The Clash

the-clash-immagine-pubblicaDopo tanto parlare dei singoli componenti del gruppo e dei dischi pubblicati, ecco una breve storia di una delle più grandi ed influenti band della storia, The Clash.

La formazione ‘classica’ era composta dal seguente quartetto: Mick Jones (chitarra e voce), Joe Strummer (voce e chitarra), Paul Simonon (basso e voce) e Nicky ‘Topper’ Headon (batteria). Come vedremo tra poco, tuttavia, non fu sempre questa la formazione dei Clash, giacché essa nacque e si sciolse definitivamente come quintetto. Infatti, quando la band venne formata, nel giugno 1976, era composta dai seguenti: Jones, Strummer e Simonon come sopra, più Keith Levene (chitarra) e Terry Chimes (batteria).

Il 4 luglio, poi, i Clash debuttarono dal vivo, al Black Swan di Sheffield (Gran Bretagna) come supporter degli emergenti Sex Pistols, ma già a settembre si verificò un importante cambiamento: Levene venne allontanato e così i Clash diventarono un quartetto. E’ con questa formazione (Jones, Strummer, Simonon e Chimes) che i Clash debuttano discograficamente, il 18 marzo 1977, col singolo White Riot, mentre il primo album, l’omonimo “The Clash“, vede la luce di lì a poco, l’8 aprile. In realtà, Chimes era già fuori dal gruppo e accettò di suonare nei dischi solo per un favore personale; è per questo che non compare in copertina, mentre il suo nome viene accreditato malignamente come ‘Tory Crimes (crimini dei membri del partito conservatore, i Tories).

E’ a questo punto che fa la sua comparsa il bravissimo Topper Headon, senza dubbio uno dei batteristi più abili e versatili che il rock abbia mai contemplato. I Clash se ne accorgono subito e con lui possono decollare: il loro secondo album, “Give ‘Em Enough Rope” (novembre ’78), vola al 2° posto della classifica britannica, mentre dal 1979 al 1982 la band realizza tre dei più grandi dischi di tutti i tempi, ovvero “London Calling” (1979), “Sandinista!” (1980) e “Combat Rock” (1982). Questi tre album segnano indubbiamente il periodo d’oro dei Clash, dopodiché inizierà un lento declino.

Declino che prende corpo già nel corso del 1982, con l’allontanamento di Topper: debilitato da una gravissima tossicodipendenza, Headon cedette così il posto a Terry Chimes, che per la seconda volta rientra nella band (nel frattempo Terry aveva suonato con diversi gruppi della scena punk inglese, tra cui i Generation X di Billy Idol). Con Terry, i Clash completano il tour internazionale conseguente all’uscita del fortunato “Combat Rock“, ma nel 1983 la band giunge ad un punto morto. Le sessioni per un nuovo album procedono lentamente e in mezzo a tensioni crescenti: Chimes decide di buttare la spugna (sarà sostituito dal giovane Pete Howard) mentre, nel corso dell’estate, Strummer e Simonon estromettono Mick Jones.

La perdita di Jones è gravissima perché il buon Mick era il principale autore delle musica della band e, di fatto, il responsabile del ‘Clash sound’. Joe e Paul decisero coraggiosamente di andare avanti, reclutando altri due giovani componenti, i chitarristi Vince White e Nick Sheppard. Questa formazione dei Clash (Strummer, Simonon, White, Sheppard e Howard), nuovamente un quintetto, segnerà quindi l’ultimo atto della storia della band, culminato nel 1985 con la pubblicazione del controverso “Cut The Crap“, sesto ed ultimo album da studio dei Clash. Nel 1986 la band già non esiste più, consegnandosi definitivamente alla storia della musica contemporanea.

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The Clash, “Cut The Crap”, 1985

the-clash-cut-the-crap-immagine-pubblicaScrissi questo post – a metà fra una scheda tecnica & una recensione – sul blog parallelo a Parliamo di Musica, ovvero Parliamo dei Clash… durò poco, tuttavia, e così trasferii il tutto su Pdm… e ora qui!

CUT THE CRAP
CBS, 8 novembre 1985

NOTE
Sesto e ultimo album da studio dei Clash, dura 38′ e 21” (la riedizione in CD del 1999 include un brano in più che porta la durata a 41′ e 32”).

FORMAZIONE
Joe Strummer (voce, cori, chitarra?), Paul Simonon (basso, cori), Nick Sheppard (chitarra, cori), Vince White (chitarra, cori), Pete Howard (batteria, cori?).

ALTRI MUSICISTI
Bernie Rhodes (sintetizzatori, drum machine programming, cori?), Norman Watt-Roy (basso, cori?), Michael Fayne (percussioni).

PRODUZIONE
Bernie Rhodes e Joe Strummer (accreditati come “José Unidos”).

STUDIO
Non specificato, Monaco Di Baviera (Germania).

BRANI
1. Dictator (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 2. Dirty Punk (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 3. We Are The Clash (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 4. Are You Red..Y (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 5. Cool Under Heat (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 6. Movers And Shakers (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 7. This Is England (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 8. Three Card Trick (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 9. Play To Win (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 10. Fingerpoppin’ (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 11. North And South (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 12. Life Is Wild (Joe Strummer, Bernie Rhodes) 13. Do It Now (Joe Strummer, Bernie Rhodes) [solo nella riedizione]

STORIA/RECENSIONE
Nel corso del 1984 debutta dal vivo una nuova formazione dei Clash, composta da Joe Strummer, Paul Simonon (i soli due membri originali della band) e da tre giovani nuovi componenti, ovvero Pete Howard (nei Clash già dal 1983), Nick Sheppard e Vince White. In questi concerti i ‘nuovi’ Clash presentano delle nuove canzoni come This Is England, Dictator, Are You Red..Y e We Are The Clash (quest’ultima sembra un proclama contro Mick Jones) ma già i ‘vecchi’ ammiratori del gruppo cominciano a sentire puzza di bruciato, cosa che non passa inosservata a Joe Strummer. Tuttavia la casa discografica fa pressioni affinché si dia un seguito al fortunato “Combat Rock” del 1982. E così, al principio del 1985, i Clash sono a Monaco di Baviera per incidere quello che sarà ricordato come il loro ultimo album da studio, nonché come il disco più controverso della loro carriera. Senza Mick Jones, stavolta è Bernie Rhodes a condurre il progetto: quello che una volta era il manager-mentore dei Clash (tranne che nel biennio 1979-80), dopo aver fatto pressioni su Joe e Paul per eliminare Mick, si reinventa come musicista e, praticamente, come nuovo membro della band. Sua intenzione è di infondere al seguito di “Combat Rock” un sound decisamente contemporaneo: così s’inventa una tessitura di tastiere, sintetizzatori e suoni campionati sulla quale riversare chitarre taglienti (e piuttosto distorte) e cori da stadio. Aggrega alle sessioni diversi turnisti non menzionati nelle note di copertina, tra cui il bassista dei Blockheads, Norman Watt-Roy (che aveva già partecipato a “Sandinista!”), a discapito di Paul Simonon e Pete Howard (il loro contributo strumentale a “Cut The Crap” è probabilmente simbolico). Strummer contribuisce con la cosa che più gli riesce, ovvero i testi delle canzoni e, sotto questo aspetto, forse “Cut The Crap” non è così malvagio negli intenti. Tuttavia, una volta terminato il disco, l’uso dei sintetizzatori, delle batterie programmate ma soprattutto il pessimo mixing complessivo spaventò e deluse i fan storici dei Clash. C’è da dire che nelle fasi finali di lavorazione di “Cut The Crap” Joe si era chiamato fuori dal gruppo: e così Bernie Rhodes ne ha scelto la grafica, il titolo, e per giunta (o per merito, questo è da discutere) si è accreditato come coautore insieme a Strummer di tutti i brani. Personalmente non trovo così scabroso questo “Cut The Crap”… certo, è il disco più bastardo che i Clash abbiano mai realizzato e chiamarlo ‘disco dei Clash’ risulta una forzatura, ma sinceramente, preso per quello che è, lo trovo più divertente di “Give ‘Em Enough Rope”. Il mixing è in effetti terribile ma non mancano le belle canzoni: This Is England (unico singolo tratto da “Cut The Crap”) è grandiosa e memorabile, la lenta North And South ha una melodia che cattura all’istante (qui Strummer duetta con un altro del gruppo che non ho mai capito chi è…) e Fingerpoppin’ suona come un deciso brano anni Ottanta. Altri pezzi sono (ripeto) divertenti, come We Are The Clash, Dictator e Dirty Punk, altri ancora sono decisamente trascurabili, in particolare Play To Win che è un classico riempitivo.

CURIOSITA’ VARIE
Fingerpoppin’ doveva essere il secondo singolo estratto dall’album ma ormai i Clash erano allo sbando, con Strummer fuori ed i giovani Howard, Sheppard e White praticamente liberi di andarsene.
Bernie Rhodes ha difeso le sonorità del disco, in particolare le sue moderne tecniche di registrazione, asserendo che Madonna stava facendo (negli anni Ottanta) un disco che utilizzava le basi di “Cut The Crap”.

– Mat