Quando il cinema entra nei videoclip

michael-jackson-liberian-girl-immagine-pubblicaMi fa sempre un certo effetto vedere qualche attore famoso, o ancor meglio qualche divo di Hollywood, recitare una parte nei videoclip musicali. In questo caso credo che il record spetti a Michael Jackson: diversi suoi video hanno ospitato celebri attori americani, in particolare nel video di Liberian Girl (nella foto, la copertina del singolo), brano tratto del celebre album “Bad” (1987), dove c’è una parata di stelle dall’inizio alla fine davvero da antologia.

Anche il video di Ghostbusters, il celebre hit-single di Ray Parker Jr., tema della colonna sonora del film omonimo, vantava un bel cast: oltre al balletto con i quattro acchiappafantasmi originali, vale a dire Dan Aykroyd, Bill Murray, Ernie Hudson e Harold Ramis, il video figura infatti anche i vari John Candy, Chevy Chase, Danny DeVito e Peter Falk. Pure il nostro Renato Zero s’è però difeso bene: nel suo video di Ancora Qui, datato 2009, figurano infatti Manuela Arcuri, Asia Argento, Paola Cortellesi, Massimo Ghini, Leo Gullotta, Alessandro Haber, Rodolfo Laganà, Giorgio Panariello, Rocco Papaleo, Giorgio Pasotti, Vittoria Puccini, Elena Sofia Ricci ed Emilio Solfrizzi.

Infine ci sono dei grandi registi che hanno accettato di girare dei videoclip e anche in questo caso Michael Jackson ha parecchio da dire. Ecco quindi la lista di quei videoclip – che ho trovato o che ricordavo (non valgono le scene tratte dal film del quale il brano è l’eventuale colonna sonora) – che includono almeno un attore famoso o che sono stati girati da celebri registi. Ho aggiunto anche i nomi che alcuni miei lettori hanno riportato fra i commenti…

  • Lysette Anthony: in Run To You di Bryan Adams, in Looking For The Summer di Chris Rea e in I Feel You dei Depeche Mode.
  • Asia Argento: in (s)Aint di Marilyn Manson (anche in veste di regista)
  • Manuela Arcuri: in Somewhere Here On Earth di Prince
  • Dan Aykroyd: in Liberian Girl di Michael Jackson, in X Colpa Di Chi di Zucchero, e in We Are The World degli USA For Africa
  • Jim Belushi: in X Colpa Di Chi di Zucchero
  • Hugh Bonneville: in The Importance Of Being Idle degli Oasis
  • Peter Boyle: in Three Wishes di Roger Waters
  • Marlon Brando: in You Rock My World di Michael Jackson
  • Adrian Brody: in A Sorta Fairytale di Tori Amos
  • Robert Carlyle: in Little By Little degli Oasis
  • Chevy Chase: in You Can Call Me Al di Paul Simon
  • Sacha Baron Cohen: in Music di Madonna
  • Sofia Coppola: in Deeper And Deeper di Madonna
  • Geppi Cucciari: in Se Mi Ami Davvero di Mina & Adriano Celentano
  • Macaulay Culkin: in Black Or White di Michael Jackson
  • Robert Downey Jr: in I Want Love di Elton John
  • Irene Ferri: in Siamo Soli di Vasco Rossi
  • Claudia Gerini: in Amore Impossibile dei Tiromancino
  • Whoopi Goldberg: in Liberian Girl di Michael Jackson
  • Steve Guttenberg: in Liberian Girl di Michael Jackson
  • Daryl Hannah: in Feel di Robbie Williams
  • Rutger Hauer: in On A Night Like This di Kylie Minogue
  • Nicole Kidman: in Somethin’ Stupid di Robbie Williams, dove la bella Nicole duetta con lo stesso Robbie
  • Udo Kier: in Deeper And Deeper di Madonna e in Make Me Bad dei Korn
  • Christopher Lambert: in Princes Of The Universe dei Queen
  • Dolph Lundgren: in Believer degli Imagine Dragons
  • Michael Madsen: in You Rock My World di Michael Jackson
  • Debi Mazar: in diversi video di Madonna, fra cui Music
  • Brittany Murphy: in Closest Thing To Heaven dei Tears For Fears
  • Eddie Murphy: in Remember The Time di Michael Jackson
  • Mike Myers: in Beautiful Stranger di Madonna
  • Francesca Neri: in Un’Altra Te di Eros Ramazzotti
  • Brigitte Nielsen: in Make Me Bad dei Korn
  • Gary Oldman: in Love Kills di Joe Strummer
  • Natalie Portman: in Dance Tonight di Paul McCartney
  • Dennis Quaid: in Thing Called Love di Bonnie Raitt
  • Eric Roberts: in We Belong Together di Mariah Carey
  • Winona Ryder: in Here With Me dei Killers
  • Riccardo Scamarcio: in Meraviglioso dei Negramaro
  • Arnold Schwarzenegger: in You Could Be Mine dei Guns N’ Roses
  • Emmanuelle Seigner: in Hands Around My Throat dei Death In Vegas
  • John Travolta: in Liberian Girl di Michael Jackson
  • Carlo Verdone: in Meraviglioso dei Negramaro e nel già citato Se Mi Ami Davvero di Minacelentano.
  • Christopher Walken: in Weapon Of Choice di Fatboy Slim
  • Carl Weathers: ancora in Liberian Girl
  • Bruce Willis: in Stylo dei Gorillaz

Infine, gli attori protagonisti del film “La Famiglia Addams”, fra cui Anjelica Houston, Raul Julia e Christina Riccci, figurano tutti in Addams Family Groove di M.C. Hammer.

Per quanto riguarda i registi, abbiamo invece…

  • Michael Bay: per Love Thing di Tina Turner, Do It To Me di Lionel Richie, e altri
  • Tim Burton: per nel già citato Here With Me e per Bones, entrambi dei Killers
  • Jonathan Demme: per The Perfect Kiss dei New Order
  • David Fincher: per… un sacco di gente! Qui mi limito a ricordare Englishman In New York di Sting, Freedom ’90 di George Michael, Vogue di Madonna, Cradle Of Love di Billy Idol, e Love Is Strong dei Rolling Stones
  • John Landis: per Thriller e per Black Or White di Michael Jackson
  • Spike Lee: per Cose Della Vita di Eros Ramazzotti
  • Russell Mulcahy: per alcuni video dei Duran Duran, dei Queen e di Elton John
  • Roman Polanski: per Gli Angeli di Vasco Rossi
  • Martin Scorsese: per Bad di Michael Jackson
  • Julien Temple: per diversi video di David Bowie
  • Gus Van Sant: per Fame ’90 di David Bowie.

Se ne conoscete/ricordate degli altri potete scriverlo nei commenti, così come hanno fatto gli amici Liar e Marckuck, che ovviamente ringrazio [aggiornato il 21 ottobre 2018].

Lionel Richie

lionel-richieHo sempre amato la black music, mi mette istintivamente felicità, mi dà coraggio, mi dà speranza e, cosa sempre gradita, mi diverte & m’emoziona. La storia della black music è piena di grandi personaggi, di grandi artisti, di persone importantissime & influenti che hanno avuto molto più peso di quello che il grande pubblico bianco appassionato di musica sia pronto a riconoscere. Uno di questi grandi artisti neri, uno di quelli che mi sono sempre piaciuti, è Lionel Richie, sia come cantante dei Commodores e sia come affermato solista.

Sia a nome Commodores che a nome Lionel Richie, il nostro sarà eternamente ricordato per aver dato alle stampe almeno due classici intramontabili, rispettivamente, quella stupenda ballata chiamata Easy e quell’hittone danzereccio chiamato All Night Long. E’ inoltre coautore, assieme a Michael Jackson, della ormai storicissima (e superlativa) We Are The World. Insomma, basterebbero solo queste tre canzoni per far capire chi sia Lionel Richie…

La carriera professionale del buon Lionel Brockman Richie (20 giugno 1949… 20 giugno, la mia stessa data di nascita… un altro motivo per cui lui mi sta simpatico) prende avvio al principio degli anni Settanta, come tastierista e principale cantante dei Commodores, un gruppo appartenente alla formidabile scuderia Motown (che resta una delle case discografiche più prestigiose del mondo), pensato come supporto dei Jackson 5, in quel periodo gli artisti di maggior successo della stessa Motown. In realtà i Commodores, parallelamente ai Jackson 5 (che a metà anni Settanta passano alla CBS e assumono il nome di The Jacksons), si riveleranno molto più d’una semplice band di supporto in chiave funk, bensì una macchina sforna hit melodici & indimenticabili. Ecco quindi celebri canzoni come Just To Be Close To You (1976), la già citata Easy (1977), Three Times A Lady (1978), Sail On (1979) e Still (1979), tutte firmate dal solo Lionel, che si toglie pure lo sfizio di scrivere Lady, un hit da primo posto nella classifica americana per l’artista country Kenny Rogers. Nel 1981, invece, Lionel Richie duetta con la grande Diana Ross in una canzone da lui composta, la romantica & splendida Endless Love, colonna sonora del film omonimo e altro numero uno in classifica.

Per un talento come quello di Lionel Richie, senza nulla togliere agli altri bravissimi musicisti & autori in seno ai Commodores, intraprendere la carriera solista era solo una formalità (seppur, a quanto dichiarato dal nostro, presa non proprio a cuor leggero). Ecco quindi una trilogia di album firmati Lionel Richie che faranno la sua grande fortuna nel corso degli anni Ottanta e lo porteranno sulla vetta degli artisti più famosi e di successo di quel decennio: l’omonimo “Lionel Richie” del 1982, l’ormai classico “Can’t Slow Down” del 1983 e “Dancing On The Ceiling” del 1986, tutti contenenti hit famosi e bellissimi quali Truly (1982), All Night Long (1983), Hello (1983), Running With The Night (1983), Penny Lover (1983), Say You, Say Me (1985), Dancing On The Ceiling (1986) e pure qualcun altro che ora mi sfugge.

Sono anni, gli Ottanta, dove Lionel Richie si diverte anche a collaborare con gli artisti più disparati (diversi di essi cantano/suonano proprio nei suoi pezzi): oltre al già citato Michael Jackson e all’imponente progetto di USA For Africa legato al singolo We Are The World (1985), Lionel collabora con Joe Walsh degli Eagles, con Eric Clapton, con Joni Mitchell, col bassista Nathan East, col tastierista Greg Phillinganes, col percussionista Paulinho Da Costa e con altri musicisti d’eccezione.

Con l’arrivo degli anni Novanta, Lionel si ritira maggiormente dalle scene, seppur pubblichi due album in quel decennio, “Louder The Words” (1996) e “Time” (1998), e finora tre in questo decennio, “Renaissance” (2001), “Just For You” (2004) e “Coming Home” (2006). In questa produzione più recente del nostro non mancano le collaborazioni importanti e, soprattutto, le belle canzoni… insomma, pur se Lionel Richie sia maggiormente conosciuto come un artista legato agli anni Settanta e Ottanta, non ha perso nulla della sua innata classe.

Per questo, a chi ha voglia di saperne di più, consiglio una bella doppia raccolta intitolata “The Definitive Collection”, comprendente la produzione solista e commodoriana di Lionel dal 1974 al 2002: con un po’ di fortuna, in alcuni centri commerciali la si trova anche a dieci euro… due ciddì pieni di belle canzoni, a cinque euro l’uno, mi pare proprio un ottimo affare!

I supergruppi

Traveling Wilburys George Harrison Bob DylanForse il termine non suscita simpatia ma, per supergruppo, s’intende comunemente una band formata da due o più componenti illustri provenienti da altre band. La storia del rock annovera diversi supergruppi ma la loro costituzione sembra aver preso piede soprattutto dagli anni Ottanta ad oggi. Vediamone alcuni, cercando di procedere in ordine cronologico.

Il titolo di primo supergruppo sembra spettare ai Blind Faith, composti da membri dei Cream (Eric Clapton e Ginger Baker) e dei Traffic (Steve Windood), formatisi e disciolti nel 1969 con un solo album all’attivo. Poi fu la volta della Plastic Ono Band, un gruppo che John Lennon e Yoko Ono formarono insieme a Eric Clapton e a George Harrison, sebbene svolgesse un’attività occasionale tra il 1969 e il 1970. Di supergruppi pop-rock nati negli anni Settanta non me ne sovviene nessuno, credo che comunque non ve ne siano stati molti, per cui passo agli anni Ottanta.

Nel 1982 nascono i Lords Of The New Church (componenti dei Dead Boys e dei Damned), nel 1983 nascono invece i Glove (membri dei Cure e dei Siouxsie And The Banshees), nel 1984 debuttano i Dalis Car (componenti dei Japan e dei Bauhaus) e i Chequered Past (membri dei Sex Pistols e dei Blondie), nel 1985 fanno la loro comparsa i Power Station (voce di Robert Palmer e musicisti dei Duran Duran e degli Chic), mentre nel 1986 è la volta dei GTR (membri dei Genesis e degli Yes) e ancora nel 1989 degli Electronic (componenti dei New Order, degli Smiths e dei Pet Shop Boys).

Nel 1988 hanno fatto la loro prima comparsa, con l’album “The Traveling Wilburys, Vol. 1”, i Traveling Wilburys (nella foto sopra), un super-supergruppo direi, giacché formato da George Harrison dei Beatles con Bob Dylan, Roy Orbison, Tom Petty e Jeff Lynne della Electric Light Orchestra.

Passando agli anni Novanta, nel ’95 debuttano i Mad Season (formati da componenti di Alice In Chains e Pearl Jam), mentre l’anno dopo è la volta dei Neurotic Outsiders (membri dei Sex Pistols, dei Cult, dei Guns N’ Roses e dei Duran Duran). Di altri non ricordo…

Mi sembra più produttivo il decennio in corso: già nel 2000 debuttano i Damage Manual (componenti dei PiL, dei Killing Joke e dei Ministry), nel 2002 esordiscono con alcune canzoni distribuite in rete i Carbon/Silicon (componenti dei Clash e dei Sigue Sigue Sputnik) e con una distribuzione in grande stile, invece, debuttano gli Audioslave (musicisti dei Rage Against The Machine e voce dei Soundgarden). Nel 2004 è la volta dei Velvet Revolver (musicisti dei Guns N’ Roses e cantante degli Stone Temple Pilots), mentre il 2006 ha segnato il debutto ufficiale dei The Good, The Bad And The Queen (componenti dei Clash, dei Blur e dei Verve).

Nella storia della musica moderna si sono visti numerosi esempi di supergruppi costituiti apposta per un singolo evento o brano: è il caso dei Band Aid, che nel 1984 hanno pubblicato il singolo Do They Know It’s Christmas?, e degli U.S.A. For Africa, che l’anno dopo hanno pubblicato il singolo We Are The World. Entrambi nati per scopi benefici, i primi (di origine angloirlandese) sono nati dall’iniziativa di Bob Geldof e Midge Ure (che hanno coinvolto, tra i tanti, Sting, Phil Collins, Paul Weller, Paul Young, Boy George, i Duran Duran, gli U2 e George Michael), i secondi (americani) sono nati invece dall’iniziativa di Michael Jackson e Lionel Richie (coinvolgendo un cast stellare formato, fra i tanti, da Ray Charles, Stevie Wonder, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Tina Turner, Paul Simon e Diana Ross).

Poi ci sono dei supergruppi a ritroso, nel senso che dal gruppo originario, magari anche di successo, siano usciti fuori dei componenti di altrettanto (se non maggior) successo: mi vengono in mente i Genesis (che hanno ‘generato’ Peter Gabriel, Phil Collins ma anche i Mike & The Mechanics) e i Faces (nei quali hanno militato Ron Wood, dal ’75 ad oggi con i Rolling Stones, e Rod Stewart). Ma se ci pensiamo bene anche i Beatles sono stati un supergruppo a ritroso… in quale altra band si trovano Paul McCartney e John Lennon sotto lo stesso tetto?! Per giunta con un George Harrison che diventava sempre più bravo e che, giustamente, scalpitava per avere più voce in capitolo. Questa, però, è già materia per un altro post.