Record Store Day 2018: le succose novità

David Sylvian, Dead Bees On A Cake, RSD 2018Le case discografiche hanno cominciato a diffondere le prime immagini e le informazioni relative alle uscite previste in occasione del Record Store Day 2018, che si terrà in tutti i negozi di dischi del mondo il prossimo 21 aprile. Se negli ultimi anni non avevo avuto modo d’andarci, l’anno scorso ci sono stato eccome, in entrambi i negozi di dischi della mia città, Pescara, trovando dei titoli che pur non essendo essenziali non mi hanno fatto dubitare sulla necessità di acquistarli (vuoi per il formato, vuoi per la grafica, vuoi ancora per una bella confezione).

Quest’anno, da quel che ho visto & letto finora, l’edizione che più m’interessa – la sola che vorrei acquistare davvero – è la riedizione di “Dead Bees On A Cake” (nella foto), l’album di David Sylvian datato 1999. Ristampato in doppio vinile bianco, con una nuova copertina, con tutte le foto di Anton Corbijn e soprattutto con quattro brani in più (quelli che, pur incisi durante la lavorazione dell’album, sono invece stati inclusi nella successiva raccolta del 2000, “Everything And Nothing”), l’album “Dead Bees On A Cake” viene finalmente presentato – per dirla con le parole dello stesso Sylvian – “come il doppio album che avevo sempre inteso di proporre, prima che l’etichetta perdesse la pazienza aspettandone l’arrivo”.

“Dead Bees On A Cake”, infatti, rappresentava un grande ritorno dopo anni di collaborazioni e dischi sperimentali. Di fatto, “Dead Bees”, uscito come ricordato nel 1999, fu il primo vero album di David Sylvian dai tempi di “Secrets Of The Beehive“. Sarà quindi l’occasione per godere ancora una volta e ancora di più (grazie all’inserimento di altri quattro splendidi brani, tra cui The Scent Of Magnolia e Cover Me With Flowers) di un album che a mio modesto avviso è stato un tantino sottovalutato. Gran disco, a parte tutto, mi piacerebbe dedicargli un post ad hoc, magari proprio a partire da questa ristampa, se mai riuscirò a portarmene a casa una copia.

Per quanto riguarda gli altri titoli riservati ad altri artisti, quelli che mi hanno fatto drizzare di più le orecchie sono i seguenti, tutti in vinile, e tutti in rigoroso ordine alfabetico.

Ac/Dc – “Back In Black”: il primo album della celeberrima band australiana con Brian Johnson alla voce, probabilmente il loro disco più famoso, ristampato addirittura in cassetta per questo RSD 2018.

Big Audio Dynamite II – “On The Road Live ’92”: un EP di soli cinque pezzi – tutti dal vivo, e mai prima d’ora stampati in vinile – in formato dodici pollici per la seconda reincarnazione del gruppo post-Clash di Mick Jones.

David Bowie – In questo caso abbiamo tre interessanti proposte. Partiamo in ordine cronologico, con la ristampa dell’album eponimo del 1967, “David Bowie” per l’appunto: edizione doppia in elleppì, contenente la versione mono (in vinile rosso) e la versione stereo (in vinile blu) dello stesso album. La seconda proposta, sempre su vinile, è un dodici pollici da 45 giri contenente la versione demo di Let’s Dance del dicembre 1982, pubblicata nella sua lunghezza integrale (sul lato B del singolo troviamo invece una versione live dell’epoca della stessa Let’s Dance). Infine, il nome di Bowie è legato a un triplo vinile, “Welcome To The Blackout”, contenente un inedito concerto londinese del 1978.

Johnny Cash – “At Folsom Prison: Legacy Edition”: forse il disco più famoso di Cash e senz’altro uno degli album live più acclamati di tutti i tempi, qui proposto in un lussuoso box da ben cinque vinili, contenente per la prima volta entrambi i concerti integrali che Cash e la sua band tennero nel carcere di Folsom in quel lontano 1968. Secondo me il tutto costerà un botto ma con ogni probabilità saranno soldi ben spesi. Ci sto facendo un pensierino.

John Coltrane – “My Favorite Things, Part I & II”: soltanto mille copie per questo singolo contenente entrambi i single edit di My Favourite Things, brano portante dell’omonimo e storico album uscito per la Atlantic nel 1961.

The Cure – Due uscite per la band di Robert Smith, decisamente peculiari: “Torn Down” è un doppio elleppì (entrambi in picture disc) contenente sedici nuovi remix curati dallo stesso Smith, mentre “Mixed Up”, anch’esso in doppio picture disc, è la riproposizione dell’album di remix dei Cure uscito nel 1990.

Miles Davis – “Rubberband EP”: quando ho letto “Rubberband” sono saltato sulla sedia! Quello, infatti, è il titolo dell’album inedito che Miles registrò nel 1985 come primo disco da far distribuire alla sua nuova etichetta, la Warner Bros. Poi s’imbatté nei demo di Marcus Miller e ricominciò daccapo con un nuovo progetto, che quindi divenne il celebre “Tutu”. In questo caso siamo però alle prese con un EP di soli quattro brani, e per giunta non tutti originali: c’è infatti qualche remix attuale, accanto al materiale inciso all’epoca da Miles e i suoi collaboratori del periodo. Sono tentato dall’acquisto ma anche fortemente dubbioso. Spero che questo EP sia invece l’anticipazione di qualcosa di più consistente che la Warner potrebbe distribuire in autunno.

Bob Dylan & The Grateful Dead – “Dylan & The Dead”: originariamente uscito nel 1989, questo live nel quale Bob Dylan era accompagnato dai Greteful Dead viene riproposto in un vinile dalle facciate diversamente colorate (quella A è rossa, quella B è blu). Un po’ troppo poco, forse? I soli Grateful Dead, ad ogni modo, potrebbero consolare i fan con un ben più corposo cofanetto da quattro vinili contenente un loro concerto al Fillmore West di San Francisco del 1969.

Fleetwood Mac – “The Alternate Tango In The Night”: se l’anno scorso è stato stampato un acclamato box da ben cinque dischi dedicato al trentennale di “Tango In The Night”, in occasione del RSD 2018 la sola versione alternativa dell’album (ovvero con mix diversi tratti dalle varie sedute d’incisione) viene qui estrapolata per un’edizione nel più tradizionale elleppì nero, il tutto disponibile in sole 8500 copie.

Marvin Gaye – Due uscite anche nel caso di questo leggendario soul singer, ovvero “Let’s Get It On” – uno dei suoi dischi più belli, datato 1972, del quale vorrei presto parlare in un post ad hoc – in vinile rosso da 180 grammi di peso, e quindi “Sexual Healing: The Remixes”, ovvero un altro vinile rosso contente sette versioni – vecchie e nuove – della classica Sexual Healing, il formidabile hit single del 1982.

Van Morrison – “The Alternative Moondance”: ovvero il classico album “Moondance” del 1970 qui ricreato a partire dalle versioni alternative / demo / provini tratti dalle sedute d’incisione originali (come nel caso di “Tango In The Night” dei Fleetwood Mac che abbiamo visto sopra, insomma).

Pink Floyd – “The Piper At The Gates Of Dawn”: edizione in vinile, e mono, per il primo album della storica band inglese, quando ancora era dominato dalla figura e dall’estro di Syd Barrett. In questo caso si tratta, stando al comunicato stampa ufficiale, di “a new mono 2018 remaster by James Guthrie, Joel Plante and Bernie Grundman. Remastered from the original 1967 mono mix”. Anche la grafica promette bene, con una sovracopertina tutta nuova.

Prince – “1999”: questa, vi dirò, non l’ho capita. Si tratta di una riduzione a soli sette brani dell’originale doppio album che il folletto di Minneapolis diede alle stampe nel 1982. C’è una nuova grafica ma mi sembra pochino… perché non distribuire di nuovo l’album nel suo glorioso doppio formato, magari con l’aggiunta dei B-side o versioni alternative?

Rolling Stones – “Their Satanic Majesties Request”: la risposta degli Stones, a quanto pare non troppo riuscita, al “Sgt. Pepper” beatlesiano. Qui siamo in presenza d’un vinile colorato ma trasparente, con tanto d’immagine lenticolare in copertina. Potrà bastare?

Bruce Springsteen – “Greatest Hits”: ovvero la riedizione in due vinili della prima raccolta antologica del Boss, edita per la prima volta nel 1995. Si tratta d’una gran bella antologia, stavolta riproposta in vinili rossi per un’edizione limitata & numerata. Anche qui, c’è il pensierino (e la minaccia al portafogli).

Neil Young – “Roxy: Tonight’s The Night Live”: due vinili contenenti un concerto losangelino inedito del 1973, quando l’album “Tonight’s The Night” doveva ancora uscire.

Questo è quanto, per ora, ma sono più che sicuro che da qui al prossimo 21 aprile ne sentiremo ancora delle belle. Magari ci sarà l’occasione per dare un seguito a questo post.

-Mat

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Album interi eseguiti dal vivo

pink-floyd-the-wall-liveNegli ultimi anni s’è diffusa fra le band più disparate l’iniziativa di eseguire integralmente dal vivo un album considerato un classico. Ha fatto molta notizia, per esempio, la recente riproposizione di “Berlin” da parte di Lou Reed, così come “Dark Side Of The Moon” eseguito da Roger Waters. Ma, a proposito di Pink Floyd, fu forse proprio la nota band inglese a cimentarsi per prima con l’esecuzione live di tutte le canzoni d’un loro album: già nel lontano 1977, Waters e soci eseguivano integralmente “Wish You Were Here” e “Animals”, culminando con la trasposizione teatrale di “The Wall” fra il 1980 e il 1981 (foto).

E’ notizia di questi giorni che Van Morrison eseguirà dal vivo il suo classico del 1968, “Astral Weeks”, mentre i Mission hanno salutato per l’ultima volta (o almeno così hanno detto…) i loro fan con l’esecuzione integrale di ben quattro album – “Gods Own Medicine” (1986), “The First Chapter” (1986), “Children” (1988) e “Carved In Sand” (1990) – in altrettante serate concertistiche speciali.

Operazione interessante da parte dei Cure qualche anno fa: in una serie di concerti – poi immortalata in un divudì chiamato “Trilogy” – hanno riproposto in sequenza gli album “Pornography” (1982), “Disintegration” (1989) e “Bloodflowers” (2000).

Se non ricordo male, un po’ di anni fa anche Brian Wilson ha riproposto integralmente “Pet Sounds” (1966), comunque di sicuro i Sonic Youth hanno eseguito dal vivo tutti i brani del loro classico, “Daydream Nation”, datato 1988. Anche per quanto riguarda i Simple Minds, qualche mese fa avevo letto che i componenti originali della band si sarebbero riuniti per eseguire dal vivo nella sua totalità l’album “New Gold Dream” del 1982.

Anche i Depeche Mode potrebbero rientrare nel tema di questo post: nel corso del loro “Devotional Tour” del 1993-94 arrivavano ad eseguire tutte le canzoni presenti nell’album “Songs Of Faith And Devotion”, seppure mai tutte nella stessa sera e non in ordine d’apparizione su disco.

In definitiva, trovo molto interessante questa pratica di riproporre un album intero di fronte al proprio pubblico di appassionati: è la testimonianza più lampante di come un concerto rock possa evitare di ridursi ad un mero jukebox dal vivo nel quale scorrono via l’uno dopo l’altro i successi maggiori e le canzoni più recenti. E poi è l’ennesima testimonianza dello storicizzarsi della (cosiddetta) musica leggera: in futuro si eseguiranno dischi pop-rock come “Sgt. Pepper” così come oggi si esegue per intero il “Requiem” mozartiano.

Per quanto mi riguarda, infine, mi piacerebbe tantissimo se a David Bowie venisse in mente di rirproporre dal vivo, tutto in una serata, gli album della sua trilogia berlinese: “Low”, “Heroes” e “Lodger”, magari portandosi appresso Brian Eno e Robert Fripp. Sarebbe a dir poco magnifico!

– Mat

Roger Waters

roger-waters-the-wall-immagine-pubblica-blogNato nel settembre ’43, Roger Waters è stato fra i membri fondatori, insieme con Syd Barrett, dei Pink Floyd. Dopo la fuoriuscita di Syd dalla band e l’ingresso di David Gilmour in formazione, i Pink Floyd sono ascesi ad una popolarità mondiale grazie a dischi indimenticabili come “Atom Heart Mother“, “Dark Side Of The Moon“, “Wish You Were Here” e “The Wall“. Roger Waters è stato il vero motore del gruppo: in apparenza era semplicemente il bassista, in realtà era il principale (e, col tempo, l’unico) autore dei testi e l’ideologo della band, la coscienza civile e politica del quartetto. Tuttavia, dopo la realizzazione dei progetti dedicati a “The Wall” (album, tour biennale, film, seguito discografico con “The Final Cut“), il nostro decide di mollare la band nel 1985. Di lì a qualche anno, Waters sarà impegnato in una lunga e controversa causa legale contro Gilmour per il controllo del marchio Pink Floyd. L’avrà vinta Gilmour che, a nome Pink Floyd, realizzerà due album fra il 1987 e il 1994, mentre il nostro procederà da solo con un’interessante e coraggiosa carriera solista.

In realtà un primo progetto solista di Roger Waters, “The Body”, esce già nel 1970, in coppia col musicista scozzese Ron Geesin, per la colonna sonora dell’omonimo film-documentario sull’anatomia umana. Il primo album solista vero e proprio del nostro, comunque, esce nel 1984: intitolato “The Pros And Cons Of Hitch Hiking“, la stesura originale del disco venne creata dal nostro parallelamente a “The Wall”, nel biennio 1977-78. La realizzazione finale su album è davvero bellissima: suonato da musicisti di gran classe (fra i quali spicca Eric Clapton), “The Pros And Cons” è un lavoro perfettamente in linea con album floydiani come “The Wall” e “The Final Cut”.

Il disco successivo di Waters esce nel 1987, “Radio K.A.O.S.”: condizionato da arrangiamenti volutamente pre-programmati ed elettronici, l’album non riesce ad oscurare il coevo “A Momentary Lapse Of Reason“, dei redivivi Pink Floyd. Roger Waters avrà comunque modo di rifarsi alla grande tre anni dopo, quando realizza un’imponente riproposizione dello show di “The Wall” in occasione della caduta del muro di Berlino. Lo storico concerto, arricchito da nomi quali Van Morrison, Bryan Adams, Sinéad O’Connor, Cyndi Lauper e Scorpions, si tiene nel luglio 1990 nella Potsdamer Platz, nel cuore dell’ex capitale del Reich. Dallo show verranno tratti anche un video e un doppio elleppì.

Il terzo album di Roger Waters, “Amused To Death“, probabilmente il suo lavoro migliore in veste solista, giunge nel 1992, impreziosito da ospiti stellari come Jeff Beck, Don Henley degli Eagles e membri dei Toto. Per dargli un seguito, tuttavia, il nostro impiegherà ben venticinque anni, con il non troppo convincente “Is This The Life We Really Want?“, pubblicato nella primavera 2017.

In questi venticinque anni, Roger Waters non se n’è certo stato con le mani in mano, dedicandosi prevalentemente all’attività concertistica. Anzi, già a partire dal 1999, ha iniziato a riproporre dal vivo il repertorio floydiano più amato e celebrato, prima negli USA e poi nel resto del mondo, Italia compresa, dove il sottoscritto era presente, nel 2002 allo stadio Flaminio di Roma. Waters ha anche preso parte al Live Earth organizzato da Al Gore nel 2007, mentre nello stesso periodo ha dato vita ad una serie di concerti che vedevano l’esecuzione integrale di “Dark Side Of The Moon”. Un’operazione analoga coinvolgerà anche “The Wall”, portato integralmente in tour tra il 2010 e il 2012 con tanto di relativa uscita disco-cinematografica.

Nel frattempo, inoltre, Roger Waters ha avuto anche il tempo e il modo di riallacciare i contatti con la sua vecchia band: tutti ricordiamo infatti la trionfale esibizione londinese dei Pink Floyd finalmente riuniti nel corso del Live 8, mentre in alcune tappe delle sue successive tournée da solista ha avuto modo di ospitare sia Nick Mason che David Gilmour.

– Mat

(ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2017)