Philip Roth, lo “Zuckerman Scatenato” e l’eccetera

philip-roth“Portarsi i libri da una vita all’altra non era, per Zuckerman, una novità. Aveva lasciato la famiglia per Chicago nel 1949 mettendo nella valigia le opere annotate di Thomas Wolfe e il Roget’s Thesaurus. Quattro anni dopo, ventenne, lasciò Chicago con cinque scatole di classici, comprati di seconda mano con i soldi per le piccole spese, che rimasero nel solaio della casa dei suoi genitori nei due anni in cui fece il servizio militare. Nel 1960, quando divorziò da Betsy, trenta furono le scatole da riempire con i libri tolti da scaffali non più suoi; nel 1965, quando divorziò da Virginia, le scatole da portare via erano quasi sessanta; e nel 1969 lasciò Bank Street con ottantuno scatole di libri”.

Da “Zuckerman Scatenato” (1981) di Philip Roth, traduzione italiana di Vincenzo Mantovani per Einaudi.

Sto appunto leggendo questo libro, in questi giorni, sono soltanto a pagina 40 ma ho trovato particolarmente divertenti – e illuminanti – le righe che ho riportato sopra. I libri occupano il nostro spazio, insomma, e col tempo se ne prendono sempre di più. Quando mi trasferii dal paese alla città per andare all’università, anch’io portai come me qualche libro ma altri ancora ne comprai nel frattempo. E così, una volta tornato a casa, ne avevo ancora di più da (ri)portarmi con me. In effetti, quello che racconta Roth in questo passaggio del suo libro, è una cosa che dev’essere capitata a qualsiasi lettore affezionato che nel mentre si è trovato a cambiare casa almeno un paio di volte.

Dopo l’università m’è toccato di traslocare in qualche altra occasione (convivenza, matrimonio, eccetera), e anche lì gli scatoloni coi libri diventavano più voluminosi o semplicemente crescevano di numero. Devo dire che oggi, nella casa in cui vivo con moglie & figlia, i miei libri hanno più o meno occupato tutto lo spazio disponibile, tra un po’ avrò necessariamente bisogno di qualche mensola, se non proprio di una nuova (e più decente) libreria. Mi sono salvato, in parte, acquistando il Kindle, l’ormai famoso lettore di libri digitali della Amazon, che mi ha permesso in effetti di risparmiare non tanto i soldi quanto appunto lo spazio.

Da qualche anno a questa parte, inoltre, ho preso la cattiva (?) abitudine di leggere due, tre, quattro, perfino sette libri contemporaneamente, come sto facendo in questi ultimi tempi. Ecco, se ora mi capitasse di leggere una storia in cui il protagonista legge sette libri contemporaneamente, avrei quanto meno il sollievo di sapere che forse la mia è una condizione normale e non una patologia. O forse è semplice curiosità sospinta dalla noia.

-Mat

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