Public Image Ltd., “Second Edition”, 1979

pil-second-edition-metal-boxNoto ai più come “Metal Box” per una ragione che vedremo fra poco, “Second Edition” è il secondo album dei Public Image Ltd., la suprema formazione dark-punk cui Johnny Rotten (o John Lydon che dir si voglia) ha dato vita assieme a Keith Levene all’indomani del suo abbandono ai Sex Pistols.

Probabilmente il miglior album dei PiL e uno dei dischi più intransigenti & anticonformisti che la storia del rock annoveri, “Second Edition” è purtroppo l’ultimo album della band inglese ad avvalersi delle eccezionali linee di basso di Jah Wobble; si tratta comunque d’un lavoro discografico incredibile, un’autentica prova di forza lunga un’ora nella quale troviamo abilmente fuse sonorità dub, reggae, funk, dark, punk, noise ed elettroniche.

“Second Edition” è un grandioso calderone di stili che pone i PiL come una delle band più originali – e purtroppo misconosciute – fra quelle della scena new wave (diciamo gli anni 1978-1982). Fatta questa breve premesssa passiamo all’analisi delle dodici tracce che compongono l’album.

La prima volta che ascoltai Albatross rimasi fin dai primissimi secondi incantato dal sound che le mie orecchie stavano percependo: un tempo medio molto groovy – caratterizzato dal pronunciato & pulsante basso di Wobble e dalla secca & puntuale batteria – sul quale s’innestano la tagliente chitarra di Levene e il canto insolitamente baritonale (e distante) di Lydon. Albatross si fa carico di tutto questo per l’epica lunghezza di dieci minuti e mezzo, ma sono dieci minuti e mezzo assolutamente coinvolgenti dove i PiL ci portano molto lontano, più lontano di quanto si siano mai spostate le band coeve di questa.

Segue il trascinante dub-rock di Memories, uno dei singoli estratti da “Second Edition”: vi ritroviamo il canto stralunato del più tipico John Lydon, mentre la base strumentale è ancora una volta molto groovy ed eccezionalmente compatta. Grazie ad alcune cadenze mediorientali (che i Pil proporranno con più vigore nel successivo “Flowers Of Romance”), Memories è una canzone trascinante e piacevolmente alienante.

Con Swan Lake siamo in presenza di uno dei pezzi più memorabili dei PiL, un’eccezionale fusione fra attitudine punk, testo darkeggiante e musica dance/funk. Straordinario all’inizio l’effetto chitarristico che Levene infonde alla sua chitarra (una sorta di avvitamento), seguìto dal geniale ed avvolgente giro di basso che s’inventa Wobble. Ottima tutta la parte di batteria, così come il canto stravolto di Lydon, impegnato in una delle sue performance più memorabili (e appassionate). Leggermente remixata, Swan Lake è stata anche pubblicata come singolo e per l’occasione reintitolata Death Disco.

Se con Poptones siamo alle prese con una disturbata & disturbante deriva dub-noise lunga oltre sette minuti e mezzo, con Careering troviamo invece una canzone che sfugge a qualsiasi catalogazione… forse un primordiale esempio di musica industrial, forse ancora un originale precursore del genere techno, Careering (edita pure su singolo!) rappresenta un interessantissimo esperimento sonoro elettro-dub/funk (uso questi termini per dare un’idea…) che solo un gruppo come i PiL poteva concepire nel ’79. Aggiungo solo che per me Careering è uno dei brani più rappresentativi mai registrati dai nostri.

A seguire troviamo due tracce strumentali: prima la vivace ma nervosa Socialist (con Levene che poggia la chitarra per dilettarsi ai sintetizzatori) e poi il coinvolgente noise-funk di Graveyard. Quest’ultima è in realtà la semplice base strumentale di Another, uno dei vari B-side.

Con la notturna The Suit ritroviamo il canto (piuttosto distaccato) di Lydon, adagiato su un’impassibile parte di batteria (molto probabilmente suonata da Levene) e su una morbida ma vivace parte di basso eseguita da Wobble.

Da qualche parte ho letto che il testo di Bad Baby, la canzone seguente, è uno scherzoso riferimento allo stesso Keith Levene. Dal canto suo, Levene molla ancora una volta la chitarra per dedicarsi al sintetizzatore, mentre una squadrata batteria, sorretta dal solido basso di Wobble, conduce il tempo in una sorta di marcia.

In No Birds ritroviamo pure la tagliente chitarra di Levene in quello che è forse il brano meno definito in questo disco (una sorta di veloce ma non troppo noise-rock). Tuttavia i quasi cinque minuti di No Birds si amalgamano bene nei sessanta totali per cui veniamo piacevolmente condotti al brano seguente.

L’implacabile e martellante marcia di Chant è la canzone più punk fra quelle contenute in questo disco, anche se in “Second Edition” (e in gran parte pure nel precedente “First Issue”) i PiL sono andati ben oltre i rigidi (e facili) schemi del pezzo punk.

Radio 4, suonato interamente da Keith Levene, è uno strumentale d’atmosfera, elettronico e quasi ambient, che poco somiglia a quanto abbiamo ascoltato finora. Rappresenta comunque una splendida chiusura per un album eccezionale quale è questo “Second Edition”.

Qualcuno avrà forse notato che non ho menzionato il nome del batterista: il motivo è che si alternano ai tamburi ben sei musicisti diversi, nessuno accreditato nelle scarne note interne dell’album, fra i quali troviamo però gli stessi Levene e Wobble. Altri due sono sicuramente Richard Dudanski (già con The 101ers, la band pre-Clash di Joe Strummer) e Martin Atkins, quest’ultimo di lì a poco un membro permanente in seno ai PiL.

Infine, impossibili da ignorare in questo caso, alcune cose sulla veste grafica e il formato dell’album che abbiamo appena visto: originariamente pubblicato come triplo 12” (dodici pollici o elleppì da quarantacinque giri per i non avvezzi al gergo discografico) in una confezione metallica simile a quella usata per le vecchie bobine dei film (da qui il titolo di “Metal Box”), nel corso del 1980, su pressioni della casa discografica, l’album è stato ristampato come doppio elleppì (la cui copertina è raffigurata nella foto sopra) e col titolo cambiato in, per l’appunto, “Second Edition”.

Anche la scaletta dei brani è stata leggermente modificata per adattarsi al nuovo formato ma il contenuto di “Metal Box” è identico a quello di “Second Edition”: un’ora buona di musica originale, sfrontata, assolutamente anticommerciale ma tecnicamente ineccepibile. Un album che valuterei con un bel undiciellode!

– Mat

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