseguito da una band tipicamente inglese, con un testo molto intelligente come spesso capita a Morrissey di scriverne.

Ecco, dato che trovo molto bella questa Panic e che il resto del disco mi piace un po’ di più ad ogni ascolto, mi sa proprio che in tempi brevi avrò a comprarmi anch’io una copia di “The Very Best Of The Smiths”. Appena la trovo a prezzo speciale, si capisce…

Panic, pubblicata solo come singolo, è stata inclusa per la prima volta in un disco degli Smiths nella compilation “The World Won’t Listen”, datata 1987.

– Mat

The Smiths

the-smithsE’ il caso di parlare degli Smiths, lo devo a Lois Lane che me li ha citati più d’una volta. Premetto che nei primi anni Novanta, quando inizio ad appassionarmi di rock, leggo dappertutto critiche positive nei confronti di questa band a me sconosciuta, una band alla quale viene riconosciuto il merito d’aver pubblicato un capolavoro, tale “The Queen Is Dead”.

Passano gli anni e degli Smiths non ascolto praticamente nulla, forse soltanto un loro brano in uno spot televisivo, finché m’imbatto nell’elleppì “Bona Drag” (1990) di Morrissey. Scopro che si tratta dìuna raccolta e, visto il prezzo basso, decido di comprarmi quell’elleppì: rimango incantato dalla voce suadente di questo cantante, la musica mi piace molto e quindi mi decido a scoprire la band nella quale militava in precedenza, The Smiths per l’appunto.

Scopro così che gli Smiths si formano a Manchester, città inglese che dà i natali a tanti altri celebri gruppi (Joy Division, New Order, Simply Red, Happy Mondays, The Stones Roses, ecc.) e che le menti creative al loro interno sono due, Morrissey (che scrive i testi) e il chitarrista Johnny Marr (autore delle musiche). Gli altri due sono Andy Rourke e Mike Joyce, rispettivamente bassista e batterista. L’album omonimo degli Smiths esce nel 1984 ma è con il successivo “Meat Is Murder” che gli Smiths raggiungono il 1° posto della classifica inglese. In quello stesso anno, il 1985, esce anche “Steve McQueen” dei Prefab Sprout, una band che assieme agli Smiths contribuisce a riportare il suono della chitarra in un territorio più quieto, lontano dalla furia del punk e dei suoi derivati degli anni ’77-’83.

E’ “Meat Is Murder” il primo disco degli Smiths che ascolto: mi piace tutto, tranne l’ultima canzone, la title-track che si erge a portabandiera dei vegetariani (non ce l’ho coi vegetariani, è la struttura del brano che non mi piace) ma soprattutto ascolto a ripetizione How Soon Is Now?, che canta ‘sono un umano e ho bisogno d’essere amato’; non so come procedono le parole del testo ma l’effetto, unito alla tremolante chitarra di Marr, è assolutamente fantastico. Tuttavia mi rivendo il disco di lì a poco perché volevo comprarmi un ciddì di Billy Idol: senza rinnegare il buon Billy, oggi mi pento amaramente d’aver dato via “Meat Is Murder”, prometto che appena vedrò l’elleppì in un mercatino lo acquisterò di nuovo.

Tornando alla storia del gruppo, nel 1986 esce il tanto acclamato “The Queen Is Dead” e anche questo, un paio di anni fa, lo trovo in forma d’elleppì e lo faccio mio. La copertina è stupenda, nelle note interne scopro che si tratta d’un fotogramma preso da un film con Alain Delon, ma la musica, seppur grande, non m’impressiona più di tanto. Ma come, ne parlano tutti come d’un capolavoro?! Lo ascolto un paio di volte e lo metto via, senza però fare il madornale errore di rivendermelo. E, puntualmente, una sera del maggio scorso, mentre stavo pulendo la mia stanza dallo schifo che vi s’era accumulato dopo giorni e giorni di disordine, decido di mettere “The Queen Is Dead” sul piatto come sottofondo. Il lato A scorre tranquillamente…beh, certo, la prima canzone è potente e fantastica e mi fermo a sentirla per bene, poi procedo con le pulizie. Scorre il lato B e m’incanto: ma queste canzoni sono stupende, mi dico, come ho fatto a non capirle prima! Ce n’è una, There Is A Light That Never Goes Out, che è eccezionale, ha una coda strumentale bellissima. Finisce il disco ma le pulizie no, sono rimandate al giorno dopo…

Dopo “The Queen Is Dead” gli Smiths pubblicano un altro paio di album fra dischi dal vivo e raccolte ma nel 1988 già esce “Viva Hate!”, primo disco di Morrissey, avviato verso una brillante carriera solista che dura tuttora. La band si scioglie, di Joyce e Rourke non so nulla, invece Johnny Marr me lo ritrovo, più in forma che mai, nello spettacolrare “Mind Bomb”, l’album dei The The datato 1989. Marr figura anche in diversi album dei Pet Shop Boys (fra cui il bellissimo “Behaviour” del 1990) e mi pare di riconoscerlo anche in The Crying Game, un bel singolo di Boy George prodotto dagli stessi Boys. So inoltre che, verso il 1989, Marr mette su una band chiamata Electronic con Bernard Sumner, il cantante dei New Order.

Insomma, una storia breve, quella degli Smiths, nata e conclusasi negli anni Ottanta. Tuttavia una storia intensa, che ha creato album e singoli memorabili che in un prossimo futuro, ne sono sicuro, entreranno in diverse copie a casa mia!

– Mat

(ultima revisione: 22 settembre 2008)